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Calore Amy Blankenship Legami Di Sangue #4 Damon si era unito ai suoi fratelli per un motivo... la ragazza che gli interessava e che lo credeva morto viveva lì e sotto la protezione dei vampiri. Quando finiscono per salvare la vita di Alicia, più volte di quanto lui riuscisse a ricordare, Damon decide che qualcuno doveva tenerla sotto controllo, prima che la piccola gatta finalmente trovasse un modo per sfuggirgli, facendosi uccidere. La gelosia diventa un gioco pericoloso quando lei va in calore ed inizia ad attrarre più di semplici mostri. Alicia Wilder è stanca di essere protetta dal mondo dai suoi fratelli iperprotettivi. Cercando di dimostrare di poter gestire la guerra tra vampiri, finisce per essere maltrattata, morsa, baciata, picchiata, e, cosa ancora più incredibile, vivere con tre vampiri molto sexy, uno dei quali aveva iniziato per primo la guerra tra vampiri. Quando capisce di essere in calore, Alicia realizza che la sua rete protettiva potrebbe essere la sua rovina. Damon si era unito ai suoi fratelli per un motivo... la ragazza che gli interessava e che lo credeva morto viveva lì e sotto la protezione dei vampiri. Quando finiscono per salvare la vita di Alicia, più volte di quanto lui riuscisse a ricordare, Damon decide che qualcuno doveva tenerla sotto controllo, prima che la piccola gatta finalmente trovasse un modo per sfuggirgli, facendosi uccidere. La gelosia diventa un gioco pericoloso quando lei va in calore ed inizia ad attrarre più di semplici mostri. Calore Serie “Legami di Sangue” - Volume 4 Author: Amy Blankenship & RK Melton Translated by Ilaria Fortuna Copyright © 2012 Amy Blankenship English Edition Published by Amy Blankenship Italian Edition Published by TEKTIME All rights reserved. Capitolo 1 Micah era a letto, avvolto in così tante bende da iniziare a somigliare ad una mummia. Non poteva fare a meno di sorridere dolcemente, mentre la signora Tully gli si avvicinava come una mamma chioccia e scuoteva la testa ogni tanto. Lui non si lamentò neanche per il dolore lancinante che lei gli aveva inflitto al braccio. Poteva vedere se stesso nello specchio sul comò di fronte e fece per alzare un sopracciglio, ma decise di lasciar perdere quando sentì dolore. Gli avevano già assicurato che Anthony era morto, ma non poteva fare a meno di augurarsi che il lupo alfa fosse ancora vivo, per poter torturare il bastardo nello stesso modo in cui era stato torturato lui. Da quello che gli avevano detto, gli era sembrata una morte rapida. Lui non l’avrebbe resa rapida. “Penso che voi mutanti finirete per farmi morire.” esclamò piano la signora Tully. I mutanti... …sia giaguari che puma, avevano un posto speciale nel suo cuore. Lei aveva fatto nascere ognuno di loro ed era stata vicina alle loro madri. “Basta guardare come sei ridotto.” Micah fece una smorfia verso il soffitto sentendo le vertigini quando il ventilatore a pale continuava a girare. “Non é colpa mia se mi hanno rapito e torturato.” La signora Tully lo toccò dolcemente sulla fronte con la punta delle dita. “Mi permetto di dissentire, giovane Skywalker. Se quello che ho sentito è vero, ti sei messo contro quell’orrido lupo mannaro e per questo ti ha rapito.” “Quindi stai dicendo che è colpa mia?” chiese Micah, ignorando i sorrisi delle altre persone nella stanza. “Non interrompere gli anziani.” ribatté la signora Tully con uno sguardo severo. “Non ho finito. Come stavo dicendo...ti sei messo contro quel cane bastardo e devo dire che andava fatto già da tempo.” Micah guardò apertamente Quinn con un sorriso da ‘te l’avevo detto’. Non era pronto a perdonare suo fratello. Aveva avvertito Quinn riguardo Anthony e gli era stato detto di smetterla. Sperava che il fratello maggiore fosse felice perché adesso non poteva tenergli testa. “Adesso basta!” ringhiò la signora Tully e lo schiaffeggiò in testa. A quell’azione, la sua persistente emicrania iniziò a martellare e lui strinse forte gli occhi. “Ehi, lì mi fa male.” si lamentò Micah. “E starai peggio se continui con questa rivalità tra fratelli.” rispose a tono la signora Tully e lanciò lo stesso sguardo di avvertimento a Quinn. “Devo chiamare mia nipote e farle sapere dove sono. Quella povera cara sarà preoccupata se non rispondo al telefono di casa.” La signora Tully non aspettò che qualcuno le mostrasse dov’era il telefono. Non era la prima volta che andava alla residenza dei Wilder. Quasi si fermò quando vide Michael tranquillamente seduto su una sedia, nell’angolo buio della stanza. Non era bello vedere l’affascinante vampiro così oscuro e cupo. Quando la porta si chiuse dietro di lei, tutti gli occhi si rivolsero verso Micah. “È bello vederti finalmente a casa.” disse Steven con un leggero sorriso, cercando di nascondere la propria preoccupazione. Anche se Micah era a casa, qualcosa gli diceva che non era fuori pericolo. Micah era pallido e i suoi occhi erano un po’ troppo brillanti per i suoi gusti. Micah ricambiò il sorriso ma stava iniziando ad avere sonno. “È bello essere fuori da quell’inferno.” “Sei stato molto imprudente, stavolta.” dichiarò Quinn dalla sua posizione vicino alla finestra ed incrociò le braccia sul petto. “Saresti potuto morire in quel seminterrato, se non avessimo visto il messaggio che hai mandato ad Alicia.” Micah si guardò intorno nella stanza cercando sua sorella e si accigliò. “A proposito di Alicia, dov’è? Pensavo che sarebbe venuta.” “Resterà a casa di un’amica finché tutto questo non sarà finito.” rispose Kat. Guardò Quinn, chiedendosi quanto tempo avrebbe aspettato prima di chiamare sua sorella e dirle di tornare a casa. “Perché non è tornata con noi da casa di Anthony?” chiese Micah. “Ero sicuro che...” guardò di nuovo Quinn, incolpandolo dell’assenza di Alicia perché semplicemente non la voleva lì. Nick scosse la testa ma dentro di sé era impaurito. Cercò di non guardare Michael, sapendo che il vampiro aveva cancellato la memoria di tutti, tranne lui e Micah. “Amico, devi aver preso troppe botte in testa...Alicia non era da Anthony.” “Invece sì.” insistette Micah. “L’ho vista con i miei occhi.” Guardò Nick, ma l’uomo scrollò le spalle e scosse la testa. Guardò tutti uno alla volta e capì che nessuno di loro avrebbe confermato che Alicia era in quell’edificio. La ricordava nel seminterrato...gli teneva la mano. Stava piangendo e questo lo aveva divorato finché non la vide di nuovo e si assicurò che stesse bene. Non sapeva cosa fosse peggio...se vederla piangere o essere quasi ucciso. Si guardò intorno ancora una volta, prendendo atto che l’uomo che era con Alicia era assente anche lui. Ansimando, affondò nei cuscini e pianificò in silenzio di scoprire con quale amico fosse Alicia. L’avrebbe trovata e le avrebbe chiesto la verità. “Devi avere le allucinazioni.” disse Jewel dolcemente. Micah guardò la bella bionda e aggrottò la fronte. “E tu chi sei?” “Questa è Jewel Scott Wilder.” disse Steven e le avvolse un braccio attorno alle spalle. La signora Tully si era già occupata delle sue ferite e gli aveva fasciato l’altro braccio. “È la mia compagna.” “La Jewel Scott di Anthony?” Adesso Micah era ancora più confuso. “Solo nella mente malata di Anthony.” rispose Steven, ma non poté fare a meno di stringere Jewel un po’ più forte. Micah sbatté le palpebre e guardò Quinn per avere conferma, quando vide Kat rannicchiata a suo fratello. Con un sospiro, si chiese quanti farmaci gli avesse effettivamente dato la signora Tully, dato che o stava impazzendo lui o stavano impazzendo gli altri. Guardò l’unica altra persona nella stanza che era certo avesse buon senso, Warren. “Ho viaggiato nel tempo o qualcosa del genere? Voglio dire, quando me ne sono andato... Steven era ancora single e Quinn aveva una romantica inclinazione come Dean.” Warren sorrise. “Sono successe un po’ di cose da quando te ne sei andato.” “Ok, ho fatto la mia telefonata.” annunciò la signora Tully mentre tornava nella stanza. In realtà non aveva chiamato sua nipote. Lo aveva detto solo per lasciarli un po’ da soli con Micah, prima di allontanarli. “Adesso...tutti fuori, lasciate che questo piccolo gattino dorma un po’.” Micah ringhiò all’anziana donna. “Non sono un gattino.” “Caro, la mia gatta più giovane potrebbe batterti in una lotta per come sei conciato adesso, e lei è una fifona, ha paura della sua stessa ombra.” lo informò la signora Tully. Mentre parlava, prese un ago dalla strana scatola che aveva portato con sé. “Non credo di aver bisogno di altri farmaci.” sospirò Micah. Aveva molte cose da fare. Il solo fatto di non aver ancora visto Alicia gli faceva più male delle ossa rotte. “Ed ecco perché non sei tu il medico.” La signora Tully era contenta che lui avesse ancora quello strano senso dell’umorismo...una volta iniziato a guarire, ne avrebbe avuto bisogno. Micah ringhiò piano quando l’ago affondò nel suo braccio e dovette distogliere lo sguardo. Odiava prendere ordini da chiunque e quello di cui aveva bisogno era rintracciare sua sorella. Tutti uscirono dalla stanza quando lei estrasse la siringa vuota dal braccio. La signora Tully li guardò e poi si voltò verso Micah, che era già addormentato. La famiglia era felice che lui fosse a casa, ma la verità era che...lei era preoccupata per il puma. Le sue ferite erano così gravi da essere sorpresa che fosse ancora vivo. Entrambe le sue ginocchia erano state lacerate dai proiettili, le costole rotte erano state colpite di continuo per un certo periodo di tempo. Sembrava anche che la schiena fosse stata colpita da una specie di frusta. Era disidratato, malnutrito, e aveva un’infezione diffusa nel sangue. Gli avrebbe dato della penicillina se fosse stato umano, ma purtroppo... gli antibiotici umani non avevano alcun effetto sulle creature paranormali. Anche se i mutanti guarivano molto velocemente...ciò non significava che non potessero subire danni permanenti...o ferite mortali. Sarebbe stato fortunato se fosse sopravvissuto all’infezione. Con la coda dell’occhio guardò Michael, che non se n’era andato ed era rimasto seduto sulla sua sedia. La signora Tully decise di lasciarlo in pace. Aveva molta stima di Michael e se lui voleva restare non lo avrebbe cacciato. Era uno dei tanti che andava spesso da lei, ma più per farle curare le ferite degli altri che le proprie. Con un sospiro, la signora Tully sistemò i suoi strumenti e si alzò. Con un lieve cenno verso Michael, lasciò silenziosamente la stanza. Michael sapeva che era ora di andarsene...stava solo aspettando che la propria rabbia svanisse. Alicia era una peste, ma Damon non avrebbe mai dovuto portarla in mezzo ad una sparatoria simile. Poteva ancora vedere lo sguardo possessivo sul volto di Damon quando le aveva avvolto le braccia intorno, e si chiese se la storia stesse per ripetersi. Il suo sguardo tornò verso ciò che rimaneva di Micah e l’immagine di Alicia che piangeva mentre teneva la mano a suo fratello tornò a tormentarlo. Un’altra immagine balenò nella sua mente...l’immagine di Dean che afferrava la sua mano e la posava su Kane per non farlo morire. Grazie a lui e a Dean...le ferite di Kane erano guarite proprio davanti a loro. Michael non ci aveva mai pensato, ma aveva visto Syn fare cose del genere in passato. Un episodio in particolare era impresso nella mente di Michael...era stato così tanto tempo fa, ma non lo aveva dimenticato. Fu durante una delle loro tante escursioni itineranti, in cui incontrarono una bambina ferita. Sorrise dolcemente ricordando le reazioni di Damon e Kane alla bambina. Aveva una gamba rotta e diversi lividi che erano in fase di guarigione. La bambina insisteva nel dire di essere caduta da sola, ma i ragazzi sapevano che non c’era niente nella radura che avrebbe potuto causarle quelle ferite. Quando Damon si inginocchiò davanti alla bambina e cominciò a costringerla a dire la verità, Syn lo aveva allontanato dicendo “Tu non farai questo ad un innocente.” Si erano offerti di riportarla a casa, ma percepirono immediatamente l’odore della paura che cresceva nella bambina. Ma non era la paura per loro, era la paura di andare a casa che faceva battere il cuore della bambina. Anche se la bambina non aveva detto niente, Michael capì che i suoi genitori erano i responsabili di tutte quelle ferite...non solo della gamba rotta. Syn non disse nulla alla bambina e le asciugò le lacrime. Invece, le chiese dei suoi fratelli e lei rispose che non ne aveva. Iniziò a parlare di sua nonna che viveva in montagna ed i suoi occhi brillavano d’amore per lei. Mentre parlava, Syn aveva messo la mano sulla gamba ferita della bambina. Quando lei finì la sua storia, non solo la gamba era guarita, ma tutti i lividi erano scomparsi. Fu allora che Syn aveva davvero sconvolto Michael. Mentre Kane prendeva la bimba in braccio e cominciò a giocare con lei, Syn si avvicinò a lui e Damon. Guardando Damon disse “Non dovrai mai alterare la mente di un bambino...tranne stavolta. Non ha bisogno di ricordare le percosse, ma ricorderà la morte dei suoi genitori.” I suoi occhi divennero così freddi quando aggiunse “In un incendio.” Con ciò, Syn si voltò e camminò lungo il sentiero che