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Salire In Alto Guido Pagliarino Guido Pagliarino Salire in Alto – Silloge di Poesie e di Racconti in versi Libro ed E-book pubblicati da Tektime Copyright © 2017 Guido Pagliarino - All rights reserved NOTA DELL’AUTORE INTRODUTTIVA ALLA SILLOGE Questo libro costituisce un riepilogo di quanto scrissi in versi nel corso di decenni e che, almeno per il momento, non ho cestinato. Comprende opere nate fra il 1960 e il 2017 in parte già pubblicate in volume, in parte inedite o sparse. Si divide in due sezioni. La prima contiene i lavori, dal terzo in poi, che stampai in volume; è divisa in paragrafi, intitolati e corrispondenti ciascuno al rispettivo libro; ogni paragrafo è suddiviso in sotto-sezioni che corrispondono ai paragrafi delle relative precedenti edizioni. Ho escluso le prime due sillogi, “Per amore della società aperta”, anno 1979, Eura Press, e “La speranza possibile, Rebellato, 1981, che raccoglievano poesie che in seguito, in notevole parte, variai o rifiutai. La seconda sezione del libro ospita poesie inedite e versi che pubblicai sparsi. Indice Guido Pagliarino (#ulink_157a4bff-37ad-5aad-b5eb-7faa21472c71) Salire in Alto (#ulink_157a4bff-37ad-5aad-b5eb-7faa21472c71) Silloge di Poesie e di Racconti in versi (#ulink_157a4bff-37ad-5aad-b5eb-7faa21472c71) 1960 - 2017 (#ulink_157a4bff-37ad-5aad-b5eb-7faa21472c71) PRIMA PARTE (#ulink_0b25f31a-749e-5917-8200-b2453d08de29) (Versi già editi in libri) SALIRE IN ALTO (#ulink_cec069ee-0814-501a-aaa8-0bee170ec393) Poesie 1975 – 2005 LIRICHE (#ulink_c9c3d883-1f8a-50cd-84ae-6b898f42f982) IMAGO QUANDO ANCHE NOI LI SAI QUEI SOGNI? VISITA SALIRE IN ALTO A FIANCO DEL BIMBO IMMOLATO AL DIO PARENTESI SUBITO DOPO UNA STRAGE LA LUNA SI VOLTA PERSONA IN UNA VENTOSA NOTTE DI SAN LORENZO SOGNO DEL CANTO L'UTILE E IL DILETTEVOLE SECONDO NATURA FANGO PER ADAMO GRADUALISMO? MOSTRO IL MALE SOGNO DELLA PIAZZA ANCOR SI TORNA PREGHIERA AL LEOPARDI QUEI NATALI GIOCHI ALTO MARE ORA CHE NULLA... SCOMMESSA IL NAUFRAGO ULISSE I COLORI DI DIO SOFFIO ARBUSTO SOGNO DELLA PARTITA DI BOCCE STELLA CENTRALE ALBA E AURORA DI PASQUA SCHERZI (#ulink_4ec3ab04-e15c-51cb-8ee8-a559db0678e1) 'STA CULTURA SIMPATICA ESERCITAZIONE PER UTOPISTA RIFORME I RIFORME II DIFFAMATORE IN BUONA FEDE POESIA E CARITÀ LA DIAVOLERIA DEFINITIVA PARTENDO IN TRENO TRE RECENSIONI A “SALIRE IN ALTO” (#ulink_76067394-c1b2-5380-ac08-fdf886b47cd3) CENTRO STORICO (#litres_trial_promo) (PORTA PALAZZO E DINTORNI 1990) (#litres_trial_promo) Racconto corale in versi - Poema epico (rivisto e un poco variato dall’autore) PREFAZIONE DELL’AUTORE (#ulink_9cf23693-519d-5856-8507-c0dfe5fe529d) (Conforme alla prefazione della Seconda Edizione, 2008) PREFAZIONE DI SERGIO NOTARIO ALL’EDIZIONE 1993 (#litres_trial_promo) CEN (#litres_trial_promo)TRO STORICO 1990: (#litres_trial_promo) Vincenzo il razzista Abdùl Satelèch Rosario il condomino Il vecchio ambulante Don Rocco il parroco Giovanni il bancario Omàr Salazìm Gaia la liceale I lattai Ariano lo storico Arduino, parrucchiere per signora Ajanìra Babùtu Luigi il personalista Giampaolo il medico Gianluca l'ambasciatore Vincenzo, parte seconda PARERI E (#litres_trial_promo)RECENSIONI (#litres_trial_promo)A (#litres_trial_promo)“CENTRO STORICO” (#litres_trial_promo) Appendice - (#litres_trial_promo)V (#litres_trial_promo)ERSI DELLA PRIMA EDIZIONE VARIATI O ELIMINATI (#litres_trial_promo) (#litres_trial_promo)NEL 2006 (#litres_trial_promo) QUI E ORA (#litres_trial_promo) Haiku (#litres_trial_promo) 2005 - 2009 (#litres_trial_promo) Tipi di Haiku (#litres_trial_promo)(ogni tipo comprende più composizioni nelle pagine seguenti) (#litres_trial_promo): (#litres_trial_promo) KIGO (STAGIONE) YUGEN (SPLENDORE NATURALE CHE MERAVIGLIA) WABI (L’INASPETTATO CHE DESTA INTERESSE) AWARE (LA TRANSITORIETÀ E LA MALINCONIA) KIOKÛ o SENRIÛ (HAIKU IRONICO O SCHERZOSO) DUE BREVI PARERI SU (#litres_trial_promo)GLI HAIKU (#litres_trial_promo)PRECEDENTI (#litres_trial_promo) L’AMICO (#litres_trial_promo) PADRE CHARLES JEGGE MONACO TRAPPISTA EREMITA A “IL PRIETTO MONASTICO DI INDIRITTO (TORINO (#litres_trial_promo))” (#litres_trial_promo) (#litres_trial_promo)† (#ulink_c94222c9-31d7-5d06-aeba-4e5bd7225dfb)31 