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Sangue Saziato Amy Blankenship Table of Contents Capitolo 1 (#ulink_fe98ecf5-c0a4-5226-84b5-40d472fc9a34) Capitolo 2 (#ulink_b0372a76-358b-5afd-a3b0-a65c4973821a) Capitolo 3 (#ulink_c3a398bd-499b-5b19-b2e4-def33b64034c) Capitolo 4 (#ulink_2c3dde1b-0989-568c-a43e-c5146ee8bb5b) Capitolo 5 (#litres_trial_promo) Capitolo 6 (#litres_trial_promo) Capitolo 7 (#litres_trial_promo) Capitolo 8 (#litres_trial_promo) Capitolo 9 (#litres_trial_promo) Capitolo 11 (#litres_trial_promo) Capitolo 12 (#litres_trial_promo) Capitolo 13 (#litres_trial_promo) Capitolo 14 (#litres_trial_promo) Capitolo 15 (#litres_trial_promo) Capitolo 16 (#litres_trial_promo) “Sangue Saziato” Serie “Legami di Sangue” - Volume 10 Author: Amy Blankenship & RK Melton Translated by Ilaria Fortuna Copyright © 2012 Amy Blankenship Seconda Edizione Pubblicata da Amy Blankenship Tutti i diritti riservati. Capitolo 1 Undici anni prima... Los Angeles, Tempio Hogo. Tasuki ascoltava il silenzio della casa... stava lentamente iniziando a farlo impazzire. Non riusciva a dormire. Alzandosi dal letto, accese la luce per guardare la foto che teneva attaccata sullo specchio. Era una foto di Kyoko, la sorella del suo migliore amico, che aveva preso di nascosto da casa sua. Era stata scattata nel momento perfetto, catturando i suoi bellissimi occhi color smeraldo alla luce del sole. Quel giorno doveva essere stato ventoso perché sembrava che i capelli le svolazzassero attorno, incorniciando il suo bel viso. Non aveva mai desiderato una fidanzatina prima d’ora, ma la bambina della foto era tutto ciò a cui riusciva a pensare. Allungò una mano per prenderla ma si fermò quando, riflesso nello specchio, vide qualcosa di bianco muoversi dietro di lui. Girandosi, andò alla finestra per guardare la casa accanto. Si accigliò vedendo Kyoko sul balcone, con indosso una camicia da notte bianca. Cosa ci faceva lì fuori, a quell’ora della notte? Tasuki aprì la finestra sperando che, alzandola, non facesse il solito rumore cigolante che svegliava suo padre. Gemette quando la finestra si bloccò e lui dovette spingere più forte, finendo per alzarla con un sonoro tonfo. Kyoko uscì sul balconcino di legno della sua camera da letto, al secondo piano. Si stava bene all’aria fresca della notte, che frusciava intorno alla sua camicia e le scostava i lunghi capelli ramati dal viso. I suoi occhi color smeraldo fissavano le stelle e sulle labbra aveva un sorriso che solo una bambina felice potrebbe avere. Era quasi mezzanotte e non riusciva a dormire. Era troppo emozionata. Il suo compleanno si avvicinava, avrebbe compiuto dieci anni. Tutti i suoi compagni di scuola sarebbero andati alla festa, insieme ad alcuni amici di suo fratello. Tama era più piccolo di un anno ed era già molto più alto di lei, ma Kyoko non era affatto invidiosa. Gli voleva un gran bene. L’altro giorno lui l’aveva difesa mentre tornavano a casa da scuola. Alcuni ragazzi avevano iniziato a prenderla in giro, dicendo che era stata cresciuta da un vecchio pazzo che andava in giro a dire che i demoni esistevano davvero. Uno di loro aveva perfino detto di aver sentito qualcuno dire che, prima o poi, quelli del manicomio sarebbero venuti a prendere suo nonno con la camicia di forza. Kyoko aveva gettato a terra lo zaino e l’aveva affrontato per le sue bugie. Che brutto ceffo, quel Yohji! I bulli non avevano avuto scampo quando Tama e Tasuki erano comparsi all’improvviso. Tasuki l’aveva tirata fuori dalla mischia, mettendosi davanti a lei, mentre Tama aveva preso un grosso ramo e lo teneva come se fosse una mazza da baseball. Yohji si era limitato a ridere, sentendosi coraggioso davanti ai suoi amici, e aveva accusato suo fratello di essere strano quanto lei. Tama lo colpì al braccio e Yohji cadde in ginocchio per il dolore. Quando il fratello maggiore di Yohji fece per vendicarsi, Tasuki non esitò e lo mise al tappeto facendolo sbattere addosso al fratello. Kyoko aveva pensato che la lotta fosse finita e si era sentita sollevata... ma Tama non era ancora soddisfatto. Suo fratello si era girato verso Tasuki e aveva urlato “Sono io il suo protettore! Io, non tu!”. Kyoko ridacchiò al ricordo dello sguardo furioso sul viso di Tasuki. Fu quello sguardo a spaventare sul serio i bulli. Lei era dovuta intervenire per interrompere l’azzuffata tra suo fratello e Tasuki. Erano migliori amici, per l’amor del cielo, vederli litigare in quel modo non era per niente bello. Alla fine avevano accettato di essere entrambi suoi protettori, da quel momento in poi. Adesso si facevano chiamare i suoi “guardiani”... avevano persino stretto un patto di sangue. O almeno così le aveva detto Tama. Il solo pensiero di essere circondata da guardiani la faceva sentire così al sicuro da pensare che non le sarebbe successo mai niente. Tasuki viveva nella casa accanto alla loro, dunque potevano andare e tornare a piedi da scuola e i bulli l’avrebbero lasciata in pace. Il suo sorriso divenne smagliante quando sentì a malapena i dodici rintocchi del grande, vecchio orologio al piano di sotto. Era mezzanotte e ciò significava che aveva ufficialmente dieci anni. Guardò verso la casa di Tasuki e sorrise quando lo vide in piedi davanti alla finestra della sua camera, a guardarla. Fece per salutarlo ma lo vide girarsi improvvisamente e la luce della camera si spense subito, dopo che lui scomparve dietro le tende. Kyoko si morse il labbro inferiore, chiedendosi se suo padre non lo avesse sorpreso ancora sveglio. Non capiva perché Tasuki dovesse rispettare un orario per andare a dormire. Aveva dodici anni e, per come la vedeva lei, era grande ormai. Quando sarebbe cresciuta lui sarebbe diventato il suo fidanzato... glielo aveva detto proprio lui quello stesso giorno. Guardò lo stagno che si trovava accanto al tempietto e sospirò quando vide il riflesso della luna sulla sua superficie piatta. Piegò leggermente la testa quando qualcosa attirò la sua attenzione e si chiese se suo nonno non fosse lì dentro. Era sicura che stesse dormendo. Osservando l’edificio, notò un bagliore blu che proveniva dall’interno. Si morse il labbro inferiore mentre si sporgeva dalla ringhiera, nel tentativo di vedere meglio. La luce che filtrava dalle fessure del legno era come una luce nera ma tendente al blu. Strinse lo sguardo quando le sembrò di vedere un’ombra muoversi attraverso la luce, e le venne voglia di scendere giù per indagare. Facendo una smorfia, Kyoko sbuffò quando si ricordò cos’era successo l’ultima volta che aveva osato avvicinarsi a quel tempio sacro. Il nonno era entrato lasciando la porta socchiusa. Lei era andata a sbirciare e lui aveva aperto gli occhi di scatto. “Non capisco qual è il problema... è solo la statua di una principessa.” Kyoko sussurrò le stesse parole che gli aveva detto quel giorno. Come risposta, suo nonno si era limitato a sbattere la porta e poi chiuderla a chiave. Sembrava così spaventato quando si era voltato e le aveva detto di non entrare mai lì dentro, per nessun motivo. Lei aveva annuito prontamente... se qualcosa spaventava suo nonno in quel modo, allora lei non voleva averci niente a che fare. Era successo un paio di mesi fa e la curiosità stava iniziando a divorarla lentamente. Con un sorriso malizioso, Kyoko guardò verso la sua camera da letto per assicurarsi di avere via libera, prima di sedersi sulla ringhiera. Se qualcuno fosse stato sveglio e l’avrebbe vista, sarebbe finita in guai seri. Ma ne valeva la pena. Seduta in quel modo, lasciandosi tutto alle spalle, le sembrava di fluttuare nella notte mentre guardava l’acqua. La sua attenzione tornò al tempio quando la luce blu divenne improvvisamente più forte, come se fosse una stella. Con un lampo accecante, la luce esplose silenziosamente verso l’esterno. La porta del tempietto si staccò dai cardini con un rumore sordo, seguito da uno “Splash!”. ‘Era uno “splash” quello?!’ pensò Kyoko. Volse lo sguardo verso lo stagno luccicante e notò l’acqua increspata da cerchi concentrici nel punto in cui era caduto qualcosa. Senza pensare all’altezza pericolosa, si girò sulla ringhiera e scivolò lungo uno dei pali metallici che sostenevano il balcone. Non appena toccò l’erba con i suoi piccoli piedi si mise a correre, temendo che suo nonno fosse caduto nel laghetto. Usando il ponticello, Kyoko si tuffò. Dirigendosi verso la parte più profonda dello stagno, non ebbe il tempo di pensare all’acqua gelida che la circondava. Sapeva che era troppo buio per vedere qualcosa, ma aprì comunque gli occhi sotto quell’acqua torbida. Suo nonno era lì sotto da qualche parte e lei doveva aiutarlo. Rimase sorpresa quando vide qualcosa... un qualcosa di così luminoso da essere quasi accecante. Proprio lì, in mezzo a tutta quella luce, c’era un angelo che stava sprofondando lentamente verso il fondale. Kyoko sentiva l’acqua gelida nei polmoni mentre cercava di afferrare quella mano luminosa. Lui era bello e sembrava che stesse dormendo. Ali... aveva delle ali d’argento. Afferrandogli la mano tirò più forte che poteva, ma ciò la fece sprofondare insieme a lui. Cercò di gridare per farlo svegliare ma ingurgitò solo altra acqua. Non provava dolore, però sentiva freddo... e aveva tanto sonno. Kyoko sentì le dita di lui stringere le sue e l’ultima cosa che pensò fu che un angelo era venuto per portarla in paradiso, così avrebbe rivisto la sua mamma e il suo papà. Toya sussultò quando riprese conoscenza e aprì gli occhi. Acqua? Perché era in acqua? Sentì qualcuno toccargli la mano e girò la testa, vedendo una ragazzina lì sotto con lui. I suoi capelli galleggiavano e le incorniciavano quel viso dolcissimo, ma i suoi occhi erano chiusi e le sue labbra a forma di cuore erano aperte. Rendendosi conto di cosa ciò significasse, Toya la prese tra le braccia e la portò fuori dall’acqua così velocemente da lasciare un vortice dietro di sé. Guardando il piccolo tesoro tra le sue braccia, rimase senza fiato... era bellissima e sembrava così fragile. Richiudendo le proprie ali, discese su un soffice manto di erba e ve la adagiò delicatamente. Posandole una mano sul cuore, pregò di sentirlo battere. I suoi occhi dorati si spalancarono e il suo battito accelerò quando sentì il proprio potere di guardiano defluire verso la mano. Lacrime calde gli salirono agli occhi, sfocando l’immagine di lei. I suoi occhi si spalancarono di nuovo quando sentì il proprio potere defluire verso di lei. “Kyoko?”. Toya poteva sentire il proprio potere mescolarsi con il suo, tra il palmo della mano e il suo cuore, e capì di avere ragione. Finalmente l’aveva ritrovata ma, in quel mondo, era solo una bambina. Alzò gli occhi al cielo e implorò “Mi avete mandato qui per un motivo... vero? Vi prego, ditemi che non è stato solo per farmela vedere morire di nuovo. Non posso... non voglio.”