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Fiamme Oscure Amy Blankenship Legami Di Sangue #6 Proprio mentre la guerra tra vampiri si trasforma in una guerra tra demoni a tutti gli effetti, Zachary si ritrova ad occuparsi di una bella negromante che è legata ad un momento buio del suo passato. Aveva visto la madre di lei oltrepassare la linea sottile e finire dritta tra le braccia di un demone. Era compito suo assicurarsi che Tiara non scegliesse lo stesso sentiero lascivo... a meno che non scegliesse lui. Con i demoni che incombevano, l’ultima cosa che si aspettava era che Tiara fosse una di loro. Quando gli animi si scaldano e i segreti vengono tenuti nascosti, la gelosia diventa un gioco pericoloso. Qualcuno deve pur averla avvertita che, quando si gioca con il fuoco, c’è il rischio di bruciarsi. Proprio mentre la guerra tra vampiri si trasforma in una guerra tra demoni a tutti gli effetti, Zachary si ritrova ad occuparsi di una bella negromante che è legata ad un momento buio del suo passato. Aveva visto la madre di lei oltrepassare la linea sottile e finire dritta tra le braccia di un demone. Era compito suo assicurarsi che Tiara non scegliesse lo stesso sentiero lascivo... a meno che non scegliesse lui. Con i demoni che incombevano, l’ultima cosa che si aspettava era che Tiara fosse attratta da loro. Mentre gli animi si scaldano e i segreti vengono tenuti nascosti, la gelosia diventa un gioco pericoloso. Qualcuno deve pur averla avvertita che, quando si gioca con il fuoco, c’è il rischio di bruciarsi. Table of Contents Capitolo 1 (#ulink_a62246a9-74a2-5fcb-b400-d6e585217719) Capitolo 2 (#ulink_95101cc7-a151-5144-b479-c87f7c16b558) Capitolo 3 (#ulink_2644b71a-d770-57df-9b17-ce7e11a09cff) Capitolo 4 (#ulink_ec6cd79c-60e7-5f84-a040-aa10a241ab56) Capitolo 5 (#ulink_399d4574-45c9-5bc9-80f3-be7dfb0375af) Capitolo 6 (#litres_trial_promo) Capitolo 7 (#litres_trial_promo) Capitolo 8 (#litres_trial_promo) Capitolo 9 (#litres_trial_promo) Capitolo 10 (#litres_trial_promo) Capitolo 11 (#litres_trial_promo) Capitolo 12 (#litres_trial_promo) Capitolo 13 (#litres_trial_promo) Capitolo 14 (#litres_trial_promo) Capitolo 15 (#litres_trial_promo) Capitolo 16 (#litres_trial_promo) Capitolo 17 (#litres_trial_promo) Capitolo 18 (#litres_trial_promo) Capitolo 19 (#litres_trial_promo) Capitolo 20 (#litres_trial_promo) Capitolo 21 (#litres_trial_promo) “Fiamme Oscure” Serie “Legami di Sangue” - Volume 6 Author: Amy Blankenship & RK Melton Translated by Ilaria Fortuna Copyright © 2012 Amy Blankenship Seconda Edizione Pubblicata da TekTime Italian Edition Published by TekTime Tutti i diritti riservati. Capitolo 1 Damon attraversò a grandi passi la porta del suo attico e mise Alicia in piedi. Era rimasto in silenzio da quando avevano lasciato il Night Light, non fidandosi molto della propria voce e delle proprie emozioni. Il silenzio tra loro era assordante ma Alicia non aveva il coraggio di romperlo. Quando sentì la sua mano sulla schiena spingerla verso il soggiorno, ebbe la prova di quanto fosse arrabbiato. Girandosi velocemente per non perderlo di vista, lo guardò in silenzio mentre lui si tolse la giacca e la gettò dall’altra parte della stanza. La giacca atterrò sulla spalliera del divano ma Damon se n’era già dimenticato, decidendo invece di braccare quel genio della fuga della sua compagna. “Damon, aspetta.” Alicia sentì il bisogno di supplicarlo mentre indietreggiava. “Aspettare cosa?” chiese Damon inclinando leggermente la testa. La seguiva lentamente con un’andatura tranquilla all’apparenza. “Aspettare di vederti sparire appena mi giro? Non hai idea di cosa si nasconde nel buio là fuori. Non è sicuro.”. “Ho vissuto là fuori per tutta la vita. Non sono più indifesa... te ne sei accorto quando mi hai portato a stare dalla tua parte.”. Alicia lo guardava duramente ma continuava ad indietreggiare, la fiducia in se stessa perdeva colpi percependo la sua rabbia. “Non stavo scappando via da te.” Lei deglutì quando lui iniziò a sbottonarsi velocemente la camicia. Gli occhi di Damon si socchiusero, osservandola mentre sgattaiolava dietro il divano... come se metterlo tra loro l’avrebbe fermato. “Dove ho già visto questa scena?” chiese lui curvando le labbra. Alicia sbiancò per il sorriso spaventoso che le aveva rivolto. “Io ti avevo chiesto di portarmi da lui.” sottolineò lei. “E io ricordo chiaramente di averti detto di no, era ancora presto.” I muscoli delle mascelle di Damon scattarono quando in un flashback ricordò di averla trovata abbracciata a Micah. Il modo in cui si erano scostati l’uno dall’altra era esattamente il motivo per cui non la voleva intorno al puma. “Micah era preoccupato... mi vuole bene, Damon.” Alicia provò con un approccio tranquillo, visto che lui non aveva oltrepassato il divano... per ora. Rimase stupita quando lui le fu accanto all’improvviso... dietro il divano, toccandole dolcemente la guancia con il palmo. “Pensi che questo sia il momento giusto per sbattermelo in faccia?” le chiese Damon con tono apparentemente calmo. Le labbra di Alicia si aprirono per ribattere, ma lui sparì all’improvviso. Lei si girò quando sentì la porta del frigo chiudersi e vide Damon versare del sangue in un bicchiere. Lei si accigliò, sapendo che lui non era ferito... allora perché stava bevendo quel sangue? Facendo dei passi incerti verso di lui, ma non abbastanza coraggiosi da entrare in cucina, gli chiese “Perché lo stai bevendo?” Entrambi sussultarono quando il bicchiere gli si frantumò in mano. Damon chiuse gli occhi per un attimo e poi li riaprì di colpo. “Sono arrabbiato, come avrai notato, quindi speravo che questo mi desse la forza per calmarmi.” Alzò un sopracciglio quando Alicia ricorse alla velocità che lui le aveva donato per sgattaiolare davanti al frigo. Dopo pochi secondi mise un bicchiere pieno di sangue nel microonde. Alicia sentì un brivido quando si voltò e Damon la bloccò contro il bancone. Non disse nulla... ... la teneva semplicemente bloccata lì mentre chinava la testa sul suo collo... senza toccarla. “Che stai facendo?” sussurrò lei con voce roca. “Mi metto alla prova.” rispose Damon mentre inspirava. “E come?” Lei piegò la testa all’indietro per il calore che lui le stava provocando. Damon si spinse indietro per guardarla e rispose “Sto vedendo se riesco a rimanere lucido con te che hai l’odore di un altro uomo.” Lui afferrò rapidamente la mano di lei diretta al suo viso e la strinse. “Io non lo farei, se fossi in te.” la avvertì. Le lasciò il polso quando il microonde emise un segnale acustico. Alicia si allontanò per fargli prendere il bicchiere. Borbottò “È mio fratello... non conta.” “Potrebbe non contare se non gli avessi detto che non siete davvero fratelli.” Anche questo bicchiere si frantumò nella sua mano. “Dannazione, mi arrendo!” Damon ringhiò agitato, guardando il liquido rosso cremisi sul pavimento. Stringendo i pugni passò accanto a lei, diretto in soggiorno. Alicia si strofinò una tempia realizzando il perché, almeno secondo la sua mente gelosa, lui credeva di avere il diritto ad essere furioso. Lei non sapeva che lui stesse ascoltando quando aveva detto a Micah che non erano fratelli. Stava cercando di far sentire meglio Micah... non di provocare il rancore di Damon per tutta la vita. Girandosi, lo vide in piedi davanti alle grandi finestre. Damon la vide arrivare nel riflesso del vetro. Non poté trattenere il lieve sorriso che gli incurvò le labbra quando lei lo abbracciò da dietro. Era così piccola da essere completamente nascosta ai suoi occhi. Prendendola per un polso, la tirò finché non fu davanti a lui, con la schiena premuta contro il proprio petto. “Quando hai saputo che non siete fratelli?” le chiese, incrociando il suo sguardo nel riflesso. “Solo un paio d’ore prima che lo dicessi a Micah.” Lei si piegò all’indietro, nella sicurezza che le sue braccia le offrivano. “Stasera ne abbiamo parlato.” Sentì quelle braccia stringersi e aggiunse rapidamente “Noi tre siamo gli unici a saperlo... oltre alla signora Tully. Abbiamo deciso di non dirlo a nessuno.”. “Scelta saggia.” dichiarò Damon. Alicia si morse il labbro inferiore, domandandosi come parlare a Damon in modo che capisse. “Io gli voglio bene, lo sai. È mio fratello maggiore e siamo sempre stati vicini. Devi permettermi di vederlo.”. “Adesso?” chiese Damon con curiosità. Alicia scosse la testa, poi si girò tra le sue braccia per guardarlo. “Ascoltami.” e gli sorrise dolcemente. “Quando ero piccola, Micah si è guadagnato il primo posto nella mia lista degli eroi perché non era d’accordo con il resto della famiglia quando mi hanno tenuta nascosta dal mondo. Veniva sempre a scuola e mi portava via da quella prigione...a volte per settimane. Mi ha concesso la libertà che desideravo.”. Damon non si fidava abbastanza di se stesso per dire qualcosa, ma il solo abbracciarla e il vedere l’amore che le brillava negli occhi ametista stavano placando la sua rabbia. “Ed è un uomo molto intelligente. Mi ha detto che un giorno avrei trovato qualcuno che mi avrebbe mostrato il vero amore.”. Alicia allungò una mano e sfiorò la guancia di Damon. “Aveva ragione... non credi? Non mi terrai rinchiusa, vero?” Damon la strinse più forte a sé, avvolgendola nelle catene d’acciaio delle proprie braccia. Guardò fuori dalla finestra, che si affacciava su quello che si stava trasformando rapidamente in un luogo pericoloso. Prima usava quell’attico per nascondersi da Michael... adesso lo stava usando per nascondere Alicia da tutto ciò che poteva farle del male. La verità era che... dopo quanto era successo la notte scorsa, quel posto non era più sicuro per nascondere qualcosa di così prezioso. Avrebbe dovuto trovare un posto tutto per loro, per poterlo difendere dai demoni. E poi... non vedeva l’ora di combattere di nuovo con Michael. “Quindi, per essere il tuo eroe, devo lasciarti libera in una città instabile e piena di demoni? Non è il caso.” disse Damon. “Se non sarò costretta a sgattaiolare via, allora saprai sempre dove sono.” rispose Alicia, poi trattenne il respiro per un attimo prima di continuare “Non voglio odiare niente di te... io ti amo.”. Damon sospirò piano “Anch’io ti amo... per questo ti darò la tua libertà, ma solo a determinate condizioni.”. “E quali sarebbero?” chiese lei scettica. Damon sorrise “Ti insegnerò come proteggerti quando non ci sarò io a farlo.”. “Lezioni di combattimento?” Alicia non poté trattenere l’emozione. “Ci sto.”. “E fai bene, perché sei proprio una schiappa nel combattimento.” Quando lei cercò di colpirlo, Damon le bloccò le braccia e le mise lo sgambetto. Abbassandola a terra, si sentì eccitato mentre si chinava su di lei. “Questo è quanto.” disse lui fissandola negli occhi. Alicia ringhiò, stringendo i denti in segno di sfida. “E non ci saranno più segreti tra di noi.” concluse Damon con uno sguardo serio. Il ringhio di Alicia si interruppe e lei gli rivolse un sorriso invitante, muovendosi sotto di lui. “Ti voglio.” La sua voce era pura seduzione. Aspettò che lui allentasse la presa ed iniziasse ad abbassare le labbra sulle sue. All’istante, Alicia rotolò, portandolo con sé. Piombò duramente sul suo basso ventre con un sorriso mentre lo guardava. “Questo è quanto.” lo prese in giro e si mosse di nuovo sensualmente. “Tu credi?” Damon si sollevò dal pavimento e la bloccò al muro prima che lei se ne rendesse conto. Portò una gamba tra le sue, sollevandola in modo da tenerla a cavalcioni sulla propria coscia. Avvicinandosi al suo orecchio, succhiò il suo delicato lobo tra le labbra e sussurrò “Questo è un gioco che si fa in due.”. Alicia si sentì sciogliere e si dimenò contro la sua coscia, desiderando altro. “Mi piace il tuo metodo di insegnamento.”. Damon ringhiò per l’inebriante sensualità di quelle parole ed affondò le labbra sulle sue in un improvviso impeto di desiderio. Le avrebbe dato quello di cui aveva bisogno... ma la libertà non era sulla lista. Dopo aver visto solo una parte di ciò che era uscito da quella crepa, avrebbe seguito ogni sua mossa, anche se lei non lo sapeva. Se prima lei pensava che fosse protettivo... adesso non ne aveva neanche idea. Quello che Damon le teneva nascosto era la propria paura... la paura che se l’avesse persa di vista non l’avrebbe più trovata, viva o morta. Aveva provato il dolore di perdere una donna a lui cara, in passato, a causa della stupidità sua e di Michael. Ora la differenza era che per Damon Alicia era più che cara... lui la amava oltre la ragione. Terminando il bacio, sorrise e la fermò quando lei cercò di raggiungerlo. Lui si diresse con passo deciso verso la camera da letto, ma perse il ritmo quando i denti di Alicia gli circondarono il capezzolo destro, seguiti da un movimento della sua lingua calda. La sua delicata mano gli scorreva sulla pelle scoperta in una dolce carezza, tentandolo ad andare oltre. Vedendo che era totalmente distratto, Alicia scivolò rapidamente dalle sue braccia, lasciando quattro superficiali segni di artigli sul suo petto. Non erano abbastanza da fargli male, ma erano di certo sufficienti a darle esattamente quello che voleva... se l’avesse presa. Damon rimase stupito quando Alicia svanì all’improvviso dalla sua vista, e sentì la porta della camera da letto chiudersi con un rumore sordo. Alzò un sopracciglio e si guardò il petto, vedendo i piccoli segni di artiglio guarire e scomparire. Guardando la porta della camera da letto strinse gli occhi, augurandosi che lei avesse intenzione di usare quella tattica di combattimento sessuale soltanto con lui... non con il nemico. Alicia aveva chiuso la porta a chiave e indietreggiò, in attesa che Damon vi si schiantasse. “Ciao tesoro, ti sono mancato?” le sussurrò Damon all’orecchio. Alicia gridò sorpresa e lo aggirò, allontanandosi di alcuni passi. Si fissarono a vicenda per un attimo prima che Alicia fuggisse verso il balcone. Damon sorrise e la raggiunse con facilità, avvolgendole le braccia intorno alla vita proprio quando la sua mano toccò la maniglia. Lei lottava e si dimenava contro di lui nell’incerto tentativo di scappare, e Damon si sentì eccitato prima del previsto. Alla sua piccola streghetta piaceva essere inseguita e dominata con passione, e lui l’avrebbe accontentata. La tirò contro il proprio petto e sorrise per il suo sussulto quando la propria mano le afferrò uno dei suoi seni. “È stato un bel modo di distrarmi.” affermò Damon mentre le strofinava il naso sul collo. Morse gentilmente il punto che aveva appena strofinato e le strinse piano il seno quando lei gli poggiò la testa sulla spalla e gemette. “Ma farai meglio ad usare quel trucchetto soltanto con me.” Alicia non poté fare a meno di ridacchiare, con il fiato rotto. “Sono d’accordo. Non credo che i capezzoli di un demone abbiano un buon sapore come i tuoi.”