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Si Mr. Evans Antonina Lentini Trama Quando Noele Lewis, giovane barista di Hilo, venne difesa per la prima volta da Cade Evans, sexy vigile del fuoco, si accorse di aver perso il controllo degli occhi, fissi sul suo scultoreo fisico, e della parola. Arrivata a casa si convinse che non fosse il ragazzo adatto a lei ma, durante un’uscita con le sue migliori amiche, incontra Cade che la invita ad uscire con lui. Noele con il passare del tempo si accorge che Cade è tormentato dal passato e questo lo porterà a mantenere le distanze ma ben presto il giovane vigile del fuoco si accorgerà che Noele è una ragazza diversa da tutte le altre, provando sensazioni che non percepiva da tempo. Nello scoprire il vero Cade, Noele arriverà a testare i limiti del piacere erotico. Antonina Lentini Si Mr. Evans Vol. 1 Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autrice e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale. L’amore è un fumo che si leva dal respiro degli amanti, e quando la nebbia si dirada si tramuta in fuoco che sfavilla nei loro occhi, e quando ostacolato è un mare riempito dalle lacrime degli occhi di quelli stessi amanti. (William Shakespeare) A tutte le ragazze, che sognano di avere un uomo come Cade Evans. 1 Dannazione ma non poteva scegliere un altro giorno per non andare a lavoro? Mannaggia a te Arizona. Devo fare quella dannata ceretta, altrimenti non potrò sostituirla, oggi è il mio giorno libero o meglio, era il mio giorno libero. Dovevo fare un sacco di cose, fare la spesa, pulire la casa, incontrare Beverly e Naomi, invece devo andare a lavorare. Sarà meglio che mi sbrighi. E ora chi è che rompe a telefono! <> <> Esclamo. <> M’implora, con voce dispiaciuta. Vorrei ucciderla. <> Borbotto. <> <> Ma perché mi sono fatta convincere? Per fortuna abito a pochi isolati dalla spiaggia e arriverò in tempo per le ventuno. Eccola, la spiaggia è piena di gente in costume che si diverte. Lo Xavier’s Bar è ricoperto di raffia, in mezzo alla sabbia perfettamente dorata ci sono delle sedie di bambù e gli ombrelloni di palma chiusi. Entro nel camerino di fretta e furia e mi cambio. La divisa è molto striminzita, una mini gonna in raffia e per coprire i seni due noci di cocco, attorno al collo una ghirlanda con fiori gialli e fuxia e come fermaglio un enorme fiore blu. Mi imbarazza molto indossarla ma è legge. <>Naomi mi sorride, sicuramente si starà divertendo al solo pensiero che io stia lavorando e lei si stia rilassando, mentre preparo il drink. D’ altronde ho sempre sognato di fare la barista e Naomi di fare la segretaria per un uomo d’affari molto sexy. Evidentemente la fortuna è stata dalla nostra parte perché i desideri si sono avverati. <> Mi faccio dispiaciuta, sporgendo il labbro inferiore. <> Se Maometto non va dalla montagna, la montagna va da Maometto. <> Chiedo, stupita per la sua assenza. <<È con Dakota.>> Sgrano gli occhi. <> <> Cambiando discorso, decido di porre un altro quesito. <> Chiedo con un filo di curiosità. <> Mi ha appena fatto l’occhiolino. <> Esclamo. <> <> Mi chiama un uomo, sulla cinquantina, cicciottello e calvo. <> Mi dirigo verso di lui. <> <> Oggi c’è davvero tanta gente da servire, non ho un attimo di tregua. Lancio un’occhiata a Naomi, mi catapulto dal cliente e come un’imbranata inciampo contro lo scalino. <> Esclamo. Poggio la mano sul banco e imbarazzata mi rialzo. Tutti mi stanno guardando, ovviamente arrossisco. <> Gli porgo il drink e non appena beve un sorso me lo sputa addosso bagnandomi la striminzita e quasi invisibile gonna. <>Chiede sconcertato, con occhi infuocati. <> L’uomo mi fa cenno di lasciare stare e mi grida contro. <> Esclama. <> L’anziano fissa il ragazzo e per fortuna va via. <> Mi guarda preoccupato poggiando una mano sul banco. Io rimango allibita, è bello da svenire. Ha i capelli neri, non troppo corti e gli occhi verdi, carnagione piuttosto abbronzata, è alto circa 1.80 m, indossa un costume in stile hawaiano a pantaloncino ed è a vita bassa. Scorge dei fantastici addominali ben scolpiti. Con gli occhi scendo sempre più in basso e noto l’immancabile e ammaliante “V” far capolino dai suoi fianchi. Ha le braccia possenti e muscolose. Poi mi obbligo a salire con lo sguardo e noto il viso angelico, con un filo di barba, espressione tesa con gli occhi che continuano a scrutarmi. Mi schiarisco la voce. <> <> Ho difficoltà a capire la sua espressione. <> Esclamo. <> Il suo volto comincia a rilassarsi. <> Chiedo, sono confusa e incantata dalla sua bellezza. <> Mi sorride. <> <> Affermo con tono scherzoso. <> Mi fa l’occhiolino e arrossisco. Maledetti vasi capillari. <> Chiedo curiosa. <>. Mi porge la mano per fare conoscenza, non appena la tocco sento una scossa percorrermi lungo la schiena. La sua mano è calda e morbida. Gli sorrido e prendo la coppa Margarita, inumidisco con uno spicchio di limone solo metà bordo del bicchiere e lo ricopro di sale ottenendo un effetto brinato, poi lo metto nel freezer e lo faccio raffreddare. Le mani mi tremano e con la coda dell’occhio percepisco il suo sguardo, mi sento inquieta. Nel frattempo riempio per ¾ lo shaker con due cubetti di ghiaccio, aggiungo la Tequila, il Cointreau del succo di limone e shakero energeticamente per qualche secondo. Riprendo la coppa, filtro il tutto, prendo una fetta di limone e lo metto nel bordo. <> Lo guardo imperterrita mentre assaggia il drink, non so cosa dire, sono impaziente di sentire un suo giudizio. Fa un gemito e porta la testa all’indietro. Ha un collo così sexy! Mi sorride. <<È buonissimo.>> <> Scrollo i nervi di dosso. <> <> Mi guarda fisso negli occhi. <> Dice sorridendomi. La scossa si è fatta sentire nuovamente, ma stavolta più intensa, tanto da farmi raddrizzare e irrigidire. <> Sbarro gli occhi. Rimango esterrefatta dalla domanda. Fortunatamente tra una domanda e l’altra, tra un drink e l’altro sono già le ventitré e trenta e posso domandare di andare via prima. <> Grido al mio capo. Dai capelli mori e occhi castani. <> <> Mi prende il braccio. <> La scossa ritorna, mi piace la sensazione che provo quando mi tocca. Chiudo gli occhi per il piacere che sto vivendo. Faccio un enorme respiro, poi scrollo la testa. <> Fa un’espressione triste e mi lascia andare. Mi dirigo nello spogliatoio e mi cambio. <> Esclamo. Indosso una maglia a mezze maniche bianca, un paio di shorts di cotone fuxia e le infradito. Esco e lo raggiungo con passo svelto. <> Afferma. Andiamo in riva al mare e ci sediamo sulla sabbia, ormai fredda. Mi sento in imbarazzo. Decido di far parlare prima lui. <> Chiedo, prima che il coraggio di proferire parola svanisca. Ha i gomiti poggiati sulle ginocchia e il viso rivolto verso il mare. Poi si gira a guardarmi. <> Mi sorride. <> Chiedo. <>. Per questo mi aveva detto che salvare le persone era un suo dovere. <> Deglutisco. <> <> Ne dimostra meno. <> <> Sussurra, piegando le labbra in un sorriso malizioso, poi torna a guardare le onde. <> Si gira nuovamente, bloccandomi con il suo sguardo. <> <> Affermo, con l’acquolina in bocca. <> Mi guarda, facendomi arrossire. <> Chiedo curiosa, magari ha una fidanzata. <> <> Ho un’infinità di domande che potrei fargli. Mi ispira curiosità. È misterioso. <> Ride, mostrando i denti perfetti e bianchi. Adoro sentirlo parlare. Mi piace molto la sua voce. <> Non appena pronuncia la parola fidanzata noto in lui un’espressione contraria, piegando le labbra in una risata sarcastica. Lancio una rapida occhiata al suo viso, vorrei approfondire l’argomento “fidanzata”, ma preferisco non farlo. In questo momento dovevo essere con le mie amiche. Invece mi ritrovo seduta con la sabbia che mi entra negli shorts a fare la detective. <> Aggrotto la fronte. <> Ha un tono severo. Forse ho sfiorato un tasto che non dovevo toccare. <> Arrossisco. <> “O mio Dio. Ma perché non sto zitta?” Lui fa un sospiro. Giro immediatamente la testa nel senso opposto per evitare il suo sguardo. <> Mi sembra leggermente irritato. Che strano sentirgli dire il mio nome. È bello. Arrossisco immediatamente. Ora il senso di disagio è aumentato. Metto le braccia sotto le ginocchia e poggio su il mento. Con la coda dell’occhio sbircio per vedere che espressione ha. Con il pollice si accarezza il labbro inferiore. Poi si gira verso di me. Comincia a pizzicarmi la gola. Il cuore mi batte forte. E le guance mi bruciano. <> Una ragazza dai capelli rossi, fisico slanciato e occhi neri ci viene incontro. Gli si butta addosso. Lo ha appena baciato sulle labbra. Sgrano gli occhi. <> Sembra abbastanza felice di vederlo. <> La ragazza rimane delusa dalla sua risposta e va via. Porta nuovamente lo sguardo su di me. <> Faccio cenno per alzarmi, ma mi blocca con la sua tenuta salda sul mio braccio. <> La sua espressione è piena di curiosità. <> Guardo il mare. <> Faccio spallucce e sorrido. <> <> Alla mia risposta aggrotta la fronte. <> Piega la testa lateralmente. È incuriosito dalla mia risposta. <> La sua espressione è seria. Sento le orecchie bruciare. Le mani cominciano a sudarmi e io ad agitarmi. Mi fa uno strano effetto. Devo andare a casa. <> <> È preoccupato per la mia sicurezza, un gesto nobile da parte sua. <> <> Borbotta, con tono autorevole. <> Rispondo allontanandomi sempre di più da lui. <> <<È stato un dovere. Ricordi? Io salvo le persone.>> Esclama, felice per averlo fatto. <> Le probabilità di un ulteriore incontro, fatto appositamente, è alquanto improbabile. A meno che non venga a prendere un drink da me. <> Lui rimane immobile a pochi metri dalla battigia a guardarmi. <<È stato un piacere conoscerti.>> Afferma. <> Esclamo. Il suo sorriso si fa più grande. 1 bello quando sorride, gli occhi gli si illuminano e delle fossette compaiono sulle sue guance. <> Alza la mano a mo’ di saluto. <> Ricambio e vado via. 2 Ho perso il controllo del mio cuore. È impossibile camminare con le infradito sulla sabbia, quindi decido di toglierle e camminare scalza, la sabbia fredda a contatto con i miei piedi mi dà sollievo. Accelero il passo, devo andare via subito da questo posto altrimenti me ne pentirò. Salgo le scale e dopodiché rimetto le infradito. Lascio alle mie spalle la meravigliosa spiaggia di Hilo. Faccio un respiro profondo. Ho ancora il profumo del suo dopobarba dentro le narici. Dio, è così buono. Quando sembrava che il mio cuore stesse riprendendo controllo, eccolo lì che arriva in prima posizione, correndo così forte da sentire quasi i battiti con le mie orecchie. Ma che cosa sta succedendo? Cade è meraviglioso, è stato molto gentile a difendermi da quell’orco. Forse quel signore stamattina si è alzato col piede sbagliato perché a Cade il Margarita che ho preparato gli è piaciuto e da come ha reagito, direi anche molto. Oppure ha fatto così per compassione? Sarebbe un gesto deplorevole da parte sua. Così gentile e premuroso da difendermi e poi non giudica sinceramente il drink? Non credo sia così. Perché quando mi sfiora sento quella meravigliosa scossa percorrermi il corpo? Provo un piacere inebriante. Per non parlare di quando mi guarda con quegli ammalianti occhi verdi, comincio a tremare e sento sudarmi le mani. Inizio ad avviarmi verso casa a piedi. Il cuore batte regolarmente. Comincio a pensare a quelle mortificanti domande che gli ho posto. “La tua famiglia? Hai fratelli, sorelle...” e quella più terrificante “con quante donne sei stato?”