. Non accadde nulla e Toya la prese tra le braccia; quando lei rimase inerte si udì l’eco del suo pianto desolato. Le affondò il viso contro il collo e se la strinse al petto, desiderando che il suo cuore sentisse il proprio battito. “Maledizione, Kyoko, sono qui... mi senti?”. Col passare dei minuti, i nervi di Toya andarono in frantumi finché, esausto, urlò “Vi prego! Permettetemi di salvarla, stavolta!”. Come per istinto, volse gli occhi pieni di lacrime verso la piccola struttura ad un paio di metri di distanza. Lì dentro, proprio dietro la porta, c’era la Statua della Vergine. Vedendo lo sguardo ardente del Cuore del Tempo, Toya sentiva di star perdendo il favore degli dei mentre la sua rabbia cresceva. “Non m’interessa se i demoni stanno arrivando e tu avrai il tuo maledetto cristallo. Non m’importa di niente oltre a lei! Io la amo. Ho sempre amato soltanto lei. Non oserai portarmela via di nuovo!”. Gli occhi brillanti della statua sembrarono guardarlo per un attimo, poi emisero una silenziosa ondata di luce. Pur non sentendo alcuna voce, Toya capì cosa voleva il Cuore del Tempo. Sentì un senso di calma scacciare via la sua rabbia e distolse lo sguardo dalla statua per guardare di nuovo la bambina inerte che teneva in braccio. “Se questo è ciò che serve...” sussurrò Toya, disposto a sacrificare qualsiasi cosa affinché lei vivesse. Il suo esile corpo iniziò a brillare come lui, e la tenue luce blu li circondò. Abbassando le labbra sulle sue, Toya le diede il proprio respiro... segnando i loro destini mentre il suo cuore riprendeva a battere. L’acqua nei polmoni di Kyoko svanì quando lei inalò l’aria calda e si fece strada a fatica nell’oscurità in cui stava per affogare. Si sentiva circondata dal calore. Si sforzò per aprire gli occhi, ricordando l’angelo che stava cercando di salvare. Sbattendo le palpebre, aspettò che l’accecante luce blu svanisse. Quando ciò accadde, si ritrovò tra le braccia di quell’angelo e lui la stava guardando. Sentendo un formicolio sulle labbra, se le sfiorò con le dita. Toya non riusciva a staccarle gli occhi di dosso mentre apriva quegli occhi verde smeraldo che brillavano di appassionata curiosità e intelligenza. Sentì il petto stringersi dolorosamente quando lei gli sorrise. Si sentiva come se avesse una ferita sanguinante mentre lei allungava innocentemente una mano e se la portò alle labbra, come se avesse percepito il suo bacio. “Cosa può mai far piangere un angelo?” gli chiese Kyoko, vedendo le lacrime scendergli lungo le guance. Toya si rese conto di star piangendo. “Non sto piangendo.” trattenne le lacrime e si asciugò le guance con il braccio. Dovette asciugarsi di nuovo, incapace di trattenere altre lacrime. “Ma promettimi che non ti tufferai di nuovo in acqua finché non avrai imparato a nuotare.”. Sentiva di star già abbandonando quel mondo ma, adesso che lei era viva, non gli importava. Kyoko si alzò e guardò il laghetto, poi si voltò verso di lui. “Avevo dimenticato che non so nuotare.” sussurrò, chiedendosi come si potesse dimenticare una cosa del genere. Toya vide il bagliore della statua dietro di sé e capì che il suo tempo lì stava per scadere. Le mani della Vergine avevano iniziato a brillare più forte e, in lontananza, poteva sentire i mostri del suo mondo che cercavano di attraversare la crepa. La barriera tra i mondi era sempre più debole nel punto in cui si trovava Kyoko. All’improvviso, lui allungò le braccia e strinse forte Kyoko, sentendo già la sua mancanza. Strofinando la guancia sui suoi capelli ramati, sussurrò con voce tremante “Devo tornare dall’altra parte e impedire ai demoni di venire qui.”. “Sembri mio nonno... lui sa tutto sui demoni.” disse Kyoko, premendogli un orecchio sul petto per sentire il suo battito cardiaco. Fece scivolare un braccio intorno alla sua schiena e si chiese perché non sentisse le sue ali, sapeva che c’erano. Notando di nuovo la sua innocenza, Toya le prese il mento e guardò in quegli splendidi occhi color smeraldo. “Non temere i demoni, Kyoko... tu hai il potere di scacciarli da questo mondo.”. Con quella confessione, Toya guardò la statua della fanciulla. Poteva sentire i demoni attraversare il Cuore del Tempo ad un ritmo pericolosamente veloce. Adagiando Kyoko sull’erba, si alzò e si diresse verso la statua, estraendo i suoi pugnali gemelli nel mentre. “E io non sono un angelo... sono il tuo guardiano. Il mio nome è Toya.”. Ancora inginocchiata sull’erba, Kyoko si sporse in avanti per guardarlo mentre entrava nel tempio, che fu pervaso da una nebbia blu. Lei gridò quando un paio di braccia emersero all’improvviso dalla luce e afferrarono l’angelo, poi emersero anche diversi demoni. Mentre il suo grido e il ringhio dell’angelo echeggiavano nella notte, la luce della statua iniziò ad implodere come se fosse risucchiata da un aspirapolvere Kyoko sentì la porta di casa sbattere ma non riuscì a staccare gli occhi dall’angelo e dai demoni. Barcollando, si avviò correndo verso la porta aperta del tempio. Sentiva suo nonno e suo fratello gridare il suo nome, mentre Tasuki le si stava avvicinando. Mentre lei allungava la mano per afferrare quella dell’angelo, Tasuki la prese tra le braccia, trascinandola via un secondo troppo tardi. Quando l’indice di Kyoko sfiorò a malapena le mani tese della statua, eruppero dei raggi di luce dal punto esatto in cui l’aveva toccata. A Tasuki sembrò come se gli fosse appena esploso in faccia un barile di fuochi d’artificio del 4 Luglio. Uno di quei raggi luminosi lo colpì al fianco, facendolo sussultare. Invece di provare dolore per l’impatto, provò un senso di completezza... come se per tutta la vita gli fosse mancato qualcosa che adesso, finalmente, era tornato al proprio posto. Spalancò gli occhi quando vide un bellissimo raggio di luce blu fluorescente che univa le mani della statua alle dita di Kyoko, come se stesse cercando di tenerle insieme. Tasuki rimase sorpreso quando, per una frazione di secondo, vide un bellissimo cristallo volteggiare all’interno del raggio luminoso. Volendo allontanare Kyoko, si lanciò all’indietro tenendola ancora tra le braccia. Il cristallo fluttuò sempre più velocemente finché non esplose, emanando frammenti di luce in quella dimensione e in quella città... sembrava un’esplosione di stelle in una notte buia. Tasuki respirò profondamente. Quando era tornato di soppiatto alla finestra della sua camera, aveva visto lo strano uomo che teneva Kyoko tra le braccia e, vedendola priva di sensi, era andato nel panico. Non era sicuro di cosa le avesse fatto quel tale ma si era sentito soddisfatto quando la luce lo aveva risucchiato, trascinando con sé quei demoni dagli occhi rossi. “L’angelo ha bisogno del nostro aiuto!” urlò Kyoko, cercando di liberarsi da Tasuki, ma lui era troppo forte. Vedendo suo nonno mettersi tra lei e la statua, gridò “Ci sono dei demoni dentro quella statua, lo feriranno! Tu combatti i demoni, vai ad aiutarlo... ti prego!”. Appoggiandosi a Tasuki, singhiozzò quando vide di nuovo l’espressione spaventata sul volto di suo nonno, solo che, stavolta, lo era ancora di più. “Non... non puoi aiutarlo?”. Nonno Hogo si voltò e si guardò intorno. Le pergamene di protezione che aveva posizionato all’interno della piccola struttura emanavano ancora fumo, erano ridotte quasi in cenere. Uscendo dal tempio, lanciò un’occhiata al ragazzino che teneva la sua nipotina e sentì i brividi strisciargli lungo la spina dorsale. Gli occhi di Tasuki erano sempre stati castano chiaro... adesso, invece, il ragazzino stava fissando la statua con occhi di un furioso color ametista. Il sangue gli si era gelato più del ghiaccio quando aveva assistito alla creazione del legame tra Kyoko e la Statua della Vergine, e capì che il loro tempo era scaduto. L’apparizione del cristallo era già abbastanza grave, ma vederlo andare in frantumi lo terrorizzò. Aveva anche notato che un pezzo della gemma si era conficcato nel torace del giovane Tasuki. “Le pergamene avevano ragione.” sussurrò con voce roca, desiderando che, invece, fosse il contrario. Poi alzò gli occhi al cielo e inviò una silenziosa preghiera a qualunque divinità lo stesse ascoltando, affinché lo guidasse. Doveva portare i bambini via da lì e, cosa ancora più importante, doveva allontanare Kyoko da Tasuki. Anche senza volerlo, quel ragazzo avrebbe portato i demoni dritti da lei e presto i guardiani del cristallo li avrebbero seguiti. Tasuki sussultò quando Kyoko gli fu strappata dalle braccia. Rivolse il suo sguardo color ametista verso colui che gliel’aveva portata via... il nonno. Non avrebbe dovuto afferrarla in quel modo. “Tasuki, non dovresti stare fuori dopo il tramonto. Se non vuoi che svegli tuo padre allora ti consiglio di tornare a casa. Subito.” ordinò nonno Hogo con voce aspra. Mise Kyoko in braccio a Tama e si allontanò con i due nipotini che gli erano stati affidati. Tasuki guardò Kyoko e la vide affondare il viso nel petto di Tama, continuava a piangere per l’angelo che secondo lei era stato ucciso dai demoni. “Kyoko, ci vediamo domani mattina per andare a scuola.” disse Tasuki, lanciando un’ultima occhiata al tempietto prima di avviarsi verso casa. Il nonno aspettò che Tasuki si arrampicasse fino alla finestra della sua camera da letto. Poi fece un respiro profondo, sapendo che avrebbe assistito ad una scenata quando i suoi nipoti avrebbero capito cosa stavano per fare. “Preparatevi, bambini... si parte tra un’ora.” ordinò. ***** Tornando al presente... il castello, quartier generale del PIT. Storm era appoggiato allo schienale della poltrona e fissava il soffitto, perso nei suoi pensieri sui guardiani. La leggenda dei primi guardiani narrava di una strana e paradossale storia d’amore. Dopo aver appreso di quella strana leggenda, si era incuriosito ed era riuscito a risalire ad un potente cristallo noto come il “Cuore di Cristallo Protettore”. Non era stato facile, poiché la leggenda doveva essere stata scritta su carta o scolpita in una pietra per poi svanire, senza lasciare alcuna prova della propria esistenza. Era un enigma persino per un viaggiatore nel tempo come lui. La leggenda più antica che aveva trovato a proposito del cristallo dimensionale narrava la storia di una coppia di gemelli guardiani, due immortali che proteggevano tutti i mondi umani paralleli dalla collisione con il regno demoniaco. I due potenti uomini si erano innamorati di un’umana che, con l’aiuto di un cristallo creato da suo padre, aveva attraversato una crepa tra le dimensioni. I due si erano battuti per lei, quasi distruggendo il sigillo che dovevano proteggere. Uno di essi aveva cercato di porre fine a quel pericoloso conflitto prendendo il cristallo e fondendolo con l’anima della