. Damon ringhiò e le afferrò l’orlo della maglietta, sfilandogliela da sopra la testa con un movimento fluido. L’ironia di Alicia andò a farsi benedire quando le mani di Damon scivolarono sulla sua maglietta e la sfilarono da sopra la testa. Sussultò quando esse tornarono sui suoi seni, strofinando il pizzo sui suoi capezzoli già turgidi, e lei inarcò la schiena per rafforzare il contatto. Volendo sentire le sue mani direttamente sulla pelle, fece per sganciare la chiusura anteriore del reggiseno. Damon le afferrò le mani per i polsi e se le avvolse attorno al collo. “Non muovere le mani.” le ordinò con un severo sussurro. Alicia sussultò di nuovo quando il calore delle sue mani tornò sul seno prima di scendere lentamente verso l’ombelico. Gemette quando lui le sollevò una gamba con una mano, mentre l’altra strofinava delicatamente contro il cavallo dei suoi jeans. La stava toccando appena, ma quella sensazione accennata fu abbastanza da farla arrivare all’istante. I fianchi di lei si muovevano al ritmo della sua mano, implorandolo fisicamente per avere maggiore pressione. Damon le rilasciò bruscamente la gamba e aprì la chiusura anteriore del reggiseno, sfilandolo rapidamente e gettandolo dietro di sé. Le mani di Alicia si unirono alle sue nel togliere i jeans, che furono presto abbandonati da qualche parte sul pavimento. Non ci volle molto prima che nulla più li separasse e Alicia godette della sensazione della sua pelle sulla propria. Rimase stupita quando le porte del balcone si aprirono all’improvviso e si ritrovò fuori, all’aria fresca della notte. “Damon, che fai?” gli chiese. “Non volevi uscire?” le chiese piano, poi la sollevò, facendola sedere sulla spessa ringhiera di fronte a lui. Alicia gli afferrò stretto un polso quando sentì la brezza sfiorarle i capezzoli con una carezza tentatrice. “E se ci vedono?” chiese lei, guardandosi intorno tra gli edifici e sentendosi allo scoperto. “Allora avranno un binocolo molto costoso e quindi meritano di guardare.” rispose Damon con un sorriso e scrutò il suo corpo con lo sguardo. Aprendo la mano in modo da afferrare lui il suo polso, le prese l’altro così non avrebbe avuto paura di cadere. “Diamogli un bello spettacolo.” Chinandosi, Damon le succhiò un capezzolo e la spinse indietro. Fu ricompensato quando lei gli avvolse le gambe attorno alla vita per non cadere. Anche se la sua mente razionale sapeva che lui non l’avrebbe mai fatta cadere, era naturale avere paura. Damon baciava lentamente il suo corpo, posando l’attenzione sui suoi punti preferiti prima di scendere più in basso. Abbassò le spalle tra le sue gambe e fissò affamato il dono che gli si era presentato. Quando premette le labbra sulla sua calda umidità, fu ricompensato con un gemito di piacere. Alicia piegò la testa all’indietro e gridò al primo tocco della sua lingua. Si inarcò all’indietro, senza preoccuparsi di essere sospesa sulle strade della città sottostante, e aprì di più le gambe per consentire a Damon un migliore accesso. Il suo ringhio di approvazione fu più che sufficiente a farla quasi arrivare. Una forte raffica di vento li investì, facendole volare i capelli attorno alla testa e stimolando il suo cuoio capelluto. Era spaventoso, eccitante, e il pensiero di essere visti da qualcuno iniziava ad assumere una luce diversa... eccitandola oltre ogni situazione che avesse mai vissuto. ***** Angelica e Zachary entrarono nel castello, totalmente esausti. Ren aveva detto loro di andare a casa e riposarsi. Il PIT avrebbe effettuato dei turni per eliminare i demoni sfuggiti, in modo che nessuno si sarebbe stancato troppo. Nessuno di loro voleva andarsene, ma sapevano che Ren aveva ragione... il loro non era il tipo di lavoro in cui battere la fiacca. Non si rischiava il posto... ma la vita. “Casa dolce casa.” Angelica sbadigliò. I membri del PIT che erano tornati con loro concordarono con Angelica e si diressero in aree diverse del castello per riposare o mangiare qualcosa. Angelica decise di tornare al laboratorio per controllare Jason, dato che lo aveva lasciato lì incosciente. Sorrise notando che qualcuno lo aveva sistemato sul divano. “Probabilmente dormirà per un po’.” le disse Zachary. Lei passò le dita tra i morbidi capelli biondi di Jason come si farebbe con un bambino. Salvare persone come lui era il motivo per cui aveva iniziato a combattere i demoni. Avrebbe solo voluto che lui fosse rimasto innocente, invece di scoprire che i mostri sotto il letto erano reali. Lei aveva scoperto che erano reali da bambina. A suo parere... scoprirlo era terribile. Le sue labbra si curvarono in un sorriso compiaciuto, ricordando la morte del demone che aveva marchiato Jason a morte. Doveva ammettere che Syn si stava rivelando utile... peccato che fosse pazzo. “Vai a dormire.” disse piano Zachary. “Ci aspetta un sacco di lavoro e dobbiamo essere tutti in forma.” Angelica annuì e sgattaiolò nella sua camera da letto lungo il corridoio. Girandosi in direzione dell’enorme letto, e guardandosi, concluse che le serviva una doccia per togliersi di dosso la puzza di demoni. Andando in silenzio nel suo bagno privato, aprì l’acqua calda e si spogliò prima di guardarsi allo specchio per controllare le ferite. Non trovarne nessuna dopo tutti i combattimenti nelle ultime due ore fu un po’ sorprendente. Ancora una volta l’immagine dell’uomo che l’aveva seguita tutta la sera la assalì... Syn. Ogni volta che un demone stava per sferrare un colpo... lui interveniva. Ciò che la turbava di più era che quando non lo vedeva... finiva per cercarlo. Girandosi, entrò sotto il getto caldo e cercò di cancellare dalla mente l’uomo che aveva deciso di farle da scudo contro i demoni. Aveva imparato da parecchio tempo a contare solo su se stessa per non rimanere delusa. Non avrebbe cambiato idea adesso. Si strofinò il corpo fin quando la pelle non fu rosa, poi passò ai capelli. Angelica non riuscì a trattenere un gemito mentre le unghie graffiavano delicatamente il cuoio capelluto, e chiuse gli occhi in estasi. Se avesse prestato attenzione, avrebbe notato l’ombra della figura scura che stava dall’altro lato della doccia appannata. Syn era completamente immobile nel bagno pieno di vapore, guardando Angelica fare una cosa così semplice e provando piacere. Si ricordò dei tempi in cui lui le lavava i capelli e lei apprezzava il suo tocco. Poggiò una mano sul vetro che li separava quando sentì crescere dentro di sé il desiderio di toccarla. Per un dio del sole, il concetto di tempo non aveva lo stesso significato che aveva per gli esseri umani; di solito erano pazienti... ma anche gli dei avevano le proprie debolezze. La sua era a distanza ravvicinata, e completamente nuda. Angelica sentì un improvviso calore tra le gambe e chiuse gli occhi, apprezzando la familiare, seppur rara, sensazione. Insaponando di nuovo la spugna, se la passò di nuovo sul seno e lo sentì inturgidirsi sotto il proprio tocco. Lasciando cadere la spugna nella doccia, si insaponò per bene le mani e se le passò sul seno. Lasciando scivolare le dita attorno ai capezzoli una alla volta per una sensazione più piacevole, le sue labbra si aprirono e il suo respiro accelerò. Syn vide una delle sue mani scendere dal petto fino alle cosce per tentare di alleviare il calore che lui le aveva provocato. Il suo sguardo salì lentamente fin dove lei si stava mordendo il labbro inferiore per non gridare, ed inspirò profondamente. Syn mosse piano la mano sul vetro e sogghignò quando la mano che lei aveva tra le gambe imitò i movimenti della sua sul vetro. Angelica si appoggiò al vetro della doccia quando le dita trovarono il suo punto preferito e si mossero con movimenti circolari. Non era la prima volta che lo faceva, ed era passato un po’, ma probabilmente non si era mai sentita meglio di così. Fantasticò ancora una volta sul trovare qualcuno con cui farlo e l’immagine di Syn le balenò nella mente. La visione dei suoi occhi scuri e dei suoi lunghi capelli neri fece scattare la molla nel suo basso ventre, e lei aprì la bocca in un grido silenzioso quando raggiunse l’orgasmo. Le ci volle tutta la forza di volontà per restare in piedi quando sentì il liquido caldo scorrerle sulle dita, ed il suo corpo si contrasse sensualmente con tante scosse. Dopo alcuni minuti, Angelica chiuse l’acqua e Syn svanì nel momento in cui lei aprì la porta della doccia. Afferrando l’asciugamano, lei vi si avvolse e poi si guardò allo specchio. Non fu il suo corpo ad attirare la sua attenzione, ma l’impronta sul vetro appannato dietro di lei. Girandosi, si accigliò e allungò una mano per poggiarla sull’impronta. Si accigliò ancora di più vedendo quanto fosse grande rispetto alla sua mano. Questo posto era a prova di demoni... o almeno così aveva garantito Storm. Dunque il suo guardone stava dalla parte dei buoni? Allontanandosi dalla doccia, decise di preoccuparsene più tardi. Anche se si sentiva molto meglio, soltanto il sonno poteva ricaricare completamente le sue batterie. Dopo aver asciugato e spazzolato i capelli, tornò in camera da letto e tirò fuori dall’armadio la sua maglietta nera larga, sorridendo per il nome del suo gruppo rock preferito sul davanti. Andare a quel concerto rock era stata una delle poche cose normali che aveva fatto da adolescente e adorava quel ricordo. Se la infilò e si diresse lentamente verso il letto, sorridendo mentre tirava indietro le coperte, e spense la lampada. Accendendo il suo i-Pod, abbassò il volume, lasciando che la canzone ‘Evil Angel’ riempisse il silenzio. Accoccolandosi sul morbido materasso, chiuse gli occhi e si lasciò cullare. Syn uscì dalle ombre della stanza e si avvicinò al letto quando sentì la canzone. Lei aveva capito che era lì e si fidava abbastanza da non fare nulla in proposito. Questo era un altro segno che la sua vera anima si stava risvegliando. Aveva sentito la sua dichiarazione “Casa dolce casa.”... ricalcando quasi esattamente tutti i pensieri di Damon. A Damon serviva una casa per la sua nuova compagna, e Angelica avrebbe avuto bisogno della stessa cosa quando lui l’avrebbe finalmente reclamata. Kane e Tabatha... anche loro, stessa situazione... le donne dovevano essere protette e amate al di sopra di tutti. ‘Damon.’ Syn lo chiamò mentalmente mentre si allontanava dal letto e si avvicinò alla finestra. ‘È ora di trovare una nuova tenuta di famiglia... ci stiamo allargando.’ Sentì Damon rifletterci su attraverso il loro legame mentale, prima di sentirlo prendere una decisione. ‘Ho in mente il posto perfetto.’ rispose Damon, stringendo Alicia. ‘Ci farò un salto domani.’ Il corpo di Syn sembrò dissolversi alla tenue brezza che entrò dalla finestra, per poi riapparire sul tetto. Camminava lungo il parapetto che circondava il cortile interno del castello, fermandosi di tanto in tanto per guardare il cielo o l’oceano in lontananza. Sentendo una vecchia e familiare presenza dietro di sé, Syn girò la testa per guardarsi indietro. “Non ci vediamo da parecchio.” disse piano Storm. “Sono contento che tu abbia trovato la tua anima gemella.” Sapeva che Syn sarebbe venuto da lei, ecco perché l’aveva fatta proteggere da Zachary per tutto questo tempo. L’angolo delle labbra di Syn si curvò leggermente verso l’alto. “Vedo che hai nuove reclute per il tuo esercito... piuttosto giovani, non trovi?” Storm scrollò le spalle “Non più giovani dei tuoi figli quando donasti loro l’eternità.” “Cosa vuoi, viaggiatore nel tempo?” Il suo tono era un avvertimento per il proprio umore. “Tu c’eri. Hai visto cosa è uscito dalla crepa.” dichiarò Storm. Syn lo guardò impassibile “Non mi interessano le tue guerre.”. Storm conosceva la verità dietro quelle parole. Aveva sentito la verità proprio dalle labbra di Syn... anche se nella linea temporale del dio del sole non era ancora accaduto. Un giorno Syn gli avrebbe detto che l’ultima volta che era stato in guerra con qualcuno... aveva distrutto il suo stesso pianeta. L’unica ragione per cui Syn aveva condiviso questo segreto con lui era perché anche lui era un dio. Ma per ora... questo gli faceva comprendere meglio Syn. “Angelica vuole proteggere gli umani perché è stata allevata come una di loro... tante volte, anche se non ricorda le sue vite passate. Anche i tuoi figli sono molto protettivi con gli innocenti... e so che lo sei anche tu.” disse Storm con calma. Il fatto che Syn non fosse svanito significava che aveva accettato di ascoltarlo. Syn non smentì il viaggiatore del tempo né gli chiese come aveva ottenuto quelle informazioni. Un viaggiatore del tempo era capace di prevedere tutto, se voleva. Se Storm era preoccupato per il futuro, allora c’era un motivo. “Qual è la tua profezia?” “Gli umani cercano sempre il Giardino dell’Eden, ma sono talmente vanitosi da non rendersi conto di esserci già dentro. È sempre toccato a noi, i guardiani, scacciare i serpenti. Gli umani non hanno la forza di proteggersi. Se non li aiutiamo, i demoni trasformeranno questo posto in una città di sangue.”. “E non finirà qui.” concluse Syn con un tenue sussurro. Storm si asciugò il sangue che ora gli stava colando dagli occhi come lacrime. L’unico motivo per cui la sua testa non era esplosa era perché stava parlando con un altro dio, che non avrebbe rivelato i suoi segreti. “Alcuni demoni usciti da quella frattura tra le dimensioni quasi distrussero questo mondo durante i secoli bui... avevamo quasi perso.” Storm lasciò che il peso di tale affermazione aleggiasse tra di loro. “Ricordo.” disse Syn. “Allora ricordi anche quelli che sono scesi sottoterra di loro spontanea volontà, per proteggere la barriera ed impedire ai demoni di tornare.” gli ricordò Storm. Syn annuì “I fratelli... come dimenticarli.” “Adesso sono tornati in questo mondo, dando la caccia ai demoni in fuga. Ancora una volta i fratelli hanno fatto voto di aiutare a liberare questo mondo dalla minaccia dei demoni. Io e te siamo forse le uniche creature rimaste in questo mondo a poter dire onestamente che il nostro potere è quasi uguale al loro. Negheresti di aver messo da parte il tuo potere per ragioni egoistiche?” “Potrei prendere la mia famiglia e lasciare questo posto alla tua guerra.” lo ammonì Syn. “E io posso darti un motivo per restare.” ribatté Storm. “Hai tre figli con te... ma ne hai persi molti nella linea temporale. Io posso ritrovare i tuoi figli scomparsi.”. Syn girò la testa per guardare il viaggiatore del tempo, ma vedendo il sangue provocatogli da questa conversazione, distolse lo sguardo. “Riprendi le tue forze... poi ritroveremo i miei figli.” Storm sorrise mentre lui scomparve dal tetto. ***** Ren entrò nel suo ufficio e si sedette di peso alla scrivania. Era stata una notte lunga e, solo perché il sole sarebbe sorto tra pochi minuti, non significava che fosse finita. Adesso c’era un altro tipo di oscurità. Si era ripromesso di lavorare da solo... di non badare agli altri membri del PIT. Ma, nel guardare gli altri combattere proprio accanto a lui, era riuscito a percepire chi era stanco e chi aveva la forza di restare e combattere ancora. Nessuno fece domande quando lui iniziò a rimandare alcuni di loro al castello... qualcuno gliene sembrò addirittura grato. Aveva mandato Hunter a riposare un po’ quando era stato ferito. L’indiano era testardo e non aveva detto a nessuno della sua ferita, ma Ren sentiva l’odore del sangue. Trevor era stanco morto. Gli spettri tendono a prosciugare la forza vitale per un po’. Fortunatamente erano arrivati i rinforzi all’ultimo minuto e Ren si congedò, sentendo il bisogno di liberare la mente dalla furia della battaglia... poteva sentire le emozioni di tutti, compresa la sete di sangue dei demoni. Adesso che era tra le mura del castello, si concentrò sui poteri che lo circondavano e sorrise. Qualcuno di loro aveva il potere di bloccare le emozioni. Se fosse riuscito a capire chi era, gli avrebbe stretto la mano. Ciò lo portò anche ad un’altra conclusione... non tutti al castello erano registrati nel PIT. Ma non lo era neanche lui, quindi nessun problema. Guardando verso l’alto soffitto, sentì cinque diverse forze vitali al terzo piano. Si chiese chi potesse esserci lì, visto che Storm gli aveva detto che quel piano era chiuso a chiave e off limits. Ren aveva addirittura guardato la piantina del castello per vedere se ci fosse una porta nascosta, ma non trovò nulla. Non avrebbe perso tempo ad aprire ogni singolo libro dalla libreria o a bussare su ogni parete per trovarla. Le porte nascoste restavano nascoste per una ragione. Se chiunque fosse lì voleva essere lasciato solo, Ren avrebbe rispettato quel desiderio. L’aria nella stanza si mosse e Ren vide Storm ora seduto all’estremità della scrivania. Fissò il viaggiatore del tempo quando vide il sangue dal naso che Storm stava cercando di fermare. “Riveli ancora segreti, eh?” gli chiese Ren con un leggero ringhio nella voce. Storm ignorò lo sguardo e la domanda, restando semplicemente seduto lì finché il sangue finalmente si fermò. Gettando il fazzoletto nel cestino, fissò Ren con un’espressione consapevole sul viso, poi alzò lo sguardo pensieroso verso il soffitto. “Ti stai chiedendo come sono saliti lì, vero?” sogghignò. “Loro non usano la porta d’ingresso per entrare e uscire... trovano le finestre più adatte a loro.”