. Quello che più mi ha provata è stata la sua reazione. Per la prima domanda aveva ragione, insomma, sono un’estranea e la famiglia è un argomento delicato e personale. Per la seconda mi ha stupito la sua espressione, era tabù. Non per niente mi ha fatto cambiare discorso, era irritato e freddo. Perché? Mi ha incuriosita molto. D’altro canto non sono nessuno per pretendere una sua risposta e su questo ha pienamente ragione. Chi era quella ragazza? Amber. Perché era così freddo nei suoi confronti? Lei era così affiatata con lui. Non trovo una risposta plausibile per questo episodio. Cade è un ragazzo molto attraente e sensuale. E il fatto che faccia il vigile del fuoco è motivo di maggiore attrazione per le ragazze. Forse lo sfruttano e quando si stufano lo gettano via. Per questo la sua reazione alla mia domanda? Mi sembra un ragazzo sicuro di sé, con un carattere riservato, gentile e pronto a salvare le persone. Perché fargli una cosa del genere? Maledizione Arizona, se non ti avessi sostituita a quest’ora non torturavo il mio cervello con tutte queste domande. Mi guardo a destra, a sinistra e alle mie spalle per proteggermi e penso a Cade con i suoi occhi verdi, a quando mi disse che dovevo fare attenzione altrimenti mi avrebbe accompagnata lui. Meglio che lo dimentichi, mi farebbe solamente del male. È troppo perfetto per me. Circondato da belle ragazze. Sono possessiva e gelosa. Deve essere solo mio. Non voglio condividerlo con nessuna. Cade ha un qualcosa di misterioso, un lato del suo carattere che lo perseguita, come un’ossessione. Farei meglio a non pensarci più. Per fortuna la strada è breve per arrivare a casa. Abito in un modesto appartamento nella Big Island, la cosiddetta Isola di Hawaii, precisamente a Hilo, nord-est. Ha una cucina, un bagno e due stanze. Non è immensa ma per me basta, è abbastanza accogliente. Pago un misero affitto e questo mi permette di rientrarci con le altre spese. Non me la passo male. Vivo qui da circa un anno. I miei genitori abitano nella capitale, a Honolulu, bella, ma preferisco essere indipendente, vivere una vita tutta mia. Prendo l’ascensore e arrivo al secondo piano. Cerco le chiavi di casa nella tasca del pantaloncino e apro la porta. <> Sussurro. Il silenzio è musica per le mie orecchie e il letto un sonnifero. Sono davvero distrutta. Dannazione stavo per addormentarmi. <> Ho ancora gli occhi chiusi quindi non ho avuto la possibilità di leggere sul display chi fosse. <> Ha una voce abbastanza squillante che mi dà fastidio, spero solo di non doverle spiegare perché non sono tornata più da lei dopo averle dato il drink. <> Esclama. <> Mi fermo e penso alla domanda di Naomi. <> Chiedo, sperando di non farlo. <> Faccio la finta tonda. <> <> Al diavolo Naomi, non le sfugge mai niente, ora si trasformerà in una detective anche lei. <> Taglio corto. <> Sento un sospiro. <> Esclama. Metto una mano sugli occhi. <<È tanto sexy quanto misterioso.>> <> <> Sospiro nuovamente pesando ai suoi occhi posati su di me. La scossa si fa sentire, percorrendomi nuovamente tutta la schiena, facendo sobbalzare il cuore. <> Sospiro. <> Affermo sperando di cambiare discorso. <> Sorride. <> Esclamo. <> <> <> <> Esclamo, piegando le labbra in un sorriso. <> Sospira felice. <> Le chiedo, ho un terribile sonno, anche se parlare di Cade mi ha fatto risvegliare un tantino. <> Non cambia mai. <> Sorrido sarcasticamente. <> <> Riattacco. Per fortuna quando sono arrivata a Hilo ho trovato questo meraviglioso bar sulla spiaggia. È uno dei più frequentati del posto. Da quando ci lavoro non ho ancora imparato a preparare alla perfezione il Blue Hawaiian, è un cocktail esotico originario di questa meravigliosa isola. Il suo colore blu-azzurro chiaro gli è conferito dalla miscela di rum bianco e Blu Curaçao. Ogni volta sono i tre minuti peggiori del mio lavoro. Non si finisce mai di imparare. Diversamente da Arizona che sa fare tutto alla perfezione. Finalmente sono arrivata al bar e questo mi consentirà di cacciare via Cade dai miei pensieri almeno per un bel po’. A quanto pare è già pieno di persone e sono solamente le nove del mattino. Sarà meglio andarmi a cambiare. <> Devo cercare le parole adatte per risponderle in modo che non mi possa fare altre domande. <> Oddio ho detto il suo nome. Arzona mi guarda maliziosamente. <> Affermo. Invento una scusa all’istante. <> Sottolinea l’aggettivo. <<È stato molto gentile a difendermi.>> <> Mi guarda con quell’espressione per farmi capire che non si è bevuta la storia. <> Corro verso i camerini per evitare altre domande. Dopo cinque ore circa, ho finalmente finito il mio turno. Esco dal bar e vedo Naomi seduta sulla sabbia assorta nei suoi pensieri a fissare il mare. Vado da lei e mi butto per terra goffamente facendomi notare. Sono esausta dal lavoro e penso a tutti i Blue Hawaiian che ho dovuto preparare in una sola mattinata ed a tutte le facce dei clienti quando lo bevevano, sicuramente pensavano “uuuuh che buono, ne bevo un altro sorso. Mm aspetta, ora che l’ho gustato meglio fa schifo. Decisamente schifo”. Devo chiedere qualche giorno di vacanza a Xavier. <> Mi guarda con occhi vivaci. Ecco ero riuscita a non pensare a Cade per tutta la mattina ed ora è piombato nei miei pensieri senza un minimo di gentilezza. Il cuore abbandona il suo ritmo e riprende a cavalcare più veloce di un fulmine. Sicuramente ci sarà rimasto male ma dovevo andare via. <> Chiede. <> <> Fa un sospiro. <> <> Non voglio dare peso alla bellezza. Anche se la prima volta che l’ho visto ne sono rimasta ammaliata. <> Dannazione si è accorta di tutto, ma come fa? <<È stato carino ma non posso affrettarmi a tirare una conclusione, lo conosco da un giorno.>> <> Fa cenno con la mano verso di me. <> Voglio cambiare discorso al più presto. Ma se non parlo con lei con chi altro posso farlo? <> Esclamo. <> <>Affermo. Desidero tanto scoprire il reale motivo. <> Sussurra. <> Devo porre fine all’argomento, ora ne sono più che convinta. <> <> Sospiro. <> Chiedo. <> Si interrompe e alza gli occhi al cielo sorridendo. <> Affermo. <> Fa un sospiro profondo. <> <> Mi alzo e vado a prendere due succhi di frutta alla pesca, il mio preferito. Dopo aver finito saluto Naomi e vado a casa. Decido di dedicare il pomeriggio alle pulizie che ho rimandato di un giorno, quindi mi armo di panno e detergente e comincio a pulire. Dopo un intero pomeriggio a fare faccende di casa non mi accorgo che si sono fatte le otto di sera. Dunque mangio una mela al volo e vado a dormire. Nei miei pensieri ritornano i suoi grandi occhi verdi che mi scrutavano dopo avermi difesa da quell’orco e il suo viso teso. La settimana è passata in fretta e il weekend sono solita andare dai miei genitori a Honolulu ma prima decido di passare da Xavier per rinfrescargli la memoria sulla mia abituale assenza. Dopodiché parto. Mia madre, Julia Anderson, è una delle donne con maggior fantasia che conosca. Un pezzo di stoffa lo trasforma in oro. Dalle borse ai cuscini. È un asso nel campo della sartoria. Dal momento che non lavora, trasforma il suo tempo libero in passa tempo costruendo di tutto con una semplice stoffa. Mio padre, Brad, non ha un singolo pantalone che non gli stia alla perfezione. È molto fortunato ad averla a fianco. Ed ecco, la mia vecchia casa, bella come sempre. Circondata da una staccionata tutta in legno ricoperta di fiori. Vedo uscire mia madre, mora, occhi marroni, con le braccia aperte pronta ad abbracciarmi, non appena scendo dall’auto. Una Chevrolet Bel Air anni cinquanta, tutta nera con i sedili in pelle rossi. La adoro. Non è ultimo modello ma per me va benissimo. <> La solita ansia materna. <> Ogni volta che la rivedo mi sembra sempre più giovane. <> Chiede curiosa. <> Ci sediamo sul divano del salotto. L’unica cosa che mi manca di Honolulu è questa comoda e immensa casa con tutti i comfort possibili, al contrario del mio umile appartamento. <<È il lavoro come procede?>> <> Mi tengo sul vago. <> <>Esclama. <> Parli del diavolo... Mi volto a guardarlo, bello come sempre, con i suoi capelli castano chiaro e occhi verdi. Non dimostra quarantacinque anni. <> <> Si stiracchia la schiena. <> Rido. Mio padre è un uomo tutto fare. Qualunque cosa si rompa a casa lui la ripara. Ha perfino fatto l’armadio della camera da letto, tutto in legno massiccio. È davvero un genio. Funge da idraulico, falegname, muratore… Qualunque cosa gli si domanda risponde che la sa fare. tutto un gioco per lui e per questo provo una grande stima nei suoi confronti. Mi ha insegnato a essere indipendente ed a non chiedere aiuto per una piccola cosa, devo sapermi arrangiare. un fanatico del nuoto, tanto da partecipare alla competizione di 2,4 miglia, due volte l’anno. 1 Lunedì ritorno alla vecchia vita, a Hilo. A lavoro tutto 2 3 Ã¨ filato liscio. Sono esausta ma ho una vaga idea di uscire con le ragazze. 4 5 Mi dirigo in cucina per bere un bicchiere di succo di frutta alla pesca, mentre chiamo Naomi. 6 7 <> È dietro la mia porta. Mi legge nei pensieri. 8 9 La apro e vedo lei insieme a Beverly. 10 <> Chiedo incuriosita. 11 12 <> Risponde Naomi. 13 14 <>. Entrano in casa. Naomi mi porta in bagno e Beverly va nella mia camera da letto a prendere qualche striminzito vestito. 15 16 Loro due sono le uniche con cui mi posso confidare. Sono state sempre al mio fianco. Anche se abbiamo qualche punto del nostro carattere che ci distingue restiamo sempre unite. Naomi la conosco sin dall’infanzia, eravamo sempre insieme, poi ci siamo allontanate per colpa del suo ex fidanzato, ma ci siamo rincontrate dopo dieci anni allo Xavier’s Bar. Beverly invece l’ho conosciuta grazie a Naomi. Ogni sera venivano a bere qualche drink e poi ballavamo sulla spiaggia. E da lì non ci siamo più separate. 17 18 Beverly lavora insieme a sua madre in un negozio di fiori, il Gomez’s Flowers. Quasi tutti si forniscono da loro e lei è un’ottima ghirlandaia. 19 20 <> Mi guarda in viso. <> Ordina Naomi, quasi come un obbligo. 21 <> Mi interrompe Beverly. <> Ci pensa un attimo su. <> Lancio un’occhiata infuocata a Naomi e lei mi risponde facendo spallucce mentre mi scompiglia i capelli. <> <> Chiede guardandomi con il viso inclinato. <> Affermo e la guardo negli occhi alzando la testa. Mezz’ora più tardi mi ritrovo con le ragazze in un Pub, il Dark Pub, leggermente affollato, che dà sulla spiaggia. È strano farsi servire drink da altri, di solito lo faccio io. Ci sediamo in un ampio banco pieno di gente. <> Chiede Beverly. Il rumore assordante della musica la costringe a gridare al mio orecchio. <> Sono impaziente di gustarlo, soprattutto se fatto da un altro barista. Semplice competizione. <> Chiede a Naomi. Ha lo sguardo fisso verso una direzione. Beverly le dà una gomitata al braccio e Naomi fa un sobbalzo come se si fosse spaventata. <> Ripete. <> Ritorna a guardare verso quella direzione. <> Ordina Beverly. <> Risponde, fa un sorriso e comincia a preparare i drink. Sono curiosa di vedere cosa sta fissando Naomi, quindi seguo il suo sguardo e vedo che seduti in un tavolo rotondo ci sono due ragazzi circondati da ragazze, che ridono come matti. Il ragazzo seduto a cui posso vedere il viso ha i capelli biondo cenere e sono tutti scompigliati, come se qualcuno glieli avesse strapazzati con le dita. È affascinante e ha un portamento elegante. Il ragazzo numero due che mi dà le spalle invece ha i capelli neri come il carbone e noto solamente che indossa una maglia azzurra a mezze maniche stropicciata. <> Beverly mi porge il drink e fa lo stesso con Naomi dopo averla fatta sobbalzare per l’ennesima volta. Bevo il primo sorso, è abbastanza buono. Quando mi giro, quella a sobbalzare sono io, facendomi cadere un po’ di Blue Hawaiian sul mini vestito bianco. In questo preciso istante mi ritrovo difronte Cade che penetra i miei occhi con i suoi. <> Mi sorride. Come la prima volta lo analizzo dalla testa ai piedi. Con la luce posta sul banco gli occhi sono di un verde intenso, la mandibola ricoperta