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Ombra Di Morte Amy Blankenship Legami Di Sangue #8 Nel bel mezzo della guerra tra demoni nulla può essere dato per scontato, poiché essa invia nel destino di chi è coinvolto una forma di caos più pericolosa e seducente. Un uomo scopre che gli sconosciuti possono scontrarsi nell’oscurità in un momento di passione accecante, per poi venire separati dalla gelida mano del destino, senza neanche un nome da cercare. Un altro uomo scoprirà che quando l’Ombra della Morte diventa una persecuzione, il più ammaliante dei nemici può rapidamente diventare il suo alleato più forte... anche se contro la sua volontà. Può il cuore di un’anima gemella impedire ai due uomini che la amano di uccidersi a vicenda? “Ombra di Morte” Serie “Legami di Sangue” - Volume 8 Author: Amy Blankenship & RK Melton Translated by Ilaria Fortuna Copyright © 2012 Amy Blankenship Seconda Edizione Pubblicata da Amy Blankenship Tutti i diritti riservati. Capitolo 1 Chad e Trevor stavano effettivamente prendendo parte alla battaglia del secolo, quella in cui pochi sarebbero sopravvissuti e se la sarebbero cavata senza gravi ferite... una gara a chi era il migliore. Alla fine Chad si arrese e strizzò gli occhi “Te l’ho detto, Trevor, non ho niente fuori posto. Fidati di me, se avessi dei poteri soprannaturali li userei su di voi, in questo momento. Anche Ren dice che sono ancora del tutto umano e non ho subito nessun danno collaterale.”. Chad distolse lo sguardo da Trevor e si voltò verso Ren “Avanti, di’ che ho ragione.”. Ren scrollò le spalle ma ignorò la cosa, sapendo che sarebbe stato Storm a decidere se Chad era fuori pericolo o no. “Non sento alcun tipo di potere provenire da lui... niente di niente. È ancora umano, per quel che posso dire. Kriss ha detto che potrebbe guarire più velocemente del normale, almeno all’inizio.”. “Quindi non sappiamo se la sua risurrezione è permanente.” disse Storm, divertito dal risvolto comico della discussione tra Chad e Trevor. Era incredibile come le cose sembrassero divertirlo, ultimamente. Ren scosse la testa continuando il discorso di Storm “È difficile da dire. L’unico modo per saperlo con certezza è vedere se, uccidendolo di nuovo, ritorna in vita.”. Chad fece un passo indietro e alzò la mano “Non ci penso neanche. Non sono un topo da laboratorio e sono felice di respirare ancora.”. Storm serrò le labbra, ma trattenne la risata per il bene di Chad. “Allora possiamo affermare tranquillamente che non gli spunteranno le ali e non volerà via.” Perse la piccola guerra con quella risata repressa quando Chad lo guardò come se fosse pazzo. “Ti prego, dimmi che stai scherzando.” Chad lo fissò, quando Storm diceva una cosa del genere la maggior parte delle persone gli credeva. Decidendo di non rispondere a quella domanda, Storm rivolse la propria attenzione a Trevor, che lo guardava con aria strana. “Non vedo alcuna ragione per cui Chad debba rimanere al castello se non gli piace stare qui. Avete qualche indizio sul motivo per cui è stato preso di mira?” “No, ho ordinato ai lupi di sorvegliare e controllare il suo appartamento tutti i giorni, ma l’assassino non ha mostrato la sua faccia da codardo.” rispose Trevor. “I lupi avrebbero fiutato l’odore di un demone se fosse tornato. Ma comunque non credo che Chad debba tornare a casa. È evidente che non è un posto sicuro.”. “La pianti di parlare di me come se non ci fossi? Sono un uomo adulto e so badare a me stesso.” Chad strinse gli occhi su Trevor. “Non puoi pianificare ancora la vendetta per la mia morte se non sono morto.”. “Lo eri.” ribatté Trevor. I due si fissarono a vicenda in una guerra di sguardi. “Facciamo un patto.” Storm rise della sua stessa battuta. “Micah e Titus vivono al Night Light insieme a buona parte del branco. Ci sono un sacco di camere vuote in quell’enorme discoteca e voi lavorate già con molti di loro. Se non vuoi restare qui allora perché non vai a vivere lì con i lupi?” “Mi sembra una buona idea.” disse Trevor fiducioso. “Non è altrettanto sicuro come qui al castello, ma è meglio che vivere in un appartamento dove un assassino può semplicemente entrare e ucciderti.”. “Chi è morto? E chi ti ha dato ordine di decidere per me?” Chad quasi urlò. “Tu, stupido.” Trevor sorrise per la facilità con cui gli rispose a tono. Chad si accigliò al pensiero di passare dall’essere un topo da laboratorio a cucciolo randagio. “Cosa ti fa pensare che mi vorrebbero tra i piedi?” “Tua sorella.” sospirò Trevor, usando la sua carta vincente. “In realtà Envy ha minacciato di incendiare casa tua se torni a vivere lì da solo.”. “Cosa?” Chad fece una smorfia al suo compagno “Te lo stai inventando, vero?” “Envy pensava che non ti sarebbe piaciuto vivere con lei con quello che c’è al Moon Dance adesso. È tutto in trambusto da quando hanno iniziato a preparare la festa per Halloween e a rinnovare il locale allo stesso tempo. Quindi si sono riuniti tutti e ne hanno parlato, e poiché il Night Light è chiuso per ora, quello è un po’ il punto di ritrovo principale per tutti i poliziotti. Pensavano che ti saresti sentito come a casa.”. Chad resistette all’impulso di ringhiare verso i tre uomini che sembravano essersi alleati contro di lui. Iniziava a sentirsi come un bambino da accudire, ma a quel punto era disposto a fare qualsiasi cosa per allontanarsi dal castello. Scommetteva che lo avrebbero osservato al microscopio se glielo avesse permesso... era una sensazione piuttosto strana. Era l’unico essere umano a vivere in quel castello, eppure veniva trattato come se fosse lui quello strano. “Andiamo Trevor, sono sicuro che Evey è annoiata. Può darci un passaggio da Envy, e mentre io chiacchiero con mia sorella magari tu potresti presentare Devon alla tua interessante auto.” disse Chad lanciandogli un’occhiata, poi uscì dall’ufficio. Trevor lo osservò prima di guardare Ren “Sai, se Evey non avesse iniziato a starmi simpatica adesso sarei molto incazzato con te.”. Ren sorrise “Sii buono con lei. Ti vuole bene.” Rise quando Trevor alzò gli occhi al cielo e seguì Chad fuori la porta. ***** Angelica guardò l’ingresso della metropolitana e poi il sole, sapendo che le sarebbe mancato, visto che stava per scendere sottoterra. Aveva bisogno di allontanarsi dal castello, di restare sola per un po’ e lavorare. Syn era stato un alleato molto utile la scorsa settimana, ma le serviva un po’ di lontananza per il momento. Eppure doveva ammettere che le piacevano le attenzioni di Syn, quando prima si era svegliata e non lo aveva trovato, aveva iniziato a cercarlo. Era un po’ come un campanello d’allarme... non aveva mai cercato nessuno in quel modo e adesso eccola lì, a desiderare Syn. Era abbastanza tesa per la carica sensuale che sfrigolava tra loro... l’ultima cosa di cui aveva bisogno era iniziare a dipendere da lui per sentirsi meno sola. Come se non bastasse, aveva fatto un altro sogno prima di lasciare il castello. Non avrebbe dovuto permettere che la turbasse ma, poiché era soltanto il terzo sogno mai avuto in tutta la sua vita, la cosa le dava fastidio. Gli altri due erano stati incubi che riguardavano un’inquietante ragazzina indemoniata e una città insanguinata... questo era diverso. Stava facendo l’amore... era come se avesse aperto gli occhi durante il sogno per trovarsi distesa sotto un uomo, su un letto di muschio, a guardare una cascata che si versava in una laguna a pochi passi da lei. Girandosi per guardare l’uomo, si trovò a fissare gli occhi di Syn e si era svegliata di colpo. Incapace di sopportare il modo in cui il sogno l’aveva fatta sentire, era andata nell’ufficio di Ren e aveva cercato le sue mappe, individuando il punto più intenso dell’attività demoniaca. Aveva anche preparato un borsone con l’intenzione di prendere una camera in albergo per la notte e sgattaiolare fuori dal castello senza che nessuno le dicesse nulla. Solo per una notte, per ricordare a se stessa che sarebbe stata bene da sola. Sbirciando dietro di sé per assicurarsi di non essere seguita, Angelica scese i gradini della metropolitana che correva sotto Los Angeles. Quello era uno dei posti che aveva evitato finora perché laggiù poteva esserci qualsiasi cosa pronta ad attaccarla. Ma Ren aveva segnato quell’area sulla mappa come un punto caldo e, per quanto ne sapeva, l’attività intensa non proveniva dalla strada in superficie. Dunque rimaneva solo un altro posto... i sotterranei. Si accigliò quando vide un grosso uomo salire le scale verso di lei, e si accostò un po’ di più al muro per evitarlo. Tuttavia, l’uomo doveva essere di pessimo umore perché la urtò, facendole quasi perdere l’equilibrio e cadere giù per le scale. I passanti sembrarono non notarlo e lei si accigliò ancora di più quando un agente di sicurezza della metropolitana le si avvicinò. “Sta bene, signorina?” le chiese l’agente, domandandosi se fosse ubriaca. “L’ho vista inciampare e quasi cadere... ha bisogno di aiuto?” Angelica si irritò e guardò di nuovo l’uomo che l’aveva urtata. Nessuno sembrava vederlo, eppure la gente gli camminava intorno come se fosse lì. “No.” rispose lei. “Sto bene.”