ovviamente portava a casa della bambina. Kane non nascose di voler tenere la bimba con sé e allevarla come sua...aveva sempre avuto un debole per i bambini. Tutti avevano un debole, ma Kane di più. Avrebbe comprato un intero negozio di giocattoli se facevano i capricci... e capitava...qualche volta. Tuttavia, Syn aveva insistito nel fare la cosa giusta e portò la bambina dalla sua amata nonna. Quando il sole sorse il mattino successivo, nel villaggio si diffuse subito la voce di una casa bruciata al suolo. Furono trovati i resti di un uomo e una donna ma il figlio, una bambina, non c’era. I quattro uomini avevano lasciato rapidamente il villaggio a cavallo, dirigendosi verso quelle che ora sono conosciute come le Alpi Svizzere. Dopo aver consegnato la bimba alla sua famiglia, Syn aveva dato alla nonna una lettera e un sacchetto di monete d’oro mentre scambiava qualche parola con lei. L’anziana donna sorrise e abbracciò Syn prima di prendere la nipote in braccio. Sebbene Syn non avesse mai detto nulla, sapevano che era lui il responsabile della morte dei genitori della bimba. Ancora oggi Michael tremava quando ci pensava troppo. L’etica di Syn si rifiutava di lasciare che un bambino subisse un tale supplizio e, se avesse potuto fare qualcosa a riguardo...lo avrebbe fatto. A Syn non interessava chi fossero i genitori o cosa rappresentassero. Lui riteneva che i genitori violenti non meritassero niente di meno di ciò che farebbero ai propri figli. Quando Michael aveva chiesto a Syn riguardo la guarigione della bambina, Syn gli aveva rivolto un sorriso paziente. “Il potere risiede nella tua anima immortale. Rispetto all’immortalità...tu sei ancora un bambino, quindi buona parte del tuo potere è ancora dormiente. Con il passare del tempo, quel potere crescerà. Riguardo a quale potere avere...solo la tua anima può sceglierlo. Se la guarigione è il potere che la tua anima invoca, allora tutto quello che devi fare è desiderarlo fortemente.” Guardando di nuovo verso il puma ferito, capì. Vedere Alicia piangere in quel modo era una motivazione più che sufficiente per desiderarlo fortemente. Michael si alzò lentamente e si avvicinò a Micah. Mentre avanzava, poteva percepire l’infezione che iniziava ad impossessarsi del corpo del puma. Se fosse successo qualcosa al puma, sapeva che Alicia avrebbe pianto e lui non voleva che accadesse. Michael posò la mano sul petto di Micah e ricordò le sensazioni che aveva provato quando lui e Dean avevano toccato Kane. Concentrandosi sul proprio bisogno di vedere Alicia sorridere, sentì quel bisogno scorrere da sé verso colui che sapeva che poteva renderla felice. Micah cominciò a brillare e Michael aspettò per vedere se fosse in grado di vedere l’anima di Micah come aveva fatto con Kane. Dopo un attimo, si rese conto che era stato il potere di Dean a farlo, non il suo. Se qualcuno fosse stato nella stanza con lui, avrebbe notato le differenze. Gli occhi di Michael avevano iniziato a brillare di un ametista scuro e la sua anima divenne lentamente visibile, sovrapposta alla sua forma fisica. Michael poteva sentire una parte di sé nel corpo del puma...che scorreva nel suo sangue. Sospirò di sollievo quando l’odore dell’infezione svanì lentamente dalla stanza. Non poteva vedere sotto le bende per esserne sicuro, ma vide i lividi e le ferite sul volto di Micah guarire e poi scomparire completamente. Ritraendo la mano, Michael barcollò all’indietro. Portandosi una mano agli occhi per alleviare la vertigini, fu sorpreso nel sentire delle lacrime sulle ciglia e sulla guancia. Si fermò per un momento, ricordando di aver pianto anche quando Dean aveva afferrato la sua mano e l’aveva posata sul corpo moribondo di Kane. Era questo che intendeva Syn per desiderare fortemente? Il suo cuore e la sua mente dovevano essere esattamente nello stesso posto perché ciò potesse accadere? Michael si guardò le mani e sospirò. Quanto desiderava che Syn fosse lì per rispondere alle sue nuove domande. Adesso Syn era sveglio ma, per quanto ricordava, lui non restava mai nello stesso posto...si muoveva sempre. Una volta aveva chiesto a Syn cosa stesse cercando, ma Syn gli sorrise con uno sguardo lontano negli occhi e rispose “Alcuni segreti sono destinati a rimanere tali.” Forse lo avrebbe scoperto abbastanza presto...per ora sarebbe andato a casa a riposarsi. Guarire il puma lo aveva provato e aveva bisogno di riposare e riprendere le forze. Guardando Micah, Michael decise che doveva fare ancora una cosa per coprire le proprie tracce e riunire i fratelli. Mettendo una mano sulla guancia di Micah, sussurrò il suo nome, costringendo il puma a svegliarsi per ascoltare le sue parole. Quando le palpebre di Micah sbatterono, Michael gli disse che avrebbe tenuto Alicia nascosta finché lui non sarebbe stato in grado di andare da lei. ***** Trevor fermò l’auto davanti al Moon Dance prima di entrare nel parcheggio. Vedere Envy ferita gli aveva tolto dieci anni di vita...o almeno così si sentiva. Vederla ferita in quel modo gli aveva solo confermato di aver fatto bene a nasconderle la verità sul mondo paranormale e sul suo coinvolgimento per così tanto tempo. Mantenendo i suoi segreti, l’aveva tenuta lontana dal pericolo. “Casa dolce casa.” mormorò senza guardarli. Scendendo dall’auto, Trevor girò intorno per aprire lo sportello ad Envy ma Devon lo precedette. Devon lanciò a Trevor un’occhiata perfida mentre l’altro uomo li seguiva, ma non disse nulla. Devon odiava essere debitore a Trevor per aver salvato Envy...ma odiava ancora di più che fosse proprio Trevor quella persona. “Non c’è bisogno che vieni con noi.” disse Envy, cercando di allentare la tensione tra i due. Sorrise lievemente a Trevor e gli fece un cenno per fargli capire di non essere cattiva, ma che aveva davvero apprezzato il suo aiuto. Gli occhi di Trevor si intenerirono quando incrociò quelli di Envy. “Mi sentirei meglio se sapessi che si prenderanno cura di te.” Envy tremò dentro di sé...era una cosa del tutto sbagliata da dire. “Stai dicendo che non sono in grado di occuparmi di Envy?” chiese Devon, fermandosi quando raggiunsero le scale che portavano agli alloggi. “Non esplicitamente.” disse Trevor mentre seguiva Envy su per le scale. Gli occhi di Devon si spalancarono, corse dietro Trevor e lo spinse bruscamente contro il muro. “Allora spiegamelo, Orsetto del Cuore.” Trevor strinse le spalle contro il muro “Sicuro, Thundercat...Sei uno stronzo!” “Va’ all’inferno!” ringhiò Devon ad alta voce. “Mi sembra di vedere i cartoni animati del sabato mattina.” mormorò Envy e si strofinò la fronte. “Che ne dite di smettere di schizzare testosterone ovunque e comportarvi bene per una volta? Ho un gran mal di testa, il braccio mi fa un male cane, e l’ultima cosa che mi serve è vedervi combattere per chi è il migliore.” Guardò Trevor. “O la smetti o vai a casa, e non mi interessa quale delle due scegli.” Devon sorrise finché Envy non guardò anche lui. “E tu... Ho il diritto di rinnegarti, gattino bello. Continua così e finirai per ululare nel vicolo.” Tabatha era in attesa di sentire qualcosa quando sentì Devon mandare Trevor all’inferno. Aprì la porta appena in tempo per vedere Envy rimproverare entrambi e non poté fare a meno di ridere. Almeno adesso non era più sola. “I ragazzi fanno ancora i cattivi?” chiese Tabatha. “Non ne hai idea.” brontolò Envy mentre entrava nell’ufficio di Warren con Trevor e Devon in silenzio dietro di lei. Envy si tolse la giacca dalle spalle e gli occhi di Tabatha si spalancarono per la benda intrisa di sangue intorno al braccio di Envy. Ebbe un flashback di lei ed Envy ostaggio di Raven e della sua banda di sanguisughe, ma respinse con forza l’immagine nel cassetto della sua mente. “Uno di voi vuole prendere il kit di pronto soccorso?” chiese Tabatha guardando Envy, per assicurarsi che la sua spalla fosse l’unica parte ferita. “Vado io.” rispose Devon, e andò nel bagno di Warren. “Cos’è successo?” chiese Tabatha mentre scioglieva la benda e vide dove la pallottola aveva colpito il braccio della sua amica. “Mi hanno sparato, ringhiato contro, quasi graffiata e coinvolta in un’esplosione.” disse Envy con un sorriso, che però scomparve quando vide lo sguardo sul viso della sua amica. “Sto bene, davvero.” aggiunse rapidamente. Ignorando Envy, Tabatha si limitò a fissare Devon quando tornò nella stanza. “Dove diavolo eri quando Envy è stata ferita?” Non poté farne a meno. “Lei è la mia migliore amica e dovresti prenderti cura di lei!” Trevor sorrise tra sé, felice che qualcuno, oltre a lui, desse finalmente a Devon una più che meritata sgridata. “A lottare per le nostre vite.” disse Devon in sua difesa. “Non ho potuto raggiungerla, ma Winnie the Pooh qui l’ha portata in salvo.” “Sì, dopo che Hello Kitty ha lasciato che si allontanasse da lui.” concluse Trevor, cercando di non ridere al pensiero che Devon credeva ancora che fosse un orso mannaro...Se solo Devon sapesse la verità su ciò che era realmente. La voglia di ridere svanì quando il suo sguardo tornò su Envy. Se Devon avesse saputo la verità, allora lo avrebbe saputo anche Envy ed era stanco di farsi sorprendere a mentire. Tabatha ed Envy si scambiarono uno sguardo rassegnato ed Envy mimò la parola ‘aiuto’ sapendo che Tabby avrebbe capito. “Ehi Trevor, puoi darmi uno strappo a casa?” chiese Tabatha, cercando di allontanare Trevor dalla stanza prima che Devon gli staccasse la testa...o che Envy desse i numeri con entrambi. Trevor sospirò ed infilò le mani in tasca. “Certo, scendo e metto in moto l’auto.” Dopo che Trevor se ne andò, Envy diede a Tabby uno sguardo di sollievo. “Grazie!” Tabatha sorrise. “Non ringraziarmi perché adesso mi dovete un favore.” “Ti darò tutto quello che ho!” esclamò Devon con un sorriso. “Compresa Envy?” chiese Tabatha, con gli occhi scintillanti. “Neanche per sogno.” rispose Devon, facendole l’occhiolino. Tabatha si finse delusa. “Beh, questo toglie tutto il divertimento.” Envy ridacchiò quando Tabatha uscì impettita dalla stanza, fingendo di sbattere la porta nel mentre. Capitolo 2 “Mettimi giù, succhiasangue impazzito!” gridò Alicia, graffiando la schiena di Damon dalla spalla su cui lui l’aveva issata. Nel momento in cui si era resa conto che non erano diretti al Night Light voleva che lui si fermasse...ovviamente volere ed ottenere erano due cose diverse. “Voglio andare da Micah!” “Michael mi ha detto di riportarti qui e qui resterai.” ordinò Damon, entrando con calma nella stanza di Alicia. La gettò sul letto e sussultò quando le sue unghie gli lasciarono lunghi segni sulla schiena. Ringhiando aggiunse “Non credo che il tuo ragazzo rimarrà troppo deluso se arriverai con ritardo nel suo...letto.” Alicia sbuffò e cercò di precipitarsi giù dal letto, ma Damon la afferrò immediatamente con le mani ben salde sulle spalle. Damon guardò verso di lei, cercando ancora una volta di lanciarle il suo incantesimo addomesticante. “Dannazione, ti ho detto di fermarti!” “Non sono un cane, io sono un gat...” La mente di Alicia si svuotò per un attimo mentre lo fissava, guardando il modo in cui i suoi capelli pendevano lungo quel viso perfetto. Sentì qualcosa nella bocca dello stomaco risvegliarsi con desiderio. Abbassando lo sguardo sulle sue labbra, ricorse all’unica cosa a cui riuscì a pensare per scacciare dalla mente il pensiero di baciarlo...l’aggressione. “Tu non sei il mio padrone!” Alicia lo colpì al petto, ma se ne pentì quando Damon chiuse gli occhi per il dolore e si chinò verso di lei. “Ti hanno mai sculacciata per farti crescere?” ringhiò Damon tutto sudato. Si rotolò via da lei per sdraiarsi supino. “Ti piacerebbe.” Alicia aggrottò la fronte, chiedendosi come fosse possibile che l’avesse appena portata dall’altra parte della città come un uomo di Neanderthal, e ora sembrava che stesse per svenire solo perché lei lo aveva colpito. “Stai bene?” chiese lei con sospetto, non volendo sentirsi in colpa per la propria reazione. Damon aprì gli occhi solo per trovarsi faccia a faccia con un stupido orsacchiotto. I suoi occhi di ametista si limitarono a leggere il collare che esso indossava...c’era scritto ‘Micah’... “Sto alla grande...e tu?” le rispose mentre si metteva a sedere, chiedendosi perché finiva sempre per essere coinvolto con gli esseri umani...soprattutto le donne. Portano solo guai. Alzandosi, si diresse verso la porta sperando di non fare qualcosa di patetico, come svenire. “Se provi a lasciare questa casa prima che torni Michael ti farò mangiare quell’orsacchiotto.” Alicia guardò la porta finché non se ne fu andato, poi alzò un sopracciglio verso il suo innocente orsacchiotto “Beh, io so quello che ho fatto...ma tu che hai fatto per farlo incazzare?” Roteò gli occhi e si allungò per accendere la lampada. Damon l’aveva gettata sul letto così in fretta che non avevano nemmeno acceso la luce. Stava per prendere l’orsacchiotto ma si bloccò quando qualcosa sul letto attirò la sua attenzione. Proprio lì dove Damon era steso c’era una macchia rossa recente. Allungò la mano e stava per toccarla quando si ritrasse. Alzandosi dal letto, Alicia uscì sul balcone e scivolò verso l’altra porta a vetri che conduceva in