di un filo di barba, sempre perfetta. Indossa quella maglia a mezze maniche azzurra tutta stropicciata, quasi aderente, dove i suoi addominali, in base alla posizione che assume, giocano a nascondino. Un paio di pantaloni bianchi e le infradito. Quasi mi metto a ridere quando le guardo. <>Rimango allibita. Faccio un po’ mente locale e penso alla maglia azzurra, sposto la testa alla mia sinistra e noto che a quel tavolo il ragazzo numero due non c’è più. Poi guardo Cade e traggo la conclusione. <> Chiedo. <> Sussurra facendo assumere alle sue labbra una posizione che mi sembra sia un leggero sorriso. <> Il cuore comincia a battere sempre più velocemente. Sono felice di rivederlo anche se non ci speravo. Sono contenta che non ce l’abbia con me per quelle imbarazzanti domande. È un ragazzo che emana sensualità da qualunque parte del corpo lo guardi. È perfetto. <> Afferma, guardandomi in modo strano. Porto la testa lateralmente e socchiudo leggermente gli occhi. Perché mai sarebbe venuto a trovarmi? Guardo il suo viso. La prima volta che lo vidi era teso ma adesso assume un’altra espressione, è sereno e ora che lo vedo perfettamente è ancora più bello. <> Mormoro facendogli vedere il drink. <> Esclamo. <> Afferma con un tono serio. Ora mi sento davvero in imbarazzo. Arrossisco. Il silenzio tra noi persiste. Sento il suo sguardo posato su di me e la cosa non mi fa stare meglio. Improvvisamente sento e vedo la sua mano posarsi sulla mia e la scossa si ripresenta ma ogni volta sempre più forte provando un piacere inebriante. <> <> Chiedo incuriosita. Si avvicina di più al mio viso. <> Mi sussurra all’orecchio. Annuisco e arrossisco sempre di più. Fisso i suoi occhi ma distolgo immediatamente lo sguardo bevendo un altro sorso del drink che avevo dimenticato di avere tra le mie dita e cerco di cambiare discorso. <> Porta lo sguardo immediatamente verso di me. <> Sembra nuovamente irritato. Non ne combino una giusta. <>. Mi dà sui nervi questo lato del suo carattere. Potrebbe essere più gentile e meno irritante. Faccio cenno di andare via ma mi prende il braccio per impedirlo. <> <> Con lo sguardo vado alla ricerca di Naomi e vedo che è in dolce compagnia. <> Chiedo a Cade indicando il tavolo dov’è seduta Naomi, cercando di dimenticare e sorvolare sull’accaduto. <> Inclina la testa incuriosito. <> Sussurro, sperando che non mi abbia sentito. <> Il suo viso ha assunto un’espressione confusa. <> Diamine ho parlato ad alta voce e mi ha sentita. <> Esclama alzando un sopracciglio, mi sembra quasi ironico dal tono di voce. <> <> Esclama Alex. Si sono avvicinati a noi e la mia cara amica sembra una scolaretta che non sta nella pelle perché è insieme al suo bel capo. <> <> Cade le porge la mano. Poi mi guarda e mi sorride. Ma che vorrà mai dirmi con quel sorriso? <> Lo interrompo. <> Naomi mi guarda imbarazzata. <> Chiede. Faccio cenno di si con la testa. <> Guardo Cade con lusinga. <> Affermo con espressione rallegrata. <> Esclama Alex con tono divertito mentre lancia un’occhiata maliziosa a Cade. <> Chiedo a Naomi, preoccupata per non averla vista. <<È andata a casa, aveva un po’ di mal di testa.>> <> Le sussurro. <> <> Mi propone Cade mentre lo saluto. <> Cerco una scusa plausibile e credibile. <>A quanto pare è convinto del fatto suo. <> Taglio corto. Non potrò mai ringraziarlo come si deve per quello che ha fatto per me ma questo non vuol dire che per sdebitarmi debba uscirci. Gli ho pure offerto il drink. <> È speranzoso e pensa che gli dica di si perché mi sta sorridendo. Mi sta facendo quel tipico sorriso alla “tanto ti ho convinta, il mio sorriso funziona sempre”. <> <> Dice Cade. Questo ragazzo mi piace davvero. È sexy, sensuale. Ma per il mio bene sarà meglio stargli alla larga. Per i miei gusti è circondato da troppe ragazze e se si dovesse avverare quello che pensa il mio cervello e il mio cuore quando lo vedono dovrà essere solamente mio. 3 Sto percorrendo la strada di ritorno verso casa con Naomi e parliamo del più e del meno, ma l’argomento principale sono i ragazzi, Cade e Alexavier. <> Chiede, non sta nella pelle dalla curiosità. <> Rispondo con disinvoltura. Non voglio dare troppo peso alla cosa. <> <> <> Sgrana gli occhi. <> <> Certe volte diventa davvero invadente. Non la reggo quando si comporta in questo modo. <> Borbotta. <> Fa cenno di “si” con la testa, come se la cosa fosse scontata. <> <> Esclama con sguardo sognante. <> <> Fa salti di gioia. Davvero? È felice perché esco con Cade? Certe volte non capisco cosa le passi per la testa. <> Esclamo. <> <> <> Sgrana gli occhi. <> <> La guardo per vedere la sua reazione. Ha un’espressione come per dire “sei da manicomio”. Ha gli occhi chiusi in una linea e le labbra serrate. <> Mi prende per un braccio per trascinarmi nella direzione del Pub. <> <> Sottolinea. <> <> Difendere una ragazza da un bifolco non vuol dire che gli piaci. Però forse dovrei cominciare a pensare che gli piaccio e spero senza secondi fini. Però se non vuole sentir parlare di fidanzate perché ci tiene così tanto a uscire con me? Forse farei bene a non uscirci. “No! Devi uscirci Noe.” Una vocina mi ha appena parlato. Sarà quella stupida vocina a cui piace rischiare. “Devi uscire con lui, devi uscire con lui”. Faccio cenno per cacciarla via con la mano. <> Ecco, come al solito mi ha visto. Lei vede tutto. Forse ha pure degli occhi ai lati della testa perché prima stava guardando diritto. <> Invento una scusa all’istante altrimenti mi coprirà nuovamente di domande. <> Non se la beve. Finalmente arrivo a casa. <> La saluto. <> <> Naomi sporge il labbro inferiore andando via. Io salgo le scale e arrivo davanti la porta di casa mia. Entro e mi dirigo immediatamente in bagno, devo fare una pipì assurda. Ho la pancia gonfia e contratta come se fossi incinta. Poi mi spoglio e senza mettere il pigiama, perché mi scoccia da morire, vado a letto. Ma il mio sonno viene interrotto dalla vibrazione del cellulare. ______________ Da: Naomi Ore: 3.00 a.m. Noe, tesoro, ho il numero di Cade. Lo vuoi ora oppure domani te lo porto a lavoro? ______________ Il cuore mi sobbalza. Forse ho le allucinazioni. Strizzo gli occhi e rileggo il messaggio. Non voglio il suo numero. Che sia lui a venire da me per sapere una risposta. Decido di non risponderle. Quindi continuo a dormire. ______________ Da: Beverly Ore: 3.30 a.m. Noe perché non rispondi a Naomi? Prima o poi ti darà quel numero. Lo sai vero? _______________ <> Esclamo. Ma Beverly non aveva il mal di testa? Dovrebbe essere a casa a dormire. No a rompermi le scatole. ______________ Da: Naomi Ore: 3.33 a.m. Come diamine hai avuto il suo numero? ______________ Da: Naomi Ore: 3.45 a.m. Semplice. Quando ti ho lasciata a casa, sono ritornata al Pub e mi sono fatta dare il numero da Cade. ______________ Da: Naomi Ore: 3.46 a.m. E perché te lo sei fatta dare? ______________ Da: Naomi Ore: 3.49 a.m. Non puoi aspettare tutto questo tempo per dargli una risposta. E comunque se ti può tranquillizzare non era con nessuna ragazza intorno. Era solo, nel banco dove servivano i drink e aveva l’aria di uno che aspetta una risposta importante. ______________ Da: Naomi Ore: 3.50 a.m. O poverino! E comunque non voglio il suo numero. Verrà lui a trovarmi al bar. Detto ciò, domani ho un lavoro che mi attende per tutto il giorno, quindi se mi vorrai scusare, vado a dormire per quel poco tempo che mi è rimasto a disposizione per riposare. ______________ Da: Naomi Ore: 3.51 a.m. Non ti arrabbiare. Domani ti porto ugualmente il numero. Deciderai tu cosa farci. Notte. ______________ Finalmente alle quattro del mattino poggio il cellulare sul comodino e vado a dormire immersa nei pensieri per Cade. Quando mi addormento sogno di essere in un incendio, non capisco dove di preciso. Sono bloccata in una stanza. Quando all’improvviso la porta viene buttata giù ed entra un vigile del fuoco. <> <> Chiedo confusa. Ha la faccia tutta piena di cenere. Riesco a vedere solamente gli occhi. Sono verdi. <> Mi prende in braccio e mi porta fuori. Mi sveglio di soprassalto e vado in bagno per lavarmi il viso. Guardo la sveglia e sono le sette. Decido di prepararmi. Metto un paio di shorts neri e un top bianco, poi mi dirigo verso la porta, metto le infradito, prendo le chiavi di casa e mi incammino verso la spiaggia. Il sole già comincia a riscaldarsi e dopo dieci minuti sono costretta a mettere gli occhiali da sole. Quando arrivo al bar sono le otto e regna la quiete. Guardo la spiaggia e c’è qualche persona qua e là, chi corre in riva, chi gioca con le racchette da tennis… <> <> È sorpreso di vedermi così presto la mattina. E ha ragione ad esserlo. Di solito sono in ritardo. Ma oggi sono in anticipo di ben un’ora. <> Dico con gli occhiali da sole ancora poggiati sul naso. <> Di solito Xavier apre il bar alle sei del mattino. Ci sono sempre i mattinieri oppure qualche turista che arriva qui a quell’orario. Sta spolverando il banco e mentre sistema i bicchieri. È molto perfettino a riguardo. <> <> Mi fa un sorriso. <> Affermo. Anche se ci lavoro non vuol dire che la posso mangiare senza pagare. Anche se per una volta potrebbe chiudere un occhio. Ma non sarebbe Xavier altrimenti. Mangio l’ultimo boccone e mi vado a cambiare. Metto la divisa da me tanto “adorata” e raggiungo il mio capo. <> Gli propongo mentre guardo la mini gonna di raffia. <> Esclama. <<È così bella.>> <> <> <> Mi guardo il seno, poi la mini gonna e infine Xavier. Mi sta guardando e ride. So che non la cambierà mai. Quando gli piace una cosa è molto, molto difficile fargli cambiare idea. <> Gli mostro il faccino triste facendo sporgere il labbro inferiore nella speranza di corromperlo. <> Si porta l’indice al mento come per pensare. <> Questa è la risposta definitiva che mi porterà a indossare a vita questa divisa. Mi rassegno al fatto e vado al banco aspettando che arrivi qualche cliente. Nel frattempo poggio i gomiti sul marmo e sui pugni il viso. Mentre guardo le persone che si sono moltiplicate sulla spiaggia, vedo un ammasso di capelli rossi, lisci, con gli occhi marroni che si dirige verso di me. È Naomi. Indossa un tailleur a gonna nero, una camicetta bianca, le scarpe con i tacchi neri in mano e nell’altra un bigliettino. Arriva da me con un sorriso smagliante. <> <> Poi penso ai messaggi di ieri notte. <> <> <> Mi faccio infastidita. Non lo voglio per davvero quel numero. Anche se in cuor mio vorrei chiamarlo e vederlo. Provare tutte le sensazioni che sento quando mi sfiora. <> <> <> Ora il sorriso è scomparso. È seria, dispiaciuta. Perché ci tiene tanto che io esca con Cade? Alzo gli occhi al cielo. <> <> Dopo avermi fatto la predica la vedo andare via. Prendo il numero e vado nel camerino ma mi accorgo che ho dimenticato il cellulare a casa. Evidentemente è destino che non devo chiamarlo. Piego il bigliettino e lo metto nella tasca degli shorts. Mentre servo aperitivi, succhi e torte, il mio sguardo analizza spesso i clienti sperando di vedere una testa ricoperta di capelli neri, un paio di occhi verdi che mi fissano e una bella tartaruga con contorno di “V” che attendono di essere accarezzate dalla mia mano. <> Una voce femminile parla da sopra il banco mentre sono abbassata per prendere un bicchiere. Mi alzo e vedo Beverly con in testa una ghirlanda di fiori fuxia che circondano i suoi biondi capelli leggermente mossi. Oddio ma non mi danno pace! <> Esclamo. <> Faccio la finta tonta. <> <> Mi guarda con i suoi occhi blu. <> <> <> Mi porge il suo telefono. <> Mento spudoratamente. <> Certo che si dicono proprio tutto e all’istante. <> <> Esclama. Non ha staccato lo sguardo dai miei occhi neanche per un attimo. Quasi mi mette a disagio. Sta