ragazza, per poi legare entrambi ad una statua da lui creata, che somigliava alla ragazza ed era fatta del materiale che separava tutte le dimensioni. Lui pensava che, unendo i tre elementi, lei sarebbe comparsa in ciascuno dei mondi paralleli che loro proteggevano. La sua intenzione era confinare suo fratello gemello in uno dei mondi paralleli e isolarlo da quello demoniaco, così avrebbero potuto averla entrambi. Ma le cose non erano andate come previsto. Quando la ragazza, la statua e il cristallo divennero una cosa sola, lei scomparve improvvisamente dal regno dei demoni e la crepa fu sigillata di nuovo. L’altro scoprì ciò che il gemello aveva fatto e lo uccise in un impeto di gelosia, facendo frantumare le anime di entrambi. Poiché erano immortali e non potevano morire per davvero, le loro anime rinacquero dando vita a cinque nuovi guardiani, che sentivano il richiamo della ragazza che viveva nei mondi paralleli. Storm continuava a guardare il soffitto, sapeva che erano gli stessi guardiani che adesso si trovavano al terzo piano del castello. La matassa era difficile da sbrogliare perché il cristallo non si muoveva soltanto nello spazio e nel tempo, ma anche attraverso le dimensioni. Aveva imparato tempo fa a restare fuori da cose che erano ben oltre le capacità manipolatorie di un viaggiatore nel tempo. Con i demoni che invadevano Los Angeles e i suoi poteri già in tilt, non era il momento migliore per sfidare la sorte, a meno che non volesse finire in un mondo parallelo senza possibilità di ritorno. Neanche per sogno... i guardiani dovevano cavarsela da soli. Capitolo 2 L’umore di Tasuki non era migliorato molto da quando era tornato in centrale. Lungo il tragitto non aveva sentito altro che segnalazioni via radio di avvistamenti di demoni. Continuavano a ricordargli la prima volta che aveva visto un demone... la stessa notte in cui Kyoko era scomparsa. Si toccò il fianco nel punto in cui la luce lo aveva trafitto quella stessa notte, e si accigliò ricordando la paura e la delusione quando il mattino seguente non aveva più trovato la famiglia Hogo. Era andato da Kyoko per accompagnarla a piedi a scuola come promesso, ma aveva trovato la casa deserta. Era una cosa che lo aveva tormentato per molto tempo e che non era ancora riuscito a superare. Cavolo, conservava ancora il suo regalo di compleanno per lei. Era un anellino d’oro che sua nonna, la signora Tully, lo aveva aiutato a scegliere. Negli ultimi undici anni aveva fatto molti sogni su Kyoko e sui demoni. Lui era cresciuto e, stranamente, nei suoi sogni era cresciuta anche lei, e quei sogni diventavano sempre più frequenti e inquietanti. Il pensiero che lei fosse in pericolo chissà dove lo teneva sveglio la notte. Sospirando, scacciò Kyoko dalla mente e guardò mentre quattro delle cinque guardie del magazzino venivano scortate verso la centrale per essere interrogate da Boris e i suoi uomini. La guardia che aveva quasi sparato a Micah sarebbe finita nella stanza speciale degli interrogatori. La stanza rinforzata era stata predisposta nel caso in cui si fossero imbattuti in una qualsiasi creatura paranormale o addirittura in demoni di basso livello. Guardando la squadra SWAT, Tasuki quasi sbuffò notando che alcuni agenti si stavano vantando, gonfiando il petto e scambiandosi pacche sulle spalle per il lavoro ben svolto. Per come la vedeva lui, avevano soltanto salvato tre delle tante donne rapite e catturato un paio di guardie che erano più muscoli che cervello. Non aveva la minima intenzione di festeggiare, a meno che una delle guardie non avesse vuotato il sacco su dove Luca teneva il resto dei prigionieri. Dubitava seriamente che quei tirapiedi sapessero granché oltre ai propri compiti da svolgere e alle sigarette da fumare. Si appoggiò al muro, osservando il grande furgone che entrava a retromarcia nel garage laterale dell’edificio. Scommetteva che sarebbe stato Titus a supervisionare lo spostamento della lupa fuori dal veicolo... lui era un alfa e bla bla bla. Se fosse dipeso da lui, la lupa sarebbe arrivata lì camminando sulle sue gambe... o zampe, a lei la scelta. Al momento i suoi soccorritori la stavano tenendo prigioniera come avevano fatto i commercianti di schiavi. Tasuki vide Titus scendere dal lato del guidatore e sbattere lo sportello. Il suo sguardo torvo era rivolto al gruppetto di uomini in piedi dietro il furgone, impazienti di dare un’occhiata alla lupa. La sua attenzione fu attirata da Micah, che girò attorno al veicolo insieme alla quinta guardia... con modi non proprio gentili. Tenendo il lupo per il bavero della giacca, lo spinse via dal furgone. Tasuki sorrise tra sé, il puma si stava prendendo la sua rivincita. I piedi della guardia erano incatenati molto stretti, dunque riusciva a fare solo un passo per volta. “Ti diverti, eh?” chiese Tasuki a Micah mentre si avvicinava. “Non ancora.” rispose il puma con un ghigno e tirò con forza il colletto del lupo, in modo che la camicia gli si stringesse attorno alla gola. L’uomo emise un verso strozzato mentre si piegava all’indietro. “Ma ci sono quasi...”. Tasuki era perplesso per il comportamento di Micah ma dovette ammettere che, se qualcuno avesse puntato a lui una pistola alla testa, si sarebbe comportato allo stesso modo. La guardia lo vide e ringhiò, mostrandogli tutti i denti; Tasuki piegò la testa di lato, chiedendosi perché mai il lupo si credesse spaventoso nella sua forma umana. “Sì, sì. Ruggisci, ringhia e sbava pure, stronzo.” esclamò Tasuki con voce annoiata. Micah rise per il suo coraggio davanti a un lupo mannaro incazzato. Iniziava a pensare che, molto probabilmente, il ragazzo sarebbe stato l’unico ad andarsene se fosse scoppiata una rissa. C’era qualcosa che lo incuriosiva in quel novellino, e un mutante non ignora mai il proprio istinto. Micah spinse la guardia verso la stanza degli interrogatori e gli diede anche un calcio sul sedere. La guardia barcollò in avanti, sbattendo con la spalla contro lo spigolo dello stipite d’acciaio. Un guaito involontario gli sfuggì dalle labbra, facendolo somigliare ad un cucciolo invece che a un feroce lupo mannaro. “Ops.” disse Micah con sarcasmo. “Ti sei fatto male? Sarei più gentile ma sai, faccio difficoltà con chi cerca di piantarmi una pallottola nel cervello. Perciò, se ti sembro lunatico... prendila pure sul personale, davvero.”. Provò ancora più soddisfazione nel lanciare letteralmente il lupo all’interno della stanza. Sospirò compiaciuto quando l’uomo si schiantò sul tavolo di titanio che era stato fissato a terra al centro della stanza. Avvicinandosi, Micah lo afferrò e lo fece sedere sulla sedia, che somigliava molto alle sedie elettriche usate per le esecuzioni nelle prigioni. Quando l’uomo notò il tipo di sedia, ebbe quasi una scarica di energia e cercò di reagire. Micah era divertito mentre forzava le fasce dei braccioli attorno ai polsi della guardia, per poi bloccarli. “Adesso non cercare di staccarti le mani a morsi prima che avremo finito... intesi?” ordinò Micah, ignorando la lunga lista di imprecazioni che l’altro gli rivolse. Tasuki scosse la testa per le buffonate di Micah, poi guardò verso il furgone e intravide gli angoli della gabbia attraverso il portellone aperto. Sapere che lì dentro c’era una donna lo turbava a dismisura, ma nessuno oltre a lui sapeva il perché. Interrompendo i propri pensieri, si scostò dal muro quando Titus gli si avvicinò. “E allora, che hai intenzione di fare?” gli chiese tranquillamente Tasuki. “Mettere la gabbia nella cella?”. Titus aggrottò la fronte per il suo tono sarcastico. “Apro la gabbia e in pochi minuti porto la lupa in una cella. Un doppio ingabbiamento sarebbe eccessivo ma ci serve comunque un posto dove possa stare finché non riusciamo a capire cos’è meglio per lei.”. “Perché non la fai stare al Night Light con gli altri lupi? Almeno in quel modo sarebbe sotto controllo.” propose Tasuki, avendoci pensato già durante il viaggio. Titus scosse la testa “È peggio che rinchiuderla in una cella.”. L’altro rimase perplesso “Non capisco.”. “Lo vedi come girano intorno alla sua gabbia, no?” rispose Titus con uno sguardo di disapprovazione. “Sì... e mi dà sui nervi.” ribatté Tasuki. Titus incrociò il suo sguardo, provando un po’ più di rispetto per la nuova recluta. “Allora forse dovremmo interrompere lo spettacolo.”. Proprio in quel momento, Micah si unì a loro e guardò gli altri agenti “Già, si comportano come cani in calore.”. Tasuki alzò un sopracciglio per quel paragone “In questo caso... forse è proprio così.”. “Più di quanto immagini.” aggiunse Titus, poi si rivolse agli uomini in questione. “D’accordo ragazzi, è ora di tornare al lavoro.” li informò. “Non è certo la prima femmina che vedete.”. Poi si accigliò quando un paio di loro sembrarono non voler obbedire... il desiderio sessuale li stava già facendo sragionare. E lui non era proprio dell’umore adatto per usare i suoi muscoli di alfa. Per quanto lo riguardava, era solo un ruolo temporaneo... mentre Boris lo considerava permanente. Con Luca come unico altro alfa attivo in città, un ruolo temporaneo non era contemplato. “Adesso!” tuonò Titus facendo sussultare gli uomini, che si sparpagliarono. Quando se ne furono andati, si avvicinò alla porta della gabbia e la aprì per spostare la lupa in una cella, dove sarebbe stata al sicuro. “C’è un agente che non vive al Night Light e che possa sorvegliarla per non farla stare in un’altra gabbia?” chiese Tasuki, sentendo i brividi mentre si avvicinava. “Le sbarre d’acciaio le servono come ulteriore protezione dal branco a cui tu non vedi l’ora di affidarla.” spiegò Micah. “Non lo stiamo facendo per il gusto di tenerla prigioniera, sai? È per la sua protezione. Una femmina di lupo mannaro non accoppiata è una cosa molto rara e Titus non vuole vedersi costretto a strigliare il branco per aver ragionato con i pantaloni invece che col cervello... non so se capisci cosa intendo.”. “Come se non bastasse, dopo che te ne sei andato abbiamo trovato flaconi vuoti e siringhe nel cestino accanto alla sua gabbia. Le etichette erano la prova che la stavano riempiendo di ormoni.”. “Ormoni?” chiese Tasuki, non capendo il senso di quello che Micah gli stava dicendo. “Stavano cercando di mandarla in calore per farla accoppiare.” disse Titus con tono freddo. “Oltre il settanta percento dei lupi all’attivo sono single e la maggior parte di quelli accoppiati ha una compagna umana. Non ci vorrebbe molto per iniziare una rissa. Per quanto ne so... probabilmente lei è l’unica femmina in città ad essere maggiorenne e senza un compagno. La nostra razza tende a litigare per le femmine molto prima che diventino maggiorenni.”. Tasuki si accigliò, vedendo la cosa da una nuova prospettiva “Se la metti in questo modo allora capisco... ma comunque non è giusto.”