camera di Damon. Quello che vide le fece crollare il cuore sul pavimento. Damon sbatté la porta della camera da letto e si strappò via la camicia nera, lanciandola nella stanza. Così facendo, alcuni proiettili rimasti all’interno della camicia colpirono il pavimento e le pareti. Il suo corpo li stava costantemente spingendo fuori dalla sua carne nel tentativo di guarire. Lui fece un respiro profondo e guardò le ferite sanguinanti con doloroso disgusto. Erano i proiettili ancora in espulsione ad impedire alle ferite di chiudersi. Vedendo un proiettile fuori a metà dal petto, lo estrasse completamente. Con l’altra mano strinse il palo del letto così forte che il legno cominciò ad incrinarsi e rompersi. Se non fosse per il sangue del licantropo che aveva prosciugato prima, adesso sarebbe inginocchiato ad urlare come un dannato. A pensarci bene, probabilmente non sarebbe affatto uscito da quella villa. Il sangue di un essere paranormale era più potente del sangue umano, ma era ovvio che, se voleva guarire più velocemente, allora doveva trovare altro sangue. Nessuno l’aveva mai accusato di essere paziente. Con un grugnito, Damon lasciò cadere sul pavimento il proiettile che aveva appena estratto e andò all’armadio per prendere un’altra camicia. Tutto quello che trovò furono alcuni pullover...ne prese uno nero dalla gruccia e lo indossò prima di dirigersi verso il balcone. Alicia teneva la mano sulla bocca per non piangere, vedendo le numerose ferite sul petto di Damon. Alcuni fori di proiettile erano ancora sanguinanti e alcuni stavano effettivamente spingendo i proiettili fuori dalla sua pelle. Non c’era da stupirsi che si fosse contorto quando lei l’aveva colpito. Sentì un lampo di dolore afferrare il proprio petto. Come poteva essere stata così crudele? Fece per aprire la porta ma si fermò quando Damon si voltò, afferrò un maglione dall’armadio e lo infilò. Voleva piangere davvero quando vide la sua schiena insanguinata, che era messa peggio del suo torace. Quante volte lei lo aveva colpito sulla schiena prima che entrassero nella sua stanza. Alicia sentì le ginocchia indebolirsi a quel pensiero. Quando lui si diresse verso il balcone, lei si spostò rapidamente e si girò, appoggiandosi al muro di mattoni tra le due camere. Portandosi una mano sul proprio petto illeso, trattenne il fiato e sperò che lui non uscisse e la sorprendesse a spiarlo. Il panico cedette rapidamente il posto al dolore...poi alla rabbia e alla confusione. Damon le aveva mentito alla villa...tutto quel sangue era suo. Perché lo aveva fatto? Perché l’aveva protetta e non le aveva detto di essere ferito? Avrebbe potuto essere ucciso...e per cosa? Per salvarla? Gli occhi di Alicia si spalancarono quando il balcone improvvisamente si aprì e Damon saltò sulla balaustra della terrazza guardando la strada sottostante. Era in equilibrio sulla solida ringhiera ma, prima che potesse saltare, sentì la sua presenza dietro di sé. Poteva sentire tutte quelle emozioni nella sua aura e sospirò...era stanco e ferito e non aveva più voglia di lottare con lei stasera. “Michael ha cancellato il loro ricordo di te lì stasera. Se torni da Micah prima che ti chiamino...annullerai tutto quello che lui ha fatto per aiutarti. Se non vuoi restare per me...allora fallo per Michael, almeno.” Detto questo, Damon saltò giù dal balcone sull’erba. Alicia sussultò e corse alla ringhiera di pietra, guardando giù mentre lui cadeva ciecamente. I suoi occhi si spalancarono e si aggrappò alla pietra quando capì che la cieca caduta di Damon non era così cieca come pensava. Le sue braccia si allargarono e sembrò che stesse attirando le ombre intorno a sé, avvolgendole strette...poi svanì prima di colpire il suolo. Alicia lo cercò nell’oscurità, pronta a seguirlo quando lo avrebbe visto, ma non c’era niente... …nemmeno il rumore dei passi. Si sentiva dispiaciuta per lui e per il dolore che lui stava sopportando per colpa sua. Si avvolse le braccia intorno, sentendosi improvvisamente più sola di quanto si aspettasse e desiderò disperatamente che lui non fosse andato via. Doveva dirgli che le dispiaceva...voleva dirgli grazie e in realtà voleva colpirlo di nuovo per non averle detto che era ferito. Dove stava andando? Cosa facevano i vampiri quando erano feriti? Lui voleva che restasse lì e facesse quello che Michael aveva chiesto. Con un sospiro, decise di obbedire per una volta...ma non lo faceva per Michael. Dando le spalle al balcone, Alicia tornò nella sua stanza e si sedette sul letto. Fissò il telefono per qualche istante, chiedendosi cosa avrebbe dovuto se avesse squillato. Avrebbe dovuto rispondere? E se non fosse Michael? Cosa sarebbe successo se qualcuno come Warren o Quinn avesse chiamato Michael e avesse risposto lei al telefono? Damon aveva ragione...doveva abbastanza ad entrambi da dover aspettare almeno la mattina, prima di prendere decisioni o fare qualcosa che non avrebbe dovuto. Ricordò il tono della voce di Michael quando aveva detto a Damon di portarla a casa. Nessuno la voleva lì stanotte, tranne Damon forse...un’altra cosa di cui avrebbe potuto ringraziarlo. Desiderando che il tempo passasse più in fretta, si alzò e indossò una maglietta sottile. Tirando le coperte sul letto, si distese e cercò di mettersi a dormire. Presto iniziò a fare troppo caldo, anche se aveva lasciato il balcone aperto per far entrare la brezza fresca. Per quasi un’ora si girò e si rigirò, e alla fine alzò una mano per asciugarsi il sudore sulla fronte. La sua pelle era più calda di quanto avrebbe dovuto essere, così allontanò le coperte nel tentativo di raffreddarsi. Frustrata, sistemò le coperte finché non furono come un lungo cuscino poi rotolò su un fianco, abbracciandolo e poggiandoci una gamba sopra. Iniziò a muoversi contro la coperta, gradendo quella sensazione tra le cosce e le strinse ancora più forte. Gli occhi di Alicia si spalancarono quando improvvisamente riconobbe i sintomi di quello che le stava accadendo. Aveva letto a riguardo e lo aveva visto con una delle sue compagne di scuola. “No...” sussurrò, sentendo la paura assalirla a quel pensiero. “Ti prego, fa’ che io non sia in calore.” ***** Damon attraversava la città tra le ombre, dirigendosi verso i quartieri più malfamati in cerca di qualcosa o qualcuno da uccidere. Cercò di allontanare Alicia dalla sua mente, ma sembrava che più tempo passava accanto a lei, più profondamente lei si infiltrava sotto la sua pelle. La cosa più strana era che...a lui questo piaceva. Aveva basato la propria vita sul non preoccuparsi di niente...e di nessuno. Era anche orgoglioso di averla usata come regola per prendere quello che voleva. Lui voleva lei e lei doveva smetterla di tentare il diavolo. Quando era saltato dal balcone, pregò che lei fosse abbastanza intelligente da non seguirlo. Fortunatamente, la ragazza aveva un po’ di auto-conservazione. Finalmente lui raggiunse il suo obiettivo: una zona degradata di Los Angeles. Damon rimase sul ciglio buio del marciapiede, sorridendo quando le auto della polizia passavano e tutti sparivano. Non appena i poliziotti furono lontani, la feccia sarebbe uscita dal nascondiglio e si sarebbe rimessa all’opera come al solito. Damon sogghignò verso due donne poco vestite e continuò a camminare mentre loro cercavano di attirarlo con i loro corpi. Forse qualche settimana prima avrebbe potuto prendere la cosa in considerazione, ma adesso...non voleva avere niente a che fare con l’altro sesso. Il pensiero di prosciugare una di loro gli diede un po’ il voltastomaco. Girando un angolo, Damon notò due teppisti più avanti ed entrambi lo guardavano mentre si avvicinava. Adesso era questo di cui aveva più voglia. “Come va?” chiese uno con voce profonda. Infilò le mani nelle tasche della giacca, in attesa di vendergli un po’ di roba. Quando vide lo sguardo nei suoi occhi selvaggi lasciò perdere, pensando che questo ragazzo avesse già preso la sua roba altrove. Damon non rispose e continuò a camminare. Sapeva cosa stava per accadere e aspettava con ansia. Questi due ragazzi erano probabilmente i re di questa strada, con muscoli possenti e scuri occhi inespressivi. Poteva sentire l’odore di sangue vecchio sui loro vestiti e vide le nocche rovinate, proprie dei bulli. Sì, probabilmente si consideravano delle leggende. “Ehi.” gridò il secondo “Il mio amico ti ha fatto una domanda.” “E il mio silenzio avrebbe dovuto fargli capire che non ero dell’umore adatto.” lo avvertì Damon, poi girò la testa per guardarli. Fece un sorriso malvagio, con le zanne che brillarono alla luce soffusa del lampione, quando essi videro le iridi rosse nei suoi occhi. “Tuttavia, una cena con entrambi mi sta bene.” Damon si mosse rapidamente, afferrando il primo e prosciugandolo in meno di un minuto. Iniziò a sudare per il dolore quando altri proiettili iniziarono ad uscire più velocemente e caddero a terra con udibili tintinnii metallici. Inclinando la testa, rise senza fiato prima di lasciar cadere l’uomo morto. L’eco del secondo uomo che scappava attirò la sua attenzione e Damon corse dietro di lui, avvolgendosi di nuovo nelle tenebre per nascondersi nell’inseguimento. Il dolore e l’adrenalina mantenevano i propri livelli. Raggiunse il robusto delinquente e lo seguì per qualche istante, godendo dell’odore della paura. Quando l’uomo iniziò a rallentare Damon ridacchiò nell’oscurità, portando l’uomo a correre di nuovo. Sì, era questo quello di cui aveva bisogno...liberare il mondo da un paio di delinquenti mentre si nutriva del sangue necessario per guarire. Iniziando ad annoiarsi dell’inseguimento, Damon raggiunse l’uomo e lo scagliò in un vicolo. C’è da dire che la lotta dell’umano fu valorosa, ma in confronto alla forza superiore di Damon...il risultato fu inevitabile. Alla fine, la lotta dell’uomo cessò e Damon lo lasciò cadere sul cemento. Durante la lotta, piccoli pacchetti di polvere bianca erano caduti dalle tasche dell’uomo insieme ad una mazzetta di soldi abbastanza spessa e ad una pistola. Damon si inginocchiò accanto al cadavere e, usando un angolo della camicia, si ripulì il viso da qualsiasi prova, prima di prendere i soldi e infilarseli nella tasca posteriore, poi si allontanò. Raggiungendo l’ingresso del vicolo, Damon infilò le mani in tasca ed iniziò a camminare lungo il marciapiede come se non gli importasse di nulla. Ora che il suo bisogno di uccidere e di nutrirsi era stato parzialmente soddisfatto, poteva scegliere la sua prossima vittima con un gusto più piacevole. Misery aveva osservato l’intera scena tra il vampiro e i due esseri umani che lui aveva scelto come vittime. Voleva avvicinarsi a lui ma era troppo debole per farlo. Invece, si soddisfò alimentandosi con la paura dei due umani mentre il vampiro li prosciugava. La loro morte era stata deliziosa. L’incontro con Kane quella sera l’aveva costretta ad usare a tutto il potere che aveva accumulato da quando era fuggita dalla grotta. Quando aveva combinato il proprio potere con il sangue di Kane, aveva usato quasi tutto quello che aveva. Creare crepe nelle pareti dimensionali di questo mondo era un processo noioso e ci sarebbe voluto molto più potere di quello che aveva al momento. Poteva sentire il male in questa zona e sapeva di aver risvegliato alcuni dei demoni più deboli che dormivano qui. Doveva essere più forte per assottigliare le pareti a sufficienza affinché i demoni dall’altra parte se ne accorgessero e ne approfittassero. Se i demoni erano abbastanza potenti...avrebbero completato la crepa dall’altro lato e si sarebbero uniti a lei in questo mondo. Mentre la sua dimostrazione non era sufficiente per fare ciò che voleva, il male in questa città stava prolificando e non ci sarebbe voluto molto per riportare il proprio potere al livello necessario. Una volta raggiunto quel livello...avrebbe cercato di rompere nuovamente le pareti di questa dimensione. L’aura di questo vampiro non era gustosa come quella di Kane, ma la somiglianza e il potenziale del rito del sangue c’erano sicuramente. Questo vampiro...anche se aveva mostrato un lato sadico che piaceva a Misery...il suo potere era completamente diverso da quello di Kane. Lei sapeva già come sfruttare il vero potere di Kane, ma più guardava l’anima di questo, più vedeva la pericolosa verità. Il potere che questo possedeva poteva essere rilasciato solo proteggendo qualcosa che ama. Era un potere inutile poiché la creatura reprimeva tale emozione. Dopo aver studiato il vampiro per qualche istante, Misery decise che era meglio se egli rimanesse senza amore, perché semmai avesse sfruttato tale emozione...il suo potere sarebbe stato illimitato. Damon sentiva odore di vampiri senz’anima svolazzare intorno a lui e nei vicoli bui. Per un attimo pensò di liberare la città da alcuni di loro, ma decise che aveva già fatto la sua buona azione quel giorno. Se volevano nutrirsi della gentaglia di quest’area, allora chi era lui per fermarli? Non che lui non avesse fatto la stessa cosa. Mentre continuava a camminare, altri proiettili caddero dalla camicia e colpirono il terreno, tintinnando sul marciapiede come ricordi dimenticati. I peli sulla nuca di Damon si rizzarono e