diventando inquietante. <> Questo è vero. Anzi verissimo. <> Borbotto. <> Mi ammonisce con il dito e va via. Fuori un'altra. Non mi daranno tregua finché non lo chiamerò. Le conosco fin troppo bene. Almeno che non venga lui qui prima di stasera. Ma visto la penultima chiacchierata mi sa che non verrà a causa del lavoro. “Lui salva le persone” già. <> È Amber. In questo momento Arizona è libera, perché è venuta proprio da me? <> <> Chiede in un colpo secco senza giri di parole. Sembra quasi infastidita dall’averci visti insieme quella sera in riva. <> <> <> <> Confessa. È abbastanza seria e non so se crederle o meno. Può essere solamente gelosa. <> Cerco chiarimenti. <> <>Chiedo. Ora quella infastidita sono io. <> Tutti la stanno guardando. Ha alzato il tono della voce più del dovuto e questo ha attirato l’attenzione. Il vocio che si sentiva in precedenza delle persone che parlavano tra di loro, ora non c’è più. Stanno in silenzio a guardare Amber che mi strilla contro per dirmi chi sia veramente Cade. <<È terribilmente…>> La interrompo. Non si è accorta che la stanno fissando tutti, Xavier compreso. <> Le faccio cenno con la mano di andare via. Amber rimane in silenzio. Posa il bicchiere sul banco in marmo, ancora pieno e per l’ennesima volta, questa è la terza ragazza che vedo andare via in una sola mattina. Non voglio pensare al pomeriggio. Tutto è ritornato alla normalità. Xavier mi guarda di tanto in tanto. Ha una faccia confusa. Sicuramente ancora non ha ben capito cosa sia successo veramente. Io invece continuo con il mio lavoro. A pranzo mangio un panino al volo, con prosciutto e provola poi ritorno a lavorare. Arrivata alle quattro del pomeriggio la vocina mi assilla. “Chiamalo, chiamalo” e sembra pure infuriata. <> <> La seguo nel camerino. Prende il suo telefono dalla tasca posteriore dei jeans poggiato sulla sedia e me lo porge. Aspetto che va via per comporre il numero. Uno squillo, due squilli. Comincio a tremare. Tre squilli, mi sento in ansia. <> Ho la voce tremante. Non so perché ma ho paura. <> Ha un tono sereno e sorpreso. Forse aveva perso le speranze. Ma comunque sia gli sto parlando a telefono e mi piace sentire la sua voce. <> Mi fermo. Lo sento respirare. <> <> <> Sono sicura che a quest’ora sta facendo salti di gioia dentro di sé. <> <> So che forse me ne pentirò ma Amber mi ha suscitato un enorme curiosità. Voglio conoscerlo meglio e capire chi sia veramente. <> Sento qualcuno che lo chiama. Una voce femminile. <> Chi era quella ragazza che lo chiamava? Perché sto provando un senso di gelosia? Ci penso su e restituisco il telefono ad Arizona. <> Mi guarda maliziosamente. Cerco di nascondere il più possibile quello che provo in questo momento. <> Esclamo. Non voglio farle capire più di tanto. <> Sgrana gli occhi. <> Ora mi sta facendo un’espressione sorpresa. Credo che oggi darò un titolo alla giornata. “Il giorno delle ragazze invadenti e rompi.” <> Oggi Arizona e tutte le mie amiche non le sopporto proprio. Si sono alzate e si sono messe in modalità “rompiamo l’anima a Noele”. Il resto della giornata passa in fretta e finalmente è sera quindi posso fare ritorno nel mio piccolo rifugio. È la sera dell’appuntamento e in mio aiuto sono venute Naomi e Beverly nel camerino del bar. Sono le otto e trenta di sera, quindi ho solo mezz’ora per potermi preparare al meglio. <> Chiede Naomi. <> Li preferisco così. Qui di sera la temperatura si abbassa di qualche grado e visto il vestito che mi ha preparato Beverly direi che sciolti vanno più che bene. È un abito di cotone tutto bianco lungo fino a sopra il ginocchio. Ha una scollatura a O-Collo. Senza maniche e una striscia di pizzo a livello dell’ombelico. Lo indosso e Naomi come tocco finale mi ci poggia una corona di fiori bianchi di piccola taglia fatta da Beverly che risalta sui miei capelli castani. <> Sorrido. <> Non vedo l’ora di rivederlo. <> Afferma Naomi. Qualche minuto dopo esco dal camerino e mi dirigo verso l’uscita. Cade è poggiato sotto una palma. Indossa un pantalone bianco e una camicia azzurra con diversi fiori bianchi a mezze maniche, un colletto senza solino e due spacchetti laterali, ma la cosa più bella è che la tiene tutta aperta lasciando intravedere gli addominali. Resto senza parole quando lo vedo. È tremendamente sexy. <> Sussurra. <> Piega le labbra in un sorriso. Mi prende il braccio per avvicinarmi a lui e la scossa ritorna facendomi diventare rossa in volto. <> Ogni scusa è sempre buona. <> Mi fa un sorriso e mi guarda dritto agli occhi. <> Incrocio le braccia per sentirmi più a mio agio. Vorrei tanto domandargli chi era quella ragazza che ho sentito mentre parlavamo per telefono. <> Dice. Ora ha poggiato la mano sulla palma portando il peso del corpo contro di essa. <> Arrossisco in una maniera sconsiderata. Mi inquieta e spero che non lo farà per tutta la durata dell’appuntamento. <> <> Chiede con voce armonica poggiando il suo sguardo sul mio viso. <> Gli lancio un celere sguardo. Sta pensando. Alza gli occhi al cielo, porta il peso sulle sue gambe e mi rivolge un seducente, sontuoso e armonico sorriso. “Perché proprio a me?” Naomi e Beverly mi stanno guardando dal bar e mi sorridono. Chissà cosa staranno pensando in questo momento. <> <> Esclamo. Mi poggia una mano sulla spalla opposta alla sua posizione ma con un rapido gesto mi scosto scrollandomi di dosso il suo braccio. Meglio mantenere le distanze. Di fronte a questo gesto Cade rimane in silenzio. Percorriamo la strada in tutta quiete tanto da imbarazzarmi in modo sconfinato. Si schiarisce la voce con un colpo di tosse, facendomi sobbalzare. <> Finalmente qualcuno che parla. <> Prendo una pausa. <> <> Improvvisamente un bambino mi lancia la palla tra le gambe facendomi perdere l’equilibrio ma la tenuta salda delle braccia di Cade sotto le mie, impediscono di farmi fare una figuraccia che avrei ricordato per anni. <> Grida infuriato Cade contro il bambino. <>Dice dispiaciuto il ragazzino. <> Per tutta la durata della ramanzina, Cade mi tiene stretta a sé. Come se avesse salvato un oggetto prezioso dal rompersi. Poi si gira verso di me e mi guarda fisso con occhi agitati. <> Chiede preoccupato. Mi sta tenendo ancora stretta, contro il suo fisico marmoreo. Il cuore comincia a battere più forte del solito. Sento il viso arrossire sempre di più e il respiro di Cade che mi riscalda il viso a pochi centimetri dal suo. Poi si allontana guardando per terra e circonda il suo mento con indice e pollice. <> Mi guarda. <> Ora è ritornato tutto alla normalità. Ma la mia mente è ancora ferma a quando si è avvicinato col suo viso al mio e il cuore sta ancora battendo forte, per non parlare della piacevole scossa che mi percorre lungo la schiena. Camminiamo per altri cinque minuti, immersi nel silenzio più totale, prima di entrare nel Pub dove mi ha proposto di uscire con lui, il Dark Pub. <> Ordina al barista, poi si volta a guardarmi. <> <> Mi rivolgo al ragazzo che prepara i drink. Ci sediamo in un tavolo, quello stesso dove Naomi si era ipnotizzata quando ha visto Alexavier. <> Sorride. <> <> <> Esclama. <> <> Ci interrompe il barista, ci serve le ordinazioni, in più ci porta le noccioline. <>Ringrazio il ragazzo e ne prendo una. <>Riprendo il discorso. <> <> Chiedo curiosa. <> <> Inclino la testa, mentre divoro le noccioline. <> Si passa le dita tra i capelli. Ha un che di misterioso. <> Queste noccioline sono davvero buone e la risposta di Cade non mi convince. <> <>Taglia corto. Ma anche questa volta la risposta non mi sembra sincera. <> Mi fulmina con lo sguardo dopo che ha bevuto un sorso del suo drink quasi andato di traverso dopo la mia domanda. <> <>Affermo. La pazienza sta per finire a riguardo. Voglio sapere perché non vuole parlarne ne vale della mia incolumità. <> <> <> Esclama con un filo di malizia. Decido di andare in bagno. Questa conversazione sta prendendo una brutta piega. Dopo alcuni minuti ritorno. Ma prima di sedermi sto a guardarlo per alcuni secondi. È bello e dannato. È seduto e con le dita fa girare il bicchiere, sembra pensieroso. Poi lo raggiungo dalle spalle. <> <> Lo guardo, è sorpreso dalla mia affermazione. Come se la conversazione precedente non fosse mai avvenuta. Ma non posso fare altro che notare la sua bellezza. I suoi occhi verdi e le spalle possenti, vorrei tanto toccarle per vedere quando sono muscolose. Poi guardo il suo collo, bello e sexy da morire e comincio a fantasticare a cosa potrei fargli se fosse tutto mio. <> Mi passa la mano davanti gli occhi, per portarmi sulla terra ferma. <> Mi schiarisco la voce. <> <> <>Affermo, mentre bevo un sorso del mio drink. <> <> <> Cade mi fa distrarre in continuazione, facendomi perdere il filo del discorso. Meglio se non lo guardo più e mi concentro sulle noccioline. <> Mormoro, dandolo per scontato. <> <> Sorrido al ricordo. Eravamo sedute sul giardino di casa mia e fantasticavamo sul nostro futuro e in mano avevamo due bicchieri di champagne con dentro del succo alla pesca per brindare, e a un certo punto diventammo entrambe serie. <> <> <> <> Chiede, ha contorto la mandibola. Ha un’espressione tesa e seria. <> Alla mia affermazione digrigna i denti e mi guarda fissa negli occhi. È teso. Sembra quasi geloso del suo amico. <> <> <> <> <> Si dirige verso il banco per andare a saldare il conto poi mi raggiunge. Sembra infuriato. Lo noto dagli occhi, sono scuri e privi di luce. <> <> Mi prende il braccio e mi trascina fuori dal Pub. <>Affermo infastidita. <> <> Affermo senza pietà. <> Ora capisco le parole di Amber al bar. È tremendamente strano. <> <> <> A questa frase Cade mi sbatte contro il muro, con una mano sul mio fianco e con l’altra affonda le dita dentro i miei capelli e con il pollice sulla guancia. Mi guarda dentro gli occhi. Io rimango immobile, sono incastrata tra il muro e il suo possente corpo, sento il suo profumo e il respiro affannoso. <> È calmo all’apparenza ma dentro di sé non credo proprio. <> <>Scuote la testa. Gli guardo le labbra, sono carnose ed emanano un enorme desiderio di essere baciate. 4 Ho una tremenda voglia di baciarlo e sentire quella inebriante scossa percorrermi tutto il corpo per l’eternità. Ha poggiato la mano sul muro e l’altra sul mio fondo schiena, avvicinandomi sempre di più a lui. Comincio a non capire la situazione. Mi sfiora le labbra con le sue. Sembra agitato e non so il perché. Mi guarda con occhi pieni di smania ma qualcosa lo trattiene. <> <> <> <> Borbotto. Entrambi bramiamo dal desiderio di baciare l’un l’altro, ma non muoviamo un passo. <> Sussurra dolcemente. Poi allenta la presa e si allontana guardandomi negli occhi. <> Drizza il braccio per farmi capire di allontanarmi da lui. Riesco a percepire la sua frustrazione. Ora capisco i comportamenti strani di Cade di cui mi parlava Amber. <> Mi poggia una sua calda mano sulla bocca per farmi stare zitta. Sta tremando ed è caldo. <> Con la testa mi fa cenno di andare via. Dopo essersi assicurato che non emettessi una parola, toglie la mano e mi lascia andare via. Mi volto verso di lui e lo vedo poggiato sul muretto con la mano sulla faccia. Vorrei tanto andare da lui ma preferisco non farlo, vorrà stare da solo. Perché è così evasivo? Decido di andare via, immersa in una voragine di delusione. Come potevo illudermi di un appuntamento romantico? D’altronde Amber mi ha avvisata. Cade non è un tipo romantico e dovevo darle ascolto. Tutti i bei ragazzi o sono stronzi oppure come Cade hanno delle frustrazioni che si portano dentro. <>Sussurro mentre mi allontano. <> <> Perché non finisce mai le frasi? Forse in cuor suo non vuole lasciarmi andare. Ma la sua frustrazione lo spinge a mandarmi via.