. Micah gli diede una pacca sulla spalla “Tranquillo... ci sono ancora tante cose che non sai sui mutanti, però sei uno che impara in fretta. Tra non molto magari riuscirai ad elencare ad alta voce tutte le nostre regole senza battere ciglio.”. “Grandioso.” brontolò Tasuki “Altre regole da imparare.”. Titus salì sul furgone ed entrò nella gabbia; chinandosi per prendere la lupa in braccio, inalò il suo odore e imprecò. L’ultima volta che aveva avvicinato una femmina di mutante in calore, si era beccato un pugno in faccia da un Dio del Sole geloso. Ma, almeno, aveva imparato in fretta la lezione. “Ehi, Micah, hai ancora quello spray per coprire gli odori?”. Quando l’altro gli lanciò la boccetta, lui la prese al volo. Gli ci vollero alcuni minuti per spruzzarla tutta e svuotarla, poi se la infilò in tasca. Sollevando delicatamente la lupa, uscì dalla gabbia. Quando Titus la portò fuori alla luce, Tasuki ammise che era molto bella. La sua pelliccia era di un nero intenso e, avendo incrociato per un attimo il suo sguardo al magazzino, sapeva che i suoi occhi erano di un bel colore dorato con riflessi blu e verdi. “Chissà quanti anni ha.” chiese sottovoce per non svegliarla, anche se gli avevano detto che il tranquillante l’avrebbe fatta dormire ancora per un po’. “Secondo Boris ha una ventina d’anni, in base alla grandezza delle sue zampe.” rispose Micah accigliato. “Sembra aver passato un periodo difficile in cattività.”. Portandola nella cella vuota, Titus la adagiò delicatamente sulla branda. Avendo ascoltato la conversazione tra Micah e Tasuki, le diede un’occhiata più da vicino. Si trovò d’accordo riguardo al trattamento che doveva aver subito da Luca. La sua pelliccia, così scura e bella, in alcuni punti era sporca e opaca, segno che non tornava nella sua forma umana da un bel po’. I cuscinetti delle zampe erano graffiati e ruvidi, ed erano visibili anche alcuni segni di escoriazione da pungolo per bestiame. Sapeva perché si era rifiutata di trasformarsi e ammirava la sua testardaggine. Se l’avessero catturata nella sua forma umana... l’avrebbero violentata. Aveva usato l’unica arma che aveva contro di loro... cioè il fatto che una femmina di lupo mannaro non può rimanere incinta nella sua forma animale. Ciò non dimostrava soltanto la sua forza di volontà ma anche la sua intelligenza. Mantenendo il controllo, Titus uscì dalla cella e chiuse la porta a chiave. Al suo risveglio sarebbe stata ancora di pessimo umore ma, almeno, quella cella era molto meglio della gabbia in cui l’avevano fatta entrare. “Non dovremmo iniziare ad interrogare la guardia che abbiamo preso e vedere se sa dove tengono gli altri ostaggi?” chiese Tasuki mentre si avviava verso la stanza degli interrogatori. Titus stava per rispondere quando uno degli agenti che non aveva partecipato al raid entrò dalla porta principale e si diresse verso le celle. “Philip, dove diavolo stai andando?” gli chiese Titus. L’agente, uno dei lupi più giovani della squadra, si bloccò e sorrise timidamente. “Non ho partecipato alla missione, perciò volevo vedere se era già tornata in forma umana.”. Micah diede una gomitata a Tasuki “Capisci cosa intendevo?”. L’altro si accigliò e incrociò le braccia sul petto “Purtroppo sì.”. La motivazione dell’agente mise in allarme Tasuki, facendolo infuriare di nuovo. Se la lupa fosse tornata nella sua forma umana non avrebbe avuto alcuna privacy, poiché si sarebbe ritrovata nuda. Ciò era la prova che Micah aveva ragione riguardo all’istinto dei lupi. “È un essere vivente come te, non uno spettacolino a luci rosse.” ringhiò Tasuki, prima di precipitarsi nella stanza degli interrogatori. “Quel ragazzo ha fegato, devo ammetterlo.” mormorò Micah. Titus, perplesso, si rivolse a Phillip “Penso che tu abbia avuto la tua risposta. Manterrete tutti le distanze da questo dipartimento fino a nuovo ordine... chiaro? Anzi, perché non sorvegli tu la porta e ti assicuri che a nessun altro venga la tua stessa idea?”. “E cosa dico?” chiese Phillip stupidamente, poi indietreggiò subito di alcuni passi quando Titus si diresse verso di lui. “Di’ loro che staccherò la testa io stesso al primo idiota che ficca il naso oltre quella porta.” tuonò Titus. Poi lanciò un’occhiataccia a Phillip, che praticamente inciampò nei suoi stessi passi mentre si affrettava a uscire. “Ti hanno mai detto che sei un alfa da paura?” gli chiese Micah, poi rise e gli diede una pacca sulla spalla. L’altro scosse la testa e disse “Forse dovremmo bloccare tutte queste porte e finestre, nel caso in cui si presenti qualche lupo coraggioso. Non voglio distrazioni dopo che avremo iniziato con quell’idiota incatenato nell’altra stanza.”. “Forse dovremmo interrogarlo a turno, in modo che qualcuno sarà sempre qui a sorvegliarla.” propose Micah. “Però adesso, se non seguiamo Tasuki, penso che si sfogherà sul nostro uomo.”. Titus alzò un sopracciglio “Buona idea.”. Nella stanza degli interrogatori, Tasuki si afferrò allo schienale della sedia e fissò il lupo mannaro dall’altra parte del falso specchio. Chiuse gli occhi, incapace di impedire che quel maledetto ricordo tornasse a perseguitarlo. Era l’ultimo sogno che aveva fatto su di lei... ed era stata anche l’ultima volta che aveva dormito. C’era una gabbia al centro di un’enorme caverna e Kyoko era intrappolata all’interno. Nel sogno era stata portata via da un mostro. Tasuki girava freneticamente attorno alla gabbia, alla ricerca del chiavistello per aprirla, ma c’erano solo sbarre di ferro. Aveva promesso di salvarla... ma come avrebbe potuto farlo se non c’era neanche una dannata porta? Aveva alzato lo sguardo e incrociato quello di Kyoko proprio mentre un paio di mani uscivano dall’oscurità e lo trascinavano verso la morte... lui ricordava di essere morto. Tasuki aprì gli occhi mentre il ricordo svaniva. Non importava quante volte avesse fatto quel sogno, finiva sempre allo stesso modo... lui moriva e Kyoko rimaneva intrappolata nella gabbia. Si passò una mano tra i capelli, cercando di riprendersi. Non importava quanto fossero reali i ricordi dei suoi sogni... erano solo nella sua testa ed era lì che dovevano rimanere. Guardando il rapitore nell’altra stanza, decise di sfogare la propria rabbia sui veri mostri che provavano gusto nel tenere in gabbia le ragazze. Perché no? Non aveva niente di meglio da fare. Micah seguì Titus nella stanza e trovò Tasuki appoggiato ad una sedia, a fissare la guardia sotto custodia attraverso il falso specchio. Se gli sguardi avessero avuto il potere di uccidere, adesso quel tipo non sarebbe stato altro che una macchia di sangue sulla sedia. “Possiamo far passare la corrente elettrica attraverso quella sedia e farlo ballare un po’?” chiese Tasuki... non proprio scherzosamente. “Idea allettante, ma no.” rispose Titus. “La ragione per cui Phillip era venuto ha sollevato una questione importante.”. Tasuki annuì “Dovete procurarle dei vestiti nel caso in cui si svegli e decida di trasformarsi.”. Guardò i suoi compagni quando nessuno dei due si mosse. “Magari l’agente donna che ha partecipato al raid ha dei vestiti di ricambio nell’armadietto. Volete che vada a controllare?”. “No, è impegnata con le altre ragazze che devono essere visitate da un medico.” lo informò Micah, poi si strofinò il mento quando gli venne in mente una soluzione ad entrambi i suoi problemi. “Ho un’idea.”. “Sarebbe la prima volta.” disse Titus, poi sorrise quando l’altro gli diede una gomitata. “Ah-ah.” borbottò Micah. “Stavo dicendo... chiamo Alicia e le chiedo di portarci dei vestiti.”. “Chi è Alicia?” chiese Tasuki. “Sua sorella minore.” lo informò Titus. “Micah è un po’ di cattivo umore da quando lei si è messa con un Dio del Sole.”. “Dio del Sole?!” esclamò Tasuki confuso. Questa gli era nuova, eppure non capiva il perché della propria sorpresa. Pensava di esserci abituato, ormai. “Smettila di spifferare gli affari miei.” brontolò Micah, e tirò fuori il suo cellulare. Mentre componeva il numero sospirò, sapendo che Titus aveva ragione. Ultimamente era proprio giù di morale, gli mancava sua sorella e Damon si stava comportando da coglione, tenendola rinchiusa per giorni. Quello era un’ottima scusa per vederla e capire se era ancora felice con Mister Possessivo. “E tu chiederesti ad Alicia di attraversare l’intera città solo per portarci dei vestiti?”. Titus alzò un sopracciglio. “Sei così disperato?”. “Che diavolo è un Dio del Sole?”. Tasuki voleva davvero saperlo, per poterlo aggiungere alla sua crescente lista immaginaria di cose strane. Micah stava per premere il tasto verde quando Titus aveva messo in dubbio le sue motivazioni. Pensando alla svelta, trovò subito una scusa addirittura migliore. “In realtà, penso che potremmo prendere due piccioni con una fava.” sogghignò. “Alicia mi ha detto che Damon le sta insegnando a lanciare l’incantesimo di obbedienza sulle persone.”. Indicò l’uomo dall’altra parte dello specchio. “Potremmo pestare a sangue quel demente e non ottenere niente di più di quanto otterrebbe Alicia con un paio di semplici domande. E poi, deve per forza dire la verità... non abbiamo modo di sapere se ci sta sviando per pararsi il culo con Luca.”. “E va bene.” Tasuki sospirò, accettando il fatto di essere completamente ignorato. “Sono sicuro che alla fine lo scoprirò da solo.”. Capitolo 3 Alicia aveva appena finito di preparare il caffè quando il suo cellulare iniziò a squillare. Precipitandosi verso la borsetta, lo afferrò dando una rapida occhiata all’ID del chiamante. Se lo portò all’orecchio con un sorriso smagliante. “Ehi Micah, che succede?”. “Hai un po’ di tempo per il tuo fratellone?” chiese lui, voltando le spalle agli altri due nella stanza in modo che non potessero vedere l’espressione di sollievo sul suo viso. Si aspettava quasi che fosse Damon a rispondere al suo telefono. Alicia scrollò le spalle “Sì, credo di sì. Damon è fuori con Michael e Kane. Probabilmente starà via ancora per un po’.”. “Bene, perché mi serve un favore.” iniziò Micah. “In una cella c’è una lupa che abbiamo appena salvato dai commercianti di schiavi. Non si è ancora trasformata ma, quando lo farà... le serviranno dei vestiti. Pensi di poterle portare qualcosa qui in centrale?”. Alicia guardò il suo enorme armadio pieno di vestiti prima di annuire “Sì, penso di riuscire a trovare qualcosa. Quando vuoi che venga?”. “Appena sei pronta.” rispose Micah. “Non sappiamo quando finirà l’effetto del tranquillante.”. “Arrivo subito.” disse Alicia. “Ti serve qualcos’altro?”. “Sono contento che me l’hai chiesto.” rispose Micah, facendole percepire il proprio sorriso. “Ho bisogno che tu lanci l’incantesimo su un altro lupo e lo costringi a rispondere ad alcune domande per noi. Pensi di farcela?”