. L’agente annuì e proseguì, ma Angelica strinse gli occhi prima di guardare giù verso la stazione scarsamente illuminata. Syn le aveva insegnato come nascondere la propria energia, quindi qualsiasi cosa lei seguisse non l’avrebbe sentita arrivare. Considerando che un demone invisibile l’aveva appena urtata e poi se n’era andato... sembrava che la cosa funzionasse. Si accigliò di nuovo, chiedendosi perché avesse visto nitidamente quel diabolico demone mentre gli altri umani no. Rimandando a dopo la sua crisi d’identità, Angelica si rimise il borsone in spalla e continuò a scendere verso la fonte dell’attività demoniaca. Michael stava passeggiando per la città, decidendo cosa fare per la festa in machera al Moon Light. Pensò di travestirsi, ma non gli si addiceva molto. Alla fine decise che la cosa migliore da fare era acquistare una maschera, rispolverare i suoi migliori abiti del diciassettesimo secolo, che conservava ancora, e andarci vestito così. Aveva appena svoltato l’angolo quando vide Angelica all’ingresso della metropolitana, senza Syn al suo fianco. La vide guardare il cielo con rimpianto e poi scendere giù per i gradini bui. Incuriosito, la seguì cautamente. Non temeva di essere scoperto perché la tromba delle scale era piena di gente... sarebbe riuscito ad avvolgersi subito nell’ombra se lei si fosse girata. Sorrise, rimpiangendo di non aver avuto quell’abilità quand’era piccolo. I suoi occhi si strinsero quando vide un uomo spingere di proposito Angelica contro il muro e proseguire. Fu sorpreso dalla rabbia dell’uomo. Facendo un respiro profondo, Michael continuò a camminare e si mise davanti a lui. Quando fu di fronte a lui, entrambi si fermarono e si fissarono. All’improvviso ricordò qualcosa che una volta aveva visto fare a Damon contro un demone che lo aveva fatto incazzare. “Dov’è il fuoco?” chiese Michael con un sorriso freddo. Le labbra dell’uomo si aprirono, mostrando una bocca piena di denti marci che fece quasi vomitare Michael. La sua mano scattò e lui premette il petto del demone senza fargli male, lo toccò soltanto. Sogghignò vedendo la confusione del demone. “Hai mai sentito parlare di autocombustione?” chiese Michael prima di ritrarre la mano. “Altrimenti ti faccio un corso accelerato.”. Michael indietreggiò e svanì rapidamente quando il demone abbassò lo sguardo verso il proprio petto, urlando di dolore. La gente intorno a lui iniziò a gridare e a correre quando i suoi vestiti iniziarono a prendere fuoco. Nel giro di pochi secondi la sua pelle divenne rossa, prima di essere coperta di vesciche e bruciare come cenere. Angelica si fermò e guardò indietro quando sentì l’uomo urlare, e si chiese cosa diavolo fosse successo. Era un demone, lo sapeva, ma chi lo aveva attaccato in modo così doloroso? Angelica alzò un sopracciglio per non averci pensato prima, poi sospirò, immaginando che probabilmente era stato un altro demone ad attaccarlo. Scrollando le spalle continuò a scendere i gradini e sorrise quando sentì l’inconfondibile sfrigolio di ossa che bruciavano. Storm aveva ragione quando aveva detto che la maggior parte dei demoni si sarebbero distrutti a vicenda. Angelica si scansò rapidamente quando diversi agenti della sicurezza salirono le scale per scoprire cos’avesse seminato il panico tra la gente. Michael avvolse le ombre intorno a sé e scese, restando nascosto quando vide Angelica. Gli camminava proprio accanto e lui trattenne un sorriso. Non sapeva cosa stesse facendo laggiù da sola, ma era davvero divertente seguire sua madre. Sapeva che Angelica non si ricordava di lui, mentre i ricordi che lui aveva di lei erano limpidi, persino il suo nome era lo stesso di sempre. Era a causa sua se non aveva mai trovato una donna... nessuna che lo amasse come lei aveva amato lui e Damon. Aveva passato molto tempo a pensare che l’unico vero amore fosse quello che una madre prova per i suoi figli. Almeno fino a poco tempo fa, quando le persone intorno a lui lo avevano portato a riconsiderare quella teoria. Angelica era in piedi sulla banchina e osservava le persone che camminavano e vivevano la loro vita. Vedendo un bambino giocare accanto a sua madre e sorriderle le ricordò quello che aveva fatto Syn all’ospedale. Lei sorrise al bambino, desiderando avere il potere di proteggerlo dai demoni poiché sua madre lo aveva inconsapevolmente portato in quel tunnel in mezzo a loro. Si sentì rimpicciolire rendendosi conto che i suoi pensieri erano appena tornati al punto di partenza... di nuovo da Syn. Sentendosi un po’ imprudente, si avvicinò alla ringhiera che impediva alla gente di cadere sui binari e si sporse un po’, guardando a destra e a sinistra. Voltandosi verso sinistra, seguì la ringhiera fino alla fine e si sporse di nuovo per osservare meglio il tunnel. Tutto ciò che vide fu l’oscurità, interrotta dagli sprazzi di luce delle fioche lampade che illuminavano ben poco. Erano troppo distanti tra loro per servire a qualcosa. Non era un segreto che lei odiasse le gallerie e il buio. In quel momento desiderava davvero che Zachary fosse lì con lei. Con un movimento della mano lui avrebbe potuto illuminare tutto ciò che voleva con una fiamma sospesa. Quando la prima volta aveva radunato le piccole fiamme davanti a lei solo per mostrargliele, lei lo aveva chiamato “piccola lucciola” per settimane. Sorrise a quel ricordo. Almeno Zachary avrebbe potuto distrarla un po’ ed era molto più sicuro che allearsi con un Dio del Sole che le faceva stringere le gambe per il desiderio. Aprendo il borsone, estrasse una sfera di cristallo che aveva preso dall’arsenale del castello e saltò giù sulla passerella di manutenzione che attraversava il tunnel. Non si voltò per guardare indietro... se lo avesse fatto, avrebbe visto Michael scivolare nell’oscurità per seguirla in silenzio. Michael continuò a seguire i movimenti di Angelica attraverso il tunnel e distolse lo sguardo quando uno dei treni sfrecciò accanto a lui verso la banchina. Lo spostamento d’aria provocato gli fece svolazzare i capelli e gli abiti, ma con esso arrivò anche l’odore dei demoni... erano in tanti. Quando guardò di nuovo la galleria, vide Angelica fermarsi e guardarsi alle spalle. Entrando nell’ombra si accigliò, rimpiangendo di non fare parte del PIT. Nessun bravo figlio vorrebbe che il lavoro della propria madre fosse così pericoloso. Sentendo dei rumori sotto di sé, Michael si fermò e si sporse oltre la ringhiera, vedendo i bordi scuri di uno stretto passaggio, proprio sotto la pavimentazione. Strinse gli occhi chiedendosi che razza di mostri ci fossero laggiù. Si girò di nuovo e sibilò non vedendo Angelica. Con tutti gli ingressi per gli addetti, senza contare che c’erano altre gallerie sotto di quella, avrebbe dovuto capire da che parte era andata. Accelerando il passo divenne una chiazza sfocata, rallentando quando arrivò ad un’intersezione suddivisa in quattro direzioni diverse. “Syn.” sussurrò Michael... non gli piaceva quella situazione. Sentì suo padre sfiorargli la mente e fargli sapere che Angelica stava bene ed era in buone mani. Non aveva intenzione di fare domande a suo padre e si chiese come facesse a sapere che era lì, ma sarebbe stata una domanda stupida... Syn sapeva sempre dov’erano i suoi figli. Michael guardò a sinistra, percependo l’aura di suo padre nel tunnel più buio, e si sentì sollevato nel sapere che sua madre era al sicuro. Sentendo la vibrazione di un altro treno in arrivo, si addossò al muro e guardò il lungo treno che passava. Aguzzando la vista, colse immagini fugaci delle persone sedute e poi notò qualcos’altro. Tra una carrozza e l’altra c’era uno spazio vuoto, da cui lui poteva vedere l’altro lato del binario. In piedi lì, a guardarlo, c’era una donna con lunghi capelli color platino, spettinati dal vento provocato dal treno. Michael non si preoccupò più dei passeggeri e si concentrò soltanto su di lei. Indossava una larga camicia bianca che svolazzava per lo spostamento d’aria. Notò che i primi quattro bottoni erano aperti e prossimi ad esporre pericolosamente non solo la sua scollatura perfetta. Abbassò lo sguardo e vide che la camicia le arrivava a metà coscia, insieme all’orlo di una gonna a pieghe nera, lunga forse cinque centimetri più della camicia. L’orlo dell’indumento era seguito da lunghe gambe proporzionate. Alzando lentamente lo sguardo verso il suo viso, Michael si chiese se lei gli avesse lanciato un incantesimo poiché, anche se vestita come una furfante, era la cosa più bella che avesse mai visto. Aurora era stata colta alla sprovvista quando aveva sentito il potere avvicinarsi ed era uscita dal suo nascondiglio. Si preparò per uno scontro, pensando che uno dei demoni maestri avesse sentito il suo odore e la stesse raggiungendo. Era stanca di scappare dai demoni potenti... lo faceva da quando era fuggita via da Samuel e aveva attraversato la crepa. Ma non era una vigliacca... aveva ucciso la maggior parte dei demoni incontrati, anche se c’erano quelli che la spaventavano davvero, così nel frattempo aveva cercato di stare un passo avanti a loro. Sapeva cosa sarebbe successo se fosse stata catturata dal demone sbagliato... Samuel le aveva insegnato quella lezione nel modo più duro. Concentrandosi sull’anima di fronte a lei adesso, si sentì confusa perché non riusciva a paragonarla a nulla. Non era umana e non era di un demone. Era più come se stesse guardando il sole. Le sue labbra si aprirono quando distolse lo sguardo dall’anima e osservò meravigliata l’uomo dagli strani occhi color ametista. Michael si aggrappò al guardrail, pronto a saltarlo mentre la coda del treno si avvicinava. Non importava chi fosse... gli sembrava persa e sola, e lo stava guardando come se lui fosse la sua unica speranza. Aurora inspirò profondamente quando lui le fu accanto all’improvviso, ma non sentì il bisogno di correre o combattere come accadeva con i