lui smise di camminare, girando la testa da un lato all’altro...si sentiva osservato. Alla fine, girando la testa indietro, i suoi occhi si restrinsero quando vide una sagoma informe, in agguato sul tetto dell’edificio accanto. Tornando indietro nelle ombre, Damon avvolse l’oscurità attorno a sé, odiando che in questa città non ci fosse privacy con tutti quei dannati esseri paranormali in giro. Prima di venire qui, non era mai stato a contatto con mutanti né caduti. Nel suo paese, i mutanti erano stati scacciati nell’antichità ed erano abbastanza intelligenti da non tornare. Non si era mai reso conto di quanto patriottico fosse mentre ripuliva una terra. Non era mai stato un viaggiatore del mondo come Kane e Michael...non quando si divertiva così tanto lì dov’era. Ma non era un mutante quello sul tetto...era un caduto, e non era uno degli uomini che aveva visto in chiesa. Questo doveva essere quello fuggito. ***** Zachary fece un sospiro di sollievo quando l’ultimo giornalista finalmente si annoiò e lasciò la sua, tra virgolette, scena del crimine. Riportò la propria attenzione sui vigili del fuoco coperti di fuliggine e fece una smorfia apatica. Poverini, non avevano avuto la possibilità di domare quell’incendio, anche se sembravano grati che non fosse divampato oltre i confini della tenuta di Anthony Valachi. Zachary sorrise quando vide quello per cui stava aspettando. Aveva creato un incendio così potente che sapeva che non ci avrebbe messo molto a bruciare tutto quello che c’era. Lo aveva fatto per due motivi. Uno era per pietà degli umani che sacrificavano la propria vita quotidianamente giocando con il fuoco, e l’altro era per distruggere ogni prova che gli umani non dovevano trovare...incluso corpi per l’autopsia o ossa da esaminare. “Sembra che si stia spegnendo.” disse Chad avvicinandosi a Zachary. “Mi sorprende che Trevor non sia qui.” “Oh, c’era.” Zachary sorrise. “L’ultima volta che l’ho visto stava trascinando tua sorella fuori di qui, così io ho potuto accendere il fuoco.” “Cosa?” urlò Chad, poi si avvicinò in modo che nessuno potesse sentirlo. “Sono qui da una dannata ora e solo adesso mi stai accennando che mia sorella è stata quasi uccisa stasera?” “Il proiettile l’ha solo sfiorata.” Zachary amava prendersi gioco del nuovo arrivato. Si sentì un po’ in colpa quando Chad sbiancò in viso. “Rilassati, sta bene.” “Sei un coglione.” gli disse Chad senza rimorso. “Mi è stato detto di peggio.” Zachary scrollò le spalle. “Ma per adesso puoi chiamarmi ‘capo’. Ho velocizzato la tua pratica quindi è fatta. Non lavori più per il dipartimento di polizia. Loro lavorano per te e tu lavori per la CIA, per quanto gli riguarda. E questo rientra sotto la giurisdizione della CIA, poiché si tratta di un caso di mafia.” “Quindi cosa dovrei fare adesso?” chiese Chad, sentendosi un po’ perso e pensando segretamente a come picchiare il giaguaro per aver messo di nuovo in pericolo sua sorella. “Goditi la promozione perché ti lascio gestire questo per stanotte.” Zachary gli diede una pacca sulla spalla, prima di aprire la portiera dell’auto e scivolare dentro. Contò fino a tre prima che Chad bussasse al finestrino. Abbassandolo, inarcò un sopracciglio. “Che cosa gli dico?” Chad chiese Chad. “Qui sta il colpo di genio. Non puoi fornire informazioni in questo momento.” Zachary rise e rialzò il finestrino, poi rise di nuovo quando Chad diede un calcio al suo pneumatico mentre lui sgommava. Il suo sorriso svanì quando fu solo con i propri pensieri. Sapeva che buona parte del branco di lupi era innocua e che era solo agli ordini dell’alfa, ma il resto potrebbe volersi vendicare per la morte di Anthony Valachi. Alcuni avrebbero additato i soccorritori di Micah, altri avrebbero accusato Steven e la fidanzata infedele. In entrambi i casi, ciò avrebbe messo il Night Light sulla lista nera di ciò che rimaneva della mafia in città. Estraendo il suo cellulare, Zachary fece una chiamata al membro del PIT che era sotto copertura nella sezione più pericolosa del branco di lupi. Se stavano preparando quello che pensava, allora sarebbe stato saggio continuare e mandare un paio di minacce di morte al Night Light, solo per mantenere i puma in guardia, o ancora meglio...fargli chiudere il club per un po’. ***** Angelica guardò fuori dalla finestra verso la città sottostante, pensando all’incubo che l’aveva svegliata. Vedere tutte le luci e la vita della città, anche nel bel mezzo della notte, le ridiede sicurezza ed era difficile distogliere lo sguardo. Non aveva mai avuto un incubo prima d’ora...non aveva mai fatto un solo sogno ed era questo che la turbava di più. Strofinò le dita sul marchio sul suo palmo, incolpandolo dell’incubo. Era così persa nei pensieri morbosi che quando la porta dietro di lei sbatté, le venne quasi un colpo. Zachary aveva aperto la porta in silenzio, nel caso in cui Angelica stesse ancora dormendo. Quando la vide lì assorta, non poté resistere alla tentazione e sbatté la porta. La sua reazione fu addirittura migliore di quanto lui avesse sperato. “Se io fossi un demone, ti avrei morso.” la derise lui, poi abbassò lo sguardo sul pugnale che lei teneva così stretto da avere le nocche bianche. “O forse no.” si corresse lui accigliato. “Cos’ha smosso la tua gabbia?” “Incubi.” disse Angelica sinceramente mentre allentava la presa. Nessuna bugia a riguardo... …non con lui comunque. Lei inspirò profondamente cercando di allentare la tensione delle sue spalle, poi storse il naso “Puzzi di toast bruciato.” “Mi vuoi lavare la schiena?” Zachary fece un cenno con le sopracciglia mentre si dirigeva verso il bagno. Angelica lanciò un’altra occhiata fuori dalla finestra prima di allontanarsi. Sentendo l’acqua della doccia si sedette sul divano, prese il taccuino accanto al portatile e cominciò a disegnare l’uomo che aveva visto nella grotta. Visto che lui l’aveva marchiata, allora l’incubo doveva essere opera sua. Iniziò dai suoi occhi e ammorbidì i tratti della matita mentre il volto prendeva forma sulla carta. Zachary uscì dal bagno tamponandosi i capelli con l’asciugamani. Andando dietro Angelica, guardò il ritratto dell’uomo con cui l’aveva vista nella grotta. Vide la delicatezza con cui disegnava i lunghi capelli neri dell’uomo...come se il vento stesse ancora soffiando. Per essere un demone, era sicuro che sembrasse un diavolo affascinante agli occhi di lei. “Adesso hai un odore migliore.” commentò Angelica mentre lo guardava. Tamburellando sul disegno, gli chiese “Possiamo metterci in contatto con Dean in modo da potergli mostrare questa immagine?” “Stasera l’ho intravisto alla villa del lupo alfa. Ma sembra che vada e venga così in fretta che sarebbe più facile mostrarlo a Kane.” suggerì Zachary, girandosi sullo schienale del divano, e si sedette accanto a lei, prendendo in mano l’immagine per esaminarla. “Kane ha detto che Misery è una donna.” “È quello che temevo.” sospirò Angelica. “Se non è lo stesso demone che hanno liberato dalla grotta...allora temo che Misery non sia l’unico demone in città.” “Cosa te lo fa pensare?” le chiese Zachary. Invece di rispondergli, Angelica fece l’unica cosa che non avrebbe mai pensato di fare. Girandosi sul cuscino, si protese verso Zachary e si sporse verso di lui. Quando Zachary provò subito a baciarla, lei inclinò la testa e lui finì per baciarle la fronte. Poi lasciò che il sogno si svelasse attraverso i suoi ricordi. Zachary trasalì mentre il paesaggio cambiava e fu circondato dall’incubo di Angelica. Quando le immagini tremolanti alla fine sbiadirono e Angelica si scostò lentamente da lui, Zachary aprì gli occhi e sussurrò “Wow...era un sogno spaventoso.” Angelica annuì “Sì, soprattutto per chi non ha mai fatto un sogno, non una sola volta in tutta la sua vita.” ***** Kriss aveva cercato nei luoghi in cui pensava si sarebbe potuto nascondere un caduto spaventato, rimasto imprigionato a lungo. In realtà non stava cercando il caduto...ma Dean. Dopo aver finito con tutte le chiese e le piccole aree della città che il male evitava, gli venne in mente che forse stava cercando nei luoghi sbagliati. Non che conoscesse la sua preda intimamente. Andando da un estremo all’altro, Kriss si diresse verso il cuore della città. Dopo poche ore fu ricompensato quando intravide la creatura che correva sui tetti e saltava da un edificio all’altro. Seguendolo a distanza, Kriss notò il colore chiaro del caduto insieme ad ali bianche come la neve, nascoste alla vista umana ma non alla sua. Inclinò la testa quando il caduto guardò dietro di sé, come se percepisse di essere seguito. Quando il caduto rivolse la sua attenzione alle strade sottostanti, Kriss ebbe la sensazione di non essere l’unico a caccia, stasera. “Chi stai cercando?” sussurrò Kriss sottovoce, seguendolo per diversi isolati. Seguendolo dietro un angolo, Kriss si fermò di colpo quando l’altro uomo fu improvvisamente in piedi sul cornicione dell’edificio...di fronte a lui. Furono l’atteggiamento aggressivo e lo sguardo feroce nei suoi occhi argentati a frenare Kriss. Per un momento, nessuno dei due si mosse. Kriss usò quel tempo per concentrare i propri poteri e scrutare l’anima dell’uomo. Quando l’immagine della sua anima si delineò, Kriss si aspettò di vedere l’argento scintillante di un’anima pura, ma con sua grande sorpresa l’anima di questo caduto era contaminata. I suoi occhi si spalancarono realizzando che quest’uomo era un ibrido. Quindi questo era ciò che aveva percepito quando la creatura era esplosa via dalla chiesa. Kriss cercò di stabilire se questo ibrido fosse cattivo quanto il demone effettivo con cui era stato imprigionato. Sentì un colpo mentre la sua visione fu respinta e Kriss sbatté le palpebre. L’unica persona che avesse mai incontrato, in grado di impedirgli di vedere la propria anima, era Dean. Inalando profondamente e poi espirando lentamente, Kriss decise che c’era solo un modo per scoprirlo. Proprio quando si mosse, il caduto gli rivolse un sorriso tutt’altro che amichevole e fece un passo indietro, scomparendo mentre saltava dal bordo del tetto e fuori dalla vista. Riconoscendo un invito quando ne riceveva uno, Kriss annuì e, con un salto in corsa, fece una capriola giù dal cornicione dell’edificio. Prima di atterrare al suolo quattro piani più sotto, qualcosa lo colpì al fianco e sentì delle braccia stringersi intorno a sé. “No.” disse Dean, placcando Kriss a mezz’aria. “Pensavo che volessi trovarlo e catturarlo.” urlò Kriss, improvvisamente furioso. Cercava Dean da giorni e lo faceva incazzare che Dean fosse ovviamente abbastanza vicino da sapere che era lì, ma che non sarebbe uscito allo scoperto. “Non è un coniglio.” disse Dean mentre cambiavano direzione e salivano sul tetto dell’edificio. “E poi, lo osservo da un po’, non vuoi sapere cosa sta facendo?” “Cosa?” Kriss si accigliò. Dean si allontanò immediatamente per mettere distanza tra loro. “Sta seguendo Misery, il demone che lo teneva intrappolato nella grotta.” In quel momento, le nuvole sottili sopra di loro si dissiparono, permettendo alla luce della luna di proiettarsi su di loro, e creare ombre sul tetto che rivelarono la loro vera identità. Dean dovette distogliere lo sguardo dalla perfezione di Kriss...doveva sempre distogliere lo sguardo. “Beh, forse ci permetterà di aiutarlo ad ottenere una piccola vendetta.” suggerì Kriss. “È passato un po’ di tempo, ma insieme potremmo probabilmente sconfiggerla.” “Ne dubito.” Dean guardò nella direzione in cui era andato il caduto. “Ogni volta che mi avvicino a lui, sento la sua rabbia e la sua paura.” Kriss fissò nella stessa direzione comprendendo la verità. “Forse ha un buon motivo per avere paura di noi.” Iniziò a dirgli che era un ibrido...non un caduto a tutti gli effetti, ma Dean lo interruppe. “Non importa, perché non si fida di noi.” Dean si avvicinò al cornicione e guardò la città. Sapeva che Kriss pensava di aver capito tutto. Quindi questo caduto non era un purosangue... …era abbastanza vicino ed era quello che contava. Negli ultimi giorni Dean aveva guardato diverse volte nella sua anima e non aveva visto il male che etichettava la maggior parte degli ibridi come demoni. Agli occhi di Dean, questo lo rendeva uno di loro. A pensarci bene...forse era ora di far notare a Kriss quel piccolo particolare. “È più puro di quanto pensi, non un ibrido. La sua anima è diversa dalla nostra, ma non c’è il male in essa...adesso è piena di paura, sfiducia e desiderio. Spero che tu non sia cambiato così tanto da non riuscire a vedere il bene in lui.” Sapeva che Kriss non aveva mai dato la caccia agli ibridi distruggendoli senza una buona ragione. Kriss era uno degli ultimi caduti ad essere mandato qui, molto tempo dopo che le guerre demoniache erano finite...banditi in questo mondo solo per sbarazzarsi di una parte della popolazione maschile. Kriss non lo sapeva, ma Dean era molto più vecchio. Dean era stato uno dei capi della ribellione che pose fine alla guerra tra demoni...sebbene inviando alcuni purosangue sottoterra per aver massacrato senza motivo ibridi che non erano demoniaci. Alcune cose erano peccaminose...non importa cosa si pensa. Kriss ebbe un flashback