. “Sì.” rispose lei un po’ troppo in fretta. “Dammi un po’ di tempo per vestirmi e prendere qualcosa per quella povera ragazza e arrivo.”. Riagganciò, e un sorriso smagliante le apparve sul viso mentre si affrettava a vestirsi. Era bello avere qualcosa da fare mentre Damon era via. Almeno adesso si sentiva utile e, con un po’ di fortuna, avrebbe potuto dimostrargli che era davvero capace di fare qualcosa da sola. Infilandosi i suoi jeans preferiti e una maglietta nera abbottonata di Damon, tirò fuori un borsone di pelle e prese due completi dall’armadio. Uno nel caso in cui alla ragazza piacessero le cose frivole e l’altro che la facesse sentire forte e sicura di sé. Perché non darle la scelta tra elegante o tosta? E poi, Damon aveva riempito più della metà del suo armadio con abiti da cattiva ragazza, che si abbinavano alle sue stesse azioni da cattivo ragazzo. Una volta piegati i vestiti, rovistò tra alcuni capi di biancheria intima che non aveva ancora mai indossato e li mise nel borsone insieme a qualcosa da usare per la notte. Pensò che qualsiasi ragazza, dopo essere stata tenuta prigioniera, avrebbe apprezzato piccole cose come la biancheria intima pulita, lo spazzolino da denti e magari un po’ di trucco. Diede un’ultima occhiata in giro per la stanza, per assicurarsi di non aver dimenticato nulla. Posando lo sguardo sui suoi accessori per capelli, prese un pettine e una spazzola insieme ad alcuni elastici cosicché la ragazza potesse legarsi i capelli, se voleva. Alicia sorrise, si mise il borsone a tracolla e si diresse verso la porta. Era bello sapere che stava per rivedere Micah, anche se erano passati soltanto pochi giorni. Le mancava. Il fatto che avesse chiesto aiuto proprio a lei era abbastanza emozionante. L’idea di lanciare un incantesimo di obbedienza per fini legittimi, e il fatto che il suo obiettivo fosse un lupo mannaro e non un umano, erano una sfida per lei. Gli umani erano molto più facili da controllare perché non erano immuni, a meno che non fossero sensitivi o indossassero un ciondolo come il suo. Damon le aveva detto che era più difficile controllare i mutanti perché i loro sensi erano più acuiti. Purtroppo non aveva avuto molte occasioni per fare pratica sugli umani, Damon la lasciava uscire a malapena dalla camera da letto. Alicia raddrizzò le spalle. Quella era la sua occasione per fare un po’ di pratica senza distrazioni sessuali. Proprio mentre usciva dalla camera da letto, Kane si fiondò attraverso la porta d’ingresso borbottando sottovoce. “Tutto bene?” gli chiese Alicia. Kane non sembrò ascoltarla e continuò a borbottare a proposito di una donna di nome Olivia. All’improvviso si bloccò e imprecò a gran voce. “Accidenti!” gridò. “Victoria... non Olivia!”. Michael e Damon entrarono proprio in quel momento, ridacchiando entrambi per la scenata di Kane. Alicia quasi si lamentò per il tempismo di Damon. Era felice di vederlo tornare sano e salvo, tuttavia aveva sperato di avere il tempo di andare e venire dalla centrale prima che lui tornasse. “E così tu saresti quello che si ricorda il nome di tutte le donne con cui è stato.” disse Damon lentamente. “Certo che me li ricordo.” ringhiò Kane. “E allora chi è Olivia?” chiese Michael. “Va’ all’inferno!” borbottò Kane, prima di dirigersi verso la sua camera da letto. “Chissà qual è la risposta a questa domanda.” disse Michael dirigendosi verso la tromba delle scale, poi si fermò vedendo Alicia in piedi sulla soglia della sua camera da letto, con l’espressione di chi è appena stato colto sul fatto. Kane chiuse la porta della sua camera e trovò Tabatha in piedi, con le braccia incrociate sul petto. “Allora, chi sono Olivia e Victoria?” gli chiese. “Le ex di Damon e Michael.” rispose lui senza esitazione, e posò le labbra sulle sue. Nell’atrio, Damon fu subito attirato da Alicia e quasi sorrise quando la vide con indosso una delle sue magliette. Tuttavia, si accigliò per il modo in cui lei si stava mordendo il labbro inferiore, e la scrutò attentamente. I suoi occhi si socchiusero pericolosamente quando vide il borsone a tracolla su una spalla. Alicia sbatté le palpebre quando Damon apparve improvvisamente a pochi centimetri da lei, bloccandole la strada con i palmi sugli stipiti della porta e intrappolandola contro la superficie di legno. Si sporse e la guardò senza dire una parola, ma lei conosceva bene quell’espressione nei suoi occhi. Si sentiva un po’ nervosa e cercò di nascondere la cosa sorridendo “Sono felice che tu sia tornato.”. “Ah davvero?” chiese lui, incapace di impedire che il proprio lato oscuro avesse la meglio. “Se fossi arrivato qualche minuto dopo... ti avrei trovata ancora qui ad aspettarmi?”. Alicia non poté resistere all’istinto di autoconservazione e alzò la mano per toccarsi la collana che non aveva più al collo. Si ricordò di averla data a Nick e sussultò quando si accorse che Damon aveva seguito con gli occhi il suo movimento nervoso, per poi lanciarle uno sguardo cupo color ametista. A quel punto lei sapeva che mentire sarebbe bastato a farlo scattare, con il rischio di tante altre cose... compresa l’ennesima sculacciata. Sentendo il rossore affiorarle sulle guance, alzò il mento in segno di sfida e gli disse tranquillamente la verità. “No.”. Sospirò quando Damon girò la maniglia e la spinse indietro nella camera da letto. Sussultò quando la porta sbatté. L’espressione che vide sul volto di Michael prima che la porta si chiudesse la fece preoccupare. “Dove stavi andando?” chiese Damon, assicurandosi di usare il verbo al passato. “Stavo andando da Micah.” disse Alicia nel tentativo di chiarire l’equivoco, prima di ritrovarsi di nuovo a faccia in giù sulle ginocchia di lui. “Pensavi di passare la notte da Micah?” le chiese Damon a bassa voce. Un’espressione confusa apparve sul viso di Alicia prima che lei posasse lo sguardo sul borsone. Vide la biancheria intima e la spazzola in bella vista e sospirò. Okay... poteva capire il punto di vista di Damon, ma questo non le avrebbe impedito di punirlo con le parole per i suoi pensieri contorti. “Ha bisogno di me.”. Le venne voglia di ringhiare quando lui la interruppe all’istante. “Oh, ci scommetto.”. Damon si raddrizzò facendo un passo in avanti con imponenza. Quello di cui Micah aveva davvero bisogno era un prete per il suo funerale. “Sai una cosa?” gli disse lei lentamente mentre alzava lo sguardo per incrociare il suo. “Sei un idiota.”. “Se impedirti di lasciarmi fa di me un idiota... beh, allora così sia.” ribatté Damon. “No, sei un idiota per aver pensato che ti stavo lasciando.” sbottò Alicia, sentendo crescere la propria rabbia per il fatto che lui stava ancora traendo conclusioni affrettate. “I vestiti non sono per me, Damon.” disse a denti stretti. “Oh certo, vediamo come stanno addosso a Micah.” borbottò lui, immaginando già di strangolare Micah con quelle mutandine nere di pizzo. Alicia avrebbe voluto ringhiare ma si trattenne perché c’era del vetro nella stanza. In realtà, era orgogliosa che Damon non avesse ancora distrutto nulla. Poi sussultò quando lo specchio della toeletta s’incrinò... la legge di Murphy. “Maledizione Damon, smettila di essere così stupido!” sibilò, avvicinandosi ancora di più a lui e afferrandogli il davanti della camicia per fargli abbassare il viso. Aveva imparato come intimidire qualcuno dal miglior insegnante del mondo... lui. “Stanotte Micah e la sua squadra hanno salvato una femmina di lupo mannaro dai trafficanti di schiavi. Le stavo portando dei vestiti così avrà qualcosa da mettere quando si trasformerà di nuovo. Stavo per andare alla centrale perché sono adulta, Damon, e sarebbe andato tutto bene.”. “Oh, tu credi?” chiese lui, sapendo che Alicia aveva completamente dimenticato che la città era piena di demoni. “Non lo credo, io lo so. Tu hai appena aiutato tuo fratello... adesso è ora che io aiuti il mio. Da quando mi è proibito aiutare la mia famiglia?”. Alicia alzò un sopracciglio sfidandolo a dirle di no. “Allora non è un problema se vengo con te... vero?”. Damon ringhiò, non gli piaceva vederla stringere quel borsone improvvisato come se stesse fuggendo. Lei sogghignò “Bene, e quando dimostrerò che la tua teoria è sbagliata... ti farai ammanettare al letto.”. “Questa non è una negoziazione.” dichiarò Damon, incrociando le braccia sul petto. “No, infatti... è una scommessa.” ribatté lei con arroganza. “E se mi segui fuori da quella porta allora vuol dire che accetti l’accordo.”. Detto questo, alzò il mento, gli passò accanto e uscì dalla stanza. Lui serrò le labbra e guardò lo specchio quando sulla sua superficie apparvero altre crepe. Placò la propria rabbia, felice di aver frainteso il comportamento di Alicia. E poi, doveva ammettere che farsi ammanettare al letto era un’idea piuttosto allettante. Quando Alicia e Damon erano scomparsi nella loro stanza, Michael si diresse verso il tetto, non sopportava di starsene rinchiuso tra quattro mura. Sogghignò per la porta che non si chiudeva bene, avrebbero dovuto aggiustarla. La serata si preannunciava fresca e lui chiuse gli occhi, godendo della brezza che lo circondava. Sentendo la porta d’ingresso chiudersi, si avvicinò al parapetto e guardò giù. Vide Damon e Alicia che lasciavano l’edificio, lei camminava con aria quasi altera. Sentì un sorriso affiorargli sulle labbra quando Damon dovette affrettarsi per raggiungerla e prenderla per mano. Poteva anche non pensarla così, all’inizio, ma adesso doveva ammetterlo... Alicia era la ragazza perfetta per suo fratello. Sapeva come gestire la sua rabbia e ottenere quello che voleva. Alzò un sopracciglio quando Damon la fece girare per baciarla. La coppia si prese un momento per riconciliarsi, poi Damon alzò lo sguardo verso suo fratello, con aria perplessa. Michael fece un cenno con la testa e scrollò le spalle, resistendo all’impulso di sgridarli. Come se percepisse cosa stava accadendo nella testa di Michael, Damon abbracciò Alicia più forte e la trascinò nell’ombra. Michael scosse la testa e fece un sorrisetto prima di girarsi, con il pensiero di tornare in casa. Si fermò quando percepì la passione di Tabatha e Kane dall’interno. “Hanno fatto pace.” mormorò, poi rivolse la propria attenzione verso gli alti edifici circostanti. Si sgranchì spalle e collo, sentendo un’improvvisa ondata di energia repressa. Ripensò ad Aurora e alla passione ardente che avevano condiviso quando le loro strade si erano incrociate. Lei era come una forza della natura che lo eccitava con un solo sguardo. Chiuse gli occhi, immaginando di affondare i denti nella sua carne mentre raggiungevano il culmine insieme, saziandola mentre beveva il suo sangue. Quel dolce sapore persisteva ancora sulle sue labbra e lui se le sfiorò con la lingua mentre il desiderio di un altro assaggio iniziava a sopraffarlo. Lui