demoni. Alzò lentamente lo sguardo, soffermandosi sulle sue labbra perfette prima di guardare gli occhi più belli che avesse mai visto. “Non dovresti essere quaggiù, è pericoloso.” la avvertì Michael, combattendo l’istinto di portarla via, per salvarla da qualunque cosa avesse paura. Gli occhi di Aurora tornarono alle sue labbra mentre parlava e lei fece un passo avanti. “Sei reale?” lei alzò la mano per sfiorargli il viso ma esitò. “Posso toccarti?” “Con piacere.” sospirò Michael, mentre ogni emozione dentro di lui stava per esplodere. Nell’istante in cui la morbida punta delle sue dita gli sfiorò la guancia, un’emozione superò tutte le altre... il desiderio. Abbassando la testa le catturò le labbra disperatamente. Capitolo 2 Aurora inalò il respiro tremante dello sconosciuto, facendo scivolare le dita tra i suoi capelli setosi per afferrarlo e tirarlo ancora più a sé. Piegò la testa all’indietro quando il suo braccio la circondò come un nastro d’acciaio e la strinse a lui. Il suo atto di forza non la spaventava... contribuì soltanto a renderlo più reale ai suoi occhi. Michael la bloccò contro il muro di mattoni mentre approfondiva il bacio. Poteva sentire il suo seno sfiorargli il petto mentre lei iniziava a muoversi contro di lui ad un ritmo molto seducente, ma non quanto i versi che emetteva mentre lo baciava. Per un attimo Michael si chiese se lei fosse una specie di demone che si nutriva di sesso, poi scacciò il pensiero. Al momento non gli importava... se era quello che voleva allora l’avrebbe nutrita a sufficienza. Muovendo la mano lungo la sua coscia, la prese in braccio e le spostò le gambe finché non furono avvolte saldamente attorno alla propria vita. Quando la sua mano scivolò sotto la gonna per sorreggerla gli mancò il respiro, sentendo il suo sedere nudo sotto le proprie mani. Michael ringhiò, spingendosi contro di lei. Non sarebbe potuto essere più eccitato mentre si premeva contro il suo nucleo, sentendo il suo calore attraverso i vestiti. Aurora era inebriata dalla sensazione di essere baciata così ferocemente e dominata dall’unico caduto maschio che avesse mai incontrato. Passandogli la mano sul petto si stupì dei muscoli scattanti nascosti dalla camicia. Per la fretta non perse tempo a scoprire ciò che era nascosto lì... il suo vero obiettivo era più in basso. Allungò una mano e afferrò la dura erezione che trovò lì. Pulsava contro la sua mano impaziente e lei emise un suono strozzato in gola. D’istinto, si alzò e liberò rapidamente la sua virilità dai pantaloni. Con una sola mossa lo tenne lì dove voleva che fosse. Michael si ritrasse dal bacio e la guardò negli occhi mentre la propria erezione pulsante premeva contro la sua apertura calda e tesa. Rimase senza fiato quando quella tensione avvolse e risucchiò la punta del suo membro con una lentezza inquietante. Si guardarono a vicenda quando lei gli afferrò le spalle per fare leva e si spinse verso il basso, affondando su di lui. L’aria tornò nei polmoni affamati di Michael quando lui si spinse verso l’alto per penetrarla ancora più a fondo. Ma lei aveva una vaga idea di cosa gli stava facendo?! Spingendosi in avanti Michael la intrappolò contro il muro, affondandole il viso nella curva del collo quando le sue zanne si allungarono improvvisamente. Le ringhiò forte all’orecchio e la sollevò, lei si ribellò per quella separazione e si sforzò per abbassarsi di nuovo. Roteò i fianchi e si fiondò su di lui, annientando tutto il controllo che era rimasto in Michael. Sbattendo i palmi contro il muro lui spinse al suo stesso ritmo, ignorando il treno che stava arrivando. Serrando le labbra in modo che lei non vedesse le sue zanne, Michael si scostò un po’ e la osservò in estasi, mentre il vento della metropolitana le faceva ondeggiare i capelli intorno al suo viso angelico, e le sue grida si mescolavano al rumore tonante del treno che passava. La sentì pulsare attorno al proprio membro quando arrivò, e lui capì che quella visione gli sarebbe rimasta impressa per sempre nella mente. Aurora premette la schiena contro il muro tenendogli una mano sulla spalla e muovendo l’altra verso un tubo che sporgeva dal muro di sopra di lei. Usandolo a proprio vantaggio si abbassava e si sollevava, costringendo Michael ad un ritmo forsennato. Era diverso da come lo aveva fatto con Samuel. Questa volta non aveva dovuto lottare per poi perdere, né era stata sedotta al punto da arrendersi per permettere la violazione del proprio corpo. Strofinandosi su di lui fu pervasa da dolci onde di dolore e inquietante piacere che la fecero contrarre. Lo sentì pulsare dentro di sé nello stesso modo in cui aveva pulsato nel proprio palmo, ma quell’incredibile sensazione era dieci volte più forte. Incapace di trattenersi, piegò la testa all’indietro e gridò, lasciando che il suono scomparisse con il treno che rombava. Michael le sfiorò il collo con le labbra, aumentando il ritmo che lei aveva desiderato sin dall’inizio. Quando lei premette il collo contro le sue labbra lui si ritrasse, prima di sfidare il destino, e le infilò la mano sotto i capelli per afferrarle la nuca. Usando l’altro braccio la intrappolò, bloccando i suoi movimenti per poter intraprendere un ritmo lento e costante. Dopo solo un paio di spinte strazianti lei si liberò dalla sua presa e lo dominò ad un ritmo frenetico... sopraffacendolo completamente. Michael si sentì risucchiare dentro di lei e ringhiò mentre cercava di trattenersi. Quando lei si contrasse e si sollevò, lui la afferrò e la spinse giù mentre lei arrivava. Aurora piegò la testa all’indietro e si inarcò... questa volta non emise alcun suono perché era senza fiato, e fu inondata dall’estasi. Prima di riuscire a trattenersi, Michael affondò le zanne affilate nel suo collo, escoriando la pelle mentre arrivava in modo violento, facendo esplodere il proprio seme caldo dentro di lei. Aurora sussultò e aprì la bocca quando sentì le sue zanne. Anche Samuel l’aveva fatto, nutrendosi del potere del suo sangue. Il suo primo istinto fu quello di lottare, ma l’improvvisa scarica di orgasmi sconvolgenti non glielo permise. Gemette per il piacere accecante, rendendosi conto che lui non era un caduto. Michael sentì i loro cuori iniziare a battere all’unisono quando risucchiò la sua essenza vitale. Si sentì disorientato quando il sangue di lei entrò in circolo nelle proprie vene, scatenando in lui qualcosa di cui non era a conoscenza. Ritraendo le zanne, il rumore del loro respiro affannoso riempì il silenzio assordante. Aurora gli afferrò la parte anteriore della camicia e fissò quei brillanti occhi color ametista, sentendosi tradita mentre il potere di lui aumentava. Non fidandosi di ciò che stava accadendo, usò ogni grammo di forza che aveva e lo spinse via, facendolo finire oltre la ringhiera. Strinse tra le dita il pezzo di stoffa strappato dalla sua camicia, poi guardò alla sua sinistra quando sentì un altro potere avvicinarsi ad un ritmo pericolosamente veloce. Le sfuggì un singhiozzo che riecheggiò nel tunnel quando sentì le pulsazioni dell’orgasmo che non aveva avuto abbastanza tempo per essere soddisfatto. Michael colpì il binario elettrificato così forte che, per un attimo, rimase disteso lì, ancora in preda alle conseguenze provocate dal sangue di lei. La corrente elettrica non era niente per lui, si aggiunse soltanto al ronzio frenetico che lui sentiva già. Il mondo intorno a lui pulsava con il battito del suo cuore mentre si rialzava lentamente. Guardando la ringhiera rotta ringhiò non vedendo più lei. Girandosi intorno, il suo ringhio si intensificò quando non la trovò da nessuna parte. “No!” Michael ruggì e strinse i pugni, non capendo ciò che era appena accaduto e non contento di ciò che stava ancora accadendo. Volgendo lentamente lo sguardo nella direzione da cui era venuto, percepì una lieve scintilla e corse più veloce che poté. Attirando le ombre attorno a sé, superò gli esseri umani nella stazione e percorse le scale fin quando non fu investito dalla luce del sole. Michael rimase senza fiato quando il dolore lo bruciò e gli ci volle un po’ per capire che era un effetto del sole. Combattendo il dolore fece per toccarsi il ciondolo in confusione, poi ringhiò quando non lo trovò. Proteggendosi gli occhi sensibili, rientrò nella stazione e si appoggiò al muro, desiderando che il mondo smettesse di girare un attimo solo per fargli schiarire la mente. Non era stato il sole... era stato il sangue di lei. Guardando verso l’uscita si chiese se lei sapesse che cos’era il ciondolo per lui e se glielo aveva preso per impedirgli di seguirla. Prendendo il cellulare dalla tasca, Michael lo guardò quando lo sentì scricchiolare nella propria mano. Non credendo ai propri occhi, concluse che forse aveva bisogno di rinfrescarsi e aspettare che il sole tramontasse. Ritornando nel punto in cui avevano fatto l’amore, si guardò intorno per cercare qualsiasi indizio della sua provenienza, visto che era comparsa all’improvviso. L’intersezione si suddivideva in cinque cunicoli ma soltanto due erano da quel lato. Non trovando alcuna traccia del suo passaggio afferrò il guardrail, cedendo alla rabbia. Strappandolo via dal cemento lo lanciò così forte verso uno dei tunnel che, quando finalmente incontrò un ostacolo contro cui schiantarsi, l’eco fu a malapena un sussurro. Come aveva osato fargli questo e poi sparire come un fantasma... Sentendo il proprio potere pulsare di nuovo in modo inquietante, alzò lo sguardo e notò il tremolio della luce lungo uno dei due tunnel. Non era una sola luce a tremolare, ne erano tante... era come un’ondata di oscurità diretta verso di lui. Gli occhi ametista di Michael brillarono e le sue zanne si allungarono proprio quando l’oscurità lo assalì e una mano possente lo afferrò alla gola. Le labbra di Samuel accennarono un ghigno quando lui guardò l’uomo. S’incuriosì subito poiché stava usando tutta la sua forza solo per tenerlo fermo lì. Aveva seguito Aurora da quando erano usciti dalla crepa ma, ogni volta che le si avvicinava, lei lo respingeva con quella dannata spada e fuggiva. Non poteva evocare la spada nel mondo dei demoni ma, giungendo in questo mondo, aveva in qualche modo sbloccato il suo potere. Adesso sembrava aver adottato una nuova tattica per evitarlo... nascondersi nelle zone in cui gli altri demoni stavano ancora combattendo. Non gli era rimasta altra scelta che aiutarla ad uccidere i demoni che le si avvicinavano, nel caso in cui uno di loro fosse abbastanza forte da rivendicare ciò che gli apparteneva. I suoi occhi scuri si concentrarono su quello che credeva fosse un vampiro maestro che odorava di sesso e del sangue di Aurora. “Vedo che hai trovato la mia Aurora.” Samuel inalò l’odore persistente di un accoppiamento passionale e sentì l’afflusso dei propri ricordi nutrire la gelosia. Voleva sapere come aveva fatto quell’uomo a sfuggire alla sua spada. “Sento il suo odore su di te.”