ott. 1995 (#litres_trial_promo) Poemetto in memori (#litres_trial_promo)a, 1995 (#litres_trial_promo) A (#litres_trial_promo)ppendice (#litres_trial_promo) A (#litres_trial_promo)L (#litres_trial_promo)CUNE_ (#litres_trial_promo)TRA LE (#litres_trial_promo)LETTER (#litres_trial_promo)E DI PADRE CHARLES (#litres_trial_promo)INDIRIZZATE (#litres_trial_promo) ALL’AUTORE (#litres_trial_promo) SECONDA PARTE (#litres_trial_promo) (Versi inediti o sparsi, 1960 – 2017) (#litres_trial_promo) POESIE (#litres_trial_promo)1960-2017 (#litres_trial_promo) GIOVANISSIMA ESTATE C’ERA UNA VOLTA BUSSOLA SMARRITA UN BEL MATTINO LA MEMORIA DI DIO STRALCI DAL POEMETTO TRALASCIATO “CANTI DEL COSMO” (1984-5): MINIMA INTRODUZIONE DELL’AUTORE TRE PAROLE MALIGNE ISOLA SU UN PIANETA LONTANO LO SGUARDO E IL PESCATORE DI CORALLO . UN CERTAME NEL COSMO (#litres_trial_promo) Poemetto giocoso (1995) (#litres_trial_promo) Su (#litres_trial_promo) L’ORA NEL VANGELO SECONDO GIOVANNI (#litres_trial_promo) Poemetto in due canti (1998) (#litres_trial_promo) NOTICINA INTRODUTTIVA DELL’AUTORE Canto I Canto II (#ulink_cec069ee-0814-501a-aaa8-0bee170ec393) (#ulink_cec069ee-0814-501a-aaa8-0bee170ec393) (#ulink_cec069ee-0814-501a-aaa8-0bee170ec393) Guido Pagliarino (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) Salire in Alto (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) Silloge di Poesie e di Racconti in versi 1960 - 2017 (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) PRIMA PARTE (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) (Versi già editi in libri (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93)) (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) SALIRE IN ALTO (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) Poesie 1975 - 2005 (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) LIRICHE (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) IMAGO Nera pantera lucida, dall'uno all'altro mobile, salta e si ferma con le fauci spalancate, immobile fissando dal suo rosso il bimbo attonito che appena volta gli occhi alla cosa palpitante nella casa, ne la penombra, e sa che quella è il diavolo. Nessuno attorno, il bimbo non ha voce. LUCE! Si desta il bimbo accanto al petto del suo babbo ed ascolta la favola, la bellissima favola di Peter che volava e non voleva crescere mai; e la spalla del padre si fa un'isola e il piccino s'invola a pugnare su in alto con Uncino e ancora in alto. Quasi trent'anni son passati e l'uno prova a essere l'altro. QUANDO ANCHE NOI Quando anche noi saremo nel momento d’aver dietro l'omega e innanzi l'Alfa vorremo avere nel bagaglio d'aria quanto ti porti adesso che, contento, sali mirando il quieto occaso spento. Più aperta ancòra viene la speranza nella scoperta che finisce mai, ora che il primo doloroso e lento mondo hai lasciato, e non poteva dare che un seme. Stretti in questo camposanto, noi, dell'ALBERo TuO, teniamo il pianto e innalziamo le fronde, per amare tua eternità: ella il dolore serra e, palpitando, piano lo sotterra. LI SAI QUEI SOGNI? Li sai quei sogni dove sei per casa, la casa vecchia, e dentro una persona cara ti vedi che sapevi spenta? Mi sono desto, pensi, e sei contento vuoi sentirle la voce, t'improvvisi a dir piccole cose e lei, che ti sa tacito, non dice quasi che nulla, come se sorpresa. Dopo, il risveglio è come un nuovo lutto e un po' ti filtra con la luce il dubbio di Sigismondo. T'alzi pensando all'altra casa vuota. Giovani affetti nella nuova trovi e il caffè. VISITA Veleggia lieto, quasi, nella Grazia il giusto morto; quasi, ché non sazia è la sua forma, tesa ai suoi vivi, ai colori ai sapori di casa. Chiede un minuto, di riavere i cari che lo vedano... L'HA! Scende rotando in cerchi ventilati verso la casa, all'ora meridiana. Seggono al desco i cari, alla finestra, la buona moglie, i figli e le famiglie, ragionano di lui. Ha come agli occhi una stilla di lagrime una goccia di nuvole. S'apprende più più nell'aria in forma d'uomo, ai vetri. Ah! Fuggon tutti. LIBERO! Risplende lieto nella piena Grazia e Cristo ne sorride mitemente. SALIRE IN ALTO Lungo Po nell'estate in mezzo a un prato rotto che s'apre più lontano al colle e