. “Chiunque essi siano, sembri felice di averli qui.” Ren alzò un sopracciglio con curiosità. L’espressione di Storm tornò seria. “Non sottovalutarli... hanno le loro ragioni per essere quello che sono. Se vorranno interagire con le squadre del PIT, lo faranno.”. “Ma non fanno parte di nessuna squadra.” Ren voleva una spiegazione. Storm scosse la testa “No, infatti.”. “D’accordo, allora.” Ren scrollò le spalle. “Chi sono?” “La leggenda vuole che siano i primi guardiani dei sigilli tra i mondi. Fino alla scorsa notte erano nel regno dei demoni, per evitare che il sigillo dal loro lato fosse infranto.”. Ren annuì e si appoggiò alla sua poltrona decidendo di fermarsi con le domande, visto che di recente Storm aveva già spezzato il suo voto di silenzio. Gli occhi iniziavano a bruciargli per la mancanza di sonno, ma sapeva che non sarebbe riuscito a riposare per un po’. Capitolo 2 Zachary si appoggiò alla balaustra in cima alle scale, guardando giù al piano terra. Rimase immobile quando notò uno dei più giovani e recenti membri del PIT... Tiara. Era sempre stata un membro non ufficiale del PIT, anche se da bambina non aveva alcun potere e non aveva mai ricevuto un incarico. A causa delle abilità di negromante di sua madre, Tiara era andata in giro con il PIT per tutta la sua vita. Qualcuno gli aveva detto che lei era un po’ come con una figlia di militari... ma più protetta. Mentre i genitori erano in guerra, il bambino veniva portato in un luogo sicuro... di solito era una camera d’albergo sorvegliata dalla CIA. C’era qualcosa di particolare nell’essere diversi... a volte è l’ultimo della tua razza a renderti la vita più difficile che mai. Ciò influiva sui loro istinti più forti... ... cioè sopravvivere e proteggere i loro figli. Tutti i membri del PIT avevano dei nemici... era uno dei lati negativi dell’essere un assassino di demoni addestrato. Quegli stessi nemici avevano imparato molto tempo prima che il modo più veloce per ottenere l’attenzione di un rivale era quello di rapire suo figlio. In questo caso, sarebbe un demone a rapire il figlio di un membro del PIT che li ha sfidati. Le lezioni erano difficili da imparare ed i bambini tenuti in isolamento ne erano il prezzo. Da quello che Zachary notò, Tiara era stata una dei bambini più sorvegliati di tutti. Persino lui, che era un membro autorizzato, l’aveva vista soltanto un paio di volte. Beh, l’assenza di contatto poteva essere ricondotta al fatto che negli ultimi dieci anni lui era sparito per evitare sua madre... Myra. Ma Tiara aveva sempre qualcuno alle calcagna che seguiva ogni sua mossa, soprattutto se si avventurava tra gli altri membri dell’organizzazione. Dopo la morte di Myra un paio di settimane prima, la sua squadra si era smembrata tra vari reparti del PIT, com’era da tradizione quando moriva un caposquadra. Seguire quella regola d’oro evitava distrazioni e complicazioni... o almeno così dicevano. Lui era più un freelance, un mercenario, e lavorava meglio da solo. Angelica era l’unica figura stabile nella sua vita perché riusciva a vedere oltre la maschera che lui portava... la maschera per cui tutti lo trovavano un po’ comico. I poteri di Myra erano passati alla sua unica figlia nel momento esatto della sua morte. Tiara aveva preso le redini e si era fatta avanti come giocatore titolare arrivando lì. Lui trovava un po’ strano che avesse superato la morte di sua madre così presto... chiunque avrebbe pensato che fosse ancora in lutto. Zachary aveva avuto più volte il privilegio di vedere sua madre al lavoro. All’epoca era un ragazzino di circa sedici anni. Ricordava ancora la prima volta che aveva visto Myra risuscitare i morti. Lo aveva fatto per individuare il demone che aveva ucciso la vittima da lei stessa rianimata. Zachary rabbrividì al ricordo di quella notte... fu assalito dalla paura e dalla speranza di vita nell’aldilà. I suoi sogni erano ancora tormentati. Myra era la persona più bella e misteriosa che avesse mai conosciuto e ne era attratto... come lo erano molti uomini. Aveva visto altri ragazzi chiedere di essere inseriti nella sua squadra per il turno di notte, nella speranza di finire a letto con lei. Si diceva che chi andava a letto con lei era più di un semplice amante o di un’avventura da una notte... c’era anche un’amicizia profonda che teneva unito il gruppo anche fuori dal lavoro. Era quasi impossibile entrare nella sua squadra perché i membri non la lasciavano mai di propria volontà... ma soltanto in sacchi per cadaveri. Come da regolamento, i membri del PIT con mogli o fidanzate non erano mai autorizzati ad accompagnarla nelle missioni, figuriamoci a diventare membri della sua squadra. Anche i morti sembravano correre da lei come al richiamo di una sirena. Sfortunatamente anche i demoni erano sensibili a quel richiamo. In genere si trattava di un demone potente che in precedenza aveva risvegliato i morti e, quando i suoi servi venivano richiamati nelle loro tombe, allora li seguiva per vedere chi glieli stesse portando via. Era per questo motivo che Myra non veniva mai lasciata sola nei cimiteri, nelle cappelle funerarie o negli obitori. La terza volta che Zachary era stato scelto per la sua squadra si era presentato in ritardo, poiché era stato occupato con un altro demone. Entrando nel cimitero, aveva assistito a qualcosa che sapeva che non avrebbe dovuto vedere... neanche a quella distanza. Myra aveva appena rimesso il cimitero a dormire quando un demone molto potente reagì alla sua negromanzia. Gli altri membri del PIT presenti crollarono improvvisamente a terra, resi incoscienti da una forza invisibile. Zachary era ancora giovane, con solo poche uccisioni di demoni come esperienza, e si riparò subito dietro una lapide... incerto su cos’altro fare. Il potere proveniente dal demone era un qualcosa che non aveva mai sentito prima, e capì che doveva essere uno dei pochi signori dei demoni che ancora vagavano sulla terra. Dopo pochi istanti in cui non accadde nulla, prese coraggio e sbirciò da dietro la lapide. Le ombre di fronte a Myra erano contorte, respirando quasi con affanno. Fu allora che un bell’uomo alto, con lunghi capelli argentati molto simili a quelli di Myra, apparve dall’oscurità. Anche dalla distanza che li separava, Zachary poteva vedere il modo in cui il demone guardava Myra... come se volesse divorarla. Il demone si avvicinò alla negromante che aveva appena rimesso a dormire i suoi zombie e i suoi fantasmi. Il panico che assalì la mente di Zachary lo sopraffece ed il fuoco divampò dalle sue mani per la rabbia. Si alzò dal suo nascondiglio, correndo disperatamente per salvare la donna che avrebbe dovuto proteggere. Zachary non voleva che il demone ferisse Myra ed era intenzionato a salvarla, anche a costo di bruciare tutto il cimitero per farlo. Tuttavia, il demone aveva qualcos’altro in mente. Lentamente girò la testa e bloccò i suoi spaventosi occhi argentati con quelli di Zachary. Con orrore di Zachary, il suo fuoco svanì... e così anche il controllo sul proprio corpo. Anche se combatteva con tutto se stesso, era ancora fermo a terra, incapace di muoversi e di parlare. La prima cosa che pensò fu che era ancora cosciente... a differenza degli altri uomini che giacevano nel cimitero, e aveva una perfetta visione di ciò che stava per accadere. Myra si era lasciata toccare dal demone... sembrava gradire la cosa mentre gli sorrideva sensualmente, e gli posò una mano sul petto. Aveva persino chiamato il demone per nome... Deth. I vestiti furono rimossi rapidamente e Zachary osservò come il demone reclamava il corpo di Myra. Avevano fatto l’amore più volte sulla tomba dietro di loro, prima che il demone sussurrasse qualcosa nel suo orecchio, portandola ad intrecciare il suo sguardo innamorato con il proprio. Condivisero un altro bacio prima che il demone svanisse nella notte. Zachary vide Myra girare lentamente la testa e guardarlo... sapeva che lui aveva visto tutto. Senza dire una parola, raccolse i suoi vestiti e li indossò, poi aspettò che il resto della squadra riprendesse conoscenza. Zachary riacquisì l’uso del proprio corpo dopo pochi minuti e si sedette, restando dov’era...il più lontano possibile da Myra ma senza andarsene via, e la fissò in silenzio. Era ancora bella e aveva anche un sorriso dolce. Lui non capiva... non riusciva a capire niente. Quando gli altri si svegliarono, non avevano alcun ricordo di cosa li aveva attaccati e, quando lo chiesero, Myra spiegò semplicemente che andava tutto bene e che “l’attacco” non era stato altro che il contraccolpo di energia per l’aver rispedito i morti nella loro tomba. Zachary non ripeté mai ad anima viva ciò che aveva visto quella notte. Tuttavia, da allora, la sua fiducia in Myra era andata persa. Fece del suo meglio per avere altri incarichi in modo da non starle vicino. Aveva anche fatto una ricerca sul demone incontrato nel cimitero e scoprì di avere ragione... ... Deth era un demone antico. Il demone avrebbe potuto ucciderli tutti quella notte, compresa Myra se avesse voluto, perché aveva già ucciso in passato...molte volte. Myra stava ovviamente facendo il doppio gioco...e questo era un limite che nessuno di loro aveva mai osato oltrepassare. Trovava leggermente ironico che lei fosse giunta alla sua fine per mano di un demone...o almeno così raccontavano. A quanto pare, superare quel limite aveva conseguenze terribili. Zachary si rifiutò di assecondare la tristezza per la sua morte che cercava di infiltrarsi nel proprio petto...l’ultima cosa di cui il PIT aveva bisogno era un traditore in mezzo a loro. Ridestandosi dal passato, Zachary osservò Tiara muoversi nella grande sala sottostante, sentendo tintinnare appena i campanelli indiani attorno alla sua caviglia, e pensò a quanto lei somigliasse a sua madre. Avrebbe potuto essere la sua sosia... ma più giovane. Sembrava una bambina nel corpo di una donna, completamente ignara della violenza intorno a lei, ma al tempo stesso più che consapevole. Aveva la pelle perfetta e abbronzata, e gli occhi ampi di un bambino innocente. Quell’innocenza era in qualche modo contaminata da una carnosa bocca imbronciata, che gli fece provare il desiderio di assaporarla. Mentre la guardava, capì che si sbagliava...la bellezza di sua madre non reggeva il confronto con quella di Tiara. Il solo guardarla lo faceva sentire come uno stalker ma, invece di nascondersi, la guardò meglio. Il suo modo di vestire la faceva sembrare uscita direttamente dalla carovana di un clan gitano perduto nel tempo. Era lo stesso modo in cui si vestiva Myra. Immaginò che fosse una tradizione di quella stirpe di negromanti. Quella sera, il suo top era poco più di una sciarpa a quadri neri, piegata a triangolo e legata attorno al petto, lasciando che i fianchi e la schiena mostrassero la sua pelle sensualmente perfetta. La gonna era pericolosamente bassa sui fianchi, ma copriva tutto il resto fino alle caviglie. Le porte iniziarono ad aprirsi ed accorse gente da tutti gli angoli del castello, attraversando la sala principale sottostante, e lui si accigliò per la distrazione. Il cellulare di Zachary squillò e lui lo estrasse per leggere il messaggio di testo di Storm. ‘Riunione nell’ufficio di Ren, porta Jason.’. “E come diavolo faccio, uso i sali?” mormorò Zachary mettendo via il telefono. Guardando verso l’infermeria, rimase sorpreso quando la porta si aprì e Jason si affacciò nel corridoio. Alzò un sopracciglio, chiedendosi se Storm passasse ogni giorno ad apparire e scomparire per far accadere le cose al momento giusto. Il solo pensiero di quanto potesse durare un giorno per il viaggiatore del tempo gli fece venire mal di testa. Ma d’altra parte, se qualcosa andava storto, Storm non poteva sempre tornare indietro e rimediare, se voleva? “Sono contento di vedere che sei sveglio.” disse Zachary con un sorriso. “Hai dormito bene?” Jason uscì dalla stanza e si avvicinò lentamente a Zachary. “Sì, mi sento molto meglio adesso che il marchio è sparito.” Notò il trambusto sotto di loro e chiese “Cosa succede?” Zachary mise un braccio attorno alle spalle di Jason e lo guidò verso le scale. “Vuoi vedere qualcosa di veramente figo?” Jason strinse le spalle “Certo, perché no?” “Bene.” sorrise Zachary. “Il nostro capo ha richiesto la tua presenza...la tua prima riunione ufficiale del PIT.”. Jason alzò un sopracciglio. “Ma io non sono un membro del PIT.”. Zachary sorrise maliziosamente. “Diciamo che o sei con noi o all’improvviso ti ritroverai con una grave amnesia.”. Jason si allontanò da Zachary con un’espressione preoccupata. Alzando le mani in segno di resa, annuì “Fai strada.” . Quando Zachary rise e si avviò giù per le scale, Jason non ebbe altra scelta che seguirlo... anche se lo fece a distanza di sicurezza. ***** “Ho qualcosa per te.” disse Storm e prese una chiavetta USB dal taschino della camicia. Ren la prese e la collegò al computer. Sorrise nel vedere la mappa che lui stesso aveva creato... ...solo che questa era più aggiornata. Laddove la mappa originale conteneva solo pochi punti di segnalazione dell’energia percepita, questa invece somigliava al gioco dei chiodini colorati. Diverse luci colorate ora illuminavano ogni centimetro della città e si estendevano fino alla periferia, alla riserva, persino alle spiagge...ormai erano dappertutto. “Dove l’hai presa?” chiese Ren con timore, alzandosi lentamente dalla poltrona per dare un’occhiata al grande schermo sul muro. Storm si guardò le mani e sembrò esaminarle con grande interesse. “Da te.”