. Michael sogghignò, ringraziando silenziosamente il demone per avergli detto il nome della donna che lo aveva abbandonato. Sentendo la propria gelosia emergere, rispose con voce fredda “Non mi sembrava che fosse tua quando, pochi minuti fa, ero dentro di lei.”. Samuel socchiuse gli occhi, nascondendo le proprie intenzioni più oscure “Pensi di poter prendere il mio posto facendo l’amore con lei una volta? È mia da oltre mille anni e un incontro nella metropolitana non infrangerà il diritto che ho sul suo corpo.”. Michael sentì una rabbia innegabile pervaderlo mentre immaginava Aurora con quel demone. Gli era stato insegnato che era peccato mettersi tra un uomo e la sua compagna ma quello non era un uomo e, al momento, non gliene importava affatto. Samuel si bloccò quando gli occhi dell’uomo iniziarono a brillare pericolosamente e un potere a lui sconosciuto gli solleticò la mano nel punto in cui lo stava toccando. Sarebbe stato un errore mostrarsi impaurito. Sporgendosi, Samuel fece un sorrisetto e mentì “Se lei è rimasta così colpita allora perché ti ha lasciato per venire a cercarmi?” Si rese conto del proprio errore quando il tunnel iniziò a tremare sotto i suoi piedi e capì che la causa di quel terremoto era proprio davanti ai suoi occhi. Michael sentì la pelle iniziare a formicolare come quando aveva colpito la ringhiera prima... e la cosa gli piaceva. Sentendo il rombo di un treno in avvicinamento, rivolse al demone un sorriso agghiacciante e poi lo spinse all’improvviso. Il sorriso di Michael si oscurò quando il demone finì oltre la ringhiera, dritto davanti al treno. Esso si scontrò con il mezzo ma, in una frazione di secondo, Michael vide che il demone si era girato e si era aggrappato al treno come per farsi dare un passaggio. Prima di riuscire a seguirlo e finirlo, Michael sentì la terra tremare e muoversi proprio mentre un pezzo di cemento si schiantò accanto a lui. Ignorandolo, volse lentamente il proprio sguardo furioso nella direzione in cui il treno aveva portato il demone. Non gli importava se il mondo sarebbe crollato, avrebbe prosciugato ogni goccia di sangue da quel figlio di puttana. Muovendosi più velocemente del treno, si schiantò contro una fiancata, così forte da farlo oscillare sui binari. Prima di potersi arrampicare sul tetto, sentì qualcosa sbattergli contro la schiena e lottò contro il dolore bruciante, cercando di liberarsi da qualunque cosa fosse. Syn aveva sentito il sole sfiorare la pelle di Michael e aveva usato il legame per raggiungere rapidamente suo figlio. Arrivò giusto in tempo per vedere Michael attaccare il treno e il suo sorriso oscuro gli fece capire tutto quello che c’era da capire... Michael aveva appena affrontato il suo vero potere e non lo stava gestendo molto bene. Andando dietro di lui, Syn estrasse un eliotropio dal proprio bracciale e glielo affondò nella schiena, spingendolo tra la carne e il sangue. Lo tenne fermo mentre affondava la gemma dietro il suo cuore, quasi come Michael aveva fatto con Kane. Il tunnel iniziò a vibrare attorno a loro per la rabbia di Michael, e Syn pensò subito ad un riparo in cui portarlo se non avesse controllato la sua rabbia. Piantando i piedi contro la fiancata del treno, si spinse via portando Michael con sé. Cercando di stordirlo per calmarlo, Syn lo sbatté contro il muro così forte da lasciare un buco ma Michael lottava ancora freneticamente. Sentendo quella rabbia acquistare forza, Syn sospirò stancamente prima di afferrargli il collo... piegandolo. Afferrò il corpo inerte di Michael e lo prese tra le braccia. Percorrendo qualche metro fino ad un incavo nascosto nel buio, Syn portò Michael nella sala di manutenzione più vicina e forzò la porta. Lo adagiò a terra e lo guardò per un momento, prima di lasciarlo lì. Chiudendo la porta dietro di sé, si voltò e vi posò il palmo, ergendo una barriera contro i demoni, in modo che suo figlio non venisse disturbato. Non poteva aiutarlo a guarire... serviva tempo perché quel tipo di rabbia svanisse. Sogghignò, sapendo che la femmina di caduto aveva destabilizzato il mondo di Michael, poi si accigliò guardando di nuovo nella direzione in cui si trovava Angelica. Il mondo di Michael non era l’unico ad essere stato destabilizzato. ***** Shadow era nascosta nella prigione che si era creata da sola, nel labirinto delle creature della notte chiamato “regno degli spiriti”. Poteva anche essere intrappolata lì in quella dimensione alternativa, ma ciò non significava che doveva rendersi oggetto dell’attenzione indesiderata di Deth o dell’orda di demoni che lui aveva portato con sé. Le mancava quel mondo vitale che adesso era da qualche parte dall’altro lato della sottile barriera che separava i due mondi. Superare quella barriera era piuttosto doloroso ma lei lo avrebbe fatto senza pensarci due volte, se Deth glielo avesse permesso. Il problema era che lui non glielo avrebbe mai permesso. Vide Deth dare ancora una volta un po’ del proprio sangue a Myra, faceva parte dell’accordo che aveva stretto con la donna prima di ucciderla nel mondo umano. Come promesso, l’aveva risvegliata dalla morte, ma era un processo lento perché quel demone geloso aveva preteso di essere l’unico a nutrirla. L’unica cosa positiva per la donna era stata la sua permanenza di appena un paio d’ore tra i morti. Quel risveglio non era niente in confronto al processo che servirebbe ad uno zombie per riformarsi dopo essere stato nella tomba per anni, o addirittura secoli. Shadow sospirò per la noia, sarebbe stato più divertente vedere l’erba crescere. Per come la pensava lei, i demoni stupidi meritavano umani stupidi. Era stata testimone dell’accordo... anzi, di entrambi gli accordi. Quello che Deth aveva proposto a Myra quando lei aveva partorito la loro figlia mezzosangue, e quello che Myra aveva proposto a Deth per concedergli almeno una delle due cose che voleva. Ottenere metà di ciò che si vuole non ha mai reso felice nessun demone. Invece di vedere il bicchiere mezzo pieno, per Deth era sempre mezzo vuoto. Shadow ricordò che lui e Myra avevano iniziato a combattere piuttosto pesantemente all’epoca. Myra trascorreva la maggior parte del tempo a fuggire dall’errore che aveva commesso, ma non era mai riuscita a seminare il demone, che seguiva il suo odore. Più lei lo combatteva, più Deth la voleva. Shadow scosse la testa, rendendosi conto che gli umani e i demoni erano molto più simili di quanto pensassero. Stanca della guerra tra loro, Myra alla fine aveva smesso di fuggire e aveva proposto un patto a Deth. Il primo accordo fu che Myra sarebbe stata la sua amante ogni volta che lui lo desiderava, a patto che lui stesse lontano dalla bambina. Deth era sotto l’influenza della fame di Myra quando aveva accettato, proprio come un umano che pensa in modo sbagliato. Il secondo accordo fu comunque interessante. Deth minacciò Myra che, se non avesse potuto sorvegliare né vedere Tiara, allora avrebbe mandato qualcuno per farlo al suo posto... l’accordo non lo vietava. Myra si fece prendere dal panico e tentò di stringere un altro accordo con il suo amante demoniaco. Era incredibile, non era mai riuscita ad imparare a non fidarsi di un demone, anche se aveva studiato meglio quell’accordo finale. Myra accettò di entrare nel mondo dei demoni e che Deth la risuscitasse, a condizione che lui fosse rimasto lì con lei. Shadow sapeva che era l’ultimo passo per assicurarsi che Deth non mettesse mai le mani su Tiara, “la piccola principessa”. Shadow suppose che Myra amasse Deth almeno un po’, ma non era per quello che aveva stretto il patto... se la donna fosse stata abbastanza potente lui sarebbe andato incontro alla propria fine già prima di stringere il primo accordo. Anche Deth era stato più intelligente, la seconda volta, e aveva rivisto l’accordo prima di accettarlo. Si era assicurato che Tiara avesse il protettore che lui voleva, prendendo l’anello di Shadow e facendone una copia usando il suo sangue di creatura della notte. Secondo l’accordo, Deth avrebbe indossato la copia e Tiara avrebbe potuto scegliere un umano che indossasse l’anello