di quando voleva uccidere Kane e poi aveva trovato un’anima lacera, ma stranamente pura, che lo fissava. Non aveva mai visto una tale stranezza. Se Kane era umano o demone con un’anima così danneggiata...lui sarebbe stato male puro. Lui sarebbe stato male puro. Si chiese se Dean avesse ragione...se forse aveva perso la propria capacità di giudizio. Vivere tra gli umani da così tanto tempo gli aveva insegnato che anche le migliori intenzioni hanno sempre un lato oscuro. Aveva deciso molto tempo fa che avrebbe serbato la morte solo per la forma più concreta del male, il resto lo avrebbe lasciato risolversi da sé. “Per quanto tempo intendi seguirlo?” chiese Kriss con curiosità. “Finché non capisce che non sono una minaccia.” rispose Dean misteriosamente. Kriss inclinò la testa e guardò Dean, notando diversi fori di proiettile sui suoi vestiti. “Che diavolo hai combinato? Puzzi di fumo e quelli sui tuoi vestiti non sono buchi di tarme.” “Lascia che ti chieda una cosa.” Dean non guardò Kriss. “Sei davvero qui per me? O hai solo bisogno di una distrazione perché stai evitando i tuoi sentimenti per Tabatha?” Kriss si allungò, strattonando il braccio di Dean e girandolo, per guardarlo in faccia. “Perché è sempre guerra con te?” gli chiese. Dean scosse il braccio dalla presa di Kriss “Forse perché posso vedere nella tua anima quello che tu non vedi.” Kriss distolse lo sguardo e quando si girò Dean se n’era andato. ***** Kane aprì silenziosamente la finestra della camera da letto di Tabatha e sgattaiolò dentro. La stava osservando attraverso le finestre ma sentire la sua agitazione non gli piaceva, e il fatto che non riuscisse a leggere i suoi pensieri lo stava facendo impazzire. Tutto quello che poteva sentire erano sussurri quasi silenziosi provenienti dalla sua mente. Guardò il soffitto, chiedendosi di chi fosse stata la brillante idea di fare di lei l’unica persona che lui non poteva ascoltare, quando poi era l’unica che volesse davvero sentire. Kane mantenne l’oscurità attorno a sé mentre si appoggiava alla porta aperta e la vide alzarsi dal divano nel salotto. Tabatha spense la radio. Aveva pensato che la musica di sottofondo avrebbe reso l’appartamento meno vuoto, invece le dava solo fastidio. Le mancava il suo coinquilino. Kriss era sparito da settimane e sapeva che era in grado di badare a se stesso, ma questo non le impediva mai di preoccuparsi. Quel demone, la sua pelle rabbrividì al ricordo, era stato capace di intrappolare Dean, anche se solo per un paio d’ore. Era difficile accettare che là fuori ci fossero cose che potrebbero fare del male a Kriss. Si passò le dita sulla spalla e sul petto dove era stata ferita, non sentendo altro che la pelle morbida intatta. Pensava di essere stata un genio, facendo credere a Kane di essere sotto il suo incantesimo...lo scherzo le si era ritorto contro. Inoltre, lui le aveva detto di non ricordare di aver visto Misery...ma lei la ricordava ancora. Alzando lentamente le dita si toccò le labbra, desiderando ricordare esattamente quello che Kane le aveva fatto. Forse era stata sotto il suo incantesimo per tutto il tempo e per qualche motivo ne ricordava solo una parte. Le aveva detto che avrebbe vegliato su di lei...l’avrebbe seguita. Tabatha sentì i peli sulla nuca drizzarsi e la stanza sembrò rimpicciolirsi. Allontanando le dita dalle labbra sussurrò “Kane, sei qui?” Kane afferrò il telaio della porta per non andare verso di lei, ma nessun potere sulla terra poté impedirgli di rispondere “Sì.” La sua voce era spettrale, portando Tabatha a girarsi intorno alla ricerca di lui. Fu presa dalla delusione e dalla paura quando non lo vide in piedi dietro di lei. “Sono così cattiva che devi nasconderti da me?” Il suo respiro stava divenendo un po’ più veloce e si chiese in silenzio se stessa giocando con il fuoco. Kane lasciò che l’oscurità intorno a sé si diradasse e la guardò mentre gli occhi di lei si posarono su di lui. “Forse sono io quello cattivo.” Tabatha deglutì. Lui sembrava quasi malvagio, stagliato sulla porta della sua camera da letto...lei doveva ammetterlo. “Forse non sembreresti così malvagio se avessi bussato alla porta d’ingresso.” disse lei, chiedendosi da quanto tempo fosse nel suo appartamento. Sentendo una leggera debolezza nelle ginocchia si voltò, si sforzò di camminare tranquillamente verso il divano e si sedette. “Mi avresti fatto entrare?” chiese Kane curioso, mentre entrava nella stanza. Notò il modo in cui lei si voltò e sollevò i piedi sul divano, stringendoli a sé mentre si appoggiava al bracciolo imbottito. “Non ne sono sicura.” rispose Tabatha. “È la prima volta che vieni qui?” “No.” Kane non si preoccupò di mentirle. Perché mentire quando poteva farle dimenticare di essere stato qui? “Allora ti invito ad entrare. Siediti.” indicò il divano. Se fosse qui per farmi del male, allora lo avrebbe già fatto...no? Lei osservò il modo in cui lui si muoveva lentamente, mentre faceva come gli aveva chiesto. Era una farsa...aveva visto la velocità con cui lui si muoveva quando voleva. Stava attento a non spaventarla e questo la rendeva ancora più nervosa. Kane alzò un sopracciglio “È così che tratti i tuoi stalker?” chiese lui in tutta serietà. “Invitandoli per tè e pasticcini?” Tabatha scosse la testa “Io non bevo tè e odio i pasticcini. Una tazza di caffè e un bagel andranno bene.” Kane le sorrise debolmente. “Come fai a sapere che non ti farò del male?” “Se avessi voluto farmi del male, lo avresti già fatto.” rispose Tabatha, dando voce al pensiero che aveva avuto solo poco prima. Pensandoci meglio, aggiunse rapidamente “Anche se tendo ad essere ferita quando tu sei nei paraggi.” Kane trasalì dentro di sé e alla fine si sedette all’altra estremità del divano che lei aveva indicato, voltandosi verso di lei e appoggiandosi al bracciolo opposto. Alzò la gamba destra, piegandola sul ginocchio, e si sedette in uno stile mezzo indiano con un braccio piegato sullo stomaco. “Allora dimmi, cara, perché mi hai invitato?” le chiese Kane. “Tu perché sei qui?” Tabatha evitò la domanda. Kane sorrise. “Sai che è da maleducati rispondere ad una domanda con una domanda.” Per un attimo Tabatha fu sorpresa dal modo in cui il sorriso cambiò leggermente i contorni del suo volto, facendolo apparire altrettanto pericoloso e seducente come lei riteneva che fosse. “Può darsi.” disse Tabatha pensierosa. “Ma sono io quella che stai seguendo e voglio sapere perché.” Kane strinse le spalle “Perché voglio farlo.” Tabatha lo fissò “E perché vuoi farlo?” Kane inclinò la testa. “Perché un vampiro fa qualcosa?” Tabatha aprì la bocca, la chiuse e poi la riaprì, incapace di formulare una risposta. “Perché vuole farlo.” rispose Kane al posto suo. Tabatha sospirò “Ascolta, se non vuoi dirmi la verità, non posso costringerti. Ma se saremo amici, dobbiamo pur dirci qualcosa di vero.” Le sopracciglia di Kane si inarcarono e lui sorrise “Ah, allora stiamo giocando a ‘obbligo o verità’, adesso?” Tabatha arrossì ricordando le poche volte in cui aveva giocato a quel gioco mentre era al liceo...a proposito di situazioni imbarazzanti. “Senza obbligo e tu risponderai per primo.” sussurrò lei. Kane annuì “D’accordo. Dato che sono io lo stalker, giocheremo secondo le tue regole.” Tabatha sentì un brivido alla sua facile ammissione che la stava stalkerando. “Perché non ti piace Kriss? Lui non me lo dirà.” “Perché tu non gli appartieni.” rispose Kane un po’ troppo in fretta. “Che risposta è?” chiese Tabatha. “Tocca a me.” sottolineò Kane. Tabatha brontolò “Bene.” poi si tese, non sapendo cosa aspettarsi. “Ti piacciono i cani?” Tabatha sbatté le palpebre. Quella domanda riguardava l’ultima cosa che si sarebbe aspettata. Si rilassò, poi sorrise con piacere “Li amo. Quando ero piccola avevamo un piccolo cucciolo di Yorkshire, ma scappò via. Non mi sono mai veramente ripresa... A volte mi manca ancora.” Kane ricambiò con un sorriso lento, mentre i loro occhi si incrociavano. “Dovresti incontrare il mio Yorkshire qualche volta...si chiama Scrappy.” Tabatha sentì brividi gelidi attraversarla e saltò letteralmente dal divano quando il telefono squillò. Alzandosi, si precipitò a rispondere, sperando che fosse una telefonata di Kriss. Afferrandolo, si voltò per guardare Kane, ma lui se n’era andato senza lasciare traccia che fosse mai stato lì. Scrutò rapidamente la sua camera da letto, ma non trovò nulla. Con un sospiro, Tabatha premette il telefono all’orecchio. “Pronto?” fece una smorfia quando udì la voce di Jason. “Che ti è successo? Sparisci e non chiami per dirmi il perché?” Jason camminava avanti e indietro. “Dannazione Tabby, mi hai fatto preoccupare.” Tabatha sorrise nel ricevitore. In qualche modo essere sgridata da Jason la fece sentire un po’ più normale. Fece rapidamente i conti nella sua testa mentre iniziava a spiegargli cosa era successo, senza dargli alcun dettaglio di qualcosa che avesse a che fare con il paranormale. Kane spostò un po’ i rami del cespuglio mentre vedeva Tabatha rilassarsi per la prima volta da quando Trevor l’aveva portata a casa. Le sue labbra accennarono ad un sorriso, sentendola dire la verità a chiunque fosse al telefono e mentire spudoratamente allo stesso tempo. Il suo sorriso svanì e la sua espressione si trasformò in desiderio. Cosa avrebbe dato per ricevere il suo sorriso con tanta facilità. Allontanandosi dalla finestra, sapeva che era giunto il momento di andare...sentiva Kriss avvicinarsi. “Aspetta un attimo, Jason.” Tabatha aggrottò la fronte, avendo la strana sensazione di essere osservata. Girando la testa verso la finestra, si bloccò vedendo Kriss lì a guardarla. “Jason, ti chiamo domani, okay?” Si voltò e riagganciò, ma quando guardò di nuovo Kriss era sparito. Capitolo 3 La signora Tully scosse la testa mentre usciva dalla stanza di Micah e chiuse la porta dietro di sé, prima di rivolgersi verso la folla riunita nel corridoio. “Sta bene...dorme ancora, ma sta bene.” “Allora si riprenderà completamente?” chiese Quinn scettico. La signora Tully si mise tra loro e la porta. “Voglio dire, sembra che si sia già ripreso. Non ha neanche un graffio.” Lei fece un passo avanti e allargò le braccia come una barriera quando alcuni di loro cercarono di superarla per andare a vedere di persona. “No.” disse lei con fermezza. “Per ora non voglio che venga disturbato. È in un sonno profondo e questo può essere parte di ciò che sta accelerando la sua guarigione. Se lo svegliate prima che lo faccia da solo, potreste interrompere qualsiasi incantesimo che sia stato usato su di lui.” “Incantesimo?” chiese Jewel confusa. Stava iniziando a capire cosa significasse ‘Imparare qualcosa di nuovo ogni giorno’. “Incantesimo o miracolo...sono la stessa cosa, per quanto mi riguarda.” La signora Tully sorrise alla nuova arrivata nella famiglia dei puma. “Già guarito?” disse Steven con incredulità, poi alzò di un paio di centimetri il braccio che era ancora fasciato e lo indicò “Questo mi fa male come l’inferno e non accenna ancora a guarire.” “Non è il momento di essere invidioso della buona sorte di tuo fratello.” La signora Tully indicò la stanza di Steven. “Forse se avessi ascoltato il tuo medico e fossi rimasto a letto, guarirebbe più velocemente.” Steven si voltò e guardò Jewel. “Letto...suona bene.” Gli occhi di Jewel si spalancarono e arrossì in tutte le sfumature di rosso, facendo sorridere Steven. La signora Tully scosse la testa verso i piccioncini, sapendo che l’amore era una delle migliori cure miracolose a disposizione. Sarebbe stato bene entro un paio di giorni...esausto ma in buone condizioni. “Farò in modo che non venga disturbato.” aggiunse Quinn mentre guardava con ardore verso la sua camera da letto, dove aveva lasciato Kat a dormire. “Vale anche per te.” la signora Tully lo spinse via. Per fortuna sarebbero passate diverse ore prima che uno dei fratelli si facesse di nuovo vivo. Lei si chiese in silenzio chi fosse l’angelo custode di Micah e dove potrebbe trovarne uno. Quando il corridoio fu vuoto, diede ancora un’occhiata alla porta di Micah prima di uscire dal club. ***** Alicia sentì la mano di lui sulla sua spalla, accarezzando la sua pelle nuda, e si girò verso di lui vedendo lo sguardo riscaldato negli occhi ametista di Damon mentre la toccava. Era completamente vestito...tutto di nero. I suoi capelli erano spettinati e non erano mai sembrati così sexy. Lei allungò la mano e passò le dita tra le ciocche scure. Le labbra di lui seguirono l’azione, baciando la zona vulnerabile del suo polso e sorridendo in modo diabolico, lasciandole intravedere le proprie zanne. Lei inspirò profondamente e si allontanò da lui...solo per essere catturata nell’abbraccio di Michael. Mentre le sue labbra si aprirono con sorpresa, Michael si chinò per un bacio passionale, rubandole quel po’ di respiro che le restava. Le mani di lui erano bloccate con le sue, mentre lui la spingeva sul materasso morbido e si muoveva su di lei, facendo l’amore con lei in un bacio profondo. Lei sentì una mano calda sulla coscia...che scivolava lentamente sotto la maglietta lunga. Sapeva che non era Michael perché le loro mani erano intrecciate. Quando