<>Ha un’espressione addolorata. Rimane immobile, distante da me, poggiato su quel muretto a guardarmi. <> <> <> Non fa niente per fermarmi. Imperterrito rimane fermo. Colma di dolore gli do le spalle e vado via. Una volta arrivata a casa, una lacrima di sofferenza mi percorre lungo il viso. “Che illusa” come potevo pensare che fosse diverso. Non dovevo accettare questo stupido appuntamento. Lo sapevo che sarei finita a soffrire. “Maledizione Naomi! Perché ti ho dato ascolto?” Lo sapevo. Mi butto sul divano a peso morto e prendo il cellulare in mano, cerco il numero di Cade e sono tentata a pigiare il tasto “chiama”, ma una forza interiore mi impedisce di farlo. Nonostante non voglio più vederlo, non ho il coraggio di ammetterlo. In tutta la mia vita non ho mai sofferto per un ragazzo, tranne che con il mio ex fidanzato, Oliver Brown, che mi ha solamente usata e tolto la verginità mentre ero pienamente ubriaca. Sebbene penso che i ragazzi siano tutti uguali, credo, che Cade abbia qualcosa di diverso degli altri. Fino a pochi anni fa i ragazzi mi prendevano tutti in giro, portavo l’apparecchio ai denti, spesso mi capitava di inciampare nelle scale. Ero lo zimbello della scuola. Ma ora è diverso. Con Cade mi sento un’altra persona. Poggio il telefono sul tavolino di marmo grigio chiaro di fronte il divano, mi alzo e vado a bere un succo alla pesca. “Si farà sentire” mi sussurra la vocina, ma ha un tempismo pessimo. Anche se la mia testa mi suggerisce di dirgli addio una volta per tutte, qualcosa la contrasta. D’un tratto sento suonare alla porta. Con il cuore in gola, mi dirigo verso la stessa, sperando sia la persona che desidero, prima di aprire faccio un sospiro, il cuore salta un battito, metto una mano sul petto e apro. <> Naomi entra spalancando la porta per entrare. “O mio Dio, lei no”. <> Chiedo perplessa. Perché è preoccupata del mio stato d’animo? <> Giusto, lei sa sempre tutto. <> <> Afferma. È un detective mancato. <> Insomma saranno passati trenta minuti da quando ho lasciato Cade a deprimersi da solo. <> <> Esclamo acida. <> Sgrana gli occhi pieni di odio nei confronti di Cade, è preoccupata. <> <> Si siede al mio fianco sul divano, mi poggia il suo esile braccio sulla spalla e mi scruta con sguardo da sorella. Ho un fratello, più grande di me, Roy, che non sento quasi mai, vive in Russia perché sua moglie, Irina Sokolov, è di San Pietroburgo e Naomi sostituisce la sorella che non ho mai avuto. <> <> <> Racconto. Ho quasi paura della reazione di Naomi. Quando ha un fidanzato non vuole che gli si facciano complimenti. È tremendamente gelosa e possessiva. Proprio come me. <> Afferma, con tono di una donna saggia che sa e comprende tutto. <> Sono tremendamente amareggiata. Mi asciugo la lacrima che sta per scendere prima che Naomi se ne accorga. Non voglio che capisca che soffro per quel farabutto. <>Dice con tono mortificato. Porta lo sguardo per terra. <> <> È avvilita. Riconosce sempre quando ha fatto qualcosa di cui si è pentita e questa è una di quelle volte. <> Rispondo in tutta sincerità. Non voglio che stia male per una cosa che non ha commesso. <> <> Faccio un sospiro. <> Taglio corto. <> <> Le faccio un enorme sorriso per ingannare l’apparenza. <> Gli occhi mi tradiscono in continuazione e mentire a Naomi è impossibile. <> <> Mi sorride ed esce dalla porta. <> <> Mi guarda con fare amorevole, poi gira i tacchi e va via. Quando chiudo la porta mi poggio contro e mi soffermo a pensare. Perché non può farlo? Perché preferisce un’avventura di una notte al posto di una storia seria? “Una fidanzata”. Decido di ricompormi e andare a dormire lasciandomi sprofondare in un lungo sonno. Anche stavolta sogno di essere intrappolata in un incendio, non capisco dove mi trovo. Intravedo Cade fissarmi. Indossa un paio di stivali in caucciù neri, un sovrapantalone tenuto da bretelle, un giaccone nero e un elmo con sopra una lampada. Sulla placca dell’elmo c’è scritto Fire Department City of Hilo e sotto Cade Evans, non indossa una maglia, quindi non posso che notare gli addominali scolpiti, scuriti dalla cenere e lucidi per il calore emanato dal fuoco. Lo chiamo ma sono priva di voce e non fa nulla per salvarmi. Mi ha lasciata tra le fiamme e dopo essere svenuta mi sveglio dall’incubo gridando il suo nome. Ho un respiro affannoso e sono immersa nel sudore quindi decido di fare una lunga doccia fredda visto che sono ancora le otto del mattino. È lunedì e il mio turno è appena finito. Sono le nove di sera e decido di chiamare Naomi. <> <> Afferma. <> Cerco di coprire la mia frustrazione il più possibile. Ho bisogno di svagarmi un po’ dopo l’accaduto con Cade. <> Ormai Naomi e Alexavier fanno coppia fissa. Sono davvero felice per loro. <> Riattacco. Beverly è a New York con il suo ormai fidanzato, Dakota, perché i genitori di lui vogliono conoscere la ragazza del loro adorato figlio. Tutte e due le mie ragazze hanno un “FIDANZATO” tranne io, unica e sola a essere sfigata con i ragazzi. Ormai sono cinque giorni che non vedo e non ho notizie di Cade. Non so niente e non voglio saperne altrettanto. Questo fine settimana ho deciso di non andare dai miei e rimanere a casa a deprimermi per un ragazzo che neanche mi desidera lontanamente. Ho detto ai miei che devo lavorare e mi hanno creduto sulla parola. Mi dispiace mentirgli, ma proprio non me la sento. Mentre mi dirigo verso la mia umile dimora, a metà strada decido di ritornare in spiaggia. “Al diavolo tutto” penso. Stasera mi divertirò, anche se sarò da sola. <> Il mio capo fa un’espressione alla “ti sei bevuta il cervello?” Onestamente da come ho ordinato sembro ubriaca ancora prima di cominciare a bere. <> <> Batto il cinque al marmo e sorrido. C’è un gran rumore, la musica è mescolata con il vocio per non dire dal frastuono delle persone che si gridano a vicenda per sentirsi. <> Chiede Xavier con tono di voce elevato. <> <> Mi porge il drink. <> Entrambi parliamo ad alta voce per sentirci. Xavier è preoccupato per me. Lo vedo dall’espressione del suo viso. <> Anche lui è uno degli uomini protettivi nei miei confronti. <> Bevo il primo sorso. Faccio un verso di apprezzamento. Xavier è il migliore di tutta Hilo a preparare il Blue Hawaiian. <> <> Bevo il secondo sorso. <>Chiedo irritata. <> <> Affermo. <> Chiede Arizona, sorpresa nel vedermi. <> <> Mi scruta in viso. <> <> Chiede con espressione preoccupata. <> Ma perché stasera sono tutti preoccupati per me? Poggio il bicchiere e mi intrufolo nella folla che balla a ritmo di musica, rock, house…non capisco che genere sia. Mi sento stordita e le persone intorno a me girano come trottole sulla sabbia fredda della spiaggia. Comincio a muovermi imitando la ragazza che ho davanti. Dopo qualche minuto di ballo senza senso decido di andarmi a sedere nella battigia facendo sfiorare le dita dei piedi dall’acqua. Mi giro verso il bar e noto Xavier che mi guarda con occhi infuriati per il mio comportamento. Cerco di non pensarci e mi giro verso l’oceano. Guardo intensamente il mare che mi invita ad entrare, è sereno e tiepido. Per fortuna indosso il costume, è fuxia, il mio preferito, a due pezzi. Entro con il piede e un brivido mi percorre lungo tutto il corpo. Pian piano mi immergo fino al collo dando le spalle alla spiaggia. Sin da piccola ho sempre avuto il terrore di entrare in acqua di notte per paura che qualche pesce mi mordesse e io non posso vederlo in tempo per fuggire impedendo tutto ciò. Ma questa sera non ho paura di niente, sono tranquilla, tra le braccia del mare ad ascoltare la musica assordante alle mie spalle. <> Una voce conosciuta e abbastanza dispotica mi grida alle spalle. Mi volto e vedo Xavier. <> Chiedo infastidita per aver interrotto la mia tranquillità. <> Dal tono posso dedurre che sia leggermente infuriato. <> Affermo. <> Mi fa cenno con la mano di essersi stufato di correre dietro ad una bambina. Non posso dargli torto. Sto davvero esagerando ma rimango comunque immersa. Dopo due minuti sento dietro di me una mano che si posa sul mio fianco, l’altra sul basso ventre e sbatto contro un petto possente. <> Mi volto con il battito del cuore che aumenta sempre di più dalla paura e vedo un ragazzo da me sconosciuto, alto, magro, con i capelli biondi e occhi castani. <> Grido, allontanandomi da lui per quanto difficile sia. Fare movimenti veloci in acqua è quasi impossibile. Ma non riesco nel mio intento. <> È ubriaco e tenta di slacciarmi il top ma lo allontano con una spinta. Cerco di scappare dirigendomi verso la battigia ma mi prende la mano e mi trascina indietro. <> Grido con tutta la voce che posso utilizzare, ma la musica impedisce di farmi sentire dagli altri. <> Ora è abbastanza nervoso. Per evitare che mi veda qualcuno mi immerge completamente sott’acqua per qualche secondo, mi sento soffocare, perdo il senso dell’orientamento. Dopo qualche secondo mi prende per i capelli facendomi riemergere solamente la testa. Cerco con tutte le forze che mi rimangono di liberarmi dalla presa ma non ci riesco. <> Puzza di alcol. Mi guarda con occhi infuocati. <> <> Cerco di infilzare le unghie nella sua mano per lasciarmi andare i capelli ma mi blocca prima del tempo. <> Chiede infuriato. <> Lo guardo priva di forze. <> Lo supplico. Fa una risata e mi immerge nuovamente sott’acqua. Ingoio più acqua del dovuto. Non posso più trattenere il respiro. Sento solamente il battito del mio cuore divenire sempre più debole. Non riesco a capire più nulla, percepisco che il ragazzo mi tira la testa fuori dall’acqua e mi porta a peso morto sulle sue spalle verso la spiaggia. <> È in preda al panico, lo sento dal tono della voce. Mi da schiaffi sul viso ma non faccio nulla per riprendermi, non ho le forze. Sono coricata sulla sabbia e l’unica cosa che desidero in questo momento, anche se mi contraddico è Cade. <> Una voce calda e delicata ma preoccupata grida il mio nome. <> Apro leggermente gli occhi e lo intravedo. <> Sussurro. Mi sento stanca, voglio solo dormire. <> “Ora lo prende a pugni” penso. <> Ma che attore! Sa mentire perfettamente. <> Mi sussurra all’orecchio, dopo avermi presa tre le sue braccia. <> <> Dico con un filo di voce. <>Esclama infuriato. <> “Perché ti importa di cosa volevo fare? Non ti importa nulla di me o di come mi hai fatto sentire in questi giorni” penso e vorrei tanto dirglielo ma non ho il coraggio. <> “Come faceva a sapere dove mi trovavo se non ci sentiamo da cinque, lunghi, interminabili, infiniti e stramaledetti giorni?” Mi chiedo lecitamente. Mi stringe a sé e mi dà piccoli schiaffi per impedirmi di dormire. Ha un profumo sexy e un collo da torturare di baci. In questo momento non riesco a pensare a tutto il dolore che mi ha fatto provare ma solo a…non posso dirlo. Non riesco a dirlo. Ora che mi sento al sicuro posso sprofondare nel sonno. <> Mi strattona. <>Esclama preoccupato. Mi fa sedere poggiandomi le spalle sul suo petto. Poi guarda il ragazzo che vorrebbe mollargli un gancio destro. Tra di loro maschi si capiscono e Cade non se l’è bevuta la versione del ragazzo. <>Ringhia al ragazzo, con tono minaccioso. <> “Bugiardo” sussurra la vocina. <> Intravedo il ragazzo scomparire tra la folla. Cade mi strattona nuovamente. Cerco di resistere il più a lungo possibile ma un senso di pesantezza mi invade tutto il corpo facendomi svenire. <> Sento la voce di Cade, ancora preoccupato. Non so che ore sono e nemmeno dove mi trovo perché non riesco ad aprire gli occhi. Sono bloccata. Come se il mio corpo fosse ancora addormentato, la tipica paralisi nel sonno. <> <> Naomi lo interrompe. La sua voce è inconfondibile. <>Naomi quando è infuriata fa davvero paura. È molto protettiva nei miei confronti. Come Xavier. Maledizione Xavier, sicuramente