. Prima che Ren potesse dire qualcosa, le porte del suo ufficio si aprirono all’improvviso e alcuni membri del PIT tornati al castello entrarono. Ren sentì i poteri accumulati nella stanza e si sforzò per tenere sotto controllo il proprio potere. Anche se il suo viso mostrava fastidio all’esterno, dentro di sé era quasi nel panico. Cercando il potere in grado di bloccare le emozioni che aveva percepito prima, Ren lo assorbì e sentì il proprio mondo stabilizzarsi di nuovo. Fece un cenno quando Zachary entrò e raggiunse lui e Storm alla scrivania. Zachary osservò attentamente i presenti, evitando fugacemente la zona in cui Tiara era in piedi, solo per dimostrare a se stesso di poterlo fare. Era più difficile di quanto pensasse. Quando il suo sguardo si posò su di lei, la vide sussultare e guardare subito verso Storm. Zachary si accigliò ed incrociò le braccia sul petto, chiedendosi il perché di quella reazione. Jason si guardò intorno alla ricerca di Angelica e rimase deluso quando non la vide tra quel gruppo eterogeneo. Si appoggiò al muro giurando di aver appena visto un ragazzo teletrasportarsi nella stanza. Un secondo prima il posto accanto a lui era vuoto...e quello dopo non lo era più. Guy cercò subito Tiara con lo sguardo e pensò al modo migliore di avvicinarla per il suo piano. Aveva appena trascorso le ultime ore a mettere a soqquadro la propria stanza e quella di Carley, nel tentativo di trovare un incantesimo per ciò che aveva in mente. Durante la sua furia provocata dal dolore, si era ricordato che Carley ne aveva trovato uno in uno dei suoi ‘acquisti’, come chiamava le pergamene rubate. In quel momento i due ci avevano scherzato un po’ su, credendo che non avrebbero mai avuto bisogno di riportare in vita i morti. Era un antico incantesimo che era stato trascritto da un antico testo...un modo per riportare in vita i morti. Questo, però, avrebbe soltanto legato lo spirito al mondo terreno, continuando ad essere attaccato al regno spirituale. Insomma, Carley sarebbe diventata un fantasma. Guy sapeva che c’era un’altra parte dell’incantesimo che avrebbe permesso a Carley di riavere il proprio corpo, ma serviva il potere della negromanzia perché funzionasse. Tiara era l’unica che avrebbe potuto aiutarlo a riportare in vita Carley... era necessario il suo potere per riunire l’anima di sua sorella con il suo corpo. Tiara sentì degli occhi su di sé e alzò lo sguardo, chiedendosi se fosse Zachary. Invece vide Guy che la fissava con ansia. Lei sostenne lo sguardo con calma, sapendo cosa aveva in mente lui. Aveva sentito della morte di sua sorella e sperava che lui avrebbe cambiato idea. Sua madre veniva spesso avvicinata dai cari di chi era stato ucciso, durante lo svolgimento della sua attività. Doveva evitarlo per un po’...almeno fin quando non si sarebbe calmato. “Sono contento che stiate tutti bene.” disse Storm quando le porte si chiusero. “Ho una notizia buona e una cattiva.” Fece un cenno verso l’enorme mappa computerizzata sulla parete. “Questa è la cattiva notizia.”. Ci furono diversi mormorii tra la folla. “E la buona notizia?” mormorò Trevor dalla porta mentre entrava nella stanza. “La buona notizia è che i demoni più potenti sono intelligenti. Sono tornati in questo mondo e non sono stupidi, dunque non si faranno cacciare via per un attacco di furia omicida. Nell’antichità, i signori dei demoni amavano controllare gli esseri umani... non ucciderli. Appronteranno prima di tutto una base e cercheranno di conquistare un territorio. La mia speranza è che alcuni di loro si uccidano a vicenda per impadronirsi di una zona, così da restringere il terreno di gioco.”. “Stai dicendo che si concentreranno attorno a questa zona invece di diffondersi altrove?” chiese qualcuno accanto alla finestra. “Perché farlo, quando sarebbe più intelligente filarsela da Dodge?” “C’è qualcosa che li trattiene in questa zona.” Storm indicò la mappa. “Nell’area che vedete, e circa cento di chilometri in tutte le direzioni.”. Decise di cambiare argomento. “Un’altra buona notizia è che l’attività sismica e gli improvvisi cambiamenti climatici stanno costringendo parecchi umani a lasciare il paese. Ho dovuto chiedere un paio di favori, ma ho fatto sì che la stampa annunciasse che la serie di scosse di stamattina potrebbe suggerire un terremoto più forte... ‘the big one’, per così dire.”. “Tuttavia, noi sappiamo che non è vero. Non vogliamo attirare troppa attenzione su LA, ma se riusciamo a far sì che anche solo il 10% della popolazione si allontani da sola, allora sarà più facile fare il nostro lavoro. Mi sto adoperando anche per ottenere la tecnologia di modificazione del clima, per creare un uragano e tenerlo pericolosamente vicino alla costa per un po’. Ciò potrebbe spingere ancora più persone a lasciare la città.” “La paura regna sovrana.” concordò qualcuno. Storm annuì. “Dobbiamo cercare di tenere nascosto quanto più possibile agli umani. Ognuno di voi dovrà prestare attenzione a chiunque abbia un registratore; chi di voi è in grado di cancellare la memoria dovrà darci dentro per controllare i danni. Tutte le chiamate al 911 saranno anch’esse monitorate. E non abbassate la guardia. È pericoloso là fuori... abbiamo perso molti membri del PIT la notte scorsa.” concluse con tono pacato, guardando Guy. Guy incrociò lo sguardo di Storm, sfidandolo a metterlo in secondo piano con la scusa del lutto da elaborare. Quello di cui aveva bisogno davvero era la vendetta, e uscire in mezzo ai demoni era l’unico modo per ottenerla. Zachary si appoggiò alla scrivania e affondò le mani nelle tasche. “Io ero lì... non tutto ciò che è uscito dalla crepa è cattivo.”. Storm annuì. “Sì, forse è l’unica cosa positiva di questo casino. Quando Misery ha aperto la crepa, non solo ha liberato i demoni, ma è anche riuscita a liberare un certo numero di caduti e di altre figure che, per fortuna, sono dalla nostra parte.”. “Tipo?” chiese Trevor. “Tipo quelli che proteggevano il sigillo dall’altra parte della crepa.” disse una voce nuova dalla parte posteriore della stanza. Tutti si voltarono verso la voce. Un giovane che non sembrava avere più di diciotto anni se ne stava poggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. I suoi capelli scuri sembravano spettinati ed il modo in cui la luce li colpiva in certi momenti conferiva loro un colore violaceo. Quando aprì gli occhi, i colori brillarono come una lucente pietra di tormalina che fece distogliere lo sguardo a molti nella stanza. “E tu cosa sei?” chiese Ren, sconcertato dal non poter sentire alcun potere dal nuovo arrivato. Il giovane sorrise “Per i demoni... sono l’uomo nero.”. “Questo è uno dei nostri alleati venuto dall’altro lato.” rispose Storm. “Kamui e i suoi... fratelli staranno al terzo piano.”. “Pensavo che il terzo piano fosse sigillato.” dissentì Trevor. “Come fanno ad arrivare lassù?” Il giovane levitò di parecchio dal pavimento e fece l’occhiolino al mutaforma. “Un ragazzino che vola...fantastico.” Trevor scosse la testa in tono sprezzante “Il che sarà di grande aiuto.”. Kamui sogghignò “Io sono più vecchio del primo della tua razza. Non siamo finiti in quella crepa contro la nostra volontà...siamo entrati volutamente, sapendo esattamente cosa stavamo facendo. E c’erano più demoni da quel lato di quanti ce ne fossero qui. Abbiamo impedito che il nostro versante fosse attaccato...tu che avresti fatto?” Ren alzò un sopracciglio, decidendo che quel ragazzo gli piaceva già. Dovette tossire con la mano davanti alla bocca per non ridere di Trevor, anche se non avrebbe dovuto preoccuparsi poiché molti altri risero senza pietà. “La maggior parte dei demoni è ormai dispersa in tutta la città e sono nascosti.” affermò Zachary, volendo tenere l’attenzione sulla riunione. “Quelli che più rischiano di essere visti o di attaccare gli esseri umani sono gli spettri che sono stati invocati.”. “Odio quegli esseri.” ringhiò Trevor, incapace di reprimere i brividi. “Fanno un male cane quando ti trapassano.”. Zachary annuì “Ce ne sono abbastanza in tutti i cimiteri della città e sono un vero pericolo per gli umani... Hunter è in grado di ucciderli, ma solo uno alla volta.” Si fermò per pensare. “In realtà, uccidere non è il termine esatto.”. “Li prenderei a calci in culo, ma non posso neanche toccarli, dannazione.” si lamentò Trevor. “Saresti arrabbiato anche tu se il tuo sonno fosse interrotto da un demone che ti ha riportato in vita solo per renderti suo schiavo.” dichiarò una giovane donna con lunghi capelli argentati. “Stanno solo esternando quella rabbia... non è niente di personale.”. “Tiara.” Storm disse il suo nome per i presenti che non avevano ancora avuto l’occasione di incontrarla. “Sono contento che tu sia venuta, mi dispiace per tua madre.” “Grazie.” rispose Tiara, ma il suo sguardo si posò su Trevor. “Tu li attiri perché hai dentro di te le vite di molti animali.” Fece un passo davanti a lui ed estrasse un pugnale dalla cintura, facendo sussultare Trevor per quell’azione così rapida. Lei sorrise dolcemente. “Tieni, puoi usare questo per proteggerti da loro.” “Li ucciderà?” Trevor prese con cautela il pugnale e lo sollevò su per guardarlo. “Loro sono già morti.” disse Tiara con calma, come se parlasse con un bambino. “Questo è uno strumento usato per liberarli... non per ucciderli.”. Trevor si accigliò, ma non le restituì il pugnale. Sapeva di cosa erano capaci quegli esseri e avrebbe accettato tutto l’aiuto possibile. “Grazie.” lo fece scivolare nella cintura e con la camicia coprì l’impugnatura. “Tiara, sei sicura di essere pronta per questo?” le chiese Storm, non volendo farle alcuna pressione e sapendo che sarebbe stata la sua prima volta. “Vampiri e spettri non sono gli unici esseri là fuori... anche gli zombie sono avvistati ovunque. Questo non include i signori dei demoni e le cose per cui non abbiamo un nome... non sappiamo cos’altro ci sia in giro.”. “Sono pronta.” rispose Tiara serrando le mascelle. Cercò di tenere a mente che Storm pensava che lei avesse ottenuto il suo potere solo grazie alla morte di sua madre, e in un certo senso era vero. Aveva ereditato i poteri di Myra, ma era anche capace di vedere i fantasmi da quando era nata. Zachary si allontanò dalla scrivania in confusione quando realizzò una cosa. “Stai dicendo che questa sarà la prima volta che userà i suoi poteri?” “Sì, il dono della negromanzia viene tramandato soltanto quando il genitore che lo possiede muore...Tiara ha il potere solo da un paio di settimane.” spiegò Storm. Tiara guardò Zachary...questa volta incrociando il suo sguardo senza paura. Se aveva un problema con lei allora voleva saperlo subito, invece di rimuginarci su in seguito. Se stavano per essere mosse delle accuse, allora lei preferiva che lui andasse dritto al punto e le muovesse. “E tu la manderà là fuori da sola?” all’improvviso Zachary non gradì l’idea. Sua madre aveva praticato la negromanzia per anni e aveva una squadra di combattenti con sé. E come Storm aveva appena sottolineato... era stata uccisa da un demone solo un paio di settimane prima. “Andrò io con lei.” sorrise Trevor, posando il palmo sull’elsa del pugnale. “Finché questo coso farà quello che dice Tiara, non sarà un problema tenerla d’occhio.”. Zachary guardò Trevor, pensando a quanto il mutaforma fosse così distratto da Envy di recente. Secondo il ‘piromane’ quella non era una buona idea. “Finché Tiara non sceglierà la sua squadra, propongo che sia affiancata da Trevor e Zachary per iniziare. Zachary sarà responsabile della squadra e potrà essere anche di aiuto nel caso in cui qualcuno la sorprenda a mentre ripristina le tombe. Potrà cancellare facilmente la loro memoria.” annunciò Storm. Gli occhi di Tiara si spalancarono nel sentire che Zachary era il responsabile della sua squadra. Molto tempo fa, Myra le aveva detto che Zachary l’aveva vista con Deth...e lo aveva tenuto segreto per tutti questi anni. Myra aveva anche cercato di farle notare Zachary un paio di volte nel corso degli anni, ma ciò aveva solo fatto crescere in lei paura infantile e timore per l’uomo che conosceva il segreto di sua madre. Zachary si rilassò un po’ perché sapeva che Tiara non sarebbe stata sola quella notte. Rimase sorpreso di sentirsi meglio nel sapere che le sarebbe stato accanto se fosse successo qualcosa. “Mi unisco a loro.” annunciò Guy. Tiara provò un senso di disagio, sapendo il vero motivo per cui Guy voleva aggregarsi. Senza guardare Guy si rivolse a Storm “Ho bisogno solo di tre persone in squadra per ora, e uno di loro deve essere privo di poteri.” L’espressione di Guy si incupì al rifiuto di Tiara di farlo entrare nella sua squadra... lei mentiva. Zachary notò il silenzioso scambio tra i due e aggrottò la fronte. Non era sicuro di quale fosse il motivo per cui Guy desiderasse improvvisamente entrare in un altro gruppo così presto...ma d’altra parte, non era possibile prendersi un congedo per lutto. Se così fosse, non si presenterebbe nessuno al lavoro. Storm annuì, intuendo che Guy non era gradito. “Allora ho la persona che fa al caso tuo.” “Cioè?” chiese Trevor sospettoso. Gli piaceva Guy e aveva visto i suoi poteri in azione. Era un po’ deluso che non avrebbe fatto squadra con loro. “Jason.” Storm agitò una mano verso l’uomo in fondo al gruppo. “Cavolo, no!” esclamò Jason con gli occhi spalancati. “Non darò la caccia ad esseri morti. Se posso permettermi... scappare è più da intelligenti.”. Zachary strinse le spalle. “D’accordo, come vuoi. Ma conosci l’alternativa.”. Jason barcollò all’indietro, scontrandosi con il giovane dai capelli viola quando Zachary gli si avvicinò con la mano alzata verso la sua fronte. “Va bene, va bene.” disse Jason, allungando le mani per allontanare Zachary. “Ci vado. Però... ... tieni giù... le mani.”. Zachary sorrise e strinse una mano sulla spalla di Jason, come aveva fatto per tutto il tempo. “Sapevo che non ci avresti appesi.” “Va’ all’inferno.” brontolò Jason, facendo ridere di gusto Kamui. Capitolo 3 “Dobbiamo aspettare fino al crepuscolo.” disse Tiara guardando fuori dalla finestra, incapace di affrontare la rabbiosa delusione di Guy o l’autoritarietà di Zachary. Era già abbastanza nervosa. “Perché aspettare?” le chiese Jason, non piacendogli l’idea di cacciare demoni o fantasmi, o qualunque cosa quella ragazza volesse cacciare. “Bella domanda.” disse Trevor. “Io adoro andare a caccia, ma andarci quando inizia a fare buio è come girare con una grande insegna al neon con scritto ‘Cibo gratis’.”. “È allora che i morti iniziano a svegliarsi.” rispose Tiara. “Sono più deboli perché la luce del sole contrasta la loro oscurità. Quella debolezza non svanisce...un po’ come quella che si prova quando ci si sveglia al mattino. Per loro vale lo stesso, anche se sono notturni.”. Trevor sorrise, pensando alle sue mattine con Envy. “Io non sono debole, la mattina. Chi ti ha detto così ha le informazioni sbagliate.”. “Qual è il problema, le tue ex stanno mettendo di nuovo voci in giro?” gli chiese Zachary con un sopracciglio alzato, facendo ridere alcune persone nella stanza, e Trevor lo guardò storto. Era bello sentire che la maggior parte dei membri del PIT aveva ancora il senso dell’umorismo. “Per quanto riguarda le altre squadre...” continuò Storm, guardando l’enorme mappa “...sono certo che troverete qualcosa da fare.”