Michael la liberò dal bacio e tracciò un sentiero fino al collo, lei girò il viso per trovare Damon ancora lì...a guardarli con quegli occhi inquietanti, toccandola così intimamente come se Michael non fosse un problema. Mentre le dita di Damon si avvicinavano al suo nucleo pulsante, anche la passione di Michael aumentò, facendo sussultare Alicia sotto di lui nello stesso momento in cui si contorceva verso Damon...desiderando che lui raggiungesse il suo obiettivo. Proprio mentre le dita di Damon sfioravano la sua intimità con il loro tocco delicato, Michael le alitò il proprio respiro caldo nell’orecchio e Alicia sentì la rapida spirale di spasmi formicolanti nelle parti basse mentre veniva. Sedendosi di scatto sul letto, sbatté le palpebre vedendo la sagoma di qualcuno che guardava dalla porta a vetri del balcone. Quando la sua vista si schiarì, l’immagine scomparve. Rimase lì seduta per un attimo, cercando di riprendere il fiato dopo il sogno, mentre fissava il sole che ora era piuttosto alto nel cielo. Avvolgendo le braccia intorno a sé, Alicia notò quanto fosse calda la sua pelle, e il modo in cui sentiva la coperta mentre scorreva con i suoi movimenti. Sembrava una carezza sulla sua pelle eccessivamente sensibile e lei ebbe un improvviso flashback del sogno, scivolando rapidamente fuori dalla coperte e stando in piedi accanto al letto. Guardò la coperta innocente come se essa fosse posseduta, e poi provò a ragionare. Magari si sbagliava sull’essere in calore e aveva solo un po’ di febbre per le ferite che aveva subito l’altra notte dietro al Moon Dance, causandole così il sogno erotico. Si soffiò la frangetta dagli occhi desiderando che fosse più facile mentire a se stessa. Ad ogni modo, in questo momento non importava perché non aveva tempo per affrontare la cosa. Guardò di nuovo verso il balcone, chiedendosi come avesse fatto a dormire fino a tardi quando non aveva ancora visto Micah. Afferrando alcuni vestiti dalla valigia sgattaiolò fuori dalla sua stanza, pregando di non incontrare nessuno mentre attraversava il corridoio verso l’enorme bagno che aveva trovato la scorsa notte. ***** Micah aprì gli occhi come se avesse dormito per anni. Il suo primo istinto fu quello di non muoversi, sapendo che avrebbe provato dolore se lo avesse fatto, ma il ricordo della sera prima gli diede una scossa e, prima che potesse fermarsi, era seduto. Guardandosi intorno nella stanza, lo sguardo si fermò sulla propria immagine riflessa allo specchio. Le bende erano sparite...e anche il dolore. Scivolando giù dal letto, Micah camminò verso lo specchio scrutando i propri occhi e si chiese se avesse le allucinazioni. Mentre abbassava la mano sul comò toccò una cornice, che dondolò e cadde. Con riflessi rapidi, la prese prima che potesse colpire il pavimento e se la portò agli occhi. Guardò la ragazza dagli occhi azzurri. Non sorrideva, ma ciò non contaminava la sua bellezza. I suoi lunghi capelli biondi scendevano in onde astratte attorno alla sua espressione malinconica. Poteva sentire gli altri nelle stanze vicine, ma c’era solo una persona che desiderava vedere... Alicia. E lei era da Michael. Non capiva come facesse a saperlo, ma lo sapeva. Michael era il motivo per cui nessuno ricordava che lei era alla villa la scorsa notte. Rimettendo la foto sul mobile, Micah si vestì in silenzio e aprì la finestra. Atterrando sul terreno duro, sentì i propri muscoli assorbire l’impatto con facilità e si fermò, chiedendosi come fosse possibile che ora si sentisse meglio di quanto si fosse sentito prima di essere gettato nella piccola camera di tortura di Anthony. Sapendo che presto lo avrebbe scoperto, si diresse verso casa di Michael per assicurarsi che Alicia stesse bene. ***** Michael aprì gli occhi, non vedendo nient’altro che il cielo azzurro e sbatté le palpebre. Si era addormentato di nuovo sul tetto della chiesa. Mettendosi a sedere, guardò la strada appena in tempo per vedere Micah avvicinarsi alla porta d’ingresso. Michael si bloccò. Il puma stava camminando con la grazia furtiva che la maggior parte dei mutanti poteva solo desiderare di possedere. Chiuse gli occhi e ringraziò qualunque dio lo ascoltasse, poi si accigliò quando udì una voce proprio dietro di sé. “Lo spettacolo è lì...perché noi siamo qui?” chiese Kane con un sorriso. ***** Damon s’infilò una camicia nera senza preoccuparsi di abbottonarla. Passandosi le dita tra i capelli, aprì la porta della sua camera da letto e si appoggiò al telaio per guardare il corridoio. Poteva sentire ogni rumore che lei stava facendo sotto gli spruzzi d’acqua, ma ciò non lo intrigava quanto i suoni che aveva emesso nel sonno poco prima. Si domandò se lei sapesse che i letti erano separati solo da un sottile strato di cemento. Ringhiò per l’interruzione dei propri pensieri quando sentì bussare all’ingresso. Spingendosi via dalla porta, decise di sbarazzarsi dell’ospite indesiderato il più velocemente possibile. Non sarebbe stata la prima volta che avrebbe spaventato qualcuno che non voleva tra i piedi. Aprendo la porta, Damon alzò un sopracciglio verso lo sconosciuto. “Sì?” “Tu non sei Michael.” Micah si accigliò riconoscendo l’uomo che era con sua sorella la scorsa notte. Pensava che Michael vivesse da solo. Vedendo l’uomo lì, vestito a metà e con la porta aperta appena, Micah volle assicurarsi che il tizio non aveva appena lasciato lo stesso letto in cui dormiva sua sorella. “Ok, neanche tu.” disse Damon con una voce impassibile. Micah sentì la bestia dentro di sé che cercava di alzare la testa. “Dov’è Alicia?” Il modo in cui l’uomo pronunciò il nome di Alicia fece capire a Damon chi avesse sulla porta di casa. La notte scorsa il volto del puma era gonfio, escoriato ed insanguinato...niente di simile al rivale a cui stava per sbattere la porta in faccia. Damon guardò Micah da capo a piedi con uno sguardo critico, concludendo che non aveva bisogno di questo mal di testa. “È indisposta. Ripassa domani.” Cercò di chiudere la porta, ma l’uomo più grande fu più veloce di quanto si aspettasse ed entrò nel momento in cui la porta si chiuse. “Sento il suo odore.” Micah grugnì, iniziando ad essere seccato. “Alicia!” gridò, quest’uomo gli piaceva sempre di meno. Sapeva che aveva preso parte al salvataggio la scorsa notte, ma non sarebbe andato molto lontano se non gli avesse detto dov’era Alicia. Micah si avviò per le scale, ma improvvisamente Damon fu in piedi su uno dei gradini più in alto, a fissarlo. I loro occhi si incrociarono e Micah provò un momento di paura sgradita...fin quando la ragazza avvolta in un asciugamano non scese di corsa giù per le scale verso di lui. Alicia aveva sentito Micah gridare il suo nome ed essendo così eccitata non perse tempo a vestirsi, ma afferrò solo l’asciugamani più vicino e volò seguendo la sua voce. Appena girò l’angolo, i suoi occhi si illuminarono quando lo vide lì in piedi, sembrando com’era sempre... …perfetto. “Micah.” sussurrò lei, sul punto di piangere. All’inizio i suoi passi furono lenti, ma più si avvicinava, più rapidamente correva, fin quando non si lanciò impavida su di lui, facendo quasi cadere entrambi all’indietro sui gradini. Damon si girò nel momento in cui vide gli occhi di Micah spalancarsi verso qualcosa dietro di lui. Era senza parole, nel vederla in piedi lì con l’asciugamani avvolto intorno…i suoi capelli bagnati con scintille di acqua che gocciolavano sul pavimento di legno. Incrociò le braccia sul petto e si appoggiò al muro mentre con lo sguardo seguì lei, che lo superò per correre dall’uomo che amava. Damon abbassò la testa, facendo cadere la frangia per nascondere gli occhi. Il suo sguardo si trasformò in un bagliore quando lei avvolse le braccia attorno a Micah, dando un nuovo significato all’espressione ‘saltare addosso a un ragazzo’. Gli dei dovevano aver avuto pietà di lui quando lei non avvolse le gambe intorno alla vita dell’uomo...anche se l’immagine di quell’asciugamani che si sollevava sarebbe stata impagabile. Micah avvolse le braccia intorno ad Alicia e la sollevò per un abbraccio da orso. Chiuse gli occhi e la tenne così per un attimo. La prima cosa che notò era che la sua pelle era più calda della propria. Premette il viso contro il suo collo, chiedendosi perché la sua temperatura fosse così alta. Era solo un’altra cosa da rimproverare a Quinn. Era stato via solo due settimane e l’avevano fatta ammalare. Micah si accigliò, non ricordando che Alicia si fosse mai ammalata. “Hai la febbre?” le chiese mentre la rimetteva in piedi. Lui sorrise, vedendo che era ancora più bassa di lui anche se era in piedi su un gradino più alto, ma poi gli occhi furono attirati dal marchio ancora in via di guarigione sul collo. Le scostò i capelli di lato per vedere meglio ma, prima di poter dire qualcosa, lei lo bloccò. “Tu sei pazzo.” Alicia si asciugò le lacrime che annebbiavano la sua vista. “Ieri sera pensavo che stessi per morire...e adesso?” Si portò una mano sulla guancia con la mano, desiderando tanto dargli un bacio. “Com’è possibile che tu stia così bene?” La porta d’ingresso si aprì e Micah guardò dietro di sé, vedendo Michael e un uomo dai capelli biondi che li fissavano. Alicia si chiese se gli dei si stessero prendendo gioco di lei quando si ricordò proprio allora di essere più nuda che altro. I mutanti di solito non si preoccupavano di cose del genere come gli umani, ma poteva ancora sentire l’effetto persistente del sogno che aveva fatto solo pochi minuti primi. Incrociando gli occhi di Michael vide il calore istantaneo nel suo sguardo, poi trattenne il fiato quando i suoi occhi si abbassarono sul suo seno. Micah spostò sua sorella più in linea con il proprio corpo così da nasconderla a quegli uomini. In quel momento guardò su per le scale verso Damon. La sua visuale adesso era migliore. Con sua sorpresa, Damon non stava fissando Alicia. Invece, il suo sguardo arrabbiato era rivolto direttamente alle mani di Micah, che ancora la teneva. Sentendo la minaccia silenziosa, l’oro brillò nelle pupille di Micah mentre si dilatavano. Aveva la sensazione di star osservando il responsabile del marchio di Alicia. Kane notò che Michael era immobile e Damon stava per commettere un omicidio. Pensò rapidamente ad un modo per rompere il ghiaccio. “Alicia, tesoro...credo che tu abbia dimenticato qualcosa di importante al piano di sopra.” Le fece un sorrisetto. “Io non vado da nessuna parte.” disse Micah tenendo gli occhi su Damon “Vai a vestirti, mentre io parlo con Michael.” Alicia lo baciò rapidamente sulla guancia poi si voltò per correre su per le scale. Quasi saltò un gradino quando vide Damon a soli pochi centimetri da lei. La sua camicia era aperta e i pantaloni erano chiusi con la zip ma non abbottonati, scendendo pericolosamente sui fianchi. Sentì le guance infiammarsi ancora di più quando il sogno tornò come un pensiero osceno in una mente spensierata. Lo sguardo di lui quando i loro occhi si incontrarono era oscuro e pericoloso...imbevuto di tensione sessuale. Sperava che fosse la propria immaginazione mentre sentiva quello sguardo seguirla fino al piano di sopra. Micah non fu l’unico a vedere lo scambio di sguardi tra Alicia e Damon. Kane dovette dare a Michael una gomitata nella schiena prima che lui rivolgesse finalmente la propria attenzione all’uomo che scendeva dalle scale. Stringendo le mani al puma fece cenno verso il soggiorno “Sono sicuro che avrai delle domande.” “Se non lo fa lui, lo faccio io.” annunciò Kane per peggiorare le cose. Prima si lamentava del sentire i pensieri di altre persone, ma erano momenti come questo a farne valere la pena. La parte più divertente era che Damon non aveva idea che Micah e Alicia fossero fratelli... …anche se avrebbe dato credito a Damon per aver scoperto che lei aveva una cotta non proprio ‘da sorella’ per il suo ignaro fratello. Ma se il sogno che lei aveva avuto poco prima voleva dire qualcosa...non sarebbe stato difficile per Michael o Damon farle cambiare idea. Michael sbatté le palpebre cercando di scacciare dalla propria mente l’immagine di Alicia in quell’asciugamani, in modo da potersi concentrare. Voleva dire le cose ovvie, prima di tutto. “Non mi aspettavo di vederti così presto giù dal letto.” Kane sentì il battito accelerato di Michael e si meravigliò. Cercando di ascoltare i suoi pensieri, fu deluso nel trovare il silenzio assoluto. Wow, il suo piccolo Michael aveva dei segreti. “Neanch’io.” Micah rispose onestamente, poi cambiò argomento “Pensavo che vivessi da solo.” Kane roteò gli occhi quando sentì Michael sospirare di sollievo. Al piano di sopra, Alicia corse nel bagno dove aveva lasciato i suoi vestiti. Aggrottò le sopracciglia per ciò che aveva scelto di indossare senza pensarci, decise che non andava abbastanza bene. Micah aveva detto che non sarebbe andato da nessuna parte e si fidava di lui, quindi tornò nella sua stanza per trovare qualcosa di più bello. Si affrettò ad asciugarsi i capelli e anche ad aggiungere un filo di trucco prima che fosse soddisfatta. Si guardò nello specchio vedendo che le guance erano ancora rosse e gli occhi erano eccessivamente brillanti. Agitando la mano come per cancellare i