mi attenderà una bella ramanzina da parte sua. D’altronde mi aveva avvisata. <> <> <> Gli sento fare un sospiro. <> È avvilito. Deluso per quello che ha causato. <> <> Esclama. <> Fa una pausa. <> <> Borbotta. <> È serio. Sembra un’altra persona. <> Sento una porta aprirsi per poi chiudersi e infine dei passi avvicinarsi a me. Finalmente riesco ad aprire gli occhi e a muovermi. Vedo Cade seduto al mio fianco con le dita delle mani incrociate e lo sguardo fisso per terra. Mi guardo intorno, è una modesta stanza, accogliente, con tre pareti grigie e una rossa. “Dove diavolo sono?” Mi chiedo. Il letto è matrimoniale, comodo, ma solo se si sta’ abbastanza ai lati, in centro è leggermente sformato. Le lenzuola sono grigie, in raso. Faccio un sospiro e vengo invasa dal suo profumo. Poso la mano sul suo braccio per attirare la sua attenzione. Si gira di scatto. <> Esclama sollevato, ma in contemporanea sembra arrabbiato. <> Chiede con un tono di voce più alto del solito. <> Mi fermo. <> Socchiude gli occhi per capire. <> Una lacrima percorre il mio viso. <> <> <> Porta nuovamente lo sguardo sul pavimento. <> <> <> Affermo avvilita. Il dolore che mi ha torturato in questi cinque infiniti giorni ritorna a straziare il mio cuore con la differenza che il motivo è al mio fianco. <> Mi stringe la mano. <> <> Chiedo confusa. <> Mi guarda. <> <> <> Mi limito nel rispondere. <> Fa un sospiro. <> <> Sorrido. Non mi sono dimenticata della sua bellezza ma oggi è davvero affascinante. Indossa un paio di jeans chiari e una maglia a mezze maniche grigia. <> <> Sussurro. Per quanto abbia sofferto non mi piace vederlo avvilito per quello che mi ha fatto. Non so perché ma non riesco a essere arrabbiata con lui. Mi metto seduta e noto che indosso una camicia, la stessa che indossava la sera del nostro primo appuntamento. Cade segue il mio sguardo. <> Afferma. Ha uno sguardo come se mi volesse dire qualcosa a riguardo. Qualcosa del suo passato che lo fa ancora soffrire. <> <> <> <> Afferma. Fa un sorriso pieno di delusione. <> <> Si passa una mano fra i capelli. <> Mi metto di fronte il suo viso e lo guardo negli occhi, sono meravigliosamente verdi. Mi guarda, è serio più che mai. Mi ricorda la fine del nostro primo appuntamento. “Ora mi caccerà fuori casa sua” penso. Ma quando sto per scendere dal letto mi gira tutto e sto quasi per cadere. Per fortuna Cade mi prende al volo facendomi atterrare tra le sue braccia. 5 Rimango in silenzio, cerco di fare mente locale e ricordare cosa è successo ieri. Ma l’ultima cosa che rammento è Cade, alle mie spalle, sulla battigia. Ora che sono nuovamente coricata, il tetto gira di meno. Cade in silenzio esce dalla stanza scomparendo con passo felino, con il suo corpo perfetto. Dopo qualche minuto ritorna con in mano un bicchiere d’acqua e l’altra chiusa in un pugno. Solo ora noto che è scalzo, per questo non sentivo i suoi passi. È bello da morire. Faccio un sospiro mentre lo guardo. Alla fine della manica della maglia, scorgo dei bicipiti possenti e all’improvviso penso a quando, ieri, ero tra le sue braccia. Chiudo gli occhi per aver una visuale migliore del mio pensiero e mentre lo faccio tra le labbra mi spunta un sorriso. Il cuore comincia a battere forte. Ma i miei pensieri vengono soppressi dalla sua voce. <> Chiede. Apro gli occhi di scatto e lo vedo, lì, di fronte a me, in piedi che mi fissa. <> Gli rivolgo un sorriso imbarazzato. <> Mi porge con fare gentile quello che teneva in mano. <> Mi sembra ancora arrabbiato. <> Chiedo prima di aprirlo. <> <> Lo mangio e bevo un sorso d’acqua. <> Gli indico la carta rossa del cioccolato. <> Scruto attentamente il suo viso. È teso ma preferisco non approfondire. Non voglio discutere. Almeno non per ora. <> Non mi piace l’idea, per quando dolce sia da parte sua, che non ci vada solamente per farmi da guardia. <> Torna a sedersi, ma stavolta sulla poltrona di camoscio grigia, accanto il letto. Mi sento una stupida e a disagio. <> D’un tratto nella mia mente ritorna l’immagine del mio capo che cerca di farmi uscire dall’acqua e io che lo mando via. “O mio Dio. Quando ritornerò mi ucciderà” penso. Devo andare al bar e scusarmi immediatamente con Xavier. Stavolta l’ho combinata grossa. <> Alza il viso di scatto che in precedenza era poggiato sui pugni. <> Rispondo senza rifletterci sopra. <> Mi guarda. <> <> <> Si avvicina, adagiandosi al mio fianco. Decido di sedermi per stargli più vicina. Emana calore e il mio cuore batte all’impazzata. Mi sfiora la guancia con i polpastrelli. Chiudo gli occhi e una scossa parte dal fondo schiena percorrendo tutta la colonna vertebrale. Mi mancava questa sensazione. <> Meglio mantenere le distanze. Per ora. Solo quando mi sfiora, la mia mente vaga nei pensieri più profondi. <> Risponde d’un fiato. <> La mia mente si è chiusa. Non riesco a pensare ma solo a fare domande. Questo ragazzo mi manda in tilt il cervello ogni qualvolta mi sfiora o mi guarda a distanza ravvicinata. <> Fa un sorriso. <> Fa un’espressione dispiaciuta. <> Abbassa la testa, come se fosse mortificato. Forse lo è veramente ma doveva pensarci prima. <> Guardo la camicia che indosso poi Cade. Li rivoglio. Voglio indossare i miei di vestiti. <> “Già, davvero incosciente” sussurra la mia vocina. Come dargli torto. <> <<È stata una delle sere più brutte della mia vita.>> Si strizza gli occhi con le dita. Non riuscirò mai a ringraziarlo del tutto per avermi allontanato da quell’orrendo ragazzo che voleva fare di me ciò che era sua intenzione. Non voglio pensarci. <> Non riesce a terminare la frase. Ha un’espressione cupa. Infuriata. Torva. <> Gli prendo il viso tra mani. Ha il fuoco negli occhi. <> Per fortuna dopo la mia risposta, un sorriso gli invade le labbra. Perfette più che mai. <> <> <> <> Fa un sospiro profondo. “Nessuno certo!” Penso. “Nessuno tranne te”. <> <> Sussurra, stringendosi nelle spalle. <> Porto la testa di lato. <> Si passa una mano sul viso. <> Fa un sospiro. <> Ho gli occhi lucidi, il cuore batte sempre più veloce, dentro il mio petto. Non voglio sentire quello che sta per dirmi. <> Si alza ed esce fuori dalla stanza. Non so a fare cosa. Mr. Calore Umano si è allontanato e dei brividi mi percorrono lungo tutto il corpo. Quando i miei occhi si posano su di lui, il mio corpo prova una smania che non ha mai provato in vita sua. Ora che lo conosco sempre di più, Cade ha un qualcosa che non ho mai visto, provato…con altri ragazzi. Mi toglie il respiro ogni qualvolta si avvicina a me. “Forse l’accaduto di ieri è stato un bene” penso. A quest’ora non sarei sul suo letto, dentro una camicia che emana il suo profumo. È innegabile che abbia una sfaccettatura di sé che lo tormenta. Prima mi invita ad uscire, poi mi supplica di andare via e mi dice che “non può farlo” e poi ancora mi salva da un pazzo violentatore e mi porta a casa sua. “Mi salva” sussurro nella mia mente e un sorriso che parte da un orecchio e termina nell’altro mi spunta e quasi mi è impossibile togliermelo. In fondo sin dal primo nostro incontro che mi salva. Forse è il destino che ci fa incontrare ogni qualvolta sono in pericolo, tranne l’unica volta che ci siamo visti per uscire. Comincio a pensare che oltre alla sua scura sfaccettatura ci sia un ragazzo dolce e premuroso nei miei confronti. Mi alzo ed esco dalla stanza. Sono disorientata, non so in che porta entrare o dove sia Cade. Qui regna il silenzio. Improvvisamente una scia di odore di caffè giunge alle mie narici e come un cane da tartufo la seguo fino ad arrivare difronte una porta in legno massiccio. È socchiusa, quindi la spingo con la mano ed entro. Cade è lì, in piedi che si diletta a preparare la colazione. Un piatto di riso, un hamburger, del pesce, del sugo e un uovo al tegamino. Sembra una cena, non una colazione. Non sono solita mangiare così tanto a quest’ora del mattino. <> Sussurra con tono dispotico mentre guarda il piatto. <> Ora ha posato gli occhi su di me. Arrossisco immediatamente. <> Borbotto. <> Mi ordina con tono tirannico. “Perché ci tiene così tanto che divori tutto quello che contiene quel piatto?” Si siede di fronte a me e controlla che mangi tutto. Nel frattempo mi fissa. Ha un braccio poggiato sul tavolo vicino al petto, l’altro sul gomito e sul palmo della mano la testa. Incrocio lo sguardo nel suo. Piega le labbra in un sorriso. <> Affermo dopo aver posato la forchetta sul piatto. <> Sorride. Si è addolcito. Lo fisso. Mi piace quando è così. <> Mi sento in debito. Questa è la seconda volta che mi salva la pelle e io non ho fatto niente a parte offrirgli un drink e accettare di uscire con lui. <> <> Dopo aver parlato mi rendo conto di quello che ho appena detto. “Per fortuna?” Arrossisco e sfortunatamente lo nota. Si avvicina a me facendomi alzare. <> Chiede, mentre mi scruta in viso con la mano sulla mia guancia. Non sono in grado di rispondere. La voce se n’è andata a quel paese e il cuore mi batte all’impazzata al suo tocco. <> Esclama. Poggia una sua mano sul mio fondoschiena e mi avvicina a lui. Cerco di distogliere lo sguardo dal suo. Mi svincolo dalla sua presa. <> Sgrana gli occhi e mi guarda allibito. “Non te l’aspettavi che mi allontanassi eh” esclamo in mente. <> Con la mano mi fa cenno di precederlo. Mi accompagna fin davanti la porta. Dopo essere entrata, la chiudo e faccio un gran sospiro. Noto la presenza di una vasca ma anche di una cabina doccia. Cosa ci farà mai con due utensili che hanno quasi lo stesso scopo? Mi dirigo verso lo specchio e ho quasi paura di guardarmi. Non so in che condizioni sono. Pian piano mi ci avvicino con gli occhi chiusi. Li apro lentamente e quando mi guardo rimango scioccata. Come immaginavo sono un disastro. Mi chiedo come Cade mi parli ancora. Ho i capelli tutti scompigliati e la matita sbavata. Non mi trucco mai ma ieri sera prima di uscire dal camerino del bar ho deciso di mettere un po’ di matita per gli occhi prima di chiamare Naomi. Mi lavo il viso con acqua fredda e i capelli li pettino con le dita, poi abbasso la testa come per guardare a terra e gli infilzo i polpastrelli smuovendoli a destra e a sinistra, poi butto la testa all’indietro ed ecco che la versione umana del Re Leone è pronta. Mi do due schiaffetti sulle guance per dare loro un tocco di vivacità, non che già non l’abbiano ma serve giusto un qualcosa in più. Prima di uscire noto la sua divisa, piegata alla perfezione sulla cassettiera in legno massiccio. Prendo la maglia blu tra le mani e la odoro. “Mio Dio” vado in estasi, chiudo gli occhi e la mia mente vaga tra i pensieri più impuri. Mi immagino tra le sue braccia, intrappolata dalla sua salda presa, felice e immersa nel suo calore. “Mm” faccio un respiro profondo sulla sua maglia ed a malincuore la rimetto al suo posto. Mi sistemo la camicia ed esco fuori. Mi dirigo nella stanza da letto e Cade è seduto ai piedi del letto con i miei vestiti in mano. Sta fissando un punto fisso del pavimento. Forse avrà sentito i miei passi perché ha appena alzato lo sguardo da terra per guardarmi. <> <> Rispondo timida, dopo porto lo sguardo per terra. <> <> Perché me la vuole regalare? Forse non la vuole più perché l’ho indossata io. La può sempre lavare. <> Sembra che sia rimasto deluso dalla mia risposta. Non la voglio la sua camicia. Per quanto bello sia portarmela a casa, così potrò odorarla e sentire il suo profumo tutte le volte che vorrò, preferisco che stia al suo posto, cioè dentro il suo armadio. <> <> Mi rivolge un sorriso. <> Mi fulmina con lo sguardo, come se avessi detto una bestemmia. <> “Cosa?” Forse è meglio che chiudiamo il discorso “Camicia…” adesso. Non possiamo discutere per un indumento. È abbastanza da bambini. Quindi cerco