il cuore vi disperde, hai sentito la voglia di giacere nel bell'ampio del verde: salire in alto alla collina, avere nulla da dire; il vento che discende lasciar correre via che porti qualche atomo con sé colto dal viso; posare in un sorriso come cosa che vede e si riposa, farsi verde come stelo lanciato a toccar nuvole, se dal basso lo miri, e sull'erba che docile scomponi, fare canzoni. A FIANCO DEL BIMBO IMMOLATO AL DIO Carthago ignara d'ombra nella chiara luce dell'ampio sole, con le stanche sue forme che riduce il vento e interra alle deserte rive, mi si pronuncia che dal molo vivo vengo al sepolto. Da proteso nodo di lingue mercatanti mi sviluppo altalenando un falso antico lume nell'aria e nel sospeso tempo mi annodo, là dove Baal piega sotterra il corpo al peso d'impetrati dèi latini. A fianco del fenicio mite bimbo votivo m'indoro e cresco PARENTESI Sfatta la notte, l'ora più non ombreggia seta. L'alba nascente è una presenza, quieta Essenza docile pare vi posi languore trepido che tesse luce. Subito cangia e ancora non comprendi l'impossibile aurora moltiplicata; e ti respira l'anima, incantata vacanza della pena del tuo tempo, tempo perduto nell'infinità. SUBITO DOPO UNA STRAGE “Dov'è, mamma, dov'è il mio volto tondo i miei riccioli belli, il corpicino che cresceva forte? Dove i giochi d'estate e il fratellino che tenevo per mano? C'è solo fumo, mamma, e le macerie; e tu, dove sei tu dal viso chiaro dolcissimo ridente? Ti sento qui e non vedo la tua grazia”. “Vieni, cara, Giannino ho già vicino. Saliamo insieme in sempre più elevate e ämpie spire e cerchiamo chi sia che ci troncò nel nome di contorti mondi di morte: s'egli dorme stanotte, nell'amore gli scoccheremo al cuore il suo rimorso; poi saliremo al Posto del Vittime senza guardare al babbo; attenderemo: non potremmo piegarci a un solo soffio di pena più di questa. Torneremo più avanti a rimirarlo, a rallegrarci che il passare amico dei giorni l'abbia almeno un po' placato, e attenderemo nell'eterna estate che, finito il suo tempo, ci ritorni”. LA LUNA SI VOLTA (effetto ottico) O mossa luna assolta dall'angoscia, al viavai delle nuvole pare tu volga al firmamento il faccione ridente. Che! Non è un’illusione? In questa sera rorida di sangue il tuo sorriso scenderebbe tragico su noi fragili umani? Pensi forse non torni – È chimera? Chimera?! – il tripudio di vivere? ...e tu provaci ancora: nel nuovo plenilunio rivolgici il sorriso, e noi l’aperto viso leviamo in alto alla speranza, ancora; a Dio piacendo, e al cuore. PERSONA Come fu che la bussola impazzì e l’ago più non mira al settentrione dell’uomo? Se ne vanì il diritto, il tanto amato per secoli sofferto disperatamente d’essere uno ch’era scritto a pena a pena e principiava. Sorge ancora la notte chiusa d’ombra vagabonda di sogni in chiaro abbraccio d’amore per l’aperta società, più non trabocca e non rinfranca il cuore la cultura dei savi; ma quale bene può trovare chi fa dell’altro una cosa, quale aiuto agli oppressi per risorgere se all’uno manca il nome di persona?! IN UNA VENTOSA NOTTE DI SAN LORENZO (dopo l'omicidio Moro) Ora e per poco libero dal mondo e abbandonato nell'incantamento d'un cielo nero coi suoi astri intenti a me pulsànti e luci in movimento, vorrei sapere, e quasi nel profondo sento che non è inganno, se il momento non sia questo dell'uomo, finalmente che il terrore si volge al fallimento: per i millenni ragionevolezza è salita ai patiboli, la gente, certa nel certo di sue fedi, amava l'eguale a lei e l'altro assassinava; ma se l’ideale avesse la mitezza, serbasse il cuore, guadagnasse mente… SOGNO DEL CANTO In modulato suono, un canto – avaro alla memoria – scende una collina all'abbrunire e gira come chiaro vortice lento sopra una marina oscura e immota: il suo sonare caro si confonde nell'animo, l'affina. Nell'aria, in verso raro si levan alti lievi, e in cristallina rima, la gloria della piena pace, la tolleranza aperta sul mistero, la sapienza che dubita, l'ardita mitissima ragione che si tace agli umorosi semplici, il severo delizioso cercare di una vita; oh, sogno caro, dolcissimo risveglio, amara luce! L'UTILE E IL DILETTEVOLE SECONDO NATURA L'infante pesta le formiche in campo