fatti, si convinse che era solo perché era felice che suo fratello fosse tornato e fosse in qualche modo illeso. “Sarà meglio che sia così.” borbottò Alicia tra sé, cercando di ritrattare la sua prima diagnosi. L’ultima cosa di cui aveva bisogno adesso era trovarsi in una casa piena di uomini attraenti ed essere in calore. Non accadeva spesso, ma se una femmina mutante andava in calore senza un compagno, allora la donna aveva due scelte...isolarsi e soffrire per tutta la durata, o avere rapporti sessuali finché non fosse passato. O almeno era quello che le ragazze in collegio le avevano detto. “In entrambi i casi...” Alicia alzò un sopracciglio verso il proprio riflesso. “…lasciare questa casa sarà un bene per tutti.” Sistemando di nuovo tutte le sue cose in valigia, Alicia pensò che avrebbe potuto portarla al piano di sotto quando se ne sarebbe andata con suo fratello. Le sarebbe mancata la libertà, ma sorrise dolcemente sapendo che sarebbe stata di nuovo con Micah. Ancora persa nei propri pensieri, lasciò la camera da letto e girò l’angolo per andare al piano di sotto, solo per imbattersi in quello che sembrava un muro di mattoni. Damon allungò un braccio e lo avvolse intorno alla vita di Alicia, tirandola a sé per impedirle di cadere dalle scale. Essendo di cattivo umore, aveva pianificato questo piccolo incontro solo per dimostrare una cosa...che lui non era l’unico a provare questa attrazione. Voleva farglielo notare prima che Micah la portasse lontano da lui. Nel momento in cui la toccò, sentì il battito di lei accelerare. Sentendosi già giustificato, fece scivolare la propria mano sotto l’orlo della sua maglietta corta e sulla sua pelle morbida mentre la raddrizzava. Doveva ammettere che Micah aveva ragione riguardo la febbre. Le labbra di Alicia si aprirono mentre lei inspirò profondamente e fissò Damon, sentendo ogni suo centimetro premuto contro di sé, e le piaceva. Era arrabbiato con lei...poteva vedere la rabbia nei suoi occhi. E perché non dovrebbe esserlo? Aveva tentato di ucciderlo...e in cambio lui le aveva salvato la vita. Doveva a Damon più di un favore e non era giusto andare via con Micah senza dirgli quanto fosse davvero grata. Se ne sarebbe andata tra pochi minuti e ciò le diede il coraggio di cui aveva bisogno. Alzandosi in punta di piedi, Alicia pose un bacio lento e delicato sulle labbra di Damon, chiedendosi se lui si sentisse come si sentiva lei. Lui aveva un odore meraviglioso e la sua pelle era liscia e fresca sotto le proprie labbra calde. “Grazie.” sussurrò lei allontanandosi. “Per cosa?” chiese Damon, con la sensazione che lei gli avesse appena fatto perdere l’equilibrio. “Per avermi salvata di nuovo.” Lei sorrise. Per un attimo, Damon sentì il peso che affliggeva il proprio petto alleggerirsi...finché lei non se ne andò, rovinando tutto. “E per aver aiutato a riportare Micah da me.” Alicia prese la valigia e fece per superarlo, ma con sua grande sorpresa Damon la afferrò per le braccia e la bloccò contro il muro, tenendola ferma lì. Si chinò ad un centimetro da lei e lei vide le sue ciglia scure abbassarsi mentre guardava le sue labbra. “Se stai distribuendo ricompense, allora alziamo la posta in gioco.” Damon sferzò le sue labbra con le proprie, mostrandole la differenza tra il bacio che gli aveva dato e quello che lui desiderava. Si assicurò che lei lo ricordasse nelle notti a venire. Damon era preparato a sentirsi spingere via o a sentirla lottare per liberarsi dalla sua presa. Quando lei non fece nulla, intensificò il bacio sentendo la propria testa in confusione. Con suo stupore, lei improvvisamente ricambiò il suo bacio e con altrettanta passione. Sentendosi come se lei gli avesse ritorto contro la sua stessa punizione, concluse il bacio altrettanto rapidamente come lo aveva iniziato e si allontanò da lei...questa volta afferrando lui stesso quella dannata valigia. Voltandosi, iniziò a scendere i gradini due alla volta, lasciandola lì confusa. Alicia si prese un momento per respirare di nuovo. Non era riuscita a fermarsi quando l’aveva baciata con tale passione...avrebbe voluto di più. E voleva ancora di più. Dannazione. Che cosa gli dava il diritto di eccitarla in quel modo, per poi lasciarla così? Strofinandosi le tempie, gli diede il beneficio del dubbio. Se lei era in calore...un vampiro se ne sarebbe accorto? “No.” rispose alla sua stessa domanda. Era roba da mutanti. Ne era sicura. Damon era già nel salone, rilassato sul divano accanto a Michael, quando Alicia ebbe il coraggio di scendere al piano di sotto. O almeno lui cercava di sembrare rilassato...non che lei lo stesse fissando. Lei distolse lo sguardo quando lui le fece un maledetto sorriso, e rivolse la propria attenzione a Micah che era seduto sul grande divano imbottito. Era proteso in avanti, perso in una conversazione con Michael. Micah alzò lo sguardo quando Alicia si avvicinò. “Ho sentito che hai intrapreso missioni suicide per hobby. Sai, sono stato via solo un paio di settimane.” Diede un colpetto sul cuscino accanto a sé e avvolse un braccio attorno alle spalle di Alicia quando lei si sedette. Dopo quello che Michael gli aveva appena detto, si chiese chi fosse stato più in pericolo...se stesso o Alicia. Alicia annuì cercando di tenere il suo sguardo lontano da Damon. Guardò Michael e sentì le farfalle prendere il volo nel suo stomaco. Alla fine decise: di tutti i vampiri, Kane era il più affidabile...anche se dubitava che chiunque sarebbe stato d’accordo con lei. “Devo dire a tutti e tre un enorme grazie.” Lei non si mosse quando percepì lo sguardo di Damon su di sé. Sentendosi un po’ vendicativa, gli fece un lento sorriso facendogli credere che lo avrebbe fatto. Scoprì subito chi avrebbe vinto quella gara di sguardi e rivolse la propria attenzione a ciò che Michael stava dicendo a suo fratello. “La città è pericolosa in questo momento.” sottolineò Damon. L’aveva salvata tre volte, anche se lei era al corrente solo di due. Aggiungete i salvataggi di Michael e Kane a quella lista, il che erano cinque decessi evitati nelle ultime due settimane. Improvvisamente non pensò che era molto sicuro per lei allontanarsi da loro. “Sono d’accordo.” Micah scrollò le spalle sentendo la protettività di Damon. Michael lo aveva informato che Damon era suo fratello e che era venuto per dare una mano. Quando gli aveva chiesto del marchio sul collo di Alicia, Michael aveva confermato che lei lo aveva ricevuto in un attacco dietro al Moon Dance. Ciò non voleva ancora dire che si fidasse di Damon. Qualcosa dentro di sé gli diceva che il vampiro era una minaccia. Stringendo il braccio intorno ad Alicia e augurandosi di aver preso la decisione giusta, Micah riportò la propria attenzione verso il padrone di casa. “Ecco perché spero che Alicia possa restare con voi ancora per un po’. Adesso questo è il posto più sicuro per lei.” Era incredibile come una semplice richiesta potesse cambiare l’atmosfera in un’intera stanza. “Cosa?” Alicia si staccò da lui. Come poteva dire a suo fratello che al momento questa casa era probabilmente il luogo più pericoloso al mondo per lei...e tanto meno questa città? Damon alzò un sopracciglio sperando di assistere ad un orribile rottura tra fidanzati. Lui era un idiota, comunque. Quale uomo sano di mente avrebbe lasciato la propria fidanzata in una casa piena di ragazzi? Sì, sarebbe stato felice di buttare l’idiota fuori dalla porta d’ingresso...o dalla finestra. Qualunque fosse la più comoda...o la più vicina. Sentendola allontanarsi, Micah allungò la mano e la prese per le spalle, facendola girare verso di lui “Alicia, sai che ti voglio bene con tutto il cuore, ma pensaci per un momento.” Lui ignorò il ringhio che provenne dal divano. “Abbiamo appena attaccato i lupi mannari e ucciso il loro alfa. Chiunque abbastanza stupido da cercare vendetta verrà a cercare la nostra famiglia. E poi Michael dice che se i già stata morsa dai mostri.” Alicia lanciò a Michael un rapido sguardo da ‘grazie tante’, poi lo lanciò a Kane quando lui aprì la sua grande bocca. “Sembri essere una calamita per i senz’anima.” aggiunse Kane, cercando di non ridere a crepapelle per il fatto che Damon stava contando i modi in cui poteva uccidere Micah senza che nessuno lo sapesse. Il povero puma non sapeva in quanti guai si era cacciato. Sapendo che Damon lo avrebbe fatto, Kane decise di sganciare la bomba. “Dovresti ascoltare tuo fratello stavolta.” Alicia ringhiò a Kane, poi si prese il tempo di lanciare a Damon uno sguardo minaccioso, sfidandolo a dire qualcosa. Quando Damon le rivolse un sorriso lento, quasi malvagio, capì che lui avrebbe potuto farla esplodere. Si voltò rapidamente di nuovo verso Micah, senza dare a Damon abbastanza tempo per parlare. “Se siamo così in pericolo, allora forse dovremmo fuggire insieme senza dire a nessuno dove andiamo.” Micah si accigliò verso Alicia, stringendo la propria presa sulle sue braccia per un istante, sapendo che gli sfuggiva qualcosa. Scrutò il suo viso e ancora una volta notò i suoi occhi eccessivamente brillanti. Lasciandole le braccia, premette il dorso della propria mano sulla fronte di lei, restringendo gli occhi. Alicia allontanò la sua mano sentendosi sconfitta e in un mare di guai. L’ultima cosa che avrebbe voluto fare era insinuare che sarebbe scappata lontano da tutto ciò. Era una cosa che Micah non avrebbe mai fatto e lo sapevano entrambi. Lui capì perché lei fosse...surriscaldata, quindi sarebbe stata fortunata nel vedere la luce del giorno per i prossimi mesi. “Resterò ad una condizione.” ammise lei. “E sarebbe?” Micah alzò un sopracciglio. “Al Night Light Quinn mi aveva appioppato delle guardie, al punto che dovevo travestirmi per lasciare il club senza essere seguita. Se resto qui, allora entro ed esco quando voglio...niente babysitter.” Lei mantenne una voce ferma. “Non sono una bambina.” “No, non lo sei.” Micah le sorrise e poi si voltò a guardare a Michael per conferma. “D’accordo.” Michael annuì. “Se è la libertà che vuole, allora la avrà finché vivrà qui.” Damon tenne la bocca chiusa perché non era d’accordo su quella dose di libertà, ma nessuno doveva sapere quel particolare. Inalò lentamente, lasciando che buona parte della tensione svanisse, adesso che lei rimaneva e che l’omicidio non era più necessario. Fratello...Micah era il suo fottuto fratello. Il cellulare di Michael vibrò quando arrivò un messaggio. Leggendolo guardò Micah. “Sembra che tua sorella non sia l’unico genio della fuga.” Capitolo 4 Il vicolo divenne un po’ più buio rispetto al resto della città mentre Misery scendeva su di esso per controllare la crepa nella parete dimensionale creata con il sangue di Kane. Le piaceva il fatto che gli esseri umani non potessero vederla, anche se era certa che alcuni con un sesto senso più forte avrebbero evitato il vicolo. Lasciando che l’oscurità implodesse, si avvicinò scegliendo la forma di bambina mentre si inginocchiava accanto all’apertura. Non osava toccare per paura che la trascinasse attraverso la barriera, ma ora poteva sentire i demoni radunarsi dall’altro lato. Questi demoni potevano vedere la crepa ed era questo lo scopo dell’averla creata. Misery lasciò scivolare un po’ della sua malvagità fuori dal suo corpo in fumanti spire nere e ridacchiava mentre esse penetravano nella crepa. Dopo pochi istanti, accadde la stessa cosa ma questa volta al contrario. La schiena di Misery siinarcò e gli occhi divennero rosso sangue mentre la serpeggiante oscurità levitava verso il suo corpo e poi affondò nella sua aura. L’altro lato avrebbe aspettato che Misery desse il segnale...poi avrebbero compiuto il loro attacco più potente dall’altro lato. L’espressione di Misery divenne maliziosa. Aveva prestato attenzione fino ad ora...sentendo il caduto purosangue seguire i suoi movimenti. Adesso non era il momento di abbassare la guardia, ma aveva bisogno del potere necessario per attraversare il portale. L’espressione di Misery si trasformò lentamente in rabbia quando sentì una presenza dietro di sé. Esplodendo in una nube di oscurità, lei si trasformò in cadavere attaccandosi al demone che la stava spiando. “Misery ti darà un’occhiata più da vicino.” Zeb non si mosse mentre il braccio putrido si stringeva attorno al proprio collo e improvvisamente vide la crepa. “Vuoi bandire Zeb per aver offerto il suo aiuto?” Le labbra sporgenti di lui si contorsero conscherno “Quanto desiderio che sento in te. Di cosa ha fame Misery?” “Posso ottenere quello che mi serve dagli umani...perché avrei bisogno del tuo aiuto per questo?” Misery fece scorrere una mano sulla testa calva dell’uomo basso e grasso, e poi lo liberò solo per circondare il corpo rigonfio. “Perché non lo scopri?” Zeb aveva appena concluso l’invito quando le dita ossute di Misery scavarono la propria strada nella carne in cui lui era solito nascondersi. La miseria poteva sentire il demone all’interno e sorrise sadicamente mentre leggeva la sua anima. Questo demone era in città da molto tempo ed era stato abbastanza saggio da mantenere un profilo basso. Poteva sentire la sua paura verso i caduti che vivevano qui, insieme alla paura di altre creature di cui