vero, in modo che lui avesse potuto controllarlo con l’incantesimo vincolante. Shadow, più di chiunque altro, conosceva i segreti che nascondeva l’anello vincolante egiziano. Si accigliò pensando all’umano che adesso, indossandolo, era intrappolato nel gioco di Deth. Tramite gli anelli avveniva la vera connessione tra Deth e sua figlia. Grazie ad essi lui poteva tenerla d’occhio da lontano. Semmai Tiara avesse incontrato un nemico che l’avrebbe battuta, allora l’anello lo avrebbe avvertito e gli sarebbero state concesse ventiquattr’ore dall’altra parte della barriera per salvare sua figlia, prima che l’accordo lo richiamasse indietro. Myra era stata una stupida ad accettare quei termini. Se a Deth fosse stato permesso di andarsene, avrebbe trovato il modo di portare Tiara con sé. Ciò che non aveva detto a Myra era che l’anello gli dava anche il controllo sulla persona che lo indossava, o almeno abbastanza controllo da farla rimanere accanto a Tiara se lui lo voleva. Shadow osservò Deth che fissava l’anello e si chiese quanto ci sarebbe voluto prima che lui decidesse di inviare un demone da sua figlia solo per ferirla, così da potersi riprendere ciò che gli apparteneva. Conosceva Deth, lo conosceva da più tempo di quanto riusciva a ricordare. Forse lui amava Myra e Tiara a modo suo, ma era abbastanza malvagio da distruggerle entrambe senza provare molto rimorso. Un demone che ti odia è una cosa, ma un demone potente come Deth che ti ama è un destino ben peggiore. Myra non sapeva che, accettando di essere risuscitata con il sangue di Deth, non sarebbe mai riuscita a combatterlo come aveva fatto nel mondo umano. Ora sarebbe diventata poco più che una bambola di pezza ubbidiente, che lui avrebbe manipolato per l’eternità. L’unica cosa che Deth non le aveva tolto era la sua anima. Shadow guardò i segni sui propri polsi e desiderò che Deth non le avesse mai restituito la sua anima usando un incantesimo per legarla a sé come una creatura della notte. Almeno, senza un’anima, il torpore le avrebbe impedito di annoiarsi a morte. Abbassò le braccia rassegnata, ormai non importava. Finché Deth lo avesse voluto, lei sarebbe rimasta intrappolata in quel mondo come Myra. L’unica cosa che ormai aspettava era che lui decidesse quando uccidere sua figlia. Deth scostò lentamente il proprio petto nudo dalle labbra di Myra e si alzò dal letto, disinvolto nella propria nudità. Aveva creato quel luogo tra le dimensioni molti secoli prima, dominandolo dalla vetta più alta con un esercito intoccabile... migliaia di anime al suo comando. Così come la bella Myra, anche lui era un negromante, ma il suo forte era schiavizzare le anime invocate piuttosto che guidarle nell’aldilà. Esse si aggiravano nella sua magnifica dimora implorando la libertà, ma Deth non lasciava mai andare ciò che era suo. Sapeva che Myra non lo amava davvero e comunque non gli importava se era così o no. Lei era sua e quello era tutto ciò che contava. Guardò fuori dalla finestra della sua camera da letto mentre si infilava una pesante vestaglia di broccato. Si era stancato del mondo. Senza più niente per cui combattere, persino rubare le anime non aveva più il suo fascino. Gli mancavano il mondo demoniaco che ricordava e il fratello che aveva perso tanto tempo prima. Craven era nato dalla stessa donna solo pochi attimi dopo di lui, eppure non erano uguali. Lui non aveva avuto la forza di gestire la guerra che stava imperversando e fu sopraffatto, trascinato via nella crepa che si era richiusa. Che ragazzo debole, caduto così in fretta. Quando aveva visto Myra per la prima volta desiderò averla... il potere che lei aveva sulle anime lo aveva attirato, ricordandogli il potere di suo fratello. Era un sapore debole ma sensuale e seducente nella sua natura. Dopo averla osservata dall’ombra, Deth si scoprì attratto dalla sua fame sessuale. Per ragioni che non comprendeva si sentiva geloso quando lei si rivolgeva a quei deboli maschi umani per saziare il proprio bisogno. Quella era una delle ragioni per cui si era allontanato con lei dal regno umano... sapeva che alla fine lei avrebbe trovato un modo per sfuggirgli se non l’avesse tenuta lontana da occhi indiscreti. Deth si concentrò sull’anello e sentì la gioia di Tiara. La sensazione di quel sentimento fece brillare i suoi occhi rossi e lui affondò il pugno in uno dei tanti ritratti di Tiara fatti da Myra nel corso degli anni. Lei aveva speso tutte le sue energie per tenerlo lontano da Tiara e adesso la felicità della figlia era un ostacolo sgradito. Se Tiara avesse sofferto lui sarebbe potuto andare a prenderla. Guardò tutti i dipinti sorridenti di sua figlia, poi guardò il letto su cui Myra era sdraiata. Aveva intrappolato l’anima della sua amante in quel corpo in modo che lei non avrebbe mai potuto lasciarlo, e avrebbe fatto lo stesso con Tiara. Shadow si bloccò mentre ascoltava i pensieri di Deth e vide il ghigno malvagio che apparve sulle sue labbra. Capì che aveva percepito la sua presenza, cosa che non accadeva da quando erano giunti in quella dimensione e che, probabilmente, non sarebbe più accaduta se lei lo avesse accontentato. ‘Shadow.’ Deth chiamò la sua creatura della notte. Vedendo apparire di fronte a sé i lunghi capelli neri e il flessuoso corpo della giovane egiziana, capì di aver trovato il modo per portare via il sorriso a sua figlia. “Vuoi che la uccida?” gli chiese Shadow, stringendo lo sguardo sul suo padrone. Gli occhi di Deth ripresero la loro sfumatura di rosso terrificante quando lui mostrò a Shadow la mano con l’anello. “E cosa ti fa pensare che ti darei questa soddisfazione? Sarò io a porre fine alla sua vita.” La voce di Deth era più di un sibilo irritato. Il colore rosso svanì dalle sue iridi come se non ci fosse mai stato e lui le prese il mento. “Tu troverai mia figlia e distruggerai ciò che la rende felice.”. Shadow rimase ferma quando lui invocò un piccolo manipolo di servitori, ordinando loro di sorvegliare Shadow e obbedire ad ogni suo ordine. Lei annuì, impaziente di provare il dolore nell’attraversare la barriera. Avrebbe fatto anche di più, se lui le avesse concesso un paio di giorni di lontananza. Deth vide Shadow svanire nel mondo degli spiriti e sorrise quando i suoi sottomessi la seguirono. Rivolgendo la propria attenzione all’anello, si spostò alla luce della finestra per ammirarlo. Inclinò la testa, sentendo non soltanto il piacere di Tiara ma anche la frustrazione di colui che portava l’altro anello. “Oh, tu la vuoi.” sussurrò Deth con voce suadente. Girò l’anello, recitando silenziosamente gli incantesimi runici incisi su di esso, e sorrise di nuovo. L’anello iniziò a brillare di un rosso acceso e piccole fiammelle eruppero dall’iscrizione, illuminando le parole mentre lui le recitava. “Tu avrai lei e tutto quello che ha da offrirti.” promise Deth. “Tutto quello che devi fare è uccidere chiunque si trovi sul tuo cammino.”. Capitolo 3 Chad non aveva ancora rivolto la parola a Trevor quando entrarono nel parcheggio del Moon Dance. Soltanto Evey era riuscita a farlo parlare un po’ e Trevor stava iniziando a sentirsi escluso. Non era scontento del fatto che Chad vivesse da solo, cavolo no, capiva il significato di ‘privacy’. Quello che lo spaventava di più era il pensiero che lui tornasse in quell’appartamento e che qualsiasi cosa lo avesse ucciso potesse tornare per il secondo atto. L’ultima volta erano arrivati tutti troppo tardi e lui non voleva affatto rivivere la scena della morte di Chad. Una volta era più che sufficiente. Trevor sospirò quando Chad scese dalla macchina senza dire una parola e si diresse a grandi passi verso l’ingresso del club. “Ehi, aspetta un attimo.” gridò Trevor chiudendo un po’ troppo forte lo sportello. Fantastico, ora si sentiva in colpa per entrambi i suoi amici. “Che c’è?” Chad ringhiò senza voltarsi. “Dai, amico.” disse Trevor raggiungendolo e posandogli una mano sulla spalla “Non ci siamo alleati contro di te. Vogliamo solo assicurarci che chiunque ti abbia ucciso non ci riprovi.”. “E lo fate privandomi della mia libertà?” chiese Chad con uno sguardo duro. Trevor scosse la testa “Tu non ti sei visto, sdraiato lì per terra senza vita, in una pozza del tuo stesso sangue... è una cosa che non voglio rivedere mai più. So che adesso sei vivo e vegeto, ma questo non cancella il fatto che sei morto perché uno stronzo ti ha piantato un coltello nel cuore e l’ha fatto fermare.”. “Perché ti preoccupi?” chiese Chad incuriosito. “Ecco, l’altro giorno mi hai chiesto come sono riuscito a controllare le mie emozioni riguardo quegli agenti morti. Ti ricordi la mia risposta?” Trevor si passò le mani tra i capelli, sentendosi in colpa per ciò che aveva detto quel giorno. Chad si accigliò “Sì, hai detto che dopo un po’ sei semplicemente diventato immune o qualcosa del genere.”. Trevor lo guardò dritto negli occhi “Ho mentito.”. “Cioè?” gli chiese Chad, ricordando di averlo colpito in faccia per quello che aveva detto. All’improvviso ebbe l’impulso di farlo di nuovo, ma questa volta ci pensò su. Rimase stupito per la confessione del suo amico e rimase lì per qualche secondo dopo che Trevor gli era passato accanto per entrare. “Entri o vuoi restare lì tutto il giorno?” chiese Trevor, sentendosi meglio adesso che si era tolto un po’ del peso che aveva sulle spalle. “Sì, arrivo.” mormorò Chad, sentendosi un perfetto idiota per essersi comportato da ragazzino per tutto il giorno. Trevor lo fermò prima di entrare, per alleggerire la tensione “Ho una reputazione da difendere, quindi, se non ti dispiace...”