o le sorprende in fila a üna a üna sortenti al passo da un intercolonno del rastrello piccino, le schizza col piedino, le preme fra le dita, mitemente. Io pure amavo tanto gioco un tempo, e l'amavo talmente che m'intristivo a strage ormai conclusa. Ora son uso schivare il piede, aprire all'imenottero la via SE non gira per casa; e pur mi spiace quel dovere rapace, ci medito un istante avanti d'immolare l'ambulante: confusamente avverto nella causa un'oscura minaccia? Sotto una rosa gialla, altre formiche, in grappolo ferino, stanno partendo un grillo agonizzante. FANGO PER ADAMO Altre età, altre voci, altre corde i tempi dionisiaci della solarità; altre età in braccio a Crono e avanti Adamo: lappanti il sole dentro l'acque chiare verdissime un milione d'anni fa, omofagi dementi dai bianchissimi denti. GRADUALISMO? Benedetta sii tu, potente Materia, Evoluzione irresistibile, Realtà sempre nascente, Tu… [Pierre Teilhard De Chardin] Forse più avanti, fra un milione d'anni, ci sarà l'uomo mite che non sogna perché il sogno s’è aperto nella vita come una mèta della vera storia, la storia lunga che ha le nostre età quali parti minuscole di un'era. Adesso l'homo sapiens con le appena trecento dalla belva dipanate generazioni armate, di questo mondo, per sola grazia, non è signore né viceré. Quando ti prende avanti al sonno a notte enorme un groppo d'infinito, qualche poco tu spera e con la forza del molto dei tuoi sogni poi lo tenta; or di più non contenta la grazia di quei sogni con due lune e d'un colore che non c'è. MOSTRO Chi sa di che lievi esperienze del cuore, di quali amplessi in serene regioni è frutto e miglior seme l'uomo mite, nei millenni oscuro mostro indefinibile. IL MALE La nube nera che ci copre il sole non è più grande dell'immane foco e si sfarà nella sua pioggia e grandine; ma oggi pare più forte che il dio. SOGNO DELLA PIAZZA A un sole vasto che ha la luce della tundra saltelli a piedi uniti d'una all'altra lastra entro una piazza che facesti a Urbino, a lato d'un monumento in una tela del De Chirico e poi caprïoleggi sul selciato mentre dintorno un ampio vario numero di magnanimi spiriti non giudica; e sai che una qualsiasi tua idea non uno sdegnerebbe. Fu un giorno cheto ieri e quel sogno si crebbe. ANCOR SI TORNA Ancor si torna al pelago rivolti a rimirare il sole e la sua traccia, la speranza lanciata sulla diaccia distesa d'acque in tremolanti e folti punti chiari; ma, gli occhi distolti da la stella nascente nella caccia delle prossime onde... carta straccia, olio di pietra. Ah, gli sguardi stolti, l'insieme avverso alle sue parti! S'ode venire un canto giù lungo le prode d'ignoto autore e volgersi all'abbraccio della luce di fondo, ormai diffusa all'orizzonte. Un multiforme straccio l'acqua sciaborda come una medusa. PREGHIERA AL LEOPARDI Caro amico Leopardi, quanto avanti vedevi tu ne La ginestra i secoli e nei tuoi versi di Palinodia! Vollero aprire repentinamente i quattro canti e non fu più figura. I quattro lati, liberi, disparvero e non ne fu quadrato, né fu linea da tendere in novella ardita forma: non quadrato e non cerchio; il vuoto e l'ansia; nulla. Un Cromagnon moderno che brandeggia per clava un cellulare telefono stradale e ignora Dio ora vive nel nulla, ora muore nel male. Santifica i denari, sacrifica sul dispari e sul pari, deifica il successo e lo chiama progresso. È già chiuso nel nulla e si pensa divino, ma si sbianca alla morte, vi rimane basito. Caro Leopardi che, indicando il nudo tuo vero, mite soffrivi la vacanza della pietosa fratellanza fra gli umani, prega per noi col tuo virile canto, tu che ora vivi immerso nella luce. QUEI NATALI Salgono su all'altana passi, risate e voci senza senso, ed ecco chiari il tuo nome e gli auguri che, in un'altra stagione, altri mossero amando ai nostri puri volti nel giorno semplice ed intenso del Natale; diverso era allora, tra l'albero e il presepe, il nostro gioco, apriva all'universo. GIOCHI Sovente un gioco inutile e ridicolo giova alla mente affaticata e labile; conviene dare al cuore ch’è in pericolo qualche parvenza d’incommensurabile. ALTO MARE Dove il mare s'affonda in abissali neri, sull'alto e docile turchino... galleggiare pensieri