lei non sapeva nulla. Zeb era un demone debole e inutile in una guerra. Sarebbe stato facile ucciderlo, ma Misery sentì i suoi altri poteri...poteri che avrebbe potuto sfruttare per raggiungere i propri scopi. Questo demone poteva individuare il desiderio in un essere umano e aumentarlo di proporzioni deliziosamente malvagie. Vide alcune cose che Zeb aveva fatto di recente mentre lei entrava nei suoi ricordi. Come il marito geloso che ha perso il controllo e ha ucciso sua moglie... un impiegato arrabbiato che ha preso una pistola per compiere vendetta...l’uomo disperato che ha rapinato una banca e si ucciso mentre usciva dalla porta. Zeb poteva dare da mangiare ad un umano affamato fin quando il suo intestino non sarebbe scoppiato, o trasformare un depresso in un suicida. Poteva persino far morire di overdose un drogato o un alcolista con il loro veleno preferito...tutti spinti oltre il proprio controllo. Zeb rendeva le persone affamate di ciò che desideravano, i loro segreti più oscuri, e Misery poteva alimentarsi del male che essi generavano. “Misery ti userà.” sibilò lei mentre ritraeva la mano dalla carne di lui. “Lo so.” Zeb sorrise, mentre il sangue che si stava spargendo su di sé rientrò nel suo corpo con una cascata inversa...chiudendo la ferita. Se fosse stato umano, sarebbe stato etichettato come un uomo d’affari mediocre. Fare affari con altri demoni era la ragione per cui era sopravvissuto così a lungo. Se si unisse a Misery e le fornisse il potere che lei desiderava per portare più demoni in città, allora lui non sarebbe stato così evidente per i caduti. ***** Chad fissava con orrore la scena del crimine, mentre teneva la pistola puntata sull’uomo già ammanettato che veniva portato fuori dalla sala operatoria. Il dipartimento di polizia lo aveva chiamato perché quel giorno era la terza volta che trovavano qualcosa di inquietante. Cosa mai al mondo poteva spingere un uomo ad agire così? Era un dottore, per l’amor del cielo...doveva salvare vite, non toglierle. “Volevo solo vedere come sarebbe stato.” gridò il dottore mentre cercava di dare un’altra occhiata prima di essere portato via. “Adesso è perfetta.” Chad sentì salire la nausea e dovette distogliere lo sguardo. Proprio lì sul tavolo operatorio giaceva il capolavoro dell’uomo. Aveva preso un’anziana donna allettata, il cui corpo la stava abbandonando, e aveva sostituito i suoi organi interni, compreso il cervello, con quelli di una giovane donna che solo due ore prima era arrivata al pronto soccorso per un mal d’orecchi. Sentendo una donna dietro di sé Chad girò la testa, vedendo Angelica, Zachary e Trevor entrare nella stanza e aggrottare la fronte. “Stavo per chiamarvi.” Trevor scosse la testa. “Angelica ha seguito il nostro demone tutto il giorno e siamo già stati sulle altre scene del crimine.” Angelica guardò la giovane donna che era stata gettata sul pavimento come una bambola di pezza svuotata. Erano un passo dietro a Misery e lei poteva sentire il potere del demone crescere, ma ciò che più la turbava era che, anche se Misery poteva trarne nutrimento...non poteva farlo accadere. “È difficile credere che un demone possa provocare tutto questo caos.” Trevor dava le spalle alla carneficina. Non era uno da infastidire sui casi di demoni e si augurò che ora non fosse diverso. Si sentiva quasi male per la perdita di un bravo medico che, probabilmente, si trovava solo nel posto sbagliato al momento sbagliato. “Non si tratta di un solo demone.” Angelica cercò di ignorare i brividi di freddo che le strisciavano lunga la spina dorsale. “E temo che questo sia solo l’inizio.” Zachary tirò fuori il suo cellulare e uscì dalla stanza. Componendo il numero di Storm, aspettò che la chiamata fosse indirizzata alla segreteria del PIT. Non era la prima volta che lasciava un messaggio a Storm, oggi. Quello che lo preoccupava di più era che il loro impavido capo di solito sapeva cosa doveva dirgli prima ancora che lo chiamasse, e spesso si presentava prima che lui finisse anche solo di comporre il numero. ***** Micah aveva trascorso le ultime due ore nell’ufficio di Warren, per essere aggiornato su tutto quello che si era perso. Erano molte cose da assorbire, ma il fatto che le loro famiglie fossero di nuovo unite era qualcosa di cui essere grato. Il suo sguardo si posò su Quinn e Kat, sapendo che erano loro il collante. “È bello essere di nuovo tutti insieme.” disse Quinn durante il silenzio di Micah. Micah si strofinò la tempia, chiedendosi se tutti avessero completamente dimenticato che Alicia esistesse. Con sua grande sorpresa, fu il membro più recente della famiglia a menzionarla. “Dov’è Alicia?” chiese Jewel a Steven, domandandosi il perché lei non fosse qui. “Trascorrerà un paio di giorni da una compagna di scuola.” rispose Quinn, poi aggiunse “Sarebbe meglio se trovassimo un college in cui mandarla per un po’.” Michael notò che le nocche di Micah divennero bianche mentre stringeva il bracciolo della sedia su cui era seduto. Onestamente, condivideva la rabbia di Micah. Se non avessero passato tutto questo tempo a tenere Alicia lontana, forse lei non sarebbe finita in così tanti guai nel tentativo di sbrigarsela da sola. “Ho già parlato con Alicia.” Micah fissò suo fratello. “Ha passato anni in attesa di tornare a casa e l’ultima cosa che vuole è sentirsi dire che non è la benvenuta qui. Ha sopportato abbastanza quando Nathaniel era vivo.” “Non è quello che intendevo e lo sai.” Quinn ringhiò in difesa personale. “Ha solo diciotto anni. Davvero pensi che il Night Light sia il posto più sicuro per lei adesso, sapendo il casino in cui siamo?” “No, ecco perché l’ho già mandata a vivere da Michael.” Micah sorrise, sapendo che nessuno avrebbe confutato il suo ragionamento. “In questo modo sarà ancora tra noi e farà parte della famiglia, ma speriamo di uscire presto dalla linea di fuoco.” Il cellulare di Envy scelse quel momento per suonare, con grande sollievo per la maggior parte delle persone nella stanza affollata. Lo prese rapidamente, cercando di silenziare la suoneria che aveva scelto per riconoscere le chiamate di Chad. Diede una gomitata nelle costole a Devon quando lui iniziò a cantare ‘I fought the law and the law won’. “Chad.” Lei sorrise. “Tempismo perfetto come al solito.” “Potresti non pensarla così quando ti dirò perché ho chiamato.” Chad si passò le dita tra i capelli. “È stata una giornata d’inferno.” Envy allungò una mano per zittire l’orribile karaoke di Devon. “Che succede?” “Sento Devon in sottofondo. Metti in vivavoce.” Chad sospirò. Envy cliccò sul simbolo dell’altoparlante. “Okay, ma non c’è solo Devon Sono tutti qui.” “Bene.” disse Chad, poi continuò dicendo loro degli eventi di oggi. Quando finì aggiunse “Trevor ha portato un’esperta di demoni e lei vuole parlare con Dean riguardo il demone, se potete riferirgli il messaggio. Ho pensato anche che forse potreste trovare Kriss e vedere quello che riuscite a scoprire.” “Me ne occupo io.” annuì Envy. “E Chad…sta’ attento.” Il tono della voce di Chad cambiò quando si ricordò qualcosa. “Ehi Devon.” “Che c’è?” Devon aggrottò la fronte. “Se lascerai che sparino di nuovo a mia sorella, ti giuro che...” Gli occhi di Envy si spalancarono e lei riagganciò, interrompendo suo fratello. “Oo..kay.” Devon fece un sorriso poco convinto sentendo qualche risatina del gruppo. “Non per evitare l’argomento di Devon che verrà preso a calci in culo ma...” Warren scosse la testa “Assumerò altri mutanti qui al Moon Dance e Quinn ha accettato di fare lo stesso al Night Light. Ora che abbiamo tagliato la testa al lupo alfa...e alla mafia...” “Dobbiamo essere preparati a vedere altri prendere il suo posto.” concluse Nick al posto suo. Il cellulare di Quinn suonò e lui sorrise a Devon. “Beh, almeno tutti i parenti di Kat sono nei paraggi.” Guardando l’ID del chiamante, notò che era il puma che aveva lasciato a gestire il locale. Harley non sapeva occuparsi di niente in sua assenza quindi sapeva che era importante. Alzando la mano per far tacere la folla, rispose. “Ehi Harley, che succede?” “Quinn, a meno che tu non abbia ordinato un puma morto invece delle normali bevande che serviamo, allora abbiamo un problema.” ***** Boris aveva passato la mattinata con l’avvocato di Anthony per chiudere la pratica che lo nominava nuovo dirigente di uno dei più grandi bar della città...il Love Bites. Per quanto riguarda il nuovo proprietario...entrambi avevano deciso che il parente più prossimo di Anthony fosse la scelta più intelligente, legalmente e logicamente. Titus Valachi era uno dei lupi più forti e più giusti che Boris avesse mai incontrato. Odiava suo zio e si rifiutava di avere a che fare con questioni mafiose. Boris sorrise sapendo di aver appena aiutato l’avvocato ad intestare oltre la metà delle aziende dei lupi a Titus senza che Titus lo sapesse. Ora tutto quello che dovevano fare era convincere Titus a diventare il nuovo alfa prima che Lucca cogliesse l’occasione di farlo al posto suo. Per quanto riguarda il Love Bites, il precedente proprietario aveva ceduto il club ad Anthony solo un paio di settimane prima, e dal momento che l’avvocato di Anthony era un membro del branco, si occupava delle pratiche più in fretta che poteva, nel caso in cui i federali congelassero tutti i beni di Anthony. Buona parte del clan lavorava per Anthony in un modo o nell’altro ma, poiché l’alfa non c’era più, molti lupi erano senza lavoro. I lupi con troppo tempo libero non erano mai un bene e Boris stava già sentendo parlare di ritorsioni contro i puma per la morte di Anthony. La maggior parte di quei lupi frequentava Lucca Romano, che era il protetto di Anthony sotto molti aspetti. Quelli erano i lupi che lui non voleva intorno. Lucca era forte. Anthony lo sapeva e aveva usato Lucca per buona parte dei suoi affari mafiosi. Inoltre Anthony non si fidava completamente di Lucca, così pensò di tenerlo vicino, a capo di una sezione di legami mafiosi che avrebbe dovuto tenerlo abbastanza occupato da non tentare di tradirlo. Il problema era che...se Titus non si fosse fatto subito avanti, lo avrebbe fatto Lucca. Con questo pensiero, Boris era stato oculato nell’assunzione di membri del branco che lo aiutassero a gestire il Love Bites. Aveva fatto progressi dal trascorrere la maggior parte del proprio tempo a punire chi faceva incazzare Anthony durante il giorno. Ma questo era ciò che lui era...il castigatore. E bisogna essere il braccio destro dell’alfa per fare il castigatore, quindi la maggior parte dei lupi gli avrebbe obbedito senza troppe storie. Adesso era il braccio destro di Titus e voleva rimanere tale. Guardandosi intorno nel bar, sentì alcuni lupi che ridevano delle decorazioni gotiche, ma Boris fece notare loro che la massa di dark in città pullulava di ricchi studenti universitari dallo stile vampiresco e pieni di soldi. Questo sembrò attirare la loro attenzione. Sì, era sempre la solita storia con i lupi...la morale della favola erano i soldi. Sentendo il potere di un vero alfa entrare nel bar, Boris guardò verso l’ingresso attraverso la finestra del suo ufficio. Sorrise vedendo Titus fermarsi sulla soglia per guardarsi intorno. Doveva ammettere che questo posto era un po’ strano per chiunque non ci fosse mai stato. Era sorpreso che Titus fosse arrivato così in fretta. Era ancora a Malta quando l’aveva chiamato all’alba. Allungando una mano, Boris premette il pulsante dell’interfono. “Titus, c’è una rampa di scale alla tua sinistra. Vieni in ufficio.” Chiuse gli occhi, sapendo di avere l’equivalente di due minuti per decidere come dire a Titus che aveva appena ereditato la maggior parte dei beni di Anthony. ***** Alicia era stanca di tenere il broncio. Se doveva rimanere qui, allora forse poteva trarne vantaggio. Inoltre aveva fame e tutti erano spariti. La casa era così enorme che impiegò qualche minuto per trovare la cucina...e la porta era chiusa. Molte persone non avevano una porta in cucina, ma comunque...non erano persone che vivevano in questa casa. I mutanti non mangiano quanto gli umani perché non crescono allo stesso modo. Potrebbero passare addirittura mesi senza avere fame, anche se alla maggior parte dei mutanti piace il cibo abbastanza da mangiare ogni giorno. Vivere tra gli esseri umani era un modo per sfuggire dal paranormale. C’erano, però, due cose che rendevano affamato un mutante...un infortunio, un combattimento, e il sesso...o il desiderio di fare sesso...cioè il calore. E al momento lei era affamata. Aprendo il frigorifero si accigliò...un sacco di bevande ma niente cibo. Controllare gli armadietti fu altrettanto deprimente. Tutti vuoti, senza contare le ragnatele negli angoli e cinque confezioni di caffè. Ora capiva perché la porta era chiusa. Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/amy-blankenship/calore/?lfrom=334617187) на ЛитРес. Безопасно оплатить книгу можно банковской картой Visa, MasterCard, Maestro, со счета мобильного телефона, с платежного терминала, в салоне МТС или Связной, через PayPal, WebMoney, Яндекс.Деньги, QIWI Кошелек, бонусными картами или другим удобным Вам способом.
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