. Chad fece un cenno con la mano “Sì, sì, lo so... non devo farti sembrare una femminuccia, anche se la tentazione è forte.”. Trevor gli mostrò un pugno e ringhiò, mentre Chad rise e sgattaiolò dentro. Era bello vederlo sforzarsi di ridere di nuovo. Chad odiava essere al centro dell’attenzione ma se lo meritava, per essersi fatto uccidere spaventando tutti a morte. Quando Trevor sentì Envy gridare e Chad lamentarsi, aprì la porta ed entrò incuriosito. Un sorriso compiaciuto apparve sul suo viso quando vide Chad addossato al bancone, con un’estasiata Envy appiccicata a lui come un francobollo. “È così bello vederti!” gridò Envy. Gli occhi di Chad si spalancarono per la quantità di forza che lei stava usando per abbracciarlo. “Envy...” gemette lui scherzosamente “Non... respiro.”. Seguirono alcune risatine alla reazione di Envy per suo fratello appena resuscitato... ma non potevano certo biasimarla. “Scusa.” disse lei con una risatina lasciando andare Chad, poi sorrise a Trevor. Lui distolse subito lo sguardo e lei capì il perché nel momento in cui sentì il braccio di Devon stringerla. Trevor osservò i preparativi per Halloween. Il club aveva già distribuito i volantini per la grande riapertura e doveva essere tutto pronto. Avevano cambiato idea, passando da una festa privata per Halloween alla riapertura al pubblico del loro club ingrandito e rinnovato. “Allora, che succede?” chiese Envy. “Chad non starà al castello e si rifiuta di vivere al Night Light.” rispose Trevor, ricevendo uno sguardo fulminante da Chad. Envy si accigliò, esternando la propria preoccupazione “E perché no? Non puoi stare da solo.”. L’espressione di Chad divenne minacciosa quando si rivolse a sua sorella “Sono adulto ma non sono ancora pronto per la casa di riposo. Non dovrebbe importarvi se vivo da solo o no. Se chi mi ha attaccato vuole trovarmi allora niente lo fermerà.”. “Chi, o cosa...” Devon s’intromise nella conversazione e gli tese la mano “Bentornato nel mondo dei vivi.”. Chad gli strinse la mano “Già, mi piacerebbe solo poter vivere questa vita con un senso di libertà.” Sospirò quando vide Trevor e Devon snobbarsi a vicenda. Envy si accigliò “Ma perché non puoi vivere al Night Light? È il posto perfetto. Nessuno entrerà senza che un paio di dozzine di lupi gli saltino addosso.”. “Non mi sentirei a mio agio lì.” rispose Chad sinceramente. “Se proprio devo, mi sistemerò in una delle celle private in centrale.”. “Vuoi dire nel ‘buco’?” chiese Trevor con una smorfia. Chad scrollò le spalle “Almeno sarò al sicuro e sotto costante sorveglianza... che è quello che sembrate volere tutti.”. “Non è questo, Chad.” disse Envy tristemente. “Noi siamo la tua famiglia, i tuoi amici. Vogliamo solo assicurarci che niente ti attacchi di nuovo.”. Trevor si passò una mano tra i capelli quando la tristezza di Envy lo colpì come un muro di mattoni “Okay, ne ho abbastanza. Chad, puoi trasferirti da me... ho più di una stanza libera e sono spesso fuori casa. Starai quasi sempre da solo, io mi farò vivo ogni tanto. Ha uno dei sistemi di allarme migliori sul mercato ed è molto più bella del ‘buco’.”. Chad lo guardò con un’espressione accigliata. Non ci aveva mai pensato e il fatto che Trevor si fosse offerto non andava sottovalutato, poiché tutti sapevano quanto tenesse alla propria privacy. “D’accordo.” disse Chad sottovoce, in realtà l’idea gli piaceva. “Più tardi andremo a prendere le mie cose e verrò a stare da te. Ma...” continuò “... terrò il mio appartamento. Così quando vorrò stare un po’ da solo avrò un posto dove andare.”. “Troppo tardi.” disse Envy senza sensi di colpa. “Ieri ho rescisso il contratto e tutte le nostre cose sono già impacchettate.” Scrollò le spalle allo sguardo che Chad le lanciò e alzò il mento con aria di sfida “Che c’è? Sul contratto c’era anche il mio nome.”. “Pazienza.” Chad cedette, decidendo di abbandonare l’argomento. Trevor annuì e gli diede una pacca sulla spalla “Beh, pensaci... è meglio questo che vederla dare fuoco alla casa e poi doverla arrestare. Io mi accontenterei, se fossi in te.” Guardò Envy appena in tempo per vedere la luce nei suoi occhi e capì che l’aveva appena resa molto felice. “Andiamo.” disse Envy emozionata. “Devi vedere tutto quello che abbiamo fatto al club. È molto più grande di prima.”. Chad sorrise e si lasciò trascinare da un lato all’altro del club. Trevor li seguì a poca distanza, osservando le nuove decorazioni e sogghignando per le numerose zucche illuminate che gli altri stavano attaccando alle pareti della pista da ballo. Warren era sull’impalcatura, appeso a testa in giù davanti alla palla stroboscopica per appendervi qualcosa. “Accendi.” gridò Warren dopo essersi alzato in piedi. Le luci si spensero e la sfera si illuminò. Trevor rimase perplesso mentre la palla rifletteva la luce sul pavimento e sulle pareti. Centinaia di streghe, scheletri e gatti neri sembravano rincorrersi a vicenda. “È fantastica, fratellone.” gridò Devon. “Ti sei ricordato di ordinare il fluido per la nebbia?” chiese Warren. Devon fece un cenno col pollice in su “Arriva domani mattina. Nick si è offerto di andare a ritirarla.”. “È VIVO!” si sentì urlare. Chad gridò per lo spavento quando si sentì afferrare da dietro all’improvviso e si girò di scatto. Quando i suoi piedi toccarono di nuovo il pavimento dovette aggrapparsi alla ringhiera per reggersi. Guardando dietro di sé vide Nick. “Nick.” lo ammonì Envy. “Non fare così.”. “Perché no?” chiese Nick con un ghigno. “È il periodo giusto per spaventare a morte la gente. E poi non capita tutti i giorni di vedere qualcuno che ha ingannato la morte. Anch’io merito un abbraccio.”. Chad si era ripreso e sbatté le palpebre verso Nick. “Perché, signor Wilder?” disse con voce dolce e mielosa “Non sapevo che le importasse.”. Nick si fermò e girò lentamente lo sguardo verso Chad, che stava ridendo come un ebete. “Accidenti.” disse Nick quando realizzò che Chad lo stava prendendo in giro. “Finché non lo rifarai MAI più andrà tutto bene.”. “Ciao, Trevor.” disse Alicia, arrivando dietro Nick. Non vedeva Micah da due giorni perché lei e Damon stavano ancora testando la loro nuova casa al Love Bites. Anche Michael e Syn dovevano vivere lì ma, fino a quel momento, non si erano ancora trasferiti. “Micah si sta comportando bene al lavoro?” Trevor sorrise “Se non contiamo le battaglie con gli aeroplanini di carta, usando la finestra per colpire i passanti ignari, e il continuo impedirgli di ricoprire l’auto di Tasuki di stelle filanti... sì, si sta comportando bene.”. Alicia sorrise “Già, mi ha raccontato del nuovo arrivato che si è unito a lui e Titus e, da quello che dice, Tasuki sembra piuttosto carino.”. Damon ringhiò alle sue spalle e lei si voltò prontamente per schiaffeggiarlo sul braccio. “Smettila.” disse Alicia, poi si rivolse a Nick “A proposito di vampiri pazzi, ho qualcosa per te.” Lo allontanò dagli altri, non volendo che nessuno vedesse il regalo che aveva per lui. Nick si accigliò quando Alicia gli mise qualcosa in mano. “Che cos’è?” chiese incuriosito mentre fissava la collana nel proprio palmo. “È un ciondolo che ho creato per proteggermi dall’incantesimo dei vampiri.” sussurrò Alicia, poi sorrise maliziosamente a Damon. “Ho sostituito la catenina d’oro che indossavo io con un laccio di cuoio nero, così ti starà meglio. Non dire a nessuno che ce l’hai. Se la indosserai alla festa allora Michael non potrà costringerti a travestirti da donna.”. Nick aveva un sorriso stampato sulla faccia “Fantastico! Chi ha detto che devo aspettare Halloween per indossarla?” S’infilò subito la collana, sentendosi già più al sicuro. Ignorò Damon che aveva ripreso a ringhiare e nascose il ciondolo sotto la maglietta. “Ti sono davvero debitore.”. Damon trascinò Alicia verso Envy, prima che Nick decidesse di abbracciarla. Lei non sarebbe stata molto contenta se avesse strangolato il giaguaro con la sua collana. Sapeva che Nick non ricordava nulla ma l’immagine di lui e Alicia nel salotto di Michael era ancora troppo fresca nella sua mente. Alicia si accigliò quando diverse lampadine sul soffitto s’illuminarono e poi esplosero. Guardò Damon quando Warren, da sopra le travi, gridò qualcosa a proposito di un corto circuito. Nascose il proprio sorriso mentre avvolgeva le braccia attorno a Damon nel tentativo di risparmiare un sacco di fatica extra al club. “Da cosa ti travestirai?” chiese Chad a Nick quando raggiunse gli altri. “Sarò la versione moderna di ‘Billy the Kid’.” rispose Nick con aria seria. “In poche parole...” mormorò Alicia “... si travestirà da se stesso.”. Tutti ridacchiarono quando Nick scrollò le spalle e andò ad aiutare Quinn e Kat dietro al bancone. Alicia sussultò all’improvviso e si precipitò verso il retro del club, con Damon che la seguì con uno sguardo predatorio. “Secondo te che succede?” chiese Chad perplesso. “Tu che dici?” Devon sorrise. Trevor guardò Envy e si accigliò quando notò che, tutto d’un tratto, sembrava un po’ pallida. “Envy, stai bene?” le chiese piano. La ragazza gli rivolse un sorriso smagliante e mentì “Certo, sto benissimo...”. Lui si lanciò per afferrarla nel momento in cui i suoi occhi si chiusero. “Envy.” Chad la raggiunse mentre Trevor la adagiava sul pavimento. “Che diavolo è successo?” Devon si era mosso nello stesso istante ma Trevor era più vicino. S’inginocchiò accanto a Chad e accarezzò la guancia della sua compagna. “Envy.” sussurrò lui mentre le sfiorava la pelle. “Avanti, piccola, apri gli occhi.”