sull'ignoto profondo, sugli sterminati cieli, punto centrale al cerchio d'orizzonte nel mezzo esatto dell'infinità. ORA CHE NULLA... Ora che nulla incanta i miei pensieri in questa molle sera settembrina se non la quiete e l’animo di ieri si confonde e il presente non inclina a rincorse fallaci di levrieri dietro lepri di pezza né abbacina la vanità i miei occhi, volentieri, rapita dalla pace vespertina, la mente scende giù sino alla fonte, sepolta nella carsica bellezza, da cui zampilla l’umile sapienza del cuore, in lei risale fino al monte e sfocia con lucente limpidezza nel corso puro della trascendenza. SCOMMESSA Così anche tu la mente pascalïanamente a un punto lanci: giacere o non giacere, mitemente scommetti sulla vita: senza slanci. IL NAUFRAGO ULISSE Pare a Ulisse canuto mentre un latte di cocco sorbe, ardire nuove rotte fluttuanti sulla nave dalle matte vernici, teso in gonfie strenue lotte colle correnti e coi cicloni australi sulla prora estenuata; ma le cotte bocche del personale, degli eguali diversi, non respirano più fiato dall’ampio teso giro dei fondali eurafricani: il re solo è approdato sulla calida riva e non li tiene piú ai remi e non li spinge trafelato. Adesso è lui che canta alle sirene, e la sua voce stenta, senescente, rammemorando le avventure piene del suo sapere che non volle niente ma lasciò Ulisse solo avvinto all’asta e, negli orecchi, cera alla sua gente. Cercare senz’amare mai non basta. I COLORI DI DIO Oh, questo Dio invisibile, l'Iddio ultravioletto! e noi confusi nell'arcobaleno di miraggi, sul limine, rosso, arancione, giallo, verde... IRIDE! Dio qui, Dio padre, Dio caro fratello, Dio unico possibile , Dio e uomo, Cristo fratello Amore, Arcobaleno, Idëa d'ogni cosa; e sì, quel sì che la mente non osa SOFFIO (Ruàch) Vivida sei bell'anima di Dio sotto la cenere. ARBUSTO Rorido d’acque in solitaria attesa, liricamente il prato accoglie vita in questa foglia limpida verdina arresa all’aria di lontane tepide fragranze e porta il dono d’incognita sapienza. I rami dell’arbusto, per il resto ancora spogli, scheggiano il cielo come un quadro astratto, sono rune, messaggio d’un primo bene che non si distrae nella spirale del D.N.A., perenne amore. SOGNO DELLA PARTITA DI BOCCE (Kénosis) Chi sa dove, su un campo di bocce. Non un murmure, l'aria ferma; solo. Alberi secchi torno a quel rettangolo e le bocce sul campo. Poi si leva una brezza dolcissima e gli alberi han le foglie, chi sa come. Mi volto e vedo Cristo. Dice: “Giochiamo?”. Io, che non so il gioco, rimango muto. “Su, forza!” ...e iniziamo. Lui tira, io tiro e, strano, facilmente faccio punti su punti, e Dio pure, s'intende; e siamo pari, a me l'ultimo tiro: boccia... boccia... bocciaAA! Mia, la partita. Lui mi sorride di felicità. STELLA CENTRALE Il sole inammirabile che illuminava le solite cose del dì sfuggente s'è appena spento dietro all'orizzonte lasciando un'effusione d'arancio e cremisi e una stella centrale; e volta a quella gocciola di luce, nella quiete improvvisa, la mente, luminosa più del sole, per grazia accoglie l'universo intero. ALBA E AURORA DI PASQUA Anzi al Sepolcro celato ancora, un tremolo di pettirosso... Gloriosamente, il dovere compiuto, chi sa con che sollievo e dolcezza di carne, semplicemente piega il proprio panno e ripone il sudario, lascia ordinatamente le reliquie giacenti, umilissimo segno per chi, vedendo, crederà col cuore. ...alto al silente sepolcro vuoto, il trillo del pettirosso. SCHERZI (#ulink_29de4739-94d5-5ed2-a8a5-7f82f5ffef93) 'STA CULTURA Che sarà ’sta cultura? Aver misura della luna e del pozzo, sapere un po’ di tutto? Che l’occaso è il tramonto, che il vitello tonnato vuole il tonno, che la nevrosi ha origine nel fallo, ch' “è un poveretto chi non fece Il Classico”, che “ormai la Chiesa vive nel Giurassico”... O non sarà sapere senza fallo tutto su un’arte o su una scienza? Tutto sulla pittura o sulla storia della tortura o sopra le credenze popolari e sopra Il Capitale, avere le ricette di società perfette e saper tutto attorno alla pazzia… O… non sarà com’è ogni parola, un’etichetta a ciò che si conviene? e se è così vi dico, e se va bene per voi, che la cultura è cercare continuamente, per