. Si guardarono tutti a vicenda, sapendo quali fossero i compiti di ognuno. La porta si aprì e Kamui fu il primo a lasciare la stanza senza preoccuparsi di chiudere la porta dietro di sé. Era il segnale che alcuni dei membri più curiosi del PIT aspettavano, e si precipitarono fuori per cercare di vedere il nuovo arrivato mentre saliva al terzo piano. Divenne ben presto una gara di scommesse su quali poteri avesse davvero Kamui. Storm ridacchiò quando sentì qualcuno brontolare qualcosa riguardo al tizio nuovo che era svanito nel nulla, e i soldi iniziarono a girare. Quel brontolio fu subito seguito da un forte rumore sordo e da grida di voci, portando le squadre del PIT ad alzare lo sguardo quando il lampadario della sala principale iniziò ad ondeggiare avanti e indietro. “KAMUI, PICCOLO BASTARDO!” Una voce furiosa riecheggiò forte nel castello. L’attenzione di tutti fu destata quando una luce brillò all’improvviso dalla finestra anteriore, facendo concorrenza alla luce del sole che già filtrava. I membri del PIT corsero fuori appena in tempo per vedere due fasci di luce schizzare sopra di loro e verso l’oceano, prima di rallentare abbastanza perché gli spettatori vedessero. Stavano andando così veloci da far vibrare forte il tuono sulla loro scia quado ruppero il muro del suono. Il giovane della riunione stava volando all’indietro, con gli occhi pieni di quello che sembrava terrore, mentre guardava il fradicio e furioso uomo dalle ali argentate che lo inseguiva. “Te lo giuro Toya, non volevo piombare nella doccia con te dentro!” Kamui cercò di placare la furia di suo fratello. I lunghi capelli neri e argentati di Toya si muovevano attorno a lui mentre seguiva i movimenti di Kamui, e Kamui stava facendo del suo meglio per allontanarsi dalla sua portata. “Sì, certo, non volevi!” gridò Toya quando notò che il labbro di suo fratello tremava divertito. Trevor osservava le due vorticose scie volanti sopra di loro e notò una terza persona con la coda dell’occhio. Guardando verso la terrazza del terzo piano, vide un uomo dai lunghi capelli argentati che guardava gli altri due con le braccia incrociate sul petto. “Chi è quello?” chiese Trevor curioso. “L’attuale patriarca della famiglia... il suo nome è Kyou.” rispose Storm, che era uscito per assistere a quel divertente spettacolo. “E i due che danno spettacolo sono Toya, il secondo dei fratelli, e Kamui, il più giovane.” Pensava che i fratelli sarebbero rimasti per conto loro, ma i guardiani non erano mai stati molto prevedibili. “Sono parenti?” chiese Ren, sentendo che l’effetto calmante che stava assorbendo proveniva da Kyou. Il suo sopracciglio destro si alzò, notando che quella sensazione di calma stava vacillando al momento, ma, per fortuna, continuava a mantenere una buona dose di stabilità. “Sono fratelli, cinque per essere precisi.” rispose Storm. L’uomo dai capelli argentati, che Storm aveva indicato come il fratello maggiore Kyou, stava guardando gli umani sotto di sé con un’espressione accigliata, come se le persone che erano lì fuori fossero i responsabili dell’episodio. “WOW!” qualcuno gridò quando Toya colpì Kamui allo stomaco, facendo volare suo fratello minore all’indietro...dritto verso Kyou. Si udirono alcune risatine quando Kamui finì addosso a Kyou, facendo cadere entrambi in casa e fuori dalla vista. “Sì!” gridò Toya e alzò il pugno in aria mentre aleggiava davanti al balcone. “Due al prezzo di uno.” Con un ghigno, attraversò le ante del balcone e tutto divenne estremamente silenzioso. “Spettacolo finito.” disse Zachary, scrollando le spalle. Storm sorrise “Aspetta...” All’improvviso due finestre del terzo piano, una su ogni lato del castello, esplosero e Toya volò in una direzione e Kamui nell’altra. Storm non poté fare a meno di ridere sapendo che stavano fuggendo dall’ira di Kyou. “Okay.” disse Jason dopo un po’. “Ricordami ancora come cavolo sono finito in mezzo a voi.”. Trevor diede una pacca sulla spalla di Jason. “Saresti ancora un’esca per demoni con un bel tatuaggio sulla caviglia.”. “Andrò in un cimitero stanotte, non vuol dire che sono ancora un’esca per demoni?” chiese Jason, più con un’affermazione che con una domanda. “Sì, credo di sì.” Trevor sorrise come se gli si fosse appena avverato un desiderio. “E pensa un po’...sarò una delle persone che ti proteggerà.”. “Fantastico!” Jason sospirò e si incupì “Non sarai ancora arrabbiato per aver perso Envy?” Il sorriso di Trevor svanì e lui fece un passo verso Jason, ma Storm si mise tra loro. Rimase stupito quando si trovò improvvisamente nel parcheggio della stazione di polizia. “Chad ha bisogno di aiuto per tenere questo posto sotto controllo.” affermò Storm. “Fai il bravo con gli altri bambini.”. Storm lo lasciò lì e riapparve al castello mentre Jason indietreggiava. Jason rimase di stucco quando Trevor svanì, e Storm sorrise. “Dov’è finito Trevor?” chiese Jason guardandosi intorno. “È stato confinato.” rispose Storm sorridendo. Zachary guardò verso la terrazza, poi verso la finestra sottostante. Vide Angelica in piedi alla sua finestra, tenendo la tenda aperta. Aveva un sorriso sul volto e Zachary capì che aveva visto cos’era successo. Lei lo guardò e lo salutò prima di richiudere la tenda. Tutti iniziarono a tornare dentro, ora che lo spettacolo era finito. Tiara si fermò e seguì lo sguardo di Zachary verso la bella ragazza alla finestra. Provando una strana delusione, cercò di scacciarla sentendosi grata che lui non fosse così mediocre come temeva... non poteva esserlo se aveva una fidanzata così dolce. Non volendo tornare dentro, guardò l’oceano e si diresse verso il lungo sentiero che portava alla spiaggia. Guy strinse lo sguardo su Tiara, voleva parlarle. Non gli aveva dato neanche la possibilità di esporle la sua idea. Vedendola allontanarsi dagli altri, colse la sua occasione e la seguì ad una certa distanza. “Ho una domanda da farti.” disse Zachary, distogliendo lo sguardo dalla finestra di Angelica e rivolgendo la sua attenzione a Storm. “Vuoi sapere di Angelica.” rispose Storm, avendo visto che la stava guardando. Zachary annuì “Siamo partner da tanto tempo e credo di avere il diritto di sapere perché non saremo insieme stavolta. Non possiamo inserire Angelica nel team di Tiara?” “Il potere di Angelica è necessario altrove, e ora ha un nuovo partner...chiaro e semplice.” disse Storm seriamente. Zachary strinse gli occhi. “Chi, Syn? Quel tizio mi dà i brividi e ad Angelica non va a genio.”. “È così che deve andare.” Storm guardò Zachary dritto negli occhi. “Noi l’abbiamo tenuta al sicuro per lui...e lui è qui adesso.” “È la mia migliore amica.” dichiarò Zachary, nel caso in cui Storm lo avesse dimenticato. “E probabilmente sarai sempre il suo migliore amico.” Storm sorrise per rassicurarlo. “Ma Syn è il suo destino e non si discute. Anzi, ti consiglierei di non provarci nemmeno. Potrebbe essere l’ultima cosa che farai.”. “Ne sei sicuro?” chiese Zachary pensieroso. “Sai che lo sono.” rispose Storm, posando una mano sulla spalla di Zachary. “Ti sarebbe d’aiuto se ti dicessi che lei sarà più felice di quanto mai abbia mai sognato di essere?” Zachary inspirò profondamente ed espirò lentamente, sentendo un peso sul petto. Le parole di Storm suonavano così irrevocabili...probabilmente perché lo erano. Strinse le labbra mentre cercava di indurire il proprio cuore e lasciar andare Angelica. Cambiando argomento, Storm fece un cenno verso Tiara, che era quasi arrivata alla scogliera. “È per come hai protetto così bene Angelica che mi sento abbastanza sicuro da porre Tiara sotto la tua protezione, adesso.” “Cosa intendi?” Zachary aggrottò le sopracciglia, distogliendo lo sguardo da Tiara e voltandosi verso Storm. “È solo per stanotte...no?” Storm scosse la testa senza provare compassione. “No, non è solo per stanotte.”. “Non ho voce in capitolo a riguardo?” Zachary alzò un sopracciglio. Aveva depennato i negromanti dalla sua lista di compagni di squadra molto tempo fa. “Tiara avrà bisogno di te più di quanto abbia mai fatto Angelica.” dichiarò Storm. “Myra l’ha addestrata ad usare poteri che la ragazza non aveva ancora. Avrà anche potuto imparare incantesimi e rituali, ma non ha imparato a controllarli.”. “Come un bambino umano che finge di essere un mago?” suggerì Zachary. Storm annuì e scrollò le spalle allo stesso tempo. “E adesso ha quei poteri da soltanto un paio di settimane. A mio parere, deve ancora praticare la negromanzia. Ricordi quanti incendi hai appiccato involontariamente mentre imparavi a controllare i tuoi poteri? E non trascuriamo che hai fatto dimenticare ai tuoi genitori chi sei.”. “Non ricordarmelo.” Zachary si passò una mano tra i capelli e guardò di nuovo Tiara proprio mentre scompariva lungo una serie di gradini che portavano alla spiaggia. “Stanotte sarà la sua prima volta e ciò che la aspetta non è un solo zombie...è una città di mostri che cercherà di risvegliare i morti più velocemente di quanti lei possa addormentarne.” continuò Storm “Tutto quello che farà d’ora in poi sarà una novità per lei.”. “Sua madre faceva sembrare tutto così facile.” La voce di Zachary era un po’ più dura di quanto intendesse. Cercò di mascherare la propria rabbia chiedendo “Dov’è suo padre?” “Morì prima che Tiara nascesse.” Storm ripeté quello che Myra aveva sempre detto. “Vuoi dire che non hai idea di chi sia il padre di Tiara perché sua madre è stata con parecchi uomini.” rifletté perfidamente Zachary, cercando di impedire all’inquietante flashback di riaffiorare. “È un effetto collaterale della negromanzia.” annuì Storm. Zachary aggrottò la fronte confuso. “Cosa vuoi dire con... effetto collaterale?” “Più un negromante usa il suo potere per controllare i morti, più la sua anima brama la vita per evitare di essere portata nell’altra dimensione dai morti.” spiegò Storm. “Non era colpa di Myra se provava il desiderio di fare sesso dopo aver usato il proprio potere...è un desiderio incontrollabile che deve essere soddisfatto.” “È per questo che Myra lo faceva?” sussurrò Zachary. Ad essere onesti...aveva avuto una cotta per Myra tanti anni fa. Ma vederla fare l’amore con il nemico aveva trasformato quella cotta in qualcosa di molto simile al ribrezzo. “Pensavo che lo sapessi.” ammise Storm con un’espressione quasi scioccata. “I negromanti sono creature molto sensuali per un motivo...desiderano vivere.” Zachary fece una smorfia. “E siccome Myra non ha mai scelto un compagno, ha deciso di sentirsi viva andando a letto con tutti.” “Ha provato a resistere al desiderio, all’inizio, ma più si asteneva... più il suo corpo diventava debole. I negromanti si sono sempre nutriti della forza vitale del sesso... anche se la maggior parte di essi sceglie un compagno.” confermò Storm. “E perché Myra non ne scelse uno?” chiese Zachary, ma la sua attenzione si posò su Guy, che stava scomparendo lungo lo stesso sentiero che Tiara aveva imboccato solo pochi minuti prima. Il tizio avrebbe potuto avere una maglietta con la parola ‘Stalker’ stampata sul davanti. “Non importa, ne parliamo dopo.” disse Zachary da dietro mentre si affrettava verso l’oceano. Storm sorrise tra sé...Zachary non era davvero felice se non combatteva per salvare qualcuno da se stesso. Se Tiara era come sua madre, Zachary avrebbe avuto mal di testa per molto, molto tempo. Si voltò per tornare indietro, ma si fermò vedendo Ren uscire dalle doppie porte. Ren prese il cellulare e lesse il messaggio. Sorrise prima di girare attorno al castello, lì dove si trovava l’enorme garage, ma si fermò quando sentì qualcosa scricchiolare sotto i suoi piedi. Guardando giù, Ren notò che il bel vetro colorato che adornava le finestre superiori del castello era in frantumi sul prato. Si accigliò... non potevano avere un castello con finestre rotte. Alzò leggermente la mano ed il vetro che era caduto durante il volo di Kamui e Toya levitò lentamente dall’erba, ricomponendosi come un puzzle di mille pezzi. Spingendo la mano verso l’alto, Ren osservò il vetro scintillante che saliva in alto, tornando di nuovo al proprio posto al terzo piano. Seguendo Ren, Storm alzò un sopracciglio quando vide un carro attrezzi in arrivo, e si chiese se il conducente avesse visto la scena di pochi minuti prima. Sorrise quando vide che c’era Hunter al volante, e alzò una mano quando Hunter lo salutò. Entrando nel garage, il sorriso di Storm si allargò. Ren stava girando attorno all’auto di Trevor, osservandola con occhio critico. Storm notò anche la scheda elettronica hi-tech che Ren aveva in mano. Ren alzò lo sguardo all’arrivo di Storm e notò il suo sorriso, prima di rivolgere l’attenzione all’auto. “Perché sorridi?” gli chiese Ren. “A volte è bello non riuscire a vedere il futuro.” dichiarò Storm sinceramente. “Che vuoi dire?” domandò Ren. “Significa che almeno per ora...sono nella mia dimensione temporale.” rispose Storm. Ren annuì, decidendo di non tentare neanche di elaborare quell’enigma, e continuò a scorrere la mano sull’auto come per sentirla. “Cos’hai intenzione di fare con quello?” gli chiese Storm facendo un cenno verso il computer. “Potenzierò l’auto di Trevor.” rispose Ren. Storm si appoggiò ad una delle altre vetture. “D’accordo, e perché vuoi potenziare l’auto di Trevor?” “Perché mi annoio.” Ren scrollò le spalle, ma lo sguardo sul suo volto diceva che si sarebbe divertito. “E perché ho bisogno di sfogare un po’ del mio potere prima di soffocare.”. “Questa non posso perdermela.” rise Storm. Ren sorrise mentre collocava la scheda elettronica sul parabrezza e fece un passo indietro per osservare la parte anteriore dell’auto. Alzò i palmi verso la macchina e fece un respiro profondo. I fari si illuminarono all’improvviso e i cavi strisciarono fuori dal cofano rovinato, attaccandosi alla scheda e tirandola dentro. Il corpo dell’auto cominciò a scricchiolare e a rumoreggiare, cambiando forma, e un altro colore iniziò a comparire a piccole chiazze. Le ammaccature si raddrizzavano mentre il corpo si ridisegnava. Gli pneumatici si ripararono e si riempirono di aria mentre i cerchi si trasformavano. Il cofano si aprì e Storm vide il motore ricostruirsi da solo... l’olio vecchio scompariva lentamente e l’originario colore cromato prendeva il suo posto. Le chiazze di colore aumentarono e presto un bellissimo nero brillante ricoprì tutto il corpo dell’auto. I finestrini si scurirono tanto che era quasi impossibile vedere all’interno e Storm fece un fischio mentre girava attorno all’auto. Aveva lo stesso aspetto di una classica Mustang. Storm non poté fare a meno di sorridere quando lesse il nome di Ren su un piccolo stemma cromato sul retro, al posto di quello della nota casa automobilistica. “Almeno non sei egoista.” Storm rise. Alla fine Ren abbassò le mani e sorrise orgoglioso alla nuova auto potenziata. “Ti presento... Evey.”. Storm spostò lo sguardo verso Ren e alzò un sopracciglio. “Evey?” Ren scrollò le spalle. “Quella di Stephen King si chiama Christine, quindi la mia può chiamarsi Evey. E poi, è il nome più simile ad Envy che ho trovato senza dover usare il suo nome.”. Storm non poté fare a meno di ridere “Sei terribile.”. “Mi piace pensarlo.” disse una voce femminile sexy. Storm guardò la macchina. “Parla?” “Certo che sì.” disse Evey, e la portiera si aprì lentamente. “Vuoi fare un giro?” Storm scosse la testa, fidandosi soltanto del suo modo di viaggiare. “Mi dispiace, sei molto bella ma... temo di non poterlo fare.”. Evey sospirò “Molto bene, ma un giorno siederai sul mio sedile posteriore.”. Storm fissò Ren. “È molto...provocante.” Ren mise le mani in tasca. “Le auto parlanti sono sexy.” “Grazie, Ren.” Evey fece le fusa. “Quello che la rende perfetta...” continuò Ren “... è che la voce di Evey è una copia esatta di quella di Envy.”. Storm serrò le labbra per placare la risata e annuì energicamente. Ren non mostrava molto spesso questo lato della sua personalità ma, quando ciò accadeva, l’attesa valeva sempre la pena. “Evey.” disse Ren. “Sì, Ren?” rispose Evey. “Tu appartieni a Trevor, è lui il tuo proprietario.” Evey mormorò. “Trevor si è sempre preso cura di me... adesso mi prenderò io cura di lui.”