. “Ha dormito abbastanza?” chiese Chad con tono accusatorio. Envy strizzò gli occhi mentre le voci si allontanavano e gemette prima di riaprirli lentamente. Si accigliò quando tutti e tre gli uomini sospirarono di sollievo. “Perché mi guardate in quel modo?” chiese, e si guardò attorno confusa. “Sono caduta?” “Sei svenuta.” spiegò Chad, ottenendo una piccola rivalsa per tutta la preoccupazione che sua sorella aveva scaricato su di lui. “Stai bene?” Envy gli afferrò la mano e si alzò lentamente in piedi “Sì, dev’essere tutta l’eccitazione del momento. Mi stavo divertendo così tanto con i preparativi che magari ho dimenticato di mangiare, o qualcosa del genere.”. Trevor scosse la testa per quella bugia “Questa non me la bevo.” Prese il cellulare e compose rapidamente un numero. Il telefono squillò alcune volte prima che una voce familiare e cordiale rispondesse. “Pronto?” Lui sorrise “Salve signora Tully, sono Trevor.”. “Trevor caro, come stai?” chiese lei. “Tutto ok, ma ho bisogno di un favore enorme.” Vide Chad e Devon che aiutavano Envy a sedersi su uno dei sedili morbidi attorno ai tavolini. La signora Tully sorrise “Se posso sarò più che felice di aiutarti.”. “Sono al Moon Dance ed Envy è appena svenuta. Adesso sembra a posto ma qualcosa non va. Ha un po’ di tempo per venire a darle un’occhiata?” le chiese. “Certo che sì.” rispose lei. “Dammi una ventina di minuti per prendere la mia borsa e mettermi in macchina.”. Trevor sorrise “D’accordo, a tra poco.”. “Buona idea.” disse Devon, lasciando gli altri di stucco. ***** Jason giaceva sul letto tra veglia e sonno, nella camera in fondo al corridoio, da dove sentiva Tiara e Zachary che stavano facendo l’amore... di nuovo. Anche nel suo stato semicosciente poteva sentirli... percepiva la sua estasi come una carezza sulla propria pelle riscaldata. Premette la nuca sul cuscino quando quell’estasi aumentò, ignaro che l’anello aveva iniziato a brillare. La sua espressione s’incupì e improvvisamente si ritrovò ai piedi del letto di Tiara e Zachary, ad osservare ciò che aveva sentito solo pochi istanti prima. Tirò quasi un sospiro di sollievo quando si rese conto che stava sognando. Quando i due non si accorsero di lui, Jason si mosse sul letto per guardare il viso di Tiara. Rimase meravigliato per il suo aspetto e cercò di distogliere lo sguardo, ma non ci riuscì. Poi guardò Zachary, vedendo il suo corpo muoversi sopra quello di Tiara, e fece un passo indietro. Per un breve istante si vide al suo posto, tentato da ciò che avrebbe potuto avere. Jason sentì improvvisamente qualcosa nella mano e vide il pugnale. L’impugnatura era fredda contro la sua pelle riscaldata e i bordi sembravano brillare, invitandolo ad usarlo. La voce di Tiara echeggiò chiamando il nome di Zachary e Jason, freddo e inorridito, alzò il braccio, affondando il coltello dritto nella spina dorsale di Zachary. Le grida di piacere di Tiara si trasformarono in grida di terrore, un suono rilassante per le orecchie di Jason. Guardò il sangue che colava dalla ferita di Zachary e impregnava il materasso. Jason riprese improvvisamente il controllo del proprio corpo e si destò dal sogno mettendosi a sedere sul letto. Fu solo grazie alla forza di volontà che si trattenne dal gridare per quella scena così orribile. L’estasi di Tiara lo pervase di nuovo e lui si mise le mani nei capelli, combattendo le lacrime che gli bruciavano agli occhi. Incapace di sopportare quel tumulto emotivo, scese dal letto e si precipitò fuori dalla porta d’ingresso, sentendosi un traditore. Non gli importava se era un sogno o no... i sogni erano un’estensione dei desideri del cuore e del suo desiderio per Tiara. ***** Falco Notturno era in piedi accanto allo stesso albero da cui andava e veniva dalla prima notte di Tiara al cottage. Sapeva che c’era una stanza per lui accanto alla sua ma, più le si avvicinava mentre lei e Zachary erano soli, più emozioni provava. Non emozioni qualunque... era soprattutto il desiderio a pervaderlo a ondate. All’inizio era rimasto sorpreso di provare qualcosa e apprezzò la fugace carezza. La fame di Tiara era soddisfatta... sembrava essere l’unica cosa che lei e Zachary facevano quando erano soli. Erano fortunati se riuscivano a dormire per un’ora. L’unico momento in cui Falco Notturno non poteva sentire il suo richiamo sensuale era quando si recavano nei cimiteri per le lezioni con Craven. Scacciò via dalla mente le grida di passione di Tiara quando notò che Craven lo aveva raggiunto sotto l’albero. Craven rimase perplesso quando sentì il legame di sangue con Tiara intensificarsi al suo arrivo. Aveva trascorso tutta la settimana a radunare anime, cercando di costruire il suo esercito, e ciò aveva scatenato la sua fame diverse volte, al punto da provare la stessa cosa che provava Tiara... ma essere un demone a tutti gli effetti gli consentiva di non assecondarla mai. Il bisogno non lo esponeva con le anime come accadeva a Tiara. Quella era la debole linea di sangue di sua madre, non la sua. Essere così vicino alla passione di Tiara non era facile ma a Craven non piaceva, lo annoiava. Tuttavia, il desiderio di toccare qualcuno stava lentamente iniziando a farsi strada in lui. Non importava se ne avesse il controllo o meno, il desiderio sarebbe affiorato di tanto in tanto e lui sapeva che avrebbe dovuto soddisfarlo presto, altrimenti non sarebbe stato in grado di aiutare Tiara durante la pratica. Aspettò pazientemente che la creatura della notte si rivelasse. L’ultima volta che era stato con Tiara lei gli aveva manifestato la propria preoccupazione nel non vedere Falco Notturno da alcuni giorni. Subito dopo averlo detto si era guardata attorno e aveva mormorato “Non importa... è qui.”. Craven si sentì divertito quando finalmente l’Indiano apparve accanto a lui. Era strano vedere tanto pallore sulla sua pelle dorata e abbronzata, e ciò rivelava la verità dietro il suo rifiuto di socializzare. Era sicuro che, se fosse stato al posto di Falco Notturno, probabilmente il continuo accoppiamento dei due avrebbe avuto conseguenze anche su di lui. “Quando è pronta portala al cimitero dove ci siamo incontrati la prima volta.” disse piano Craven. “Quello piccolo... e assicurati che i suoi compagni di squadra non la seguano.”. L’Indiano non disse nulla mentre Craven svaniva, ma sentì un leggero peso cadergli dalle spalle. Se Craven voleva tornare nel luogo del loro primo incontro magari significava che le avrebbe insegnato qualcosa di nuovo. Era ora di accelerare la sua istruzione ma Falco Notturno non era riuscito ad allontanarla dal suo compagno per il tempo necessario. Il pensiero di rapirla per lezioni private gli era venuto in mente diverse volte ed era contento di non avere più un motivo per non farlo. Strinse gli occhi quando la porta d’ingresso del cottage si aprì lentamente e vide Jason uscire nel freddo della notte. Aveva una mano premuta sulla fronte ed era coperto di sudore. Si chiese se stesse avendo il suo stesso problema a causa delle emozioni di Tiara, provenienti dall’anello. Non c’era da meravigliarsi se era davvero così. Jason inspirò profondamente, lasciando che l’aria fresca della notte gli sfiorasse il viso. Aveva sentito e percepito abbastanza nell’ultima settimana, da quando si era trasferito da Tiara. Come se ascoltare i due novelli sposini non fosse già abbastanza, adesso percepiva anche quello che lei provava. In più, doveva ignorare il fatto che fosse Zachary a far sentire Tiara così... era abbastanza da fargli fischiare le orecchie. Uscire dalla casa lo aiutò un po’ ma soltanto le sue orecchie trovarono sollievo. Guardò l’anello desiderando di poterlo togliere per qualche minuto. All’inizio doveva concentrarsi per percepire le emozioni di Tiara... adesso, invece, sembrava non riuscire ad allontanarsene. Si sentiva come tra l’incudine e il martello. Vide la propria mano tremare per un attimo prima di infilarla in tasca. Non voleva far sapere a nessuno che aveva problemi con l’anello, nel timore che glielo togliessero e lo mandassero via. Il problema era che, in alcuni momenti, si sentiva la febbre e dei desideri oscuri avevano iniziato ad entrargli in testa negli ultimi due giorni. Desideri che erano l’esatto opposto della sua personalità. Finora riusciva a controllarli ma, se la situazione fosse cambiata, sapeva che avrebbe dovuto dire tutto. I peli sulle braccia si rizzarono ed ebbe la sensazione di essere osservato. Si girò e strinse gli occhi verso un grande albero in lontananza. Per un momento si chiese se la sagoma che aveva appena visto fosse frutto della sua immaginazione o un fantasma. I suoi pensieri furono interrotti quando, all’improvviso, sentì qualcosa dietro di sé. Si girò convinto che uno Spinnan fosse sopravvissuto in qualche modo e lo avesse seguito fin lì. “Preso.” disse Guy ridendo. “Avresti dovuto vedere la tua faccia. È strano che i tuoi pantaloni sono ancora asciutti.”. Jason gli rivolse un lieve sorriso ma non abboccò all’amo. Guy smise di ridere, notando che Jason non aveva una bella cera. “Stai bene? Pensavo che un anello che rende invincibili impedisce anche di essere malati.”. “Non sono malato, non ho dormito bene.” brontolò Jason, infilando ancora di più la mano nella tasca dei jeans. Forse era giunto il momento di dirlo a qualcuno e Guy non era una cattiva idea, visto che era pratico di magia. “Prima dovevo concentrarmi per sapere cosa provava Tiara, invece ora che l’anello si è riattivato sento più di quanto avessi mai immaginato. La cosa strana è che questo coso sta iniziando ad essere un po’ tormentato.”