di approfondire un dettaglio che mi affligge da quando mi sono svegliata. <> <> Fa un sospiro di sollievo. <> Esclamo, sedendomi accanto a lui. <> <> Faccio un saluto militare e accenno un sorriso. Lui alza un sopracciglio, probabilmente per sottolineare la mia battuta. Improvvisamente da un’espressione seria ne assume una serena ricambiando il sorriso. <> Decido di affrontare il discorso. Dovrà pur sempre arrivare il momento e reputo che questo sia quello giusto. Si volta a guardarmi, con i miei vestiti ancora tra le mani. Ha uno sguardo intenso. <> Fa una pausa. Poggia i miei vestiti sul letto e mi cinge le mani con le sue. <> Lo sapevo che c’era qualcosa del suo passato che l’ha segnato per tutto il resto della sua vita. <> Chiedo. Provo compassione nei suoi confronti. Prova ancora dolore. <> <> Per un attimo mi sembra che mi abbia lanciato uno sguardo maligno. Non vorrei essere stata fraintesa. Mi affretto a precisare. <> <> Sussurra con un filo di voce. Lascerò che sia lui a parlare di sua spontanea volontà. Quando sarà pronto ad affrontare l’argomento. <> Gli porgo la mano. <> <> Arrossisco. Cade si alza e rimane per qualche secondo bloccato di fronte a me a fissarmi, come se fosse immerso nei suoi pensieri. Poi scrolla la testa. <> Lo accompagno alla porta e la chiudo. Mi cambio in fretta. Non voglio più sentire parlare di cibo almeno per una settimana. Ho lo stomaco pieno. Devo andare nel mio appartamento e in fretta. Fare una bella doccia rinfrescante e andare a lavorare. Apro la porta e mi ritrovo Cade di fronte, in piedi. Mi guarda fisso. Lo voglio. Lo voglio tutto per me. Adesso. Non ho mai desiderato un ragazzo così tanto in vita mia. Ha qualcosa in mente, ma si trattiene. Vorrei tanto saperlo. Si mordicchia le unghie. Perché? Non lo ha mai fatto. <> Mi guarda con occhi pieni di smania. <> Balbetto. <> Lo scruto in viso. <> Fa un sospiro. <> Rimango immobile sulla soglia della porta con la mano poggiata sulla maniglia. <> Mi poggia la mano sulla guancia. Chiudo gli occhi e sento dei brividi percorrermi la schiena e le orecchie divampare. <> Esclamo con un filo di voce. <> Sussurra con voce piena di rimorso. <> Lo guardo con occhi piena di frenesia. È agitato e desideroso. Fa scorrere la mano lungo la mia schiena e mi avvicina a lui. <> <> <> Fa un sorriso malizioso. <> “Baciami.” Esclamo nella mia mente. Il respiro si fa sempre più affannoso. Del cuore non ho più il controllo e la mente si è persa tra i pensieri più impudici. Non so cosa accadrà ma di una cosa sono certa. Lo desidero più di ogni altra cosa. Infilo le mani sotto la sua maglia. È caldo e al mio tocco si contrae. <> <> Non mi importa cosa abbia appena pensato dalla mia frase, lascio a lui il libero arbitrio di tirare una conclusione. <> Mi guarda negli occhi ed emette un sospiro. Faccio scorrere le mani lungo i suoi fianchi alzando la maglia con i pollici ed emana un gemito. La alzo lentamente e sento che rabbrividisce. Non riesco a fermarmi. Improvvisamente mi fa rientrare nella sua camera. Cammino all’indietro, mi guida lui con le mani poggiate sulle mie guance fino a quando non perdo l’equilibrio e cado sul letto. “È quello che voglio, è quello che voglio”, ripeto, “non me ne pentirò.” Lo guardo in viso. È serio, energico e seducente. <> Lo prendo per la maglia e lo butto sul letto. Mi bacia. Si sentono solo i nostri respiri che si fanno sempre più profondi. Poggia una mano sotto il mio top. È calda. “Mi sta baciando.” Esclamo nella mia mente. In questo momento non riesco a pensare ad altro. Mi porta sotto di lui. Faccio scorrere le mani lungo i suoi fianchi privandolo della maglia. È bello da morire. Tonico e provocante. Gli addominali sono sempre lì che mi fissano e mi supplicano di essere baciati così come il suo collo. Delizioso e seducente. Con un movimento mi porto sopra di lui. Lo guardo e mi sorride. Dolcemente comincio a baciargli e mordergli il collo. <> Mi supplica. Forse vuole che mi fermi. <> Con le mani gli tengo ferme le braccia. Non oppone resistenza. Pian piano scendo fino al petto, baciandolo. Voglio che si fidi di me. Poi mi soffermo sulla mia parte preferita. Gli addominali. “Mm che bellezza”. Li accarezzo dolcemente e lo guardo in viso. Ha gli occhi chiusi. È in estasi. Ma qualcosa gli impedisce di continuare. <> Esclama. Mi scosta e si alza dal letto. <> Chiedo confusa. Forse ho fatto qualcosa che non dovevo fare. Mi sento quasi in colpa. <> Si allontana da me come se avessi la peste. Non riesco a decifrare i suoi pensieri. È agitato. <> Mi interrompe. <> “Non con me?” Ma che diamine sta blaterando? Io ho appena fatto quelle cose mai fatte in vita mia e lui mi dice NON CON TE? <> <> Mi alzo dal letto ed esco senza emettere un fiato dalla stanza. Prendo le mie cose e mi dirigo verso l’uscita. Mi sento in imbarazzo. <> Mi prende per il braccio. <> <> Ho un diavolo per capello e mi vergogno per quello che ho appena fatto. <> Ha il fiatone e sembra dispiaciuto. <> Borbotto. <> Mi supplica con fare dispiaciuto. Tenta di chiudere la porta nella speranza di convincermi a restare. Mi fissa ostinato, con i suoi occhi verdi e senza maglia. Questo mi confonde molto le idee ma scrollo la testa e rimango sulle mie. <<È stato uno sbaglio sin dall’inizio.>> Mi guarda come se si sentisse in colpa per avermi conosciuta. Nonostante tutto è stato lui a imbattersi in me. Non sono stata io a voler approfondire la nostra conoscenza quella sera e di dirgli di difendermi. Non so dire se sia stato un bene o un male. Forse se non l’avessi conosciuto la mia vita sarebbe ancora stata normale e monotona. Lavoro, casa, amiche, genitori. Niente Cade, niente pianti, niente addominali da baciare o accarezzare. <> Afferma. Tiene la mano salda sulla porta. <> <> Chiede con espressione confusa. <> Al solo pensiero dell’ultima persona da me nominata gli si infuocano gli occhi e la bocca gli si stringe in una linea dura. <> <> Esclamo con un tono di voce più alto. <> Ho il respiro affannoso. Sono infuriata. <> <> Fa un sospiro. <> “Che?” <> <> <> Sono più confusa che mai. Che vuole dire. In questo momento è imperscrutabile. <> Esclama ad alta voce. Sembra disperato. Come se nessuno lo comprendesse. <> <> Sono esasperata. Perché tanto mistero? Perché non vuole parlarne? Forse ha una famiglia segreta che tiene segregata in qualche parte di Hilo e non vuole dirlo a nessuno. Oppure è un assassino di ragazze e io gli faccio pena e non lo fa, per questo con me è diverso? <> Fa cenno di no con la testa. <> <> <> Fra tutti, lui è l’ultimo che deve sapere dove andrò. Insomma, non siamo mica fidanzati. Lui non mi vuole. Ci siamo baciati ed è stato un grosso errore. Ma non so perché continua a piacermi lo stesso, anzi, avrei tanto voluto continuare a fare quello che avevamo iniziato, se solo non si fosse fermato. <> Esclama con espressione seria. Se continuerà a essere ancora così serio, penso che invecchierà presto. Le rughe che si creano tra le sue sopracciglia faranno residenza in casa Cade Evans. <> <> Alzo la testa all’insù ma i miei occhi non riescono a sfuggire al suo sguardo. <> <> Non so perché ma penso di aver detto qualcosa in più di quello che avrei dovuto dire. Gli occhi di Cade si illuminano e le labbra si piegano in un sorriso. <> “E adesso cosa penserà mai?” <> “Si Cade. Mi piaci sin dal primo momento che ti ho visto. Non si capisce? Perché dovevi capitare proprio a me?” <> Esclamo imbarazzata. Non voglio certo dirgli la verità. Non ora. Non qui. Vorrei che i miei sentimenti fossero ricambiati ma non è così. <> Si avvicina a me. Il cuore batte. Batte forte. <> <> Ora stende il braccio, poggiando la mano nel muro accanto la mia testa. Sto diventando rossa. Lo sento. <> “A che gioco stiamo giocando?” Chiede la vocina. <> <> Abbasso la testa e creo una distanza con le braccia per impedirgli di avvicinarsi ancora a me. <> Si fa serio. <> Mi fa paura. <> Ritorniamo punto e a capo. È come un cerchio, puoi fare tutti i giri che vuoi ma alla fine vai a finire sempre nello stesso punto. È così con Cade. Possiamo parlare quando vogliamo ma alla fine a dividerci sarà il suo mistero. Insopportabile mistero. “Cosa vorrà dirmi di così enigmatico?” <> <> Aggrotta la fronte. <> Apro la porta e scendo per le scale. Non fa niente per fermarmi, rimane in silenzio. D’altronde gliel’ho detto io di non seguirmi. Mi fa male parlargli in questo modo ma ogni volta rovina sempre tutto. Perché è così sfuggente? Non riesco a capirlo, prima mi bacia, mi butta sul letto e poi mi respinge. Sono più confusa di prima. Mi giro e guardo verso la porta di Cade ma è chiusa. Una scossa di dolore colpisce il mio cuore. Faccio un sospiro e riprendo a scendere gli scalini. È stato tutta la notte sveglio per me, ha acconsentito a portarmi a casa sua, ha fatto allontanare immediatamente da me quel ragazzo quando mi ha trovata. E si è infuriato con lui perché mi ha fatto del male. “Nessuno può farti del male.” Se ci tiene veramente a me, allora perché mi tratta in questo modo? Apro il portone ma una voce mi blocca. <> Esclama agitato. <> Sono esasperata. <> Sembra dispiaciuto e sincero. <> <> Mi supplica. Lo guardo in viso. Ha il fiatone. Sicuramente sarà sceso per le scale saltando. Mi intenerisce vederlo così dunque acconsento alla proposta. <> Mi fa cenno con la mano di uscire per prima. Non sa dove stiamo andando ma comunque segue me. Faccio un sorriso e lo guardo. È sereno, per qualche motivo mi sfiora la mano con la sua. È calda e la scossa che non provavo da tempo mi percorre tutto il corpo. Mi mancava da morire. Faccio un sospiro di piacere e sorride. Se ne sarà accorto. È taciturno e mi sta più che bene perché ogni qualvolta che apre bocca finiamo per litigare. Ma qualcosa mi lega sempre di più a lui e il desiderio di averlo aumenta a dismisura. 6 Dopo avermi sfiorato la mano con la sua intreccia le sue dita con le mie. “Per quale motivo? Perché vuole tenermi per mano?” Non sottraggo la mano dalla sua stretta, anzi, per qualche motivo, mi sento al sicuro, protetta da occhi indiscreti. Sento il calore del suo arto invadere tutto il braccio fino ad arrivare al basso ventre. Penso a quello che è successo stamattina. È stato intenso, bello…Desideravo da molto tempo sfiorargli le labbra, carezzarle, baciarle. Sono morbide e deliziose. Potrei stare a baciarlo in eternità. Vorrei chiudere gli occhi per poter pensare alla grande ma non posso, inciamperei sicuramente in qualcosa e non voglio fare la figura dell’idiota. Guardo le nostre mani e rimango senza fiato. Sembriamo due fidanzati ma la realtà mi riporta sulla terra ferma ricordandomi che non siamo niente. In realtà non so cosa siamo. <> Propongo. Non so per quale motivo gli abbia fatto un invito del genere ma la rabbia verso di lui è svanita. Voglio passare altro tempo con lui. Il mio corpo ha bisogno della sua vicinanza e non posso impedirglielo. Litigare con lui è stato un bene. Nonostante tutto lo desidero ancora di più. È così sexy e in certi momenti, bè così…dolce. <> Mi guarda allibito. Non penso si aspettasse una proposta del genere. Entriamo in un bar e non posso che notare gli sguardi degli altri fissi su di me. Cade mi tiene ancora per mano. Mi volto a destra e a sinistra e vedo le persone che si parlano all’orecchio per poi ridere. Cade lo nota e si arresta appena a pochi metri dopo l’entrata. <> Ha i lineamenti del viso tesi. <> Sento una voce bisbigliare. <> Una voce maschile mi mette sotto i riflettori. <> Conferma l’altra voce, ma stavolta è di una donna. Sento Cade irrigidirsi sempre di più. Mi stringe la mano, che non ha mai lasciato. Alzo la testa e lo guardo. È furibondo. Se potesse, li farebbe zittire immediatamente. <> Fa per