voleva... anzi, doveva entrare in lei mentre assaggiava di nuovo il suo sangue. Poi aprì gli occhi di scatto, ammettendo la propria dipendenza. Scuotendo la testa, decise che doveva liberarsi di quell’energia che gli scorreva nelle vene a causa del sangue di Aurora. Quella scarica sarebbe scomparsa una volta per tutte o era condannato a bramare per sempre l’eccitazione del primo assaggio? Saltando dal tetto, vagò per la città alla ricerca di qualcosa... qualsiasi cosa che lo distraesse dalla tentazione. Aveva combattuto per ridare ad Aurora la sua tanto agognata libertà da Samuel e non aveva intenzione di sostituirsi a lui come suo padrone. Ricordò il modo in cui lei teneva le mani di colui che aveva chiamato ‘fratello’... quel tipo bellissimo di nome Skye. Era una stretta leggera, tenera e infantile... non era la passione che Aurora aveva mostrato con lui. Le avrebbe permesso di stare con suo fratello e, intanto, si sarebbe tenuto occupato nell’attesa che lei tornasse. Muovendosi per le strade, Michael cominciò a percepire sempre più demoni... quelli che uscivano tardi e catturavano le povere anime che si avventuravano nel buio. La voglia di combattere prese il sopravvento e lui sorrise, sapendo che avrebbe potuto contribuire a liberare il mondo da qualche demone e magari smaltire anche un po’ della sua eccitazione. Aveva trovato la sua distrazione. Quella decisione lo portò nella zona malfamata e il suo sguardo acuto guizzava di persona in persona alla ricerca della vittima perfetta, proprio come i vampiri senz’anima cacciavano i loro umani preferiti... i suoi bersagli, però, appartenevano al lato oscuro. Passò accanto ad alcuni demoni di basso livello accalcati ad un angolo della strada. All’apparenza sembravano una normale gang di quartiere e Michael li guardò mentre camminava. Prima del suo arrivo erano rumorosi e turbolenti ma, mentre lui si avvicinava, si zittirono. Le sue labbra si curvarono quasi in un ghigno, come per fargli capire che sapeva esattamente cos’erano. Non si preoccupò di voltarsi indietro quando sentì il rumore di passi che si allontanavano rapidamente. Forse quei demoni erano più intelligenti di quanto pensasse. Giungendo all’incrocio successivo, Michael scrutò gli edifici e le strade sporche, continuando a cercare. Stava per proseguire quando sentì un picco di potere... potere puro, dolce e pericoloso. Restrinse lo sguardo quando quell’odore lo avvolse e un senso di vertigine gli pervase la mente. Non era un potere grande ma era abbastanza forte da fargli venire voglia di annientarlo. Il suono di un campanello lo fece voltare e il suo sguardo color ametista osservò la donna che uscì dal bar malandato dall’altra parte della strada. Indossava un top di pelle e una minigonna corta in pizzo trasparente, con calze a rete e tacchi a spillo neri. I suoi capelli erano di una miriade di colori che andavano da verde e rosa fluorescente a viola, nero e biondo. Lei estrasse una bottiglia di liquore dalla borsa e svitò il tappo. Alzandola, ne bevve quasi metà tutta d’un fiato e poi si asciugò la bocca con il dorso della mano. Anche se all’apparenza sembrava umana, lui poteva vedere il vero volto del demone nascosto. Michael si rilassò mentalmente e fisicamente. La maggior parte dei demoni incontrati in passato non sapevano cos’era lui in realtà... al massimo lo credevano erroneamente un vampiro. Sentendosi sopraffare da una finta calma, scese dal marciapiede. Il demone si girò verso di lui e sorrise attraverso il corpo che aveva rubato per attirare la sua vittima. Michael sapeva che in passato i demoni si nutrivano di vampiri... persino Misery li aveva usati in quel modo. “Buonasera, bellezza.” il demone fece le fusa sbattendo le sue lunghe ciglia. Michael si avvicinò e la sfiorò con una spalla, girandole intorno e mantenendo il contatto fisico. “In effetti è proprio una buona serata.” le sussurrò stando al gioco. “Chi sei?”. “Qualsiasi cosa che tu vuoi che io sia.” sussurrò lei in risposta. “Io voglio che tu sia te stessa.” le disse Michael all’orecchio, poi si mise davanti a lei. Sorrise lentamente mostrando i canini, che portavano sempre la gente a confondere lui e i suoi fratelli con i vampiri. Il demone inclinò la testa di lato e sorrise di nuovo “Oh, capisco.”. Michael annuì mentre rilassava il proprio sorriso “Certo che capisci.”. “Puoi chiamarmi Morgana.”. Lei gli si mise a braccetto e si avviarono entrambi verso un vecchio edificio alla fine dell’isolato. Entrarono e lei chiuse la porta. Michael si guardò intorno e notò la quantità di cadaveri che giacevano lì. Quel posto puzzava di sangue vecchio e di marciume... un luogo adatto a quel vorace demone che adesso era aggrappato al suo braccio. “Ti piace la mia casa?” sussurrò Morgana, poi ridacchiò mentre si voltava per ammirare la propria fatica. Michael scrollò le spalle “Sarà ancora meglio quando il tuo corpo senza vita finirà in mezzo agli altri.”. Si chinò appena in tempo per evitare gli artigli di Morgana, improvvisamente lunghi, che cercavano di staccargli la testa. Torcendo il busto, Michael le affondò un gomito nel torace, facendola piegare. Le sferrò un pugno, colpendola al naso abbastanza forte da farla volare all’indietro. Morgana finì a terra e guardò il vampiro, con il viso contorto in una maschera grottesca che mostrava la sua vera natura. I suoi occhi color nocciola si assottigliarono e divennero rossi, le sue sopracciglia s’incurvarono e la sua bocca, che prima era piuttosto attraente, si allargò in un orrido sorriso con denti aguzzi e malmessi. Lei fece scivolare fuori la sua lingua lunga e si leccò il sangue che le colava dal naso. Michael fece una smorfia... era nauseante. Avrebbe fatto sicuramente un favore alla città liberandola da quel mostro. Tale bruttezza guastava il panorama. Arrampicandosi all’indietro sul muro, lei balzò di nuovo verso Michael, dimenando i lunghi artigli davanti a sé. Stavolta gli lasciò un paio di graffi sul petto attraverso la camicia... non erano gravi ma sanguinavano comunque. Lui strinse il pugno destro e colpì il demone al viso, facendogli girare la testa in modo innaturale. Dandogli un rapido calcio al ginocchio, sentì le ossa frantumarsi. Non provò alcun rimorso, sapendo che il demone si era nascosto in un corpo già morto. Quando Morgana cadde per la seconda volta, Michael si avvicinò lentamente e la afferrò per i capelli. Sollevandola da terra, si fermò per un istante e chiuse gli occhi quando l’odore del suo sangue lo pervase. “Voi demoni non siete altro che mostruosi ibridi rinnegati dai Caduti che vi hanno generato.”. sibilò Michael, improvvisamente consapevole di cosa fossero davvero i demoni. Finora non aveva mai notato le deboli tracce di sangue di Caduto nei demoni... ma adesso conosceva il loro sapore. I Caduti e gli Dei del Sole erano simili, in questo senso... creavano mostri a caso. L’unica differenza era il modo in cui li creavano. Morgana allungò una mano verso il braccio che la teneva per i capelli e affondò gli artigli nella carne. Rimase senza fiato quando, all’improvviso, si ritrovò sollevata da terra, a fissare quei furiosi occhi color ametista. Le sue scarpe alte caddero sul pavimento e lei avvolse l’altra mano attorno alla nuca di Michael, sperando di spezzargli il collo e liberarsi. Sentendosi penetrare da quello sguardo color ametista, finì per indebolirsi, rimanendo appesa per i capelli. “Lasciami andare.” sussurrò Morgana, improvvisamente impaurita. Lei era forte, una delle più forti in quella zona malfamata, eppure quel vampiro, che lei aveva creduto una vittima facile, era assai più forte di qualsiasi creatura avesse mai incontrato. “Lasciarti andare?” chiese Michael, come se quel concetto gli fosse estraneo. “Hai ucciso per fame tutti questi umani e questi demoni, in base al loro aspetto, e vuoi che ti lasci andare?”. “Ti darò tutto il sangue umano che vuoi.” Morgana piagnucolò e sibilò allo stesso tempo. “Sarò la tua serva... io li attirerò e te li porterò.”. “Non mi serve aiuto per procurarmi da mangiare.” disse sardonicamente Michael. La sua voce si ammorbidì all’improvviso “Però... scommetto che i demoni hanno un sapore migliore di quello degli umani.”. Morgana sussultò quando un improvviso dolore lancinante le pervase la spalla, e la sensazione del vampiro che assorbiva la sua essenza le fece emettere un verso disumano. Riprese a dimenarsi e lo graffiò con furia, ma la vera oscurità stava iniziando ad offuscarle la vista. “Chi sei tu?” sussurrò con un ultimo respiro. Michael resistette e succhiò l’ultima goccia di forza vitale di Morgana, prima di lasciarla cadere a terra. Sogghignò quando sentì il tonfo sordo del cadavere. Non sapeva di poter uccidere i demoni prosciugandoli... scommetteva che neanche loro ne erano a conoscenza, visto che i vampiri senz’anima bramavano soltanto il sangue umano. Guardò con disgusto il demone raggrinzito “Puoi chiamarmi Michael.”. Atterrò piano sul pavimento e si diresse verso la porta. Usando le maniche, si ripulì il sangue sulle labbra, poi lo guardò... sangue nero, sangue contaminato. Aprendo la porta, uscì sul marciapiede e si sistemò la giacca in modo che non si notassero gli strappi sulla camicia. Poi si voltò e tornò da dov’era venuto, notando che un gruppo di demoni si era radunato all’ingresso dell’edificio. Dovevano essere i subalterni di Morgana accorsi per ammirare colui che aveva ucciso la loro padrona. Quelle creature non mostravano alcun segno di vita umana e Michael non vi prestò attenzione mentre gli passava tranquillamente davanti. Aveva fatto quello che voleva fare e nessun’altra creatura lì meritava la sua attenzione... il loro potere di basso livello non valeva il suo tempo. Più erano potenti, più avevano il sapore dei Caduti... ne era sicuro. La scarica procuratagli dal sangue di Morgana adesso gli pulsava nelle vene ad un ritmo pacato e caotico. Lo stava riscaldando e stava intensificando i suoi sensi... ciò gli ricordò di quando aveva bevuto il sangue di Aurora. Michael si bloccò quando si rese conto di cosa stava pensando. All’eccitazione si aggiunse subito il panico e il pensiero di Aurora gli fece accumulare la paura nello stomaco, accompagnata da un brivido profondo. Ricordò l’avvertimento di Kane dopo aver ucciso Samuel sul tetto. Aveva fatto notare ad Aurora la pericolosità del lasciargli bere il proprio sangue. Cercando un motivo, si ricordò di Samuel che sfidava Aurora, dicendole che i demoni in città erano abbastanza forti da uccidere con facilità un Caduto... e che ne avevano già uccisi altri finora. Quei demoni erano un pericolo per lei... Samuel non aveva mentito su questo. Un lento sorriso affiorò sulle labbra di Michael. Adesso aveva un valido motivo per nutrirsi dei demoni che vagavano per Los Angeles. Non solo avrebbe protetto Aurora, ma avrebbe anche soddisfatto la propria brama con il sangue diluito degli ibridi. Assumendolo a piccole dosi sarebbe riuscito a controllarne meglio gli effetti collaterali indesiderati, come i terremoti o l’essere ucciso da Syn. “Sarà un bene per tutti.” concluse Michael, poi infilò le mani in tasca godendo della propria eccitazione e cercò la sua prossima vittima. Capitolo 4 Micah sospirò per l’ennesima volta da quando aveva telefonato ad Alicia. Finora Tasuki era andato a controllare la lupa sei volte, Titus aveva allontanato altri tre agenti quando Phillip si era trovato in difficoltà, e la guardia prigioniera aveva iniziato a mordicchiarsi un polso nel tentativo di liberarsi dalla sedia. All’improvviso il lupo aveva voglia di andarsene ma, ovviamente, non era colpa sua. Loro si annoiavano, perciò avevano iniziato a prenderlo in giro, tramite l’interfono, su quello che gli avrebbe fatto Luca quando avrebbe scoperto che era una spia. “Non è così che volevo passare la giornata.” si lamentò Tasuki. “Ti ho sentito.” borbottò Micah, sperando che Alicia si sbrigasse. Gli aveva detto che Damon non c’era, perciò lui era ancora più impaziente di vederla. Tasuki lo guardò “Sono curioso, quanti puma e giaguari ci sono in questa città?”