. Storm aprì la bocca per dire qualcosa...qualsiasi cosa, ma la sua vista iniziò ad offuscarsi e le guance gli facevano un male cane. Camminò rapidamente per cercare la porta più vicina, che era l’ingresso per il guardaroba, prima di ridere di nuovo. “Stai bene, Storm?” sentì Evey chiedere la porta chiusa. “Sto bene.” disse Storm. “Torno tra un attimo.” Il labbro di Ren si contorse mentre lui ed Evey aspettavano che il capo ritrovasse il senno. Capitolo 4 Guy seguì Tiara giù lungo i gradini, che erano stati scolpiti sul fianco della scogliera da una combinazione di mani umane e forze naturali. Seguì silenziosamente il proprio obiettivo verso la spiaggia privata. La sagoma di Tiara tornò in vista sulla sabbia e lui si fermò a distanza, abbastanza a lungo per guardare la sua figura flessuosa. Quando i suoi piedi toccarono la sabbia, Guy rimase attonito per l’immagine che aveva davanti agli occhi. Con i suoi lunghi, setosi capelli bianchi e la pelle dorata... ... lei sembrava una bellissima ninfa dell’acqua che era arrivata sulla terraferma per fuorviare gli uomini. Tiara se ne stava in piedi sulla battigia, lasciando che l’acqua lambisse i suoi sandali. Anche se la fredda oscurità la chiamava, lei amava la sensazione del sole caldo sulla pelle. Osservando l’oceano riusciva a sentire le vite che, nei millenni, l’acqua aveva preso e mai restituito. La maggior parte degli umani che morivano entrava nella dimensione successiva...ma c’era sempre chi rifiutava la chiamata. Lei piegò la testa di lato e si chiese se quei fantasmi nuotassero con i pesci e fossero felici. Sul suo volto apparve un lieve sorriso quando ricordò le tante storie che aveva sentito, negli anni, a proposito di uomini perduti in mare e dell’aver visto qualcuno in acqua con loro. Quella persona restava con loro fino al loro salvataggio. In ogni caso, la seconda persona non veniva mai trovata e Tiara capì che si trattava del fantasma di un morto che si rifiutava di lasciare la propria casa nell’oceano. I fantasmi erano solitamente creature buone che non avevano poteri esterni. Lei lo sapeva... ...aveva anche giocato con loro da bambina. Il loro vero potere risiedeva nel loro spirito... era quel potere interiore ad attrarre i demoni. Una volta sotto il controllo dei demoni, i fantasmi diventavano poco più che burattini agli ordini del loro signore...vittime innocenti negli intrighi dei demoni. I passi di Guy erano silenziosi mentre accorciava la distanza tra sé e Tiara, finché l’acqua salata non circondò le suole dei suoi stivali. La brezza era ancora calda, anche se mancavano solo un paio di settimane ad Halloween... la notte in cui gli uomini si travestono da mostri. Non voleva nemmeno pensare a cosa sarebbe successo quella notte. “Tiara.” La sua voce era fredda perché sapeva che lei aveva mentito a Storm sul numero di persone di cui aveva bisogno in squadra solo per tenerlo a distanza. “Dobbiamo parlare.” Tiara era così persa nei pensieri che sentire il proprio nome così vicino la fece sussultare. Sospirò dentro di sé, sapendo che stava per ferire Guy, e si voltò per guardarlo. Deglutì quando vide il dolore brillargli negli occhi. “Guy, mi dispiace davvero.” Ogni parola era vera per lei. Guy strinse i pugni lungo i fianchi. Lei stava per dirgli di no e lo sapevano entrambi. Lui cercò di scacciare il pensiero di costringerla ad obbedire, ma era proprio lì nella sua mente...e lo tentava. “Carley era un membro del PIT ed è morta per salvare un’altra vita... la mia. Quindi merita una seconda occasione.” Lui insistette come se avessero già avuto una silenziosa discussione in tal proposito...e in un certo senso era così. Tiara scosse lentamente la testa ma la sua espressione era piena di compassione. La sua voce rimase calma e tranquilla mentre cercava di spiegargli perché non poteva risuscitare sua sorella. “Destare qualcuno dalla morte è come riportare in vita uno zombie senz’anima. Sono in grado di parlare e di muoversi, ma sono vuoti...soltanto gusci in cui la loro anima abitava. Il mio compito è quello di liberare gli zombie dai loro creatori... non di crearli io stessa.”. “Non dire stronzate.” Guy perse il flebile controllo che aveva sulla propria rabbia. “Tua madre era in grado di controllare le anime e adesso quel potere appartiene a te, quindi basta ordinare a Carley di tornare nel suo corpo. Quando sarà qui, potrai bloccarla al suo interno. Andiamo, sono passate solo un paio d’ore. Il suo corpo è ancora caldo, quasi.”. “Tu la legheresti ad un corpo che è in condizioni peggiori di quando l’ha lasciato? Vorresti questo per tua sorella?” gli chiese Tiara, tristemente delusa. “Non hai pensato a questo, Guy. Che vita sarebbe per lei?” Guy si mise improvvisamente di fronte a lei, afferrandole il polso e girandola verso di sé fin quando non furono solo ad un paio di centimetri di distanza. Guardando il volto spaventato di Tiara ringhiò “Io farò tutto il necessario per riportarla indietro. Mi prendevo cura di lei prima e posso farlo di nuovo.”. “Se non vuoi più di una semplice scottatura, ti suggerisco di lasciarla andare.” La voce di Zachary era vicina e il suo tono era pieno di avvertimento. Zachary era rimasto in disparte ad ascoltare la conversazione tra Tiara e Guy. Sapeva che Guy soffriva... cavolo, sapevano tutti cosa significasse Carley per lui. Tuttavia, quando Guy afferrò Tiara in modo quasi violento, Zachary si rifiutò di starsene in disparte e lasciare che la maltrattasse. Era così piccola e fragile in confronto a lui. Sembrava sul punto di rompersi. Gli occhi di Guy si strinsero su Tiara, senza prestare attenzione alla minaccia di Zachary. Continuava a fissare gli occhi luminosi di Tiara, troppo brillanti per un umano comune. Ancora una volta, il pensiero di costringerla a fare ciò che voleva affiorò nel suo subconscio. Che cosa aveva da perdere... aveva già perso tutto ciò per cui viveva. “Non mi sta facendo male.” La voce di Tiara era calma, ma lei si rifiutò di interrompere il contatto visivo con Guy. Le stava facendo male, ma ciò che faceva più male era l’accenno di follia che stava prendendo forma nello sguardo furioso di Guy. Non era davvero arrabbiato con lei... stava provando il normale senso di colpa di chi sopravvive. Nella sua mente, sarebbe dovuto morire lui stesso invece di Carley. “Guy, se mi lasci andare, userò la mia negromanzia per invocare Carley. Così potrai chiedere a tua sorella cosa desidera ora.”. Tiara non si dimenò. Voleva che si fidasse di lei. Zachary scosse la testa e fece un passo verso di loro. “Non credo che sia una buona idea.” disse cupamente. Era un maestro nell’interpretare le persone e, anche se Tiara si stava sforzando di nasconderlo, lui sapeva che era spaventata. “Ti ho detto di lasciarla andare, Guy!” “Non le sto facendo del male.” Guy quasi urlò in risposta. Zachary strinse i denti e cercò di tenere a bada il proprio temperamento impetuoso che era affiorato di colpo. Sapeva che Guy era in lutto ed era ovvio che l’altro uomo non stesse gestendo molto bene la cosa. Ad ogni modo, ciò non significava che gli avrebbe permesso di sfogarsi su Tiara. Senza neanche rendersene conto, l’aria attorno a Guy si riscaldò di parecchi gradi. Guy lasciò andare il polso di Tiara e volse lo sguardo verso Zachary mentre iniziava a sudare. “Tu stanne fuori.” “Oh, temo che sia troppo tardi.” Le labbra di Zachary accennarono un sorriso pericoloso. Non volendo essere la causa delle ferite di qualcuno, Tiara allungò una mano e toccò il braccio di Guy per riportare la sua attenzione su di sé. “Invocherò l’anima di Carley... non il suo corpo.” sussurrò “E potrai parlare con lei.”. Ora che aveva la sua piena attenzione gli prese il viso tra le mani. “Avrò bisogno di qualcosa, prima.” “Ti darò qualsiasi cosa.” disse Guy disperato. “E anche dopo che avrai finito...se ne hai bisogno.” Mise la mano su una delle sue e girò il viso, baciandole dolcemente il palmo ed inginocchiandosi per non essere troppo alto per lei. “Io ci sarò per te.” Zachary ringhiò dentro di sé, sapendo esattamente a cosa si riferisse Guy, e non gli piaceva la cosa. Posando lo sguardo furioso sul volto di Tiara, si chiese cosa ne pensasse lei dello scambio di favori tra negromanzia e sesso. “Grazie, Guy.” Le sue labbra carnose accennarono un lieve sorriso. “Ma quello che mi serve è che tu ti lasci pervadere da tutto l’amore che provi per tua sorella. Potrò usarlo per invocare la sua anima.”. Anche da dove si trovava, Zachary vide lo sguardo di Guy intenerirsi e il suo viso rilassarsi, ma non poté evitare di fare un altro passo avanti quando Guy avvolse le braccia intorno alla vita di Tiara e la strinse chiudendo gli occhi. Tiara fece un respiro profondo e chiuse gli occhi, sentendo l’amore schiacciante di un fratello per la propria sorella minore dal modo in cui la teneva così stretta. Poteva anche sentire le sue mani tremare per l’emozione. Era così puro di cuore che lei provò il desiderio di conoscere un tale amore. Zachary osservava stupito mentre Tiara sembrava brillare e le sembianze di Carley si fusero con lei. L’anima di Carley si stava legando a quella di Tiara e guardava suo fratello in confusione. Nel giro di pochi secondi, l’espressione sospettosa di Zachary si trasformò in qualcosa che poteva essere descritto soltanto come dolcezza. “Guy.” disse piano Carley. Gli occhi di Guy si spalancarono e lui alzò subito la testa per guardare la sorella tra le proprie braccia. “Carley.” La voce di Guy tremò mentre le lacrime iniziarono a scendere dai suoi occhi. “Perché lo hai fatto? Doveva accadere a me.”. Carley sorrise “Toccava a me proteggerti. Non lo rimpiango e non cambierei nulla.”. Guy scosse la testa con rifiuto. “Non avevo bisogno di protezione...quello di cui avevo bisogno era mia sorella.” Strinse le braccia attorno a lei possessivamente. “Ti prometto che non ti lascerò andare, questa volta.”. “Ti sei sempre preso cura di me.” disse Carley. “Ma adesso guardami.” Lei girò su se stessa, poiché era il corpo di Tiara che lui stava stringendo...non il suo. “Posso camminare di nuovo. E se voglio...posso anche volare.”. “Possiamo rendere le cose migliori, stavolta. Troverò un modo per renderti felice.” promise lui, e si preparò nel caso in cui lei dicesse di no. Carley sospirò piano e si chinò per dargli un tenero bacio sulla guancia. “Ora sono felice, Guy. L’unica cosa che desidero è che tu trovi un modo per essere felice...e per l’amor del cielo, trovati una ragazza!” Guy abbassò la testa, attingendo dal terreno più potere possibile. “Tiara può riportarti in vita, Carley. Non lo desideri quanto me?” Carley si allungò e gli spettinò i capelli come lui faceva con lei. “Mi dispiace Guy, ma no...ti prego, non privarmi di tutto questo.”. Gli occhi di Guy si spalancarono con senso di colpa e lui rivolse il proprio sguardo offuscato dalle lacrime verso sua sorella. “C’è un modo per ottenere entrambi quello che vogliamo.”. Proprio mentre le labbra di sua sorella si aprirono in confusione, Guy spinse forte il palmo contro di lei e il petto di Tiara, sussurrando rapidamente le parole dell’incantesimo che aveva memorizzato poco meno di un’ora prima. L’esplosione di potere fece volare Tiara all’indietro, lasciando dietro di sé una temporanea ombra di se stessa, prima che sbiadisse in un’immagine di Carley ancora in piedi davanti a lui. “Cos’hai fatto?” mormorò Carley. Guy rimase stupito, adesso lei era stabile senza la connessione di Tiara. Lei non gli aveva dato altra scelta e lui si rifiutava di lasciarla andare di nuovo. Quindi aveva preso una decisione e aveva legato il suo spirito a questo mondo. Zachary scattò in avanti con le braccia aperte, afferrando Tiara prima che la sua testa colpisse la sabbia. Assicurandosi che lei avesse ancora polso e respirasse, guardò Guy, notando che il mago stava ancora guardando il punto in cui prima era in piedi Tiara, come se potesse ancora vedere Carley. Carley guardò Tiara, poi guardò suo fratello con disapprovazione. “È una cosa cattiva...avresti almeno potuto avvertire Tiara di cos’avresti fatto.”. “Le chiederò scusa.” Guy sorrise e si asciugò alcune lacrime dalla guancia. “Adesso che hai un legame tra i mondi, non avremo bisogno di nessun medium.”. Carley ridacchiò sapendo che l’incantesimo era innocuo, ma almeno adesso poteva andare in giro, anche se lui e Tiara erano gli unici in grado di vederla. “Ricordati di non parlare con me davanti alla gente. Penseranno che sei impazzito.” Guardando il castello, si rese conto che avrebbe potuto anche essere la spia segreta di Guy, se il PIT ne aveva bisogno. Gliene avrebbe parlato più tardi. “Ti voglio bene, fratellone, ma dovresti chiedere scusa a Tiara prima che Zachary decida di arrostirti.” Si chinò e posò le labbra sulla fronte di Guy, anche se sapeva che lui non poteva sentirle. “Io sarò qui.”. Guy vide Carley sorridergli prima che la sua immagine svanisse, lasciando la sagoma furiosa di Zachary nella sua linea diretta di visione. “Che diavolo le hai fatto?” ringhiò Zachary mentre teneva il corpo rigido di Tiara stretto al proprio petto. Guardando il viso rilassato di Tiara, le scostò alcune ciocche di capelli quando il vento le fece svolazzare sulla sua guancia e le sue labbra. Si calmò subito, pensando a parecchie cose nello stesso momento. La sua pelle era morbida così come sembrava...e anche i capelli. Zachary rabbrividì mentre essi ricadevano dalle sue dita come fili di seta. Il suo sguardo si posò su quelle labbra carnose in un silenzio attonito quando il desiderio di baciarla gli strinse il petto. La sua innocenza preservata la rendeva più bella e seducente di quanto avesse mai pensato di sua madre...quella consapevolezza lo spaventava in modi che non riusciva a capire. Guy osservò le emozioni che si rincorrevano sul volto di Zachary mentre l’altro interagiva con il corpo inerte di Tiara. Un nodo si strinse alla bocca del suo stomaco, non gli piaceva affatto che Zachary fosse così vicino a lei... dimenticando praticamente chi l’aveva tenuta tra le braccia poco prima. Alzandosi dalla sabbia bagnata, Guy accorciò rapidamente la distanza tra loro e si fermò accanto a Zachary per un attimo. Strinse inconsciamente i pugni prima di inginocchiarsi accanto a Tiara, e guardò con aria dolce il suo viso. “Non le ho fatto del male... lo giuro. Non lo farei mai.” disse Guy con voce profonda, pensando davvero ogni parola. Si sporse e fece scorrere le dita sulla sua guancia morbida, e quasi ringhiò quando le braccia di Zachary si strinsero attorno al suo corpo, ma mantenne il controllo. “Mi ha dato l’unico dono che nessun altro avrebbe potuto darmi e le devo tutto per questo.” Guy riprovò. “Ti ho chiesto cosa diavolo le hai fatto per farla svenire.” chiese Zachary, spingendo la mano di Guy lontano dalla guancia di Tiara, non fidandosi del mago. Aveva già fatto quell’errore una volta. “Lei non è come noi quando si tratta di guarire. È umana, idiota, e questo la rende fragile.”