dirigersi da quella coppia che ha commentato ma lo fermo prendendolo per un braccio. <> Lo porto al banco e ordino un succo alla pesca. <> Chiede il barista con sarcasmo. Un ragazzo dai lineamenti magri con i capelli biondo cenere e occhi neri. Cade fa un sospiro e gli poggio la mia mano sulla sua per fargli capire che va tutto bene ma nonostante tutto lo fulmina con lo sguardo e il ragazzo sembra comprendere perché il suo sorriso scompare all’istante. <> Ordina Cade con tono severo. Il ragazzo annuisce e ci porge i bicchieri. Per tutto il tempo Cade lo fissa in cagnesco facendo sentire a disagio il minuto barista. Poi si volta a guardarmi. <> Il suo tono si è fatto dolce, pieno di preoccupazione nei miei confronti. <> Rispondo in tutta sincerità. <> Bevo un sorso di succo. <> <> Cade alla mia battuta fa un sorriso e mi carezza il viso. Al suo tocco chiudo gli occhi e porto la testa leggermente indietro inclinandola verso la sua mano. Il cuore salta un battito e sospiro. <> Ordina al barista. “Ma quando ha tolto la sua mano dal mio viso?” Ero talmente immersa nei miei pensieri che non mi sono accorta di niente. Ritorno sulla terra ferma e lo blocco. <> Affermo una volta piombata al suo fianco. <> <> <> Porge una banconota di cinque dollari al barista e ci dirigiamo verso l’uscita. <> “Quante domande!” È una ragazza bionda con occhi azzurri, dal fisico di una modella. Indossa una mini gonna color jeans e un top beige striminzito e scollato, a occhio e croce porta una quinta. “Sicuramente sarà rifatta dalla testa ai piedi.” Piomba di fronte a Cade con un sorriso a trentasei denti. <> La guarda confuso. <> “Cosa? Gattina? Albero?” <> Esclama con un sorriso a sua volta Cade. “Stronza.” Socchiudo gli occhi e la fulmino. <> Si avvicina di più a lui posando una mano sul petto di Cade. “Scusa? Ci sono anch’io! Non sono mica trasparente.” In questo momento provo un fastidio enorme. Forse è gelosia? Sarà, ma al solo pensiero che una ragazza lo tocchi e gli parla in questo modo mi irrita. Cade rimane in silenzio a guardarla. La ragazza prende un biglietto da dentro la borsa e lo inserisce nella cinta dei suoi pantaloni. Come quando una ragazza va in un night club e incastra una banconota nei boxer dello spogliarellista. <> Dice. Dopo di ciò allontana il suo sedere snello scomparendo alle nostre spalle. A quanto pare gli ha dato il suo numero. Guardo Cade con sdegno. Non dice una parola. Prende il biglietto e lo mette in tasca. <> Lo guardo minacciosa. <> Sembra divertito. <> Non voglio fargli intuire la mia gelosia. Risulterei appiccicosa ai suoi occhi. <> Mi guarda maliziosamente. <> “Come ha fatto a capirlo?” Dovevo starmi zitta. Senza rendermene conto siamo arrivati sotto casa mia. <> Chiede, alzando lo sguardo verso l’edificio. Non posso fare altro che ammirare il suo collo, la sua mandibola ben definita. Improvvisamente ho voglia di divorarlo di baci e morsi. Ma mi torna in mente la ragazza. <> <> Finge di non capire. <> “Ferma un attimo Noele, stai facendo una scenata di gelosia?” Chiede la vocina. Ma decido di ignorarla. Qualunque cosa sia, mi darebbe fastidio se uscisse con quella…non so come definirla. Per quando le ha salvato la “GATTINA” non significa che ci deve uscire. Certo io non sono nessuno per impedirglielo ma qualcosa lo porta sempre da me e come ha detto stamattina a Naomi non riesce a dimenticarmi e a starmi lontano, tutto ciò vorrà dire qualcosa, o no? Cade sorride poi mi prende il viso tra le sue mani e mi avvicina a sé. <> <> Vorrei baciarlo dalla felicità. Non uscirà con quella stronza. Non riesco a credere alle mie orecchie. Sono così vicina a lui che riesco a sentire il suo respiro caldo che mi sfiora le labbra. <> Sorride. <> <> Cosa intende dire con “essere rifiutati”? <> Affermo, ma divento immediatamente rossa in volto. Non è da me dire questo genere di cose, ma con Cade è diverso. Ho ancora il viso tre le sue mani. Dolcemente mi fa entrare dentro l’edificio, mi guarda fisso negli occhi con un’espressione seria. Mi poggia contro la parete del muro, tra le sue braccia. Alzo gli occhi verso di lui, ha lo sguardo pieno di ardore, si trattiene. Ha il fiato corto. <> Lo supplico. Affonda la sua mano tra i miei capelli tirandomi la testa indietro. Ed è in questo momento che la danza del mio cuore ha inizio. La sua mano percorre il mio fianco per finire sotto il mio top e infine nel fondoschiena e con una spinta decisiva mi avvicina il bacino al suo. Mi bacia il collo, la mandibola e infine si ferma sulle mie labbra. I respiri si fanno corti, pieni di desiderio. Cerco di rimanere concentrata ma la sua mano che percorre tutti i lineamenti del mio corpo, mi confonde. Decido di abbandonarmi a lui, succeda quel che succeda. <> Sussurra. Mi lascia immobile, poggiata alla parete con le gambe tremanti. Esce dalla porta dell’edificio e io rimango in silenzio. Non ho fatto niente per fermarlo. Cercherò di essere paziente fino a domani. Prendo fiato e salgo le scale. Raggiungo il mio appartamento e mi catapulto diritto in bagno a farmi una doccia ghiacciata. Dopo un’ora, mentre mangio un panino con prosciutto e salame, mi dirigo da Xavier. Ovviamente Cade non sa che sto andando a lavorare, altrimenti mi chiuderebbe a chiave nel suo appartamento come, d’altronde, farebbe Naomi, quindi non informo neanche lei. <> Chiede il capo. <> Fuggo nello spogliatoio. Mi vergogno da morire per quello che ho fatto ieri sera. <> Mi abbraccia Arizona. È felice di vedermi sana e salva. <> <> Rispondo mentre mi cambio. <> Mi guarda maliziosamente. <> Taglio corto, voglio che l’argomento finisca qui. <> Esclama con tono scaltro. Certo ora ti dico tutta la verità. Dunque, l’ho provocato sulla soglia della sua stanza, poi dolcemente siamo andati a finire sul suo letto, ci siamo baciati, stavamo per fare il passo successivo ma mi ha rifiutata. Poi mi ha baciata di nuovo sotto l’edificio del mio appartamento ed è andato via. <> Tra tutte le persone che conosco lei è l’ultima a cui posso dire la verità. In meno di mezzo secondo lo saprebbe tutta Hilo, con la lingua lunga che si ritrova. Di certo, dopo ieri sera, sanno tutti cosa ho fatto e mi derideranno dietro. Sarà una giornata con clienti che rideranno di me e probabilmente piena di battutine o peggio ancora non verranno al bar per causa mia e Xavier mi licenzierà. Disoccupata e con un estremo desiderio di avere un “caloroso” ragazzo che però non riesco a capire cosa abbia. <> <> <> “Come no! È pazzo di me.” <> <> <> Esclamo. Impaziente di terminare l’argomento “Cade” il più presto possibile. <> Porta l’indice al meno e alza la testa come per pensare. <> La conosco perfettamente. Starà pensando di stare insieme a Cade e di fare con lui l’inimmaginabile. Ha una mente contorta e mi irrita che pensi di fare determinate cose con lui. <> La guardo seria, con il fuoco negli occhi dalla rabbia. Ma che si è messa in testa? <> <> <> <> <> Penso che abbia capito perfettamente cosa intendo dire. Arizona, da quando la conosco, non è mai riuscita a trattenersi. Si prende tutti i ragazzi che vuole. Tutti cadono ai suoi piedi. <> <> <> Rimane allibita. <> Gliele mostro per bene avvicinandole al suo viso. <> Chiede mentre usciamo dal camerino. <> <> <> <> Si avvicina a me. <> “Devi essere pronta per ogni evenienza, mia cara!” La scimmiotto mentre mi volta le spalle per dirigersi al banco, pieno di persone che attendono di essere serviti con impazienza. <> Abbasso la testa a mo’ di saluto. Oggi voglio farmi perdonare, comportandomi come una delle migliori bariste. <> Xavier mi guarda in modo serio. Sarà sicuramente deluso dal mio comportamento. Come dargli torto. Arizona mi guarda e mi sorride facendomi capire che domani sera, prima di vedere Cade, dovrò passare sotto la sua supervisione. Non potrò mai competere contro la sua bellezza. È bionda, la maggior parte dei giorni della settimana tiene i capelli lisci, occhi verdi e un fisico da modella con un seno prosperoso. Lei si che le indossa alla perfezione le noci di cocco sui seni. Da quando la conosco, la maggior parte dei ragazzi vogliono farsi servire da lei in persona. Di rado si rivolgono a me o a Xavier. Ritorno a casa con i piedi doloranti, quasi non mi reggo in piedi. La mia mente per tutto il pomeriggio è rimasta impegnata a pensare a Cade, al suo calore che mi riscalda, ai suoi occhi immersi nei miei. Una scossa mi percorre lungo tutta la schiena mentre mi butto sotto il getto d’acqua bollente pensando alle sue mani che sfiorano il mio corpo, lo accarezzano dolcemente, alle sue labbra che emanano ardore, i suoi addominali baciati dalle mie labbra, ai suoi gemiti mentre lo provocavo sul suo letto. Per porre fine ai miei pensieri sensuali cambio il getto d’acqua da caldo a freddo, calmando così i miei bollenti spiriti. Esco dalla doccia, mi avvolgo in un asciugamano asciutto e mi dirigo in cucina a prendere un succo alla pesca. Poi ritorno in bagno ad asciugare i capelli. Dopo di ciò vado a sedermi sul divano e accendo la tv. Il tg delle ventitré sta proiettando dei video in diretta di un incendio, intravedo dei vigili del fuoco immersi nel fumo, cerco di capire se tra loro vi sia anche Cade, ma non riesco a vederlo. Oggi mi aveva detto di avere il turno notturno. <> Annuncia la signorina della tv. Vorrei capire dove si trova il luogo dell’incendio ma non capisco proprio dove sia. Intravedo la scritta “Pub” illuminata con dei led verdi, ma niente di più. <> La preoccupazione sta avendo il sopravvento su di me. “E se si trattasse di Cade?” Il cuore comincia a battere più del dovuto dalla paura che a rimanere coinvolto nell’incidente sia Cade. Vedo vigili del fuoco che portano fuori dal locale delle persone, chi a braccetto, chi in braccio. Ma non Cade. Nessuna traccia di lui. Hanno tutti il viso ricoperto di cenere. All’improvviso sento delle grida e una cosa cadere davanti il locale, tutta incendiata. Nonostante vi siano quattro mezzi atti a spegnere l’incendio, non riescono ad estinguerlo. Dopo essermi mangiata tutta le unghie delle mani dal nervosismo per non poter fare niente, vedo un vigile del fuoco che porta sulla spalla un suo collega sommersi dal getto d’acqua. Due operatori dell’ambulanza si imbattono in loro, prestando un immediato soccorso al ferito. Il vigile del fuoco illeso toglie l’elmetto e intravedo un paio di occhi verdi. Quando un collega chiama il suo nome lui si gira. Non riesco a trattenere le lacrime dalla felicità, Cade non è ferito. Mi dispiace per il suo collega ma dentro di me faccio salti di gioia. Il cuore riprende il ritmo abituale e dopo essermi accertata dell’integrità di Cade, vado a dormire impaziente di incontrarlo. Quella notte sogno noi due insieme. Siamo sposati e abbiamo le guardie del corpo che ci circondano per proteggerci dalle persone. Ci incamminiamo verso la folla e tutte le ragazze pronunciano il suo nome. Lo baciano sulla guancia. Io assalita dalla gelosia dico loro di andarci piano. È il mio uomo e posso baciarlo solamente io. Cade per proteggermi mi tiene stretta tra le sue braccia. Mi sento al sicuro, nessuno può farmi del male. Una cosa però non mi è chiara. Perché siamo circondati da guardie del corpo e le ragazze lo acclamano? Il suono della sveglia mi porta nel mondo reale e poco dopo sento squillare il cellulare. <> Naomi mi grida dall’altra parte del telefono. <> <> Ma certo, che domanda stupida. Ma se anche così non fosse, lo avrebbe scoperto in un modo o nell’altro. <> <> <> La interrompo, cercando di tranquillizzarla. <> Esclama. <> <> <> <> Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/pages/biblio_book/?art=40851901&lfrom=334617187) на ЛитРес. 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