potere imparare che si sa quasi niente. SIMPATICA ESERCITAZIONE PER UTOPISTA Fai da te: Sul foglio fa' un quadrato e a ogni angolo segnane un altro prolungando i lati, identico, ritaglia piega e unisci quei lati con lo scotch (quello adesivo) e fai con quelle cinque facce un cubo dalla forma perfetta (se non guardi, ovviamente, dal lato ove s'affaccia l'incolmabile vuoto). Ripetere più volte finché c'è nastro adesivo e carta. Così sei diventato un esperto del cubo. Passa all'impresa grande: adesso ruba nove cubi di legno a qualche pargolo e con calma li attacchi uno alla volta (colla colla stavolta) ciascheduno al suo spigolo paralleli e simmetrici; poi piega come hai fatto con la carta (per i dettagli ingegnati) e se guardi davanti (dietro, logicamente, manca anche qui qualcosa, e di preciso un cubo e zero-otto) vedrai la forma cronologica del cubo assolutamente divina, cubo passato e futuro e, MARAVIGLIA! la mai prima fissata derivata del tempo, finalmente afferrabile immagine presente. RIFORME I Senti una cosa: a fine giorno, a cena, è meglio un uovo o un gran fritto di petali di rosa? II Rifar la società? Ma meglio non sarà, mia cara gente, di rifare coscienze? DIFFAMATORE IN BUONA FEDE Che noie assurde, che ventose botte quando un Mulin si crede un don chisciotte! POESIA E CARITÀ Ecco ti lancio, mite, una saetta, o gran poeta avverso all'Evangelo: se poesia è la più alta vetta, la carità soltanto arriva al Cielo. LA DIAVOLERIA DEFINITIVA Il Signore creò l'uomo e le cose e Adamo a quelle dava chiaro il nome. Poi viene in scena il diavolo col discreto successo del pomo e subito s'affanna inappagabile alla nuova malia. Il tentatore scopre il gusto che abbiamo per le belle parole e ci soffia agli orecchi di dar nome alle idee e, tocco perfetto! eguali nomi a contrastanti ideali. Ambienti romani notoriamente ben informati ci assicurano che il diavolo ancora adesso si sta felicitando con sé stesso. PARTENDO IN TRENO (RELATIVITÀ GALILEIANA) (a una sedicente Santa Verità) Quanto ha ragione certuna Santa Verità corrente per la quale è evidente che resta il treno e parte la stazione! TRE (#ulink_fd800167-ae65-5ded-a0f4-fc42d6556e13)RECENSIONI A “SALIRE IN ALTO” (#ulink_fd800167-ae65-5ded-a0f4-fc42d6556e13) Sandro Gros Pietro nella rivista “Vernice” n° 40 anno XV - 2009 Non conosce pause 1'attività dello scrittore torinese Guido Pagliarino, che ha vinto il primo premio assoluto di poesia indetto dal Centro Studi Mario Pannunzio e dedicato alla memoria di Mario Soldati, con il libro Satire in alto. Poesie 1975-2005. Si tratta in realtà di poche poesie, appena trentatré, ma tali da aprire una panoramica molto ampia sulla personalità, la cultura, gli interessi dello scrittore. Come è doveroso da parte del lettore attendersi, le poesie - che coprono un arco trentennale di produzione - non possono essere marchiate da una sola cifra formale e contenutistica, ma giustamente rappresentano un ventaglio di soluzioni e prospettive differenti. Tuttavia, è possibile individuare un ubi consistam dello scrittore, che è caratterizzato dalla sua fede religiosa o meglio ancora dalla sua capacità di lettura del mondo (e in particolare del fenomeno miracoloso della vita) in termini metafisici, cioè eventi con una scaturigine misteriosa e incorruttibile collocata al di là del mondo fenomenico, in una dimensione astratta e definitiva, che è imperscrutabile - almeno per ora - dalla logica imperfetta e definita degli uomini, i quali rimangono dei Peter Pan, eterni fanciulloni che vivono dentro una fiaba, coltivano 1'utopia di un'isola che non c'è e sognano di volare con 1'uso della polverina magica. C'è, dunque, una dimensione orfica ed enigmatica nella poesia di Pagliarino, che si muove per voli pindarici la cui rotta non è facilmente riconducibile alle usate mappe della poesia accademica. Ma c'è anche la capacità di rifarsi puntigliosamente alla cronaca dei tempi suoi e di proporsi come attento lettore di fatti drammatici o addirittura tragici dei nostri giorni. Più in generate, però, in Pagliarino trionfa da un lato 1'ironia sarcastica e dissacratoria con cui mette a nudo i tanti palloni gonfiati che si pavoneggiano alla fiera delle vanità, ma d'altro