. Guy lasciò cadere la mano lungo il fianco comprendendo il senso di protezione di Zachary, ma non si allontanò. “Ho combinato un incantesimo che io e Carley abbiamo trovato qualche anno fa con il potere della negromanzia emanato da Tiara, mentre lei permetteva a Carley di usare il proprio corpo come tramite.” Allungò di nuovo la mano solo per trovare Zachary a respingerla una seconda volta. “Sta’ lontano.” gli ordinò Zachary. “È grazie a lei che ora potrò vedere Carley ogni volta che voglio.” Guy continuò, ignorando la richiesta. “Tiara mi ha ridato mia sorella...e per questo sarò per sempre in debito con lei.” “Se Tiara non si sveglia e mi dice che sta bene, allora ti spedirò da tua sorella nel modo più rapido possibile.” Zachary lo minacciò, per poi sussultare quando dita morbide gli sfiorarono le labbra. Entrambi gli uomini volsero lo sguardo verso la piccola donna, ma erano gli occhi di Zachary che Tiara cercava. Zachary rimase quasi senza fiato quando vide per la prima volta da vicino il vero colore degli occhi di Tiara. Erano pieni di lucenti pagliuzze dorate e verdi che sembravano muoversi a caso, quasi ipnotizzandolo, e lo fissavano con innocenza tentatrice. “Sto bene.” sussurrò Tiara, ritrovandosi avvolta nella travolgente protezione di Zachary. Si infatuò all’istante della perfezione di Zachary. Desiderando toccare l’uomo che negli anni aveva occupato tante volte i suoi pensieri, sfiorò le sue labbra con le dita ancora una volta prima di scendere giù sul mento e sul collo in una carezza. Quando lui inspirò profondamente, lei si rese conto di cosa stava facendo. Tiara ritrasse bruscamente la mano e si mise a sedere nel tentativo di liberarsi da lui. Il cervello di Zachary si era fermato quando aveva sentito il suo tocco insistere sulle proprie labbra per un attimo prima di sfiorargli il mento. Represse un brivido quando quelle stesse dita gli accarezzarono piano il collo e si spostarono verso la nuca, dove la pelle era molto sensibile. Quando Tiara fece per muoversi, lui dovette sforzarsi di lasciarla andare perché si alzasse in piedi. Nell’istante in cui si liberò dalle braccia di Zachary, Tiara ebbe appena il tempo di muovere le gambe instabili prima che Guy la tirasse nel suo abbraccio. Lei arrossì quando lo sentì premere contro di sé ogni centimetro del suo corpo in un abbraccio da orso. Poteva sentire la piccola scintilla di desiderio, che si era accesa mentre era tra le braccia di Zachary, iniziare a bruciare più forte. Essere abbracciata da un uomo era una cosa nuova per lei perché a nessuno, eccetto sua madre, era mai stato permesso di starle così vicino prima d’ora. “ Adesso posso vedere Carley.” esclamò Guy, sollevandola in aria finché i piedi non furono almeno a trenta centimetri da terra. “Grazie.” Guy era felice di aver ritrovato sua sorella, ma la sensazione di desiderio per quella piccola donna stava iniziando ad affiorare di nuovo. Il desiderio di fare di più che stringerla soltanto lo pervase. Quando Tiara si dimenò leggermente, lui la guardò con occhi affamati. “Non ti ho fatto del male, vero?” Tiara alzò lo sguardo verso il grande uomo che la teneva in braccio e mise le mani sulle sue spalle larghe. Era delirante...lo vedeva e lo sentiva. Aveva sentito la sua magia appena lui l’aveva colpita...la quantità di potere che Guy aveva dentro di sé era incredibile. Aveva fatto male a respingerlo quando si era offerto di entrare nella sua squadra. “Non mi hai fatto male.” rispose piano lei, sapendo che era una bugia. Non era stata sua intenzione farle del male e lei lo sapeva. Sua madre le aveva detto più di una volta di scegliere la sua squadra con saggezza e non aveva parlato di amanti. Anche se Guy non le aveva chiesto il permesso di combinare il suo potere con il proprio, trovarsi di fronte al fantasma della sorella era sufficiente per perdonarlo. “Ti voglio...” Tiara si piegò all’indietro e alzò le dita, toccandogli le labbra nel momento in cui lui iniziò ad abbassare la testa verso di lei “... nella mia squadra.”. Guy sentì una momentanea ondata di delusione quando lei finì la frase e le baciò le dita. “Puoi chiedermi qualsiasi cosa ed io la farò.” sussurrò lui sensualmente. Tiara sentì il calore dentro di sé eguagliare lo sguardo negli occhi di lui. Questo era un altro avvertimento che sua madre le aveva dato, e Tiara sapeva di non poterlo ignorare. Presto avrebbe dovuto scegliere più di semplici membri del team, se voleva sopravvivere. La sua vita dipendeva dalla ricerca di un partner sessuale che la tenesse viva nel caso in cui il richiamo dell’oscurità diventasse difficile per lei da gestire. Assicurarsi di avere sempre a disposizione qualcuno per quello scopo non sarebbe stato difficile, di questo passo. Lo stomaco di Zachary era in fiamme e la sua temperatura corporea era salita di alcuni gradi. Si sentì come se stesse per andare in autocombustione quando Guy abbassò la testa per baciare Tiara. La sensazione svanì quando lei chiarì cosa voleva da Guy, e Zachary dovette resistere alla voglia di ridere di quell’uomo presuntuoso. Quando Guy non la lasciò andare subito, Zachary decise che a quel punto era stanco di essere uno spettatore. Alzandosi in piedi, si avvicinò per interrompere la loro fastidiosa intimità. “Bene.” ringhiò Zachary “Ti sei dimostrato degno di entrare in squadra... almeno per Tiara. Ma, grazie a quello che hai fatto, ora Tiara è debole e ha bisogno di riposare per affrontare quello che ci aspetta stanotte.”. Guy fissò Zachary, desiderando mandarlo a quel paese, ma si controllò di nuovo. Non sapeva tutti i dettagli del rapporto che Tiara aveva con Zachary, né pensava di volerli davvero conoscere. “Ha ragione, sono un po’ esausta.” disse Tiara e guardò Guy, aspettando che la mettesse giù. Si sentiva come una bambina tra le sue braccia... piccola e impotente. “Buona idea.” concordò Guy e alzò un sopracciglio mentre guardava tutti i gradini ripidi che portavano alla scogliera. “Devi riposare.” Con gran disappunto di Zachary, Guy sollevò le gambe di Tiara e la portò in braccio verso il castello. Colse la rapida occhiata di lei quando si voltò per vedere se Zachary li stava seguendo. Ringhiando in silenzio, Zachary li seguì, non del tutto sicuro del perché fosse arrabbiato. Non gli importava un cavolo di non essere lui a portare in braccio Tiara... anche se vigilava, per assicurarsi che le mani di Guy rimanessero in punti rispettabili del suo corpo. La fusione con il potere di Guy aveva indebolito la negromante...così Guy poteva portarla in braccio, maledizione. Tiara sorrise e posò la testa contro la curva del collo di Guy. Immaginò che a volte portasse così sua sorella e lo lasciò continuare. Ciò probabilmente aveva un effetto calmante sul vuoto che la morte di Carley aveva lasciato nel suo cuore. Pochi minuti dopo, lei si trovò nella sua stanza. Zachary era appoggiato allo stipite della porta con le braccia incrociate sul petto, mentre osservava Guy poggiare Tara sul materasso. “Quindi deduco che stanotte avremo una squadra da quattro invece che di tre?” chiese. Prima che Tiara potesse confermare, Guy rispose “Sua madre aveva sempre sei persone con sé. Tiara ha mentito sul numero perché mi stava evitando.” Fece un occhiolino a Tiara, che arrossì e si mise a sedere. Zachary si accigliò e si chiese perché non ci aveva pensato...aveva fatto parte della squadra di Myra un paio di volte. Per qualche ragione, incontrare Tiara aveva oscurato il ricordo di sua madre. Avrebbe dovuto iniziare a prestare più attenzione a quello che succedeva attorno a lui. Tiara si sentiva strana, ora che i due uomini erano nella sua stanza...da soli con lei. Tra i due... ...sarebbe stata più a suo agio con Guy. Aveva visto Zachary da lontano un paio di volte quando era più piccola e le squadre del PIT si incrociavano. Zachary aveva sempre guardato sua madre in modo così strano da portarla a nutrire un timore infantile per lui. Da qualunque lato lei la vedesse, Zachary era davvero un uomo da temere, a pensarci bene. C’era molto su Zachary che nessuno sapeva davvero, ad eccezione di Storm e forse Ren. Persino il suo profilo nel database del PIT consisteva in poco più del suo nome e della sua missione attuale. Il solo fatto che Storm gli avesse dato una posizione di rilievo la diceva lunga sui suoi poteri. Aveva sentito storie su Zachary dagli altri membri del PIT. Tiara non dava molto credito alle storie e alle voci, ma erano sufficienti per avere paura di lui. Ma quella paura infantile era sempre stata contaminata da una forte curiosità, che stava crescendo sempre di più da quando lo aveva incontrato. Quando era stata convocata lì, Storm le aveva detto che Zachary avrebbe addestrato la sua squadra. Era rimasta sorpresa alla riunione, quando Storm aveva annunciato che Zachary avrebbe fatto parte della sua squadra. Lei credeva che qualcuno di così importante come Zachary avrebbe semplicemente detto alla sua squadra dove andare e cosa fare... non che sarebbe andato davvero con loro. Guy le prese una mano e le diede un bacio veloce prima di rilasciarla. “Adesso devi riposare. Tornerò un’ora prima del crepuscolo.”. “Resta ancora qualche minuto.” disse Storm dietro Zachary, facendolo sussultare e guardare indietro. Zachary si scostò per far entrare Storm nella stanza. Capitolo 5 “Storm.” disse Tiara, poi sorrise calorosamente quando lui si avvicinò e si sedette sul letto accanto a lei. Storm guardò Guy con un’espressione indecifrabile sul viso. Aveva visto Guy portare Tiara su per le scale con la stessa cura che mostrava per sua sorella. “Mi sono perso qualcosa?” Guy non si agitò quando Storm lo guardò apertamente. Aveva visto il viaggiatore del tempo afferrare un uomo, una volta, in un impeto di rabbia, e l’uomo era semplicemente scomparso per non essere più rivisto. Considerando cos’era Storm, Guy non voleva di certo finire nell’età della pietra. “Proteggerò Tiara come membro fisso del suo gruppo.” lo informò Guy impassibile. “Quindi mi sono perso qualcosa.” affermò Storm. Questa gli era nuova, e a lui piaceva scoprire le cose alla vecchia maniera. Guardando Zachary, Storm notò l’espressione non molto felice sul viso dell’altro uomo e sospirò dentro di sé. “Zachary, vorresti aggiornarmi?” Le labbra di Tiara si aprirono per difendere Guy, ma si fermò quando Storm guardò Zachary con sguardo inquisitore. Lei alzò lo sguardo verso Zachary, sentendosi al sicuro nel farlo ora che la sua attenzione non era su di lei. Zachary spostò il suo sguardo su Tiara, accigliandosi quando lei passò all’istante a guardarsi le mani. Perché era più a suo agio con l’uomo che l’aveva colpita, di quello che non l’aveva ferita? Era attratta dai cattivi ragazzi come lo era sua madre? Sarebbe stata attratta da un demone? Forse Storm aveva fatto a bene ad affidargli la sua protezione. Con buona probabilità avrebbero dovuto proteggere Tiara più da se stessa che dai demoni in circolazione. “Guy voleva risuscitare sua sorella, così lui e Tiara hanno fatto un patto e hanno unito i loro poteri. Non hanno riportato Carley dal regno dei morti... ma ora Guy può invocare il suo fantasma, e vissero felici e contenti.” disse Zachary sarcastico, scuotendo leggermente le spalle. “Ma davvero.” Storm cercò di non ridere per i sentimenti ovvi che Zachary provava, ma non ci stava riuscendo molto bene. “E lo hanno fatto senza effetti collaterali?” Zachary fissò Guy con uno sguardo cupo mentre aggiungeva “Nessuno...se non contiamo che l’incantesimo ha fatto volare Tiara di alcuni metri e l’ha lasciata priva di sensi per un po’.”. “Me ne sono accorto dai lividi che si stanno già formando sul suo torace e sul suo polso destro.” disse Storm e alzò un sopracciglio verso Guy. Zachary ringhiò a bassa voce e attraversò la stanza fino al letto su cui Tiara era seduta, con l’intenzione di cercare i lividi in questione. Tiara afferrò un cuscino dal letto e lo abbracciò per nascondere il livido che era visibile oltre la stoffa che copriva i suoi seni. Guardò Zachary, sentendo la temperatura della stanza aumentare di parecchi gradi. Storm guardò Guy con curiosità. “È interessante che tu possa combinare il tuo potere con quello di Tiara. Era un po’ inaspettato ma potrebbe tornare utile in futuro. Ma d’ora in poi tieni in mente che, anche se è potente, lei è umana e guarisce come tale.”. “È quello che gli ho detto io.” osservò Zachary, guardando Guy. Non perse l’attenzione mentre Storm parlava della possibilità che il potere di Guy fosse compatibile con la negromanzia di Tiara. Respinse ancora una volta la voglia di ringhiare ed incrociò le braccia al petto per evitare di colpire qualcosa...o meglio, Guy. “E Guy darà ascolto a quell’avvertimento.” Storm annuì, anche se capì che Zachary che non era d’accordo con la sua decisione di lasciar entrare Guy nella squadra di Tiara. La gelosia di Zachary era molto evidente per lui. Sperava solo che, una volta emersa, Zach sarebbe riuscito a controllarla. “Io la proteggerò.” ripeté Guy, e restituì lo sguardo di Zachary con la propria testardaggine. “Glielo devo per quello che ha fatto per me e Carley.” Finita la predica, Storm sorrise. “Ora vediamo tua sorella.” “Carley.” Guy dovette trattenersi dall’incrociare le dita e pregare che l’incantesimo funzionasse come previsto. Sospirò di sollievo quando sua sorella apparve improvvisamente tra lui e Storm. Aveva un sorriso malizioso sul volto e Guy capì che aveva qualcosa in mente. “Puoi vederla?” chiese Tiara a Storm con curiosità. “Neanche l’ombra.” ammise Storm, e si strofinò un dito sul mento. “Potrebbe essere una cosa positiva per il PIT.” “Di cosa sta parlando?” chiese Carley ad alta voce, anche se Guy e Tiara erano gli unici in grado di sentirla. “Oh aspetta...le grandi menti pensano allo stesso modo.” Sorrise con eccitazione mantenendo la sua attenzione su Storm. “Avanti...diglielo.” “Zachary, tu la vedi?” chiese Storm. “No.” confermò Zachary. “Tiara, di’ a Storm che sarei la spia perfetta.” Carley fece un ampio sorriso a suo fratello, poi mise il muso quando lui le si avvicinò. “Non può essere pericoloso...sono già morta, stupido.” Tiara ripeté le parole di Carley per Storm e Zachary... compreso lo “stupido” che lei aveva dato a suo fratello, facendo ridere gli altri nella stanza. Si sentiva più sicura, adesso che aveva la prova che Guy era un’ottima scelta come membro della sua squadra. “Carley sembra eccitata.” commentò lei, sorridendo al fantasma che era solo pochi centimetri davanti a loro. “Mi piacerebbe fare ancora parte del PIT!” Carley annuì con entusiasmo. Quando Guy ripeté le sue parole a Storm, Storm guardò Zachary, vedendolo scrollare le spalle come se non gli importasse. Se conosceva bene Zachary, probabilmente non gli importava. “Nessun fastidio... non la vedrò nemmeno.” Zachary si appoggiò al muro, lasciando la decisione a Storm. Dentro di sé la trovava un’ottima idea, poiché avrebbe dato a Guy qualcosa da fare oltre il venerare Tiara. “Finché non sbircia in luoghi in cui non è invitata, andrà tutto bene.” “Come farebbe a saperlo?” mormorò Carley, facendo ridere Tiara e portando Guy a guardarla come se fosse appena diventata in un alieno. Questo diede a Storm un’altra idea. “Guy, tu e Carley unite le vostre menti e vedete se riuscite a trovare un incantesimo che può essere utilizzato per i membri di questa squadra.”. “Che tipo d’incantesimo ti serve?” gli chiese Guy, inclinando la testa con curiosità. “Uno che permetta agli altri membri di questa squadra di vedere Carley e di comunicare con lei.” affermò Storm. Tiara sentì i muscoli dello stomaco stringersi. Ricordò di aver imparato un incantesimo simile... ...il modo in cui aveva imparato a farlo non aveva niente a che vedere con la magia...fu praticato con la negromanzia. Era difficile per sua madre insegnarle come fare qualcosa che neanche lei era ancora in grado di fare. La maggior parte della sua formazione era una simulazione e si era soltanto parlato degli aspetti sessuali... non erano stati messi in pratica per ovvie ragioni. Lei e sua madre erano sempre state da sole nell’addestramento e, anche se lei era nata con alcuni dei poteri di suo padre, Myra le aveva impedito di provare ad usarli per paura che qualcuno lo scoprisse. “C’è un modo per rendere i fantasmi visibili a qualcuno, ma non ho ancora avuto l’occasione di praticarlo.” Tiara strinse il cuscino un po’ più forte mentre aggiungeva “Si chiama ‘soffio della vista’, ma la persona in questione non vedrà soltanto Carley.” “Vuoi dire che potrebbe vedere tutto quello che vedi tu?” chiese Storm, sapendo che era un compito arduo. Quando Tiara annuì, Storm si strofinò le mani. “Adesso sì che mi piace. Sarebbe positivo se i membri del tuo team fossero consapevoli di tutto quello che succede, no?” Tiara si sforzò per non sussultare, ma non ci riuscì. “Tutti?” Vedendo il leggero rossore salirle alle guance, Storm intuì il motivo per cui Tiara era così esitante. I rituali di negromanzia spesso contenevano un pizzico di sesso nella lista degli ingredienti. “Guy, tu e Carley potete comunque lavorare per trovare un incantesimo che funzioni solo per coloro che dovranno vedere Carley. Ci vediamo qui stasera.” Storm fece un cenno verso la porta. “Certo.” Guy si girò, sentendo il tono di congedo nella voce di Storm e lasciò la camera da letto, pensando che Zachary lo avrebbe seguito. Si accigliò quando l’altro uomo rimase al suo posto contro la parete. Storm rimase in silenzio finché Guy e Carley non se ne andarono. Nessuno doveva sentire quello che aveva da dire a Tiara. Lanciò un’occhiata a Zachary e si aspettò che se ne andasse ma, quando l’altro non si mosse, Storm sospirò mentalmente. Pensò che Zachary restasse perché era il responsabile della squadra. Guardando di nuovo Tiara, Storm posò la mano sulla sua spalla nuda e sfiorò la sua pelle con il pollice. Notando un leggero sussulto quando la toccò, Storm ebbe la risposta alla domanda che non le aveva ancora fatto... non era mai stata toccata da un uomo prima d’ora, almeno non nel modo in cui aveva bisogno. Mantenendo un’espressione calma, le sorrise. “Tiara, non devi fare niente che tu non voglia. Ricordatelo sempre. Ma se decidi di provare, allora voglio che sia Zachary la persona con cui condividerai il tuo ‘soffio della vista’.”