. “Qualche centinaio.” rispose Micah. “Ma non tutti si muovono in branco. Alcuni si accontentano dei propri compagni e cercano di vivere una vita normale. Ne conosco molti che cercano persino di comportarsi da umani... al punto che i loro compagni non sanno nemmeno cosa sono.”. “Ma non avete dei bisogni e cose del genere?” chiese Tasuki scrollando le spalle. Micah sorrise “Sì, è una delle poche cose vere dei film. Almeno una volta ogni due o tre mesi dobbiamo lasciare la città e scatenarci. I mutanti che si fingono umani inventano la scusa che nel fine settimana andranno ad arrampicarsi o roba del genere. Possiamo sopravvivere con cibo normale e una vita normale ma, se ogni tanto non seguiamo il nostro istinto di trasformarci e correre liberi, tendiamo a diventare un po’ scontrosi... o peggio.”. Tasuki sorrise “Allora dev’essere passato un bel po’ da quando tu hai dato sfogo al tuo lato selvaggio...”. La risposta di Micah gli morì sulle labbra quando la porta principale si aprì e lui sentì due persone entrare nell’edificio. Andò alla porta e la aprì appena per sbirciare. Una parte della sua emozione svanì quando vide che Damon aveva deciso di seguire Alicia. “Non fantasticare sugli Dei del Sole che incutono timore... stai per incontrarne uno.” disse Micah con una punta di sarcasmo. “Io sono ancora convinto che sia solo un sinonimo di “coglioni”.”. Tasuki rimase perplesso “È appropriato dare del coglione a qualcuno con un titolo del genere?”. “Se gli si addice, sì.” Micah scrollò le spalle. Damon sogghignò, chiedendosi per quanto tempo il poliziotto fuori dalla porta avrebbe continuato a stare su una gamba sola. Era ciò che quello stupido si meritava per aver detto ad Alicia che non poteva entrare. Vedendo Titus venirgli incontro, si chiese che aspetto avrebbe avuto un lupo alfa che dava ordini al branco camminando sulle zampe anteriori. Poi sospirò, si sentiva già annoiato. “Alicia, sono contento che tu sia venuta.” disse Titus, poi fece un cenno di saluto a Damon. Dovette sforzarsi per non massaggiarsi il mento al ricordo della forza nel pugno che si era beccato al loro primo incontro. Riportando l’attenzione su Alicia, notò il borsone di pelle nera. “Sono le cose che hai portato per lei?”. Alicia annuì e gli consegnò il borsone “Sì, ho portato anche una spazzola e un po’ di trucchi, non si sa mai.”. Titus sorrise “Sono sicuro che, a questo punto, qualsiasi cosa sarà benaccetta. L’ho sistemata nell’unica cella provvista di doccia. Non è una prigioniera ma, quando l’abbiamo salvata, mostrava segni di aggressività, perciò abbiamo dovuto sedarla.” disse, tralasciando il fatto che fosse in calore. “Spero che, trovando queste cose al suo risveglio, si calmi. Gliele porto e poi cominciamo.”. I muscoli della mascella di Damon scattarono quando strinse i denti. Guardò Alicia chiedendosi cosa intendesse dire Titus con “Poi cominciamo”. Alicia si morse il labbro, ricordando di non aver detto a Damon l’altra ragione per cui aveva accettato di venire. Volendo rallentare Titus, gli chiese “Posso vederla?”. Lui scrollò le spalle “Perché no?”. Guidò Alicia e il suo possente compagno attraverso la porta che conduceva alle celle di detenzione. Quando si avvicinarono alla cella, Titus prese subito le chiavi e aprì la porta. Poggiando il borsone a terra accanto alla branda, si allontanò con cautela. “È adorabile.” sussurrò Alicia, sentendosi in pena per lei. “A quanto pare è nella sua forma di lupo da settimane... non è pericoloso?”. “Già, spero che si senta abbastanza al sicuro da trasformarsi di nuovo quando si sveglierà.” disse Titus. “Ha superato da poco l’adolescenza.” intervenne Damon, stringendo un braccio attorno ad Alicia quando percepì la sua tristezza. “Boris dice che ha piò o meno vent’anni.” rispose Titus. “Poverina.” disse Alicia sottovoce e, all’improvviso, si sentì impaziente di lanciare l’incantesimo su quel tipo. Se era lui il responsabile... socchiuse gli occhi per una frazione di secondo, cercando di pensare ad una punizione adatta. Micah calcolò perfettamente i tempi e uscì dalla stanza proprio mentre loro arrivavano. Fece perfino finta di spalancare gli occhi con sorpresa, come se non sapesse che lei era già arrivata. “Ecco la mia sorellina latitante.” disse scherzosamente, ricevendo un forte abbraccio. Alicia lo lasciò andare subito e lui rimase deluso, ma pensò che Damon si sarebbe ingelosito se si fossero abbracciati troppo a lungo. “Come stai?” le chiese, scostandole i capelli dagli occhi. “Benone.” rispose lei, poi lanciò un’occhiata sorniona a Damon, con la speranza di metterlo di buon umore prima che sganciassero la bomba rivelando l’altra ragione per cui era venuta in centrale. “Scusa se sono sparita ma il mio compagno tende a tenermi prigioniera per giorni.”. Damon sorrise per quelle parole, poi guardò dietro Micah quando vide uscire un altro uomo dalla stessa stanza. Si accigliò quando percepì la sua strana aura. Non poteva leggere l’anima come facevano i Caduti ma, di solito, riusciva a vedere l’aura delle persone se si sforzava. Per vedere l’aura di quel ragazzo non dovette sforzarsi... brillava di un blu fluorescente dall’interno. “Questo è Tasuki, uno dei nostri detective umani.” disse Micah. “Trevor ha scoperto per caso che lui sapeva dell’esistenza del paranormale, perciò eccolo qui con noi.”. Umano? Damon sorrise per la loro ingenuità. Quel tipo era molto più di un semplice essere umano. “Tu devi essere Alicia.” disse Tasuki con un sorriso disarmante, poi tese la mano a Damon, avendo saputo del suo caratteraccio tramite gli sfoghi di Micah. “Lieto di conoscervi entrambi.”. Damon fissò la mano per un momento e alla fine la strinse. Quell’uomo non era una minaccia per Alicia, perciò lo avrebbe lasciato fare. “Allora, dov’è il lupo che devo ipnotizzare?” chiese Alicia. “Immagino sia uno dei bastardi che ha rapito la ragazza.”. Damon guardò di nuovo la sua compagna e le lanciò un’occhiataccia. “Non mi hai detto niente del lanciare l’incantesimo ad un licantropo.”. “Non me ne hai dato la possibilità.” lo accusò lei. “E comunque sei in debito con me.”. “Io non ho accettato la scommessa.” ribatté Damon con un sorrisetto subdolo. “Peccato.” disse Alicia in modo compassionevole e quasi rise quando lo vide restringere lo sguardo. Riportò la propria attenzione al presente prima che Damon pensasse ad un modo per fermarla. “Se mi fate strada farò cantare quel tipo come un uccellino.”. Tasuki si spostò e fece un cenno verso la stanza degli interrogatori. “Il tuo obiettivo è proprio lì dentro.”. Alicia entrò con Damon e Micah dietro di lei. Tasuki sorrise a Titus per il comportamento protettivo di quei due, prima di unirsi a loro nella stanza. Titus sorrise e scosse la testa. Quei due non sarebbero mai cambiati ma, almeno, era divertente guardarli. Tutti e cinque, attraverso il falso specchio, guardarono il lupo mannaro dall’altra parte. Quel dannato idiota stava ancora provando a liberarsi dalla sedia. Aveva i polsi bloccati in morse di titanio e le caviglie legate alle gambe della sedia. Al momento, aveva allentato i bulloni che tenevano la sedia fissata al pavimento e si dondolava avanti e indietro nel tentativo di rovesciarla. “Cinque dollari che cade e batte la testa.” disse Tasuki di punto in bianco. Damon sorrise per il tentativo umoristico di quell’“umano”. “Dieci dollari che cade e tenta di strisciare verso la porta.” aggiunse Micah, ed entrambi si prepararono ad assistere alla scena. Damon sogghignò e decise di... dare un aiutino. Quando il lupo si dondolò di nuovo con la sedia, cadde e batté testa sul pavimento... abbastanza forte da perdere i sensi. Tasuki sghignazzò e tese la mano verso Micah per farsi dare i soldi che gli doveva. “Sì, ok, sei fortunato, novellino.” disse Micah mentre apriva il portafogli, ed estrasse una banconota da dieci. “È stato bello fare affari con te.” disse Tasuki, mettendosi la banconota in tasca. “Vogliamo scommettere su quanto tempo rimane privo di sensi?”. Alicia osservava tranquillamente il lupo mannaro. Si era aspettata di sentirsi un po’ nervosa ma, incredibilmente, non fu così. Con coraggio, fece un respiro profondo, sapendo che a Damon non sarebbe piaciuto quello che stava per dire. “Lasciatemi qualche minuto da sola con lui.” disse. “Non credo proprio.” ringhiò Damon, per nulla divertito. Alicia mise il broncio “Come pensi che imparerò qualcosa se sei sempre lì per aiutarmi?”. “Io sarò sempre lì per aiutarti.” la corresse Damon. “Oh, davvero?”. Alicia si mise le mani sui fianchi, concludendo che fare gli occhi dolci non sarebbe servito, così provò di nuovo con la verità. “E se, per qualche motivo, veniamo separati e io mi trovo ad affrontare un pericolo da sola?”. “Tu non entrerai in quella stanza da sola.” insistette Damon, incrociando le braccia sul petto. “Sai, sarebbe bello sentirsi abbastanza apprezzata da poter fare qualcosa da sola, per una volta, invece di avere una dannata balia.”. Gli voltò le spalle e aggiunse “Sei peggio dei miei fratelli.”. Damon socchiuse gli occhi fissando la schiena di Alicia mentre Micah la guardava con un’espressione ferita. “Non potresti entrare con lei e lasciarla almeno provare da sola, prima di aiutarla?” chiese Micah, cercando di fare pace con lui per una volta. Alicia guardò Damon, apprezzando il compromesso di Micah. “Ci servono davvero tutte le informazioni che riusciremo a strappargli. So per certo che le ragazze che abbiamo salvato stasera non sono le uniche ad aver bisogno del nostro aiuto.” aggiunse Titus come incentivo. “Questo tipo potrebbe sapere dove sono nascoste le altre.”