canto trionfa in modo speciale e superiore una luminosa accettazione della vita e di tutti i suoi modi di manifestarsi, una pandemica contaminazione partigiana per i difetti e le speranze dell'uomo invade 1'anima del poeta e lo porta ad amare i nostri limiti di cecità, ma riverberati da una luce a noi superiore. E una poesia capace di elevare il gusto del lettore e di conciliarlo con una visione più serena e profonda della vita. S.G.P. Valeria De Mattei nella rivista “Talento1/ 2009” Non è semplice recensire la poesia. La poesia è la forma breve per eccellenza. È forma simbolica e concisa. È forma dove il significato è espresso nel modo più ricco di sfaccettature e al tempo stesso più parco di parole. La tecnica e 1'abilità del comporre poesie è un qualcosa di affascinante: lo stesso concetto può essere espresso in molti modi diversi e con tantissime parole diverse, ma il Poeta sa trovare, per così dire, la parola giusta per dirlo. Queste sono alcune delle riflessioni cui mi ha condotto la lettura delle poesie di questa bella e delicata raccolta di componimenti di Guido Pagliarino. “Salire in alto”, recita il titolo. Ed è appropriato per molti versi. I livelli di lettura e di significato sono molteplici e il concetto del salire può qui, a mio avviso, richiamare sia l'idea di una spinta verso una realtà spirituale superiore e altra, sia il concetto di una crescita e di un percorso interiori di consapevolezza, coscienza, maturazione. E le tappe di questo percorso sono di varia natura. L'essenza della ricerca è, per 1'autore, molto spesso radicata nel quotidiano. Si pensi, per esempio, ad un componimento quale “Li sai quei sogni”: è il terzo componimento della raccolta ed è, a mio avviso, uno dei più belli. In esso vi è, semplice ed immediato, il richiamo a quei sogni vividi e reali al punto da lasciarti al risveglio una nota di struggente nostalgia; quei sogni in cui si rivede presente una persona cara scomparsa. Ed è così forte il desiderio che quel sogno sia vero che il risveglio sarebbe doloroso se non fosse invece allietato dalla presenza, fisica e reale, degli affetti familiari. Bellissime e toccanti anche le liriche “Giochi” e “Alto mare”, nelle quali in pochi, semplici versi, si esprime quell'anelito di evasione, quel tendere a ciò che è fuori da noi, diverso da noi e più grande di noi che al tempo stesso ci affascina, ci attira ma anche ci mette duramente alla prova, al punto da aver bisogno di una qualche via di fuga, seppur momentanea. Il tema più strettamente religioso emerge, seppur in modo originalissimo, mai convenzionale, nella poesia “Sogno della partita di bocce”, dove il protagonista-poeta gioca con il Cristo la sua partita… e la vince. E questa vittoria illumina significativamente di un sorriso il volto del Cristo. L'ultima parte della raccolta è intitolata “Scherzi” e comprende sette componimenti davvero curiosi e divertenti. Sono delle piccole libertà che 1'autore si prende per scherzare - appunto - su quelli che sono temi che, a volte, ci affliggono più del dovuto. Sono forse anche un invito ad un po' più di leggerezza e di serenita nell'affrontare i problemi del vivere quotidiano. La presente raccolta ha vinto il 1°premio per poesia edita al concorso "Mario Soldati" 2008 indetto dal Centro Pannunzio di Torino. Valeria De Mattei Elio Andriuoli nella rivista “La nuova Tribuna Letteraria n. 96 Con un andamento arioso e franco Guido Pagliarino ha scritto il suo nuovo libro di versi “Salire in alto”, che bene esprime la sua ansia di libertà e di ascesa, contrastata e faticosa, peraltro, in un mondo in cui 1'irrazionalità e 1'ingiustizia tendono a prevalere sulla ragione e sul diritto. Ecco allora emergere da questo libro versi limpidi e sereni, quali "Lungo Po nell'estate in mezzo a un prato / rotto che s'apre più lontano al colle / e il cuore vi disperde, / hai sentito la voglia di giacere/ nel bell'ampio del verde: / salire in alto alla collina, avere / nulla da dire..."; versi che costituiscono l’incipit della poesia eponima, a cui se ne contrappongono altri di ben diverse tenore di una successiva poesia: "Dov'è, mamma, dov'è il mio volto tondo / i miei riccioli belli, / il corpicino che cresceva forte? / Dove i giochi d'estate e il fratellino / che tenevo per mano? / e tu, dove set tu dal viso chiaro / dolcissimo ridente? / Ti sento qui e non vedo la tua grazia" (“Subito dopo una strage”). E in verità nel libro di Pagliarino si affaccia maggiormente 1'attesa di una palingenesi rinnovatrice e redentrice del mondo che la gioia di una pace realmente conquistata. Si veda anche a tale proposito la “Preghiera al Leopardi”, la quale così si chiude: "Caro Leopardi che, indicando il nudo / tuo vero, / mi- te soffrivi la vacanza della / pietosa fratellanza fra gli umani, / prega per noi col tuo virile canto, / tu che ora vivi immerso nella luce". Poeta estroso e dalla varia ispirazione, come dimostrano i suoi “Scherzi”, Guido Pagliarino si distingue specialmente per il sapiente uso della metrica, da lui adoperata in modo vario ma sempre con un appropriato uso di ritmi e talora della rima. Si tratta inoltre di un poeta attento a quanto accade intorno a lui (si veda, ad esempio, la poesia “In una ventosa notte di San Lorenzo”, dedicata all'omicidio di Aldo Moro, oltre alla già ricordata “Subito dopo una strage”) e dotato di una solida cultura, particolarmente profonda nel campo degli studi storici e di quelli economico-sociali. Elio Andriuoli CENTRO STORICO (PORTA PALAZZO E DINTORNI 1990) (#ulink_fd800167-ae65-5ded-a0f4-fc42d6556e13) PREFAZIONE DELL’AUTORE (#ulink_fd800167-ae65-5ded-a0f4-fc42d6556e13) (Conforme alla prefazione della Seconda Edizione, 2008) "Centro storico" è un poema epico, o racconto in versi come oggi più comunemente si dice, un racconto corale che si snoda in "canti" intitolati a personaggi le cui vicende sono, direttamente o indirettamente, collegate. L'avevo scritto nel 1990; nel ‘92 era stato fra i 19 finalisti, non premiati, su circa 850 opere partecipanti, a un concorso letterario per l'inedito indetto presso l’allora Salone del Libro di Torino dal Baraghini, l’editore dei famosi 1000 lire (per la cronaca: era risultato vincitore e pubblicato nella collana un romanzo sulla figura d’un conte di Cavour omosessuale). Ampi stralci di “Centro storico” erano stati inseriti, in seguito al concorso, in una rivista e l'anno seguente il Centro Studi Cultura e Società – Istituto di ricerca e documentazione – aveva stampato il poema, lasciandomene la proprietà letteraria. Nel 2001 l’avevo ripreso apportando varianti, nel 2006, tornato sull’opera, avevo eliminato circa un decimo dei versi e, infine, alcuni dei rimanenti ho modificato all'inizio del 2008. Passati ormai diciotto anni, altri personaggi verrebbero alla penna, come quelli dell’immigrazione dall’Europa dell’Est dopo la caduta del Comunismo, ma l’opera diverrebbe ibrida e anacronistica, il panorama non sarebbe più quello del centro storico di Torino nell’anno 1990 con quelle figure "nel piccolo mondo che vive a Torino tra il Duomo / la via Garibaldi ed i corsi Regina e Valdocco", come recitava l’incipit, che ho abolito nella nuova stesura; figure come quelle dei marocchini, così come generalmente erano indicati tutti gli immigrati arabi, che nel 1990 vendevano per via spugnette e accendini, figure ormai pressoché scomparse e, com’è noto, sostituite, a un estremo, da persone inserite in una seria attività e, magari, raggiunte legalmente dai famigliari, all'altro, da non pochi clandestini caduti nella delinquenza, dei quali era stato fra gli antesignani il mio personaggio Omàr Salazìm. Diciotto anni fa non c’era ancora, e dunque non appare nel poema, il terrorismo degli estremisti islamici, presenti ormai purtroppo, com'è ben noto, anche nel nostro Paese, i quali si celerebbero, a Torino, nella zona del centro detta Porta Palazzo. Temo che, causa il terrorismo islamico corrente, qualcuno potrà non vedere con simpatia il mio personaggio del “buon marocchino” musulmano Abdùl Satelèch: i collettivismi, come recita Ariano lo storico, altra figura del poema, son bestie feroci, eppure la tendenza a ragionare per insiemi è malauguratamente spontanea e, sia nella storia, sia nel quotidiano, è fomite d'ingiustizia. Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/pages/biblio_book/?art=40851677&lfrom=334617187) на ЛитРес. 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