. “Che vuoi dire?” chiese Guy serio. Jason scosse la testa, non sapendo come spiegarlo “Niente, probabilmente è solo il jet-lag... passare da essere umano a superman nel giro di due secondi è parecchio stressante.”. “Mi chiedo per quanto tempo ne avranno ancora Zachary e Tiara.” disse Guy sedendosi sugli scalini, mentre Jason si appoggiava a uno dei montanti che circondavano la veranda. “Già, anch’io.” roteò quasi gli occhi, ma ringraziò silenziosamente Guy per aver sviato il discorso dall’anello, poi fece un cenno verso l’albero “Credo di aver visto Falco Notturno laggiù pochi minuti fa, osservava la casa.”. Guy aggrottò la fronte nella direzione indicata da Jason, chiedendosi cosa facesse l’Indiano. Era stato sorpreso un paio di volte da Carley mentre cercava un incantesimo che avrebbe reso visibile Falco Notturno e lei gli aveva detto di lasciarlo in pace. Sembrava seria quindi Guy aveva lasciato perdere. Era contento di aver portato tutti i loro libri di incantesimi e le pergamene al cottage, era un ottimo modo per ammazzare il tempo e sovrastare il... rumore. “Non è proprio un tipo amichevole, vero?” chiese Jason. Guy scrollò le spalle “Non deve esserlo per forza, lui è fedele a Tiara.”. L’Indiano li superò ed entrò in casa. Il suo viaggio lungo la strada dello spirito lo portò in camera di Tiara... un posto in cui era stato diverse volte ma dove non si fermava mai a lungo. All’improvviso si trovò a guardare in silenzio i due che finivano di vestirsi. Zachary si avvicinò a Tiara che si stava infilando un paio di mutandine e le cinse le spalle con un braccio. “La parte peggiore della giornata è quando decidi di rivestirti.” la stuzzicò baciandole la spalla scoperta. Tiara ridacchiò e allungò la mano verso la gonna prima che Zachary le dicesse di non andare al lavoro. ‘Stanotte vedremo Craven da soli.’ le disse Falco Notturno. Tiara sussultò e si mise una mano sul cuore. “Non spaventarmi così.”. “Così come?” chiese Zachary confuso. “Non tu... Falco Notturno.” disse lei con un tenero sorriso, poi iniziò rapidamente a sistemarsi la gonna. Avere il busto scoperto era già abbastanza. “Chi, quel surreale indiano invisibile che non ha doti di socializzazione né personalità, e adora entrare nelle camere delle persone quando sono da sole?” chiese Zachary quando la temperatura nella stanza aumentò di parecchi gradi. Tiara si trattenne dal ridere e mentì “Non è così e lo sai.”. “No, non lo so.” ringhiò Zachary. “Per come la vedo io, in questo momento ci sta guardando e sta ascoltando ogni mia parola. Il fatto che ti osserva dal nulla è più che inquietante.”. Falco Notturno apparve all’improvviso a meno di un centimetro da Zachary, facendolo saltare per la sorpresa. Tiara non si preoccupò di trattenersi, stavolta, e iniziò a ridere mentre s’infilava il top. “Te la sei cercata.” riuscì a dire lei dopo essersi calmata. Zachary prese la giacca e se la infilò. “Sì, certo... allora, Tonto, dove andiamo stasera?” “Noi niente.” disse Falco Notturno con voce fredda. “Tiara e io incontreremo Craven da soli.”. “Perché da soli?” chiese lei mentre s’infilava le scarpe. “Vuole insegnarti qualcosa di nuovo.” rispose l’indiano e le afferrò il braccio. Tiara spalancò gli occhi e tutto ciò che rimase di lei fu il rumore echeggiante di un sussulto mentre scompariva. Non appena i due svanirono, Zachary si precipitò fuori dalla camera da letto e si diresse verso la porta d’ingresso, chiudendo la porta non proprio dolcemente. “Andiamo.” ringhiò, vedendo Guy e Jason in attesa. “E Tiara?” chiese Guy guardando dietro di sé. “Se n’è andata.” rispose Jason, e seguì Zachary fino alla macchina. L’altro lo fulminò con lo sguardo “Quel maledetto guardone indiano invisibile l’ha portata via per una lezione privata con Craven e non mi ha detto dove stavano andando. Quindi ho bisogno che tu usi quel dannato anello e scopri dove diavolo sono.”. Jason guardò Guy “Mi siedo dietro con te.”. Capitolo 4 La signora Tully entrò dalla porta principale del Moon Dance e si avvicinò subito ad Envy, che era seduta ad un tavolo al bar. Aggrottò la fronte notando Trevor e Devon in piedi ai lati opposti di quello stesso tavolo. “Allora.” disse, andando dritta al punto “Che ne dici di raccontarmi cos’è successo?” “Sto bene.” insistette Envy, agitando la mano con distacco “Penso di essermi stressata troppo o qualcosa del genere.”. “Capisco.” la signora Tully alzò un sopracciglio. “Immagino che svieni spesso, allora.”. Envy aggrottò la fronte, decidendo di non rispondere neanche. La verità era che non era mai svenuta prima d’ora. La signora Tully indicò la porta laterale “Al piano di sopra, adesso.”. Trevor si precipitò per aprire loro la porta e la tenne aperta lasciando entrare Devon prima di lui, poi ringhiò quando l’altro cercò di chiuderla dietro di sé. Afferrando la porta dalla presa di Devon, lo sorpassò sulle scale con un ghigno e aprì l’altra porta per Envy quando arrivarono alla camera da letto. Osservò la stanza e poi guardò Devon “Ti piace vivere da adolescente, eh?” Le labbra di Devon accennarono ad un sorriso mentre si guardavano a vicenda. Lui ed Envy avevano fatto l’amore solo un paio d’ore prima, proprio qui in quella stanza, e il loro odore era ancora forte... abbastanza perché Trevor potesse recepire il messaggio. Chad alzò gli occhi al cielo vedendo i due idioti e concentrò la propria attenzione su Envy. “Dimmi come ti sentivi prima di svenire, cara.” le chiese la signora Tully dopo averla fatta sedere sul letto. La ragazza sospirò “Mi sentivo un po’ stordita, era una sensazione di annebbiamento ma niente di serio.”. La signora Tully si accigliò “Lascialo decidere a me.” Si girò subito verso gli uomini addossati alla porta. “Fuori... avanti, su.”. “Chad può rimanere?” chiese piano Envy. La signora Tully guardò il giovane prima di annuire con la testa “Il fratello può restare, gli altri fuori.”. Devon e Trevor borbottarono in silenzio mentre lei li spingeva fuori e chiuse la porta. “Che diavolo le hai fatto?” chiese Trevor con un sibilo. “Non è mai svenuta da quando la conosco.”. Devon lo guardò storto “Se sapessi perché è svenuta non avrei accettato la tua decisione di chiamare la signora Tully.”. “Devi iniziare a prenderti più cura di lei.” ringhiò Trevor. “È umana e scommetto che la tratti come una mutante.”. Effettivamente Devon si sentiva un po’ in colpa perché Envy non dormiva abbastanza ultimamente, ma pensava che il problema fosse stato risolto la settimana scorsa. “Tu non eri qui.” dichiarò Devon. “Io sto con lei ogni giorno, quindi penso di saperne più di te sulla sua salute.”. “Io ho un lavoro...” urlò Trevor “... e cioè mantenere le strade sicure affinché le persone come Envy possano andare in giro senza preoccupazioni.”. “Ma certo.” mormorò Devon “È come dici tu, agente del governo.”. La porta della camera da letto si spalancò e la signora Tully uscì irritata, lanciando loro un’occhiataccia come solo una madre o una nonna sanno fare. “Se non state zitti vi spedisco di sotto per aspettare la mia diagnosi.” li minacciò, prima di sbattere di nuovo la porta. “D’accordo.” disse Trevor a bassa voce mentre si allontanava dalla porta. Devon lo guardò “Pensi che abbiamo esagerato?” “Penso che dovremmo stare zitti.” sussurrò Trevor. Devon annuì con la testa. In camera da letto Envy era pazientemente ferma mentre la signora Tully la esaminava con occhio esperto. Tuttavia si accigliò quando la vide portarsi una mano alla fronte. La signora Tully, alla fine, si sedette accanto a lei e pensò a come affrontare l’argomento. Aveva le idee chiare ma non era sicura di poter dire parlare in presenza Chad. Vedendo l’espressione preoccupata sul suo viso, Envy andò in apprensione. “C’è qualche problema?” “Non lo definirei un problema.” iniziò la signora Tully “Ma non sono sicura che questo sia l’ambiente adatto per parlarti dei miei sospetti.”. Envy sorrise “Qualunque cosa sia può dirlo davanti a Chad.”. La signora Tully sospirò, voleva bene a Trevor come a suo nipote e sapeva che lui aveva reclamato Envy come compagna prima che lei decidesse di stare con Devon. Adesso la questione era: quale dei due uomini era la causa dello svenimento di Envy? “Sei sicura di volere che tuo fratello rimanga?” chiese di nuovo. Chad si appoggiò allo schienale della sedia su cui era seduto e incrociò le braccia al petto “Io voglio sapere, signora Tully. A questo punto non me ne andrei neanche se provasse a costringermi. È mia sorella.”. “Bene, ricordate che ci sono due uomini proprio fuori la porta che vi sentiranno se alzerete la voce.” Diede il severo avvertimento prima di indicare verso Chad. “Non voglio sentire una parola da te, capito?” “Sì, signora.” disse Chad, sentendosi improvvisamente come quando aveva dodici anni ed era nell’ufficio del preside. “Sei chiaramente incinta.” disse a bruciapelo la signora Tully con voce bassa, poi fece di nuovo un cenno verso Chad quando lui aprì la bocca e saltò dalla sedia come una molla. Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/amy-blankenship/ombra-di-morte/?lfrom=334617187) на ЛитРес. Безопасно оплатить книгу можно банковской картой Visa, MasterCard, Maestro, со счета мобильного телефона, с платежного терминала, в салоне МТС или Связной, через PayPal, WebMoney, Яндекс.Деньги, QIWI Кошелек, бонусными картами или другим удобным Вам способом.
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