. Zachary rimase in silenzio, ancora appoggiato al muro. Voleva vedere dove intendesse andare a parare Storm con quel giochetto. Aveva la sensazione che quell’incantesimo non fosse fatto soltanto di parole. Storm parlava per enigmi per nascondergli qualcosa e a Zachary la cosa non piaceva neanche un po’. La mente di Tiara correva all’impazzata. Sapeva di essere nella stessa posizione in cui si era trovata Myra. Non aveva mai usato i suoi poteri e non era mai stata toccata da un uomo...quella notte avrebbe dovuto risolvere entrambe le cose, che fosse pronta o meno. Tiara desiderò poter scegliere un solo uomo del gruppo...voleva ciò che sua madre aveva ora. “Zachary è in grado di proteggerti, e lo farà meglio di chiunque altro, anche di Guy.” Storm incrociò lo sguardo di Tiara, volendo che cogliesse l’indizio che le stava dando. “Il suo calore terrà a bada i corpi freddi, quindi dev’essere lui a condividere la tua vista... ma solo quando sarai pronta. Fino ad allora, forse Carley e Guy potranno trovare qualcosa in modo che Carley possa comunicare con l’intera squadra.” disse Storm con tono rassicurante. “A Carley farebbe piacere.” disse Tiara, ma in realtà pensava a quello che Storm aveva appena detto. “È molto eccitata per tutto quello che sta succedendo.”. Storm spostò lo sguardo su Zachary per assicurarsi che capisse almeno una parte di ciò che stava dicendo a Tiara. “Carley sarà una grande risorsa, ma lo sarà ancora di più se l’intera squadra potrà vederla e parlare con lei. Ad esempio, se uno di voi si allontana dal gruppo o è ferito, allora Carley può trovarlo e tornare da uno degli altri membri per dirgli dove si trova.”. Zachary alzò un sopracciglio, apprezzando come suonava la cosa. Tiara abbassò il cuscino e si mise un po’ più dritta. “Devo usare la negromanzia per provare l’incantesimo.” Volse lo sguardo verso Zachary, ma perse coraggio quando notò che tutta la sua attenzione era su di lei. Si concentrò di nuovo su Storm ed inspirò profondamente. Era giunto il momento di crescere e fare la propria parte per salvare l’umanità...anche se avrebbe perso una parte di sé lungo il tragitto. Tiara abbassò la voce, facendola sembrare come il segreto che era davvero. “Myra mi ha detto che posso dare il soffio di vista solo mentre sono in preda al desiderio.” Le sopracciglia di Storm si aggrottarono con preoccupazione. “Per quanto deve dominarti il desiderio perché tu possa condividere il potere di vedere?” Tiara ripeté ciò che sua madre le aveva detto con un acceso rossore sulle guance. “La persona non deve essere dentro di me, ma io devo raggiungere... un culmine per alimentarmi della sua forza vitale. La sua forza vitale sarà un dono per me e solo durante lo scambio io posso contraccambiare con un dono. Sarà allora che potrò donargli il soffio della vista da negromante.”. Storm sentì la rabbia di Zach vibrare in tutta la stanza e capì che Zachary non era più con loro. La molla della sua personalità era scattata. Era il momento giusto per allontanare la palla di fuoco da lì prima di andarsene ed imbarazzare ulteriormente Tiara. Era così coraggiosa che sarebbe stato un peccato metterle davanti degli ostacoli in cui inciampare... soprattutto un ostacolo intimidatorio come Zach. “Puoi fidarti che Zachary non sarà molto lontano quando sarai pronta a provare l’incantesimo. Per adesso devi riposare. Sarà una lunga notte.” Scivolò via dal letto e afferrò Zach per un braccio, portando l’altro uomo con sé fuori la porta. Quando furono lontani da orecchi indiscreti, Zach si girò verso Storm e sbottò “Trovi giusto chiederle di lasciare che tutta la squadra le provochi un orgasmo, così potrà condividere con loro la sua dannata vista?” Storm strinse il braccio di Zach un po’ più forte e all’improvviso furono da soli sulla scogliera. Mentre Zach si abituava all’improvviso cambiamento di paesaggio, Storm cercò di farlo ragionare. “Fermati per un minuto e pensa a quello che Tiara ha appena detto.”. “Ha appena detto che deve raggiungere l’orgasmo per condividere la sua vista.” tuonò Zach mentre il fuoco divampava, poi farfugliò quando si trovò sotto l’acqua fredda dell’oceano. Salendo in superficie, si rese conto di poter stare in piedi perché l’acqua gli arrivava alle spalle. “Dannazione Storm, basta!” gridò. Storm sorrise perché lui era perfettamente asciutto ed era sulla spiaggia a guardare il vapore che la pelle di Zachary emanava. “Proviamo di nuovo, questa volta con una testa più fredda?” gli chiese, mentre Zachary si affrettava nell’acqua verso di lui. “Tiara ha detto che la persona non deve essere dentro di lei.”. “Sì, ho sentito quella parte.” disse aspramente Zachary, ma alzò una mano per far capire a Storm che non aveva bisogno di un’altra immersione. Era appena uscito dall’acqua ed era quasi asciutto grazie alla propria capacità di far salire la temperatura attorno a sé. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era che i suoi vestiti odorassero di acqua di mare. “Sono contento che tu abbia ascoltato.” Storm sorrise. “Ti sei perso la parte sul raggiungimento del piacere per alimentarsi?” Zachary lo guardò, e Storm continuò a spiegare “Non so se lei fosse consapevole di ciò che ha detto, ma se quell’affermazione è vera allora non avrà bisogno di andare a letto con qualcuno per nutrirsi. Deve solo raggiungere l’orgasmo, e questo la terrà in vita.”. Zachary si calmò mentre ci pensava, la sua mente correva all’impazzata. Lei doveva farlo per sopravvivere all’esperienza? È per questo che Myra aveva fatto sesso con il demone quella notte... ...perché era necessario? Improbabile, pensò lui in silenzio. Il demone di quella notte non era uno sconosciuto...Myra lo conosceva. “Il pensiero di Tiara che sopravvive come faceva Myra sembra turbarti...ma tu non comprendi del tutto il fatto che, se lei non si alimenta, muore. Quindi ti offro un’alternativa. Portala al culmine del piacere... poi fermati. Se non vuoi farlo, allora sono certo che Guy sarà più che felice di farlo al posto tuo.”. “Lo farò.” rispose Zach, poi sbatté le palpebre quando Storm svanì. Quando la sabbia sotto i suoi piedi divenne vetro, ringhiò e si guardò intorno...tornando di nuovo nell’acqua fredda. “Nessuno mi ha chiesto se voglio vedere un dannato fantasma.” Storm si materializzò nell’ufficio di Ren ridendo tra sé. “Oddio, che hai fatto stavolta?” chiese Ren da dietro la sua scrivania. Storm scosse la testa per il proprio perfido senso dell’umorismo. “Se siamo intelligenti, allora staremo alla larga da Zach per i prossimi giorni... o settimane. Dipende da quanto tempo resiste nel torturarsi. E dobbiamo anche avvertire tutti di stare lontano dalla spiaggia per un’ora o giù di lì. Conoscendo Zachary, probabilmente la starà trasformando in una bottiglia di vetro, adesso.”. “Ti hanno mai detto che hai una vena malvagia lunga un chilometro?” Ren sogghignò, godendo della risata di Storm dopo il costante pericolo del naso sanguinante. ***** I piedi di Damon toccarono appena l’entrata del Night Light e lui mise giù Alicia, lasciando con riluttanza la presa che aveva sulle sue labbra. Aveva scoperto che volare era afrodisiaco per Alicia e decise che camminare sarebbe stato fuori questione da adesso fino all’eternità, per quanto lo riguardava. Anche se adesso erano lì, stava ripensando a quanto fosse intelligente farla sentire eccitata e poi lasciarla con un altro uomo...anche se era il fratello. “Grazie per avermi portata qui.” disse Alicia con un sorriso felice. Si mise in punta di piedi e premette le labbra sulle sue, sapendo quanto fosse difficile per lui condividerla con qualcun altro in quel momento. “Ti amo.” gli sussurrò prima di tentare di allontanarsi. Non andò molto lontano. Damon le lanciò un’occhiata cupa e possessiva, e si rifiutò di mollare la presa. Quando lei lo guardò con un’adorabile smorfia, il petto gli vibrò con un ringhio profondo prima di premere le labbra sulle sue ancora una volta. Quando le dita di lei gli sfiorarono la nuca con seducente delicatezza, Damon alzò la testa e fece un respiro tremante. “Continua così e ti porterò in un luogo appartato per finire quello che abbiamo iniziato.” la avvertì Damon. Gli occhi di Alicia si illuminarono “Volentieri. Il tetto è sempre deserto.”. Damon sorrise. “Piccola sfacciata.” mormorò, prima di girarla e spingerla verso la porta d’ingresso con un’affettuosa pacca sul sedere. Non gli piaceva lasciarla da sola con Micah, ma sarebbe stato dannato se l’avesse lasciata a portata di mano di quei lupi arrapati del Love Bites. Voleva fare un accordo con loro e non sarebbe stato possibile se doveva occuparsi uccidere ogni lupo che la guardava. Alicia notò che Micah aveva riacceso tutte le luci e si stava dando da fare quando entrarono. Buona parte del vetro frantumato era stata rimossa dal pavimento e la pesante apparecchiatura dell’illuminazione era stata spostata. Sul pavimento era stato installato un cavalletto con un lungo travetto appoggiato su di esso. Il forte rumore della sega elettrica echeggiava nella stanza, facendo sussultare Alicia e Damon. Damon seguì con sguardo irritato il lungo cavo di alimentazione fino al muro e si avviò senza esitazione verso la presa elettrica. Non avrebbe potuto avere fratello migliore, che lavorava mentre faceva da babysitter alla sua sorellina. Tirò la spina e la sega si fermò, facendo alzare lo sguardo di Micah con un’espressione infastidita. Quando Micah vide Alicia all’ingresso, la sua espressione esplose in un sorriso che fece stringere gli occhi di Damon. “Ciao sorellina.” disse Micah, e ripose la sega. “Come mai di nuovo qui così presto? Sei scappata di nuovo da tuo marito?” Una schiarita di voce lo fece girare e sorridere verso Damon. “Immagino che sia la risposta alla mia domanda.”. Damon ringhiò, facendo ridere Micah e Alicia. “Calma, omone.” disse Micah. “Visto che fai parte della famiglia, è obbligatorio essere preso in giro da tutti almeno una volta al giorno.”. Alicia camminò nella sala, guardandosi attorno. “Ci hai dato dentro da quando sono stata qui la scorsa notte.”. Micah scrollò le spalle “Non ho altro da fare. Quinn e Warren stanno facendo il loro lavoro al Moon Dance e mi hanno lasciato questo posto.”. “Cosa posso fare per aiutarti?” gli chiese Alicia. “Voi due vi state offrendo di aiutarmi?” Micah le rispose con una domanda. “Lei sì.” lo corresse Damon. “La lascerò qui con te mentre io andrò ad occuparmi di una cosa che necessita della mia immediata attenzione.”. Alicia alzò un sopracciglio, avendo pensato che Damon sarebbe rimasto lì con lei. I suoi occhi si strinsero, realizzando che lui aveva già altri programmi. “Pensavo che avremmo smesso di avere dei segreti.” lo accusò Alicia. Damon le sorrise e le toccò leggermente il mento. “È una sorpresa.” disse. “Non posso fare una sorpresa alla mia mogliettina se non mantengo un paio di segreti...posso andare, adesso?” Alicia incrociò le braccia sul petto. “Che stai combinando?” gli chiese, poi sussultò quando Damon fu all’improvviso dietro di lei, tirando a sé la sua schiena in un abbraccio stretto, prima di abbassare le labbra per sfiorarle l’orecchio. “Lo scoprirai presto. Ora, vuoi restare qui... o tornare nel nostro letto?” Le labbra di Damon si incurvarono in un sorriso compiaciuto quando Alicia si rilassò contro di lui, e lui sentì crescere l’odore della sua eccitazione. Micah si astenne dal roteare gli occhi e allontanarsi da loro. Sapeva che erano compagni, ma l’istinto di allontanare Damon da lei disobbediva ancora. “Resterò qui.” sussurrò Alicia e cercò di allontanarsi da lui, ma Damon la tenne tra le sue braccia d’acciaio ancora per un po’. Godendo della sensazione, lei avvolse le braccia sulle sue come per tenerle ferme lì. “La affido a te.” dichiarò Damon guardando dritto Micah...facendogli vedere di persona a chi lei apparteneva davvero. “Proteggila fino al mio ritorno.” Sfiorando il mento di Alicia, le girò il viso per darle un ardente bacio, prima di uscire dal club così velocemente che tutto quello che i due videro furono le porte aprirsi e chiudersi. Quando Micah fu sicuro che Damon era lontano, sbatté il pugno sul bancone. “Proteggila fino al mio ritorno.” lo imitò con tono ostile. “Come se non avessi mai protetto nessuno finora.” “A proposito...” disse Alicia, con il rossore lasciato da Damon che era svanito. “Ho qualcosa da dirti, caro fratellino. Tutte le volte che venivi a trovarmi in collegio dicevi che mi avresti insegnato a combattere.”. Micah si bloccò e resistette all’impulso di indietreggiare. “Facevi solo finta, vero?” gli chiese. “Beh...” disse Micah con un’espressione di sconfitta. “Non ho mai pensato che avresti avuto bisogno di imparare quel genere di cose. Ti ho fatto credere che ti stavo insegnando a combattere, ma in realtà doveva essere solo un passatempo.”. “Adesso inizierai ad insegnarmi a combattere.” disse Alicia con autorità. Le sopracciglia di Micah si alzarono fin sotto la frangetta. “Cosa?” “Mi hai sentita.” Alicia ringhiò, volendo essere altrettanto dura come i ragazzi. “Mi insegnerai davvero, altrimenti mi girerò, uscirò da questa porta e dirò a Damon che non eri abbastanza vigile su di me.”. “Non lo faresti.” sussurrò Micah. Alicia sorrise, realizzando di aver appena vinto. “Guardami!”. Micah sospirò e si passò una mano tra i capelli. “Okay, okay...ti insegnerò a combattere.” Alicia saltò in tondo. “Sì!”. Micah si strofinò gli occhi, cercando di cancellare il fatto che lei era la sorella che non avrebbe mai dovuto avere un motivo per iniziare una lotta. Era così carina quando si comportava come se avesse cinque anni. Era per questo che non le aveva mai insegnato a combattere...come avrebbe potuto lottare con qualcosa di così carino? Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/amy-blankenship/fiamme-oscure/?lfrom=334617187) на ЛитРес. Безопасно оплатить книгу можно банковской картой Visa, MasterCard, Maestro, со счета мобильного телефона, с платежного терминала, в салоне МТС или Связной, через PayPal, WebMoney, Яндекс.Деньги, QIWI Кошелек, бонусными картами или другим удобным Вам способом.
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