. Damon sospirò tra sé quando vide l’espressione sconsolata di Alicia. Stava diventando troppo tenero. “D’accordo, entreremo insieme ma il lupo è tutto tuo.”. L’espressione di Alicia si trasformò in un sorriso e lei lo strinse in un pacato abbraccio di gratitudine. Alcune persone potevano non capire Damon ma lei lo capiva... e amava tutto di lui. Tasuki condusse la coppia nella stanza degli interrogatori e uscì chiudendo la porta. Tornò subito da Micah e Titus per assistere alla scena. Micah prese una sedia e vi si mise a cavalcioni, incrociando le braccia sullo schienale. Titus si appoggiò al muro accanto al falso specchio e Tasuki si posizionò dall’altro lato. “Che cosa gli farà esattamente?” chiese Tasuki mentre guardava Damon che si chinava per raddrizzare la sedia, con il lupo ancora privo di sensi. “Hai presente i vampiri dei film, che ipnotizzano le persone e gli fanno fare cose che normalmente non farebbero?” gli chiese Micah. Tasuki strinse le spalle “Beh, sì... ma ho capito che con lei non vale perché è una mutante come te, perciò mi sono arreso al fatto che i film non sono molto veritieri.”. “Di solito un mutante non ha quel tipo di abilità.” disse Titus, poi aggiunse “Ma Alicia è un’eccezione. Essere accoppiati con un Dio del Sole ha i suoi vantaggi.”. Tasuki sospirò “Quando mi direte che cos’è un Dio del Sole?”. “Quando lo scopriremo.” rispose Micah, come se avesse risolto il problema. Il lupo mannaro aprì gli occhi e all’improvviso balzò in avanti verso Alicia, ringhiando e latrando. “Che fortuna... mi hanno mandato una gattina.”. L’enfasi sulla razza di Alicia fece scattare Damon e, prima che qualcuno potesse accorgersene, si ritrovò a pochi centimetri dal lupo con una mano intorno al suo collo. Con grande sorpresa di tutti, Alicia comparve tra i due lanciando un’occhiataccia a Damon. “Hai fatto una promessa.” sibilò. “E sarebbe difficile ipnotizzare un cadavere.”. Lasciandogli il collo, Damon guardò il lupo e i suoi occhi color ametista si oscurarono. Il lupo deglutì quando la sua sedia iniziò a tremare e il tavolo si tese contro i bulloni che lo tenevano fissato a terra. Uno di essi si staccò, risuonando quasi come uno sparo in quel silenzio tombale. “Damon!” gridò Alicia. “Mi sto solo assicurando che abbia capito.” disse lui, e andò ad appoggiarsi alla parete dall’altra parte del tavolo. “Forse lui non ha capito... ma io sì.” sussurrò Tasuki. Alicia si avvicinò al tavolo e si sedette, fissando il licantropo che adesso era pensieroso. “Che diavolo vuoi?” le chiese, dopo essere giunto alla conclusione che sarebbe morto comunque, che parlasse o no. “Hanno mandato un bel bocconcino per farmi parlare?”. Si sporse un po’ verso di lei “Non puoi fare niente per costringermi a tradire Luca. Ti dico una cosa, bellezza. Ci sono un sacco di donne ad aspettarmi, là fuori.”. Alicia gli sorrise appena e si sporse “Oh, ne sono certa, ma prima di andartene forse dovresti rispondere alle mie domande. Sto cercando un’amica... è sparita e mi chiedevo se tu l’avessi vista.”. “Io ne ho viste parecchie di donne.” rispose lui con un sorrisetto presuntuoso, non rendendosi conto che le stava già obbedendo. “Ma è un bel po’ che non mi passa tra le mani una femmina di puma.”. “Lei non è un puma.” disse Alicia e piegò la testa di lato, sentendosi carica quando il lupo imitò il suo movimento con la testa. Non rimase sorpresa quando, all’improvviso, ebbe una strana visione di un’altra ragazza e si rese conto che stava vedendo i suoi pensieri. Attingendo a quei pochi ricordi che aveva scovato nella sua mente, Alicia decise di usarli a proprio vantaggio. “La mia amica è umana, ha i capelli biondi e rosa, gli occhi verdi e sulla schiena ha un tatuaggio di due mani che tengono una sfera di cristallo.”. La guardia si accigliò “Sì... abbiamo preso quel bel bocconcino un paio di settimane fa. Luca l’ha tenuta per sé. Lui prende sempre le migliori.”. Alicia piegò la testa di lato e lui fece lo stesso. “Dov’è Luca?” gli chiese piano. “Non lo so.” rispose il lupo, intontito. “È un tipo intelligente... non racconta tutto a tutti, sai? Siamo in così tanti a lavorare per lui in zone diverse... nessuno sa mai dove si trovano gli altri. Così, se ci arrestano, non possiamo tradirli.”. Alicia spalancò gli occhi e dilatò le pupille, attirando ancora di più il lupo sotto il proprio potere. Le risposte che le dava stavano solleticando la sua rabbia ma lei riuscì a gestirla. “Dove rapite le ragazze, di solito?” gli chiese. “A volte nelle discoteche o nella zona malfamata della città, i senzatetto sono prede facili... a nessuno frega abbastanza da denunciarne la scomparsa.”. “I quartieri poveri.”. disse Micah. “La cosa ha un senso.”. “Perché?” chiese Titus. “Alicia è finita nei guai in quella zona, un po’ di tempo fa.” rispose Micah, ricordando i due lupi mannari che lei aveva prosciugato in un vicolo. Scacciò via il ricordo. “Non è una bella zona... c’è molto movimento tra droga e prostituzione. E c’è anche molta attività demoniaca.”. “E la mia amica? Dove l’avete trovata?” chiese Alicia, poiché, dai ricordi dell’uomo, gli abiti della ragazza le sembravano quelli di una persona facoltosa. “Lei e quella lupa stavano ballando al Night Light, più di un mese fa. Parker ha messo la droga nei loro bicchieri e loro non si sono accorte di niente.”. Micah lasciò cadere la sedia quando un pensiero lo assalì. “L’hanno tenuta in gabbia per un mese.” tuonò infuriato, poiché le ragazze erano state rapite nel suo locale. “Lo sospettavo. Ecco perché affrontai Anthony.”. Titus gli fece un cenno con la mano e premette il pulsante dell’interfono “Alicia, c’è un modo per fargli il lavaggio del cervello?”. “Ci sono molte cose che potrei fargli, al momento.” rispose lei, senza distogliere lo sguardo dal prigioniero. “Potrebbe esserci utile in futuro.” rispose Titus. “Quindi vuoi che gli faccia il lavaggio del cervello così righerà dritto per il resto della sua vita?”. Titus alzò un sopracciglio “Non è una cattiva idea... convincilo che fa parte del mio branco e che quello di Luca è il branco nemico. Poi, se non ti dispiace, vorrei che facessi la stessa cosa con le altre quattro guardie che abbiamo preso.”. “Potresti provare la sua lealtà e poi rimandarlo da Luca come spia.” suggerì Damon, sapendo che Titus poteva sentirlo. L’altro esitò prima di premere di nuovo il pulsante “Potrò fidarmi di lui completamente?”. “Alicia?”. Damon sorrise compiaciuto, sapendo che lei, in realtà, moriva dalla voglia di costringere quel tipo a cavarsi gli occhi da solo e ingoiarsi la lingua. “Sì, ho capito.” rispose lei con un sorriso impertinente. Titus sorrise soddisfatto quando Alicia aggiunse un paio di regole personali... visitare un locale per motociclisti gay nelle serate libere e non sentirsi mai più attratto da una femmina di nessuna razza. “Accidenti.” disse Micah con un sorriso smagliante. “Non ho mai visto niente di simile.” mormorò Tasuki. Micah sogghignò “Benvenuto nel nostro mondo. Questo non è niente in confronto alle altre cose che succedono qui.”. “Sembra che abbia finito.” disse Titus, e si scostò dal muro proprio quando la porta si aprì. “È andata bene?” chiese Alicia con un sorriso. “Tutto perfetto come sempre.” la elogiò Micah. “Ti porto al distretto così puoi lavorare sugli altri.” le ricordò Titus, guardando Damon per la sua approvazione. Alicia si avvicinò e diede un altro abbraccio a Micah. “Grazie per avermi permesso di dare una mano. È stato davvero bello sentirsi utile perciò, se prendete altri cattivi che potrebbero essere raddrizzati, fammelo sapere.”. Si divincolò rapidamente dal suo abbraccio e seguì con impazienza Titus fuori dalla porta. Micah sorrise mentre lei si allontanava, ma la sua espressione svanì quando vide Damon che lo fissava. Con un sospiro pesante, scosse la testa e roteò gli occhi prima di allontanarsi da lui. Micah si appoggiò al falso specchio per dare un’occhiata al lupo mannaro e rimase sorpreso quando una piccola crepa apparve all’improvviso proprio davanti ai suoi occhi. Tasuki fece un passo indietro quando vide una sfumatura dorata nei suoi occhi. Vedere quegli occhi risvegliò i suoi ricordi e la visione dell’uomo dagli occhi dorati, che Kyoko aveva chiamato ‘angelo’, tornò a perseguitarlo. I rumori nella stanza svanirono e Tasuki scacciò la visione quando Micah diede un pugno al falso specchio. Il vetro andò in frantumi, facendo sussultare il lupo mannaro ancora rinchiuso nella stanza degli interrogatori. “Calmati.” disse piano Tasuki. Micah scosse la testa “Tiene Alicia lontana dalla sua famiglia e pensa che tutti vogliano portargliela via.”. Tasuki lasciò la stanza e si diresse verso la sala pausa, dritto alla macchina del caffè. Aveva la sensazione che, con tutti quei ricordi, dormire sarebbe stata probabilmente una pessima idea. Erano due giorni che non dormiva... uno in più non avrebbe fatto differenza. Non era impazzito all’improvviso, anzi... solo chi è sano di mente può resistere. Dopo alcuni minuti di totale silenzio, Tasuki si diresse verso le celle di detenzione ma si fermò quando la porta d’ingresso si aprì e vide Titus che sorrideva. “Damon sembra andare un po’ di fretta, perciò sta ‘riprogrammando’ tre guardie mentre Alicia lavora sull’ultima.” disse. “Ovviamente.” borbottò sarcasticamente Micah dalla stanza degli interrogatori. Tasuki ignorò il commento. “Che mi dici del “motociclista gay” là dentro?” chiese, facendo cenno verso la stanza degli interrogatori in cui il lupo mannaro era ancora incatenato alla sedia. “Stiamo per trasferire lui e le altre guardie nel carcere più grande all’altro capo della città. Peccato che avranno la meglio sull’autista e fuggiranno lungo il tragitto.” rispose Titus con un sorrisetto. Tasuki si accigliò “E se Luca sospetta di loro?”. “Se lasciassimo andare una sola guardia, allora sì... Luca sarebbe molto sospettoso. È per questo che li lascio fuggire tutti. Probabilmente Luca gli darà una promozione per esserci riusciti.” rispose Titus, ringraziando dentro di sé Damon per l’idea. “A proposito, mi serve un favore.”. “Cioè?” chiese Tasuki. Titus estrasse dalla tasca la boccetta di spray vuota “Fermati al The Witch’s Brew e prendi un’altra boccetta di questa roba.”. Tasuki la prese e notò le sue piccole dimensioni “Vuoi che ne prenda più di una?”. “Non è una cattiva idea.” rispose Titus, poi girò la testa quando sentì Micah ringhiare. “È meglio se entro e gli do qualcosa da fare, prima che sfoghi le sue frustrazioni su quel poveretto